RONA JAFFE.
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Il meglio della vita.
Parte 1.
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Titolo originale: The Best of Everything.
Traduzione di: Marina Bonetti.
2007. Neri Pozza Editore, Vicenza.
Postfazione di Daniela Pagani.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In una gelida mattina del 1952 a New York, Caroline Bender, completo grigio di tweed, borsetta di cuoio con miseri cinque dollari all'interno, varca la soglia della casa editrice Fabian - cinque piani ad aria condizionata, poltrone di cuoio e interni dalle geometrie dco - per il suo primo giorno di lavoro. Nella casa editrice, altre due ragazze condividono con lei l'emozione del debutto: April Morrison, una texana col viso cos bello da togliere il respiro, e Gregg Adams, una bocca che fa sembrare peccaminoso persino fumare una sigaretta.
Tra dirigenti sadici e feroci e colleghi ambiziosi e affascinanti, le tre ragazze svolgono con distratta grazia il loro lavoro, sognando di conquistare tutto quello che ogni giovane donna pu desiderare, all'alba degli anni Cinquanta, a New York: the best of everything, il meglio della vita, il meglio di ogni cosa.
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L'AUTRICE.
Rona Jaffe (1931-2005) ha scritto numerosi libri di successo, quali Class Reunion, Family Secrets, The Last Chance. Il meglio della vita  l'opera che le ha dato la fama, con milioni di copie vendute e una fortunata trasposizione cinematografica con Joan Crawford, Suzy Parker e Hope Lange.
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Il meglio della vita.
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1.
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Ogni mattina, alle nove meno un quarto, si vedono emergere dalle viscere della metropolitana, uscire in fila dalla Grand Central Station, attraversare Lexington Avenue, Park Avenue, Madison Avenue, la Quinta Strada: centinaia e centinaia di ragazze. Alcune sono scattanti, altre imbronciate, altre hanno l'aria di chi non  ancora sceso dal letto. Alcune sono in piedi dalle sei e mezzo, quelle che fanno la spola da Brooklyn, da Yonkers, dal New Jersey, da Staten Island, dal Connecticut. Hanno sotto il braccio i giornali del mattino e la borsetta piena di roba. Alcune indossano stinti soprabiti di lana rosa o verdina, scarpe fuori moda col cinturino alla caviglia, e nascondono sotto un fazzoletto i capelli ancora avvolti nei bigodini. Altre sfoggiano eleganti completi neri (dell'anno prima, magari, ma chi pu dirlo?), guanti di capretto, e si portano il pranzo nei cestini di carta a fiori acquistati al Bonwit Teller. Quattrini in tasca non ne hanno molti.
Alle otto e tre quarti di mercoled mattina, 2 gennaio 1952, una ragazza di vent'anni, Caroline Bender, usc dalla Grand Central Station e si avvi verso il centro, nella direzione di Radio City. Era una ragazza pi che graziosa, dai capelli scuri, gli occhi luminosi e un viso dolce e intelligente. Indossava un completo grigio di tweed, il pezzo forte del suo guardaroba universitario, e aveva con s una borsetta di cuoio che conteneva un portafogli con cinque dollari, un abbonamento ferroviario, qualche accessorio per il trucco e tre riviste: The Cross, My Secret Life e America's Woman.
Era una gelida, nebbiosa mattina di pieno inverno a New York, di quelle che fanno pensare alla tosse e alla bronchite. Caroline marciava di buon passo tra la folla, senza badare a nessuno, nervosa, emozionata, ma piuttosto euforica. Era il primo giorno del primo impiego della sua vita, ma non riusciva a considerarsi una donna destinata a far carriera in ufficio. Un anno addietro, precorrendo col pensiero questa umida giornata di gennaio, immaginava di essere gi sposata. All'epoca aveva un fidanzato, e le sembrava logico. Adesso non era pi fidanzata, non c'era nessuno che le piacesse, e il nuovo impiego, pi che una soluzione economica, era una necessit psicologica. Non era convinta che lavorare come segretaria in una sala dattilografe potesse assorbirla completamente, ma doveva fare in modo che ci avvenisse. Altrimenti, avrebbe avuto tempo per pensare, avrebbe ricordato troppe cose...
La casa editrice Fabian occupava cinque piani ad aria condizionata in un edificio moderno di Radio City. I quadri del personale erano stati appena completati in quella prima settimana dell'anno. Tre segretarie avevano lasciato il posto, una per sposarsi, le altre due per impieghi migliori. Tre nuove ragazze erano state assunte a partire da mercoled 2 gennaio. Una di queste era Caroline Bender.
Mancavano cinque minuti alle nove quando Caroline raggiunse il piano dove si trovava la sala dattilografe; si stup di trovare il salone buio e le macchine da scrivere ancora coperte. Aveva temuto di arrivare in ritardo, invece era la prima. Trov l'interruttore delle luci e gironzol per la stanza in attesa che arrivasse qualcuno. Era un vasto ambiente con file di scrivanie per le segretarie, e tutt'attorno le porte chiuse degli uffici dei redattori. Su qualche porta erano ancora attaccate le luccicanti campanelle natalizie con il nastro rosso, ma avevano un aspetto sciupato e triste, ora che le feste erano finite.
Sbirci in parecchi uffici e not che si succedevano secondo l'importanza degli occupanti: prima cubicoli pavimentati a piastrelle, con due scrivanie, poi stanze vere e proprie con una scrivania sola, e infine due grandi studi con tappeto, poltrone di cuoio e pareti a pannelli di legno. Dai libri e dalle riviste sparsi ovunque nei due uffici di lusso, cap che uno apparteneva al direttore dei Derby Books e l'altro al direttore di The Cross. Poi sent alcune voci nel salone, e un suono di risate e di saluti. Presa improvvisamente da un accesso di timidezza, Caroline usc esitando dallo studio di uno dei direttori.
Erano le nove e la sala andava rapidamente popolandosi di ragazze, nessuna delle quali badava a lei. L'addetta alla telescrivente si pettinava i riccioli liberati dai bigodini, una delle dattilografe andava da una scrivania all'altra raccogliendo tazze vuote e ordinazioni per il caff. Le fodere venivano sfilate dalle macchine, le giacche appese, i giornali spiegati sulle scrivanie per essere letti, e via via che compariva una nuova arrivata, era accolta da esclamazioni allegre. Avevano tutte l'aria di non vedersi da quattro settimane, non da quattro giorni. Caroline, non sapendo quale fosse la sua scrivania e temendo di sedersi al posto di un'altra, rimase in piedi a osservare; e si sent, per la prima volta quella mattina, come un'intrusa in un circolo privato.
In quel momento entr con passo energico un uomo dall'espressione divertita e piuttosto imbarazzata, quasi stesse facendo irruzione in un salotto di signore. Al suo apparire, qualche ragazza si tir su a sedere composta cercando di assumere un'aria indaffarata. L'uomo era sulla cinquantina, di statura media ma robusto, tanto da sembrare pi basso, con un volto pallido e segnato che un tempo doveva essere stato molto attraente. Si ferm alla fontanella e bevve a lungo, poi si diresse verso uno degli uffici della direzione. Indossava una giacca di cammello con una larga bruciatura di sigaretta sul bavero.
Quello chi ? domand Caroline alla ragazza pi vicina.
Il signor Rice, il direttore di The Cross. Sei nuova, vero? fece la ragazza. Io mi chiamo Mary Agnes.
Io Caroline.
Spero che ti troverai bene qui, aggiunse Mary Agnes. Era magra, scialba, coi capelli neri e ondulati; indossava una gonna di lana nera e una camicetta trasparente di nailon bianco. Era del tutto priva di seno.
Lo spero anch'io, replic Caroline.
Bene, prendi una di quelle due scrivanie laggi, e mettici la tua roba. Questa settimana lavorerai per la signorina Farrow, perch la sua segretaria s' licenziata. Lei di solito arriva verso le dieci. Ti far fare il giro e ti presenter a tutti. Vuoi un po' di caff?
Volentieri. Caroline and a riporre borsa e guanti nel cassetto di una scrivania libera e appese la giacca alla spalliera della sedia.
Mary Agnes fece segno alla ragazza che raccoglieva le ordinazioni. Brenda, lei  Caroline.
Salve, salut Brenda. Era una bionda rotondetta, molto carina, ma quando sorrideva la mancanza troppo evidente di due denti, uno per parte, le dava l'espressione di un lupo mannaro. Come ti piace, il caff? Ti consiglio di berlo in tazza e non nel bicchiere di carta.
Come vuoi, grazie.
Brenda torn alla propria scrivania ancheggiando. Non ti fidare di lei, mormor Mary Agnes con aria da cospiratrice appena l'altra si fu allontanata. Ti fa pagare il caff e la tazza, poi restituisce i vuoti e si tiene i soldi del deposito. Non farti fregare.
Ci star attenta, promise Caroline.
Ce l'hai la chiave del bagno?
No.
Be', puoi usare la mia, intanto. Non hai che da chiedermela. Hai visto i suoi denti?
Di chi?
Di Brenda.  fidanzata ufficialmente e si sta facendo togliere tutti i denti guasti, cos per i nuovi pagher il marito. Avevi mai sentito una cosa simile? Mary Agnes fece una risatina e cominci a infilare fogli di velina e di carta carbone nel rullo della macchina.
Com' il signor Rice si chiama cos, vero? Che tipo ? s'inform Caroline. Le piacevano gli uomini in giacca di cammello, le ricordavano i figurini delle riviste di moda maschile.
Sul viso franco di Mary Agnes apparve un'espressione di sincera piet.  una gran tristezza. Mi fanno pena le persone come lui. Vorrei che qualcuno potesse aiutarlo.
Perch, cos'ha che non va?
Lo capirai quando leggerai la rivista che pubblica. Ti far star male.
Vuoi dire che scrive quella roba perch ne  convinto?
Peggio, ribatt Mary Agnes. La scrive perch non crede in niente. I suoi articoli hanno un tono molto devoto, ma sono soltanto parole vuote. Mi fanno pena i poveri diavoli che le bevono, ma mi fa ancora pi pena il signor Rice. Spesso penso che debba sentirsi molto solo. Sorrise malinconicamente. Be', non farmi parlare del cinismo del signor Rice.  un argomento che mi appassiona molto, ma ora devo battere a macchina queste lettere.
Magari potremmo pranzare insieme, propose Caroline.
Eh, mi piacerebbe, ma non posso. Mi vedo sempre col mio ragazzo. Cio, o lui si porta il pranzo e mangia qui con me, o vado io da lui con i miei panini. Lavora in una fabbrica di mobili. Stiamo facendo economie per sposarci. Ci sposiamo l'anno prossimo, a giugno.
 una data ancora lontana, osserv Caroline.
Lo so, ribatt sbrigativa Mary Agnes. Ma avrebbe potuto essere anche pi lontana.
Tutti i migliori auguri, allora, concluse Caroline. Raggiunse la sua scrivania e si sedette. Era andata l per distrarsi dal pensiero del matrimonio, e le prime due ragazze che incontrava erano fidanzate. Be', ora avrebbe messo in ordine i cassetti della scrivania, poi sarebbe arrivata la signorina Vattelapesca e probabilmente le avrebbe dato pi lavoro di quel che lei avrebbe potuto smaltire, nervosa com'era trattandosi del primo giorno; ben presto la sua mente sarebbe stata cos occupata dai problemi d'ufficio che non le sarebbe rimasto tempo per ricordare.
S'era fatta una lista di cose che doveva assolutamente bandire dalla mente, ma non era facile perch erano cose di ogni giorno per chiunque altro, e quindi saltavano fuori di continuo. Giovanotti che si chiamavano Eddie. Parigi. Quasi tutte le canzoni di Noel Coward. Tre o quattro ristoranti. I romanzi e i racconti di F. Scott Fitzgerald. Il Chianti. W.B. Yeats. Le navi che partivano per l'Europa, quelle che arrivavano dall'Europa.
In fondo, non voleva dimenticare proprio tutto, perch c'erano cose che l'avevano resa felice. Voleva soltanto riuscire, un giorno, a ricordarle senza provare dolore. Non c'era che un sistema: conservare tutti i ricordi buoni e respingere quelli che facevano male.
Frequentava il penultimo anno alla Radcliffe quando aveva conosciuto Eddie Harris. Lui faceva l'ultimo a Harvard. Eddie era un ragazzo straordinario, pieno di spirito, attraente; Eddie suonava musica jazz al pianoforte; Eddie leggeva libri che gli altri non avevano nemmeno sentito nominare; Eddie aveva un tale senso dell'umorismo da riuscire a farla ridere per ore. Eddie aveva anche delle crisi di malinconia, e allora si aggirava per la camera in maglione e pantaloni kaki, a piedi nudi, e metteva sul grammofono i dischi di Noel Coward, e stava giorni interi senza parlare con nessuno, tranne che con lei. All'universit prendeva sempre voti alti, studiando pochissimo, a quanto pareva, ed era di famiglia ricca. Caroline non riusciva a credere che fosse capitato proprio a lei: fino a diciotto anni non aveva mai incontrato un ragazzo che le piacesse davvero e poi, invece, Eddie Harris s'era innamorato di lei, e lei lo adorava.
Era certissima di amarlo pi di quanto lui amasse lei, ma Eddie era un uomo, in fin dei conti, e gli uomini hanno anche altre cose per la testa.
Avevano intenzione di sposarsi in autunno, non appena lui si fosse laureato a Harvard. Nel frattempo, lei avrebbe frequentato il corso estivo e si sarebbe diplomata. I genitori di Caroline avevano insistito molto su questo punto, lei aveva solo diciannove anni allora, e l'avevano ammonita che un giorno avrebbe rimpianto di essere arrivata tanto vicina al diploma e di non averlo conseguito. Le ragazze di diciannove anni non devono buttarsi a capofitto nel matrimonio, le avevano ripetuto, bench fossero soddisfatti quanto lei del suo fidanzamento con Eddie. Eddie l'aveva spronata, e lei naturalmente avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Non riusciva per a convincersi che pochi mesi di scuola potessero cambiare le cose, quando restando vicina a Eddie si sentiva cos consapevole di ci che leggeva, ascoltava o vedeva, da sembrarle quasi di essere una persona diversa. Il college ha lo scopo di farci pensare, no? Ebbene, Eddie la faceva pensare, e lei si rendeva conto che tutto ci che voleva nella vita era di poter essere per lui una moglie buona e intelligente, di renderlo felice, e non di imbottirsi di versi di Shakespeare.
Nonostante questo, aveva frequentato il corso estivo. E i genitori di Eddie, come regalo di laurea, lo avevano mandato in Europa. Lei aveva pensato che sarebbe stato molto pi carino se avessero aspettato e poi li avessero mandati insieme per il viaggio di nozze, ma quella considerazione le era parsa cos egoistica che non ne aveva nemmeno accennato con Eddie. S'era fatto un gran parlare di viaggi all'estero alla Radcliffe e a Harvard, in quegli ultimi anni: partivano tutti. Viaggiare era un'esperienza nuova per la loro generazione, in quei primi anni del dopoguerra, e Caroline s'era gi stancata dei soliti discorsi che si sentivano alle feste e consistevano nel buttar l nomi di paesi d'oltremare. Se ne stava zitta e tutti le dicevano: Tu ci sei stata in Europa, naturalmente, vero? Lei pensava che gli studenti che si precipitavano a Parigi, per poi sedersi al caff nella speranza di trovare qualche ragazza americana gi conosciuta in patria, erano ridicoli. Certo Eddie avrebbe tratto molto pi profitto da quel viaggio.
Quando lo accompagn alla nave gli regal una bottiglia di spumante e un sorriso coraggioso, anche se, mentre si baciavano e si dicevano arrivederci, avrebbe voluto singhiozzare: Portami con te, non andare via da solo. Lui le ripet che si trattava solo di sei settimane, che il tempo sarebbe passato in fretta, che avrebbe pensato continuamente a lei. Le chiese sorridendo: Ti mancher un pochino? mentre entrambi sapevano benissimo che intendeva dire molto. Certo che le sarebbe mancato, non c'era neanche bisogno di chiederlo. Sul ponte, Eddie incontr i genitori di una ragazza che aveva conosciuto qualche anno prima, quando era alla scuola preparatoria, Helen Lowe, e si attacc al padre di lei. Vedi, diceva il suo sorriso a mo' di conforto a Caroline mentre la nave si staccava dalla banchina, me ne sto con questo simpatico signore di mezza et, guarda come mi tengo alla larga dai guai.
C'era anche Helen a bordo, era rimasta gi in cabina a ubriacarsi con quattro compagne del Sarah Lawrence. Era una ragazza alta, snella, col seno fiorente e i capelli di quel biondo-cenere, quasi grigio, che solo parecchi anni dopo doveva diventare un colore di moda. Possedeva un barboncino francese bianco e aveva preso lezioni di francese prima di imbarcarsi.
Quando le sei settimane furono finalmente trascorse, Caroline ricevette una lettera il giorno in cui la nave di Eddie arrivava a New York senza di lui.
Non so come dirtelo, cominciava la lettera. Questa  la quarta volta che cerco di scrivertelo, gli altri tre tentativi li ho stracciati. Dal tono, pareva compiangere soprattutto se stesso, per essere costretto a quel passo. Forse pensava: che pasticcio, che pasticcio. Quanto  pi facile dire parole d'amore che rimangiarsele, specialmente rivolgendosi a una persona che ci  ancora tanto cara. Pareva addirittura pi addolorato per s e per la sua spiacevole situazione di quanto non lo fosse per lei, che doveva soltanto leggere quel che lui aveva scritto e vedere il suo futuro e la sua felicit andare in frantumi.
Eddie aveva sempre odiato le cose spiacevoli. Forse pensava che il matrimonio con Helen Lowe sarebbe stata la giusta soluzione: lei era raffinata, altera, intelligente e graziosa, e il padre possedeva dei pozzi di petrolio. C'era ben poco da eccepire sui pozzi di petrolio. O forse si era sentito proprio come quegli altri studenti solitari che sedevano nei caff di Parigi (o, nel suo caso, a bordo di una nave) e si guardavano attorno in cerca di una faccia conosciuta. Forse Caroline l'aveva sopravvalutato. Cos Helen e i suoi genitori lo riaccompagnarono in America, e un mese dopo, a Dallas, veniva celebrato un matrimonio spaven tosamente costoso.
Caroline, terminato il corso estivo, non avendo davanti a s un altro anno di studio, frequent un corso di stenografia e corrispondenza commerciale. Il giorno dopo aver preso il diploma, accett il primo impiego che le veniva offerto. Per lei, in fondo, una cosa valeva l'altra, purch la impegnasse dalle nove alle cinque, in pratica otto ore durante le quali non avrebbe dovuto pensare a se stessa. Tuttavia, quando scopr che si trattava di un impiego nel campo editoriale, ne fu piuttosto contenta. Acquist tre riviste edite dalla Fabian, le lesse dall'inizio alla fine la sera prima di entrare in servizio, e non riusc a stabilire se trovasse pi sorprendente chi leggeva certa roba o chi la pubblicava. La cosa strana era per che, da un po' di tempo, ogni volta che leggeva una storia a lieto fine si ritrovava in lacrime.
Lei  la nuova segretaria? Sono Amanda Farrow.
Caroline balz in piedi, strappandosi alle sue fantasticherie. La donna che le stava di fronte era sulla quarantina, alta e snella, con lucidi capelli ramati raccolti in uno chignon. Elegante, raffinata, vestita all'ultima moda. Portava anche un cappellino, due piume soffici su una veletta nera.
Mi chiamo Caroline Bender.
Venga nel mio ufficio tra qualche minuto.  il numero nove.
Osserv Amanda Farrow sparire nell'ufficio nove, poi si mise a cercare un blocco per stenografare e qualche matita nei cassetti della sua nuova scrivania. Da quel che aveva visto curiosando quella mattina, Caroline sapeva che l'ufficio di Amanda Farrow era tra quelli direttivi, un gradino sotto rispetto agli studi col tappeto. Vide che si erano accese le luci dell'ufficio numero nove, lasci passare un altro minuto, apr la porta ed entr.
Amanda Farrow stava seduta dietro un'ampia scrivania. Aveva ancora il cappellino ed era intenta ad applicare lo smalto alle unghie. C'era un grande schedario contro una parete, e due poltrone di fronte alla scrivania.
Prima di tutto dovrebbe ordinarmi un caff nero con lo zucchero, disse Amanda Farrow. Il materiale da archiviare  tutto in questa scatola. La mia segretaria se n' andata la settimana scorsa e quindi  tutto in disordine. La posta arriva quattro volte al giorno, l'aprir lei. Tutto ci che richiede una risposta personale va in quest'altra scatola. A certe lettere potr rispondere lei stessa, se vengono da parte di seccatori, per esempio. Ma deve farmi vedere tutto quello che scrive, prima di spedirlo. Ha la tessera della previdenza sociale?
Non ancora.
Be', vada a procurarsela durante la pausa pranzo. Il signor Fabian  molto rigoroso: vuole che tutti i suoi dipendenti siano coperti dalla previdenza sociale. La pausa pranzo dura un'ora, e voglio che rientri in tempo per rispondere alle telefonate. Ah, se le resta un momento libero dovrebbe passare da Saks e comprarmi una scatola di cipria.
Caroline cominciava a provare una certa antipatia per quella donna, parlava troppo in fretta ed era difficile seguirla. Si sedette in una delle poltrone al di qua della scrivania e sollev il ricevitore per telefonare al bar.
Non qui! protest la signorina Farrow in tono seccato, coprendo col tappo il flacone dello smalto. Usi il suo apparecchio l fuori. Risponda sempre dalla sua scrivania e dica Ufficio della signorina Farrow. Dopo aver ordinato il caff ritorni qui, che le detter qualcosa.
Caroline torn in fretta alla sua scrivania, chiam il bar, rientr per stenografare; mentre archiviava venne interrotta per stenografare un'altra lettera, mentre la batteva a macchina venne interrotta per archiviare altre carte. Amanda Farrow aveva una mente tutt'altro che ordinata: nell'attimo in cui pensava a qualcosa di un'urgenza assoluta, si ricordava di qualcos'altro che era ancora pi urgente. Ogni volta che il telefono squillava, Caroline doveva lanciarsi fuori dall'ufficio, se era intenta ad archiviare, e rispondere dalla propria scrivania. Di tanto in tanto la Farrow usciva dal suo ufficio e veniva a sbirciare sopra la spalla di Caroline. Quando lo fece la prima volta, Caroline s'innervos talmente che si lasci scappare due errori.
Credevo l'avessero assunta come perfetta dattilografa, osserv la signorina Farrow.
A mezzogiorno in punto, dopo due ore di ufficio, la signorina Farrow se ne and a pranzo.
Che te ne pare del tuo nuovo capo? domand Mary Agnes.
Spero che sia soltanto provvisorio, disse Caroline con aria preoccupata.
Ha cambiato dodici segretarie in due anni, precis Mary Agnes. Prese dal cassetto della scrivania un panino avvolto in una carta scura e s'infil un golfino di orlon bianco guarnito di pietruzze lucenti. Andiamo, vengo gi in ascensore con te.
Sai dirmi dove posso procurarmi la tessera della previdenza sociale?
C' un ufficio a due isolati da qui. Sar meglio che prima mangi, ti ci vorranno ore per averla.
Oh, ma io ho soltanto un'ora di pausa.
Quella l non si vede fino alle tre e mezzo. Non se ne accorger. Basta che arrivi prima delle tre.
Ma lo porta mai a termine il suo lavoro? domand Caroline. Ho forse fatto una domanda sciocca?
I pezzi grossi non lavorano, spieg Mary Agnes. Pi in alto sei, meno hai da lavorare. Fino a che non arrivi proprio in cima, perch allora devi prendere delle decisioni, e la cosa non  piacevole. Quelli che stanno al penultimo scalino se la passano meglio di tutti.
Mary Agnes si allontan verso la metropolitana e Caroline s'incammin per la Quinta Strada guardandosi attorno. Pareva che tutti avessero fretta di andare in qualche posto, di incontrarsi con qualcuno, di fare qualcosa. Le ragazze cercavano di sfruttare l'ora libera per qualche frettoloso acquisto nei grandi magazzini, i fattorini correvano per portare a destinazione la busta o il pacco prima che il destinatario andasse a pranzo, i dirigenti si precipitavano a bere il primo Martini della giornata. Sui gradini della cattedrale di St Patrick alcuni turisti si inquadravano a vicenda con le macchine fotografiche chiuse negli astucci di cuoio, sorridendo raggianti di fronte alla storica architettura. Uno stormo di piccioni si alz con un rumore secco e rapido dal gradino pi alto, simili a una manciata di bianchi trucioli lanciati nell'aria gelida. Era uscito il sole, e ogni cosa scintillava.
Caroline si sent improvvisamente eccitata. Era il suo primo giorno di lavoro, a cinquanta dollari alla settimana: le sembrava un patrimonio. Viveva ancora con i genitori a Port Blair, nello stato di New York, e non aveva altre spese fuorch per vestirsi, per il pranzo e per l'abbonamento ferroviario. Forse di l all'estate avrebbe avuto un aumento, e allora avrebbe potuto affittare un appartamentino a New York insieme a un'altra ragazza. Devono esserci centinaia di ragazze impiegate alla Fabian, pens, e certo ne trover una, simpaticissima, che voglia dividere un appartamento con me. Caroline si faceva strada tra la gente, battendo le palpebre all'inatteso sole invernale; a un tratto si rese conto che stava sorridendo perch un fattorino in giacca di pelle le aveva strizzato l'occhio dicendo: Ciao, bellezza.
Crede di essere intraprendente, pens Caroline; ma se mi voltassi e rispondessi ciao, probabilmente sverrebbe. Rise. Era ancora abituata alla schietta cordialit di una piccola citt universitaria dove, durante il quarto d'ora di strada fra i dormitori e le aule, si rischiava un crampo alla faccia a forza di sorrisi a tutte le conoscenze occasionali. E anche a Port Blair, naturalmente, si conoscevano tutti, se non di persona, almeno attraverso i pettegolezzi.
Trov il tetro edificio grigio dov'era l'ufficio della previdenza sociale e sal. Le venne in mente che si era dimenticata di fermarsi a mangiare, ma era troppo agitata e non aveva fame. La saletta era affollata di gente seduta con aria triste su file di sedie dalla rigida spalliera di legno. Caroline prese posto in coda alla fila e si guard attorno.
Che tristezza! Avevano tutti l'aria di fare la coda in attesa di confidare i propri guai alla Signora Cuorinfranti. Forse era perch stavano in attesa da tanto tempo e la noia fa affiorare sul volto della gente l'espressione peggiore. Osserv come erano vestiti. Quasi tutti avevano i polsi lisi e i tacchi scalcagnati. Si vergogn un poco del suo colletto di opossum e dei lucidi guanti di capretto. Perch non c'erano persone felici, senza crucci? O forse in quella stanza c'erano solo persone disoccupate da molto tempo? Forse era entrata in un ufficio della previdenza sociale per gente fallita, e in qualche altra parte della citt doveva essercene uno per gli arrivati.
Io non avr mai un aspetto simile, si disse con fermezza. Qualsiasi cosa succeda, non mi ridurr mai in quello stato. Fintanto che dovr lavorare, far in modo che il mio lavoro abbia un significato. A guardare questi tipi si direbbe che... facciano un mestiere, e basta. Non sembra che amino particolarmente il loro lavoro, con quell'aria scoraggiata. Non voglio assomigliare a loro, voglio che il mio lavoro sia uno degli aspetti felici della mia vita.
Avanti un altro, disse l'uomo annoiato che stava dietro il banco. La fila si spost in avanti di un posto. Proprio come nel ballo con le sedie, pens Caroline, tranne che qui nessuno si diverte e tutti hanno una gran fretta di tornare in ufficio per non correre il rischio di essere licenziati. Guard l'orologio, poi prese a scorrere un volantino che la donna davanti a lei aveva lasciato sulla sedia.
Proteggete il vostro futuro, diceva il volantino. Sessantacinque anni per le donne. Parevano talmente lontani. Caroline riusciva appena a immaginare come sarebbe stata a venticinque. L'anno precedente, o anche sei mesi prima, l'aveva saputo con certezza. Ora, invece, il futuro era un mistero. Si domand se avrebbe potuto ancora riservarle ci che gi una volta le aveva promesso.
Alle due fece ritorno alla sua postazione con il pranzo in un cestino di carta, la tessera della previdenza sociale nel portafogli e la cipria della signorina Farrow (confezione regalo) in una scatola a strisce bianche e oro. Mary Agnes sedeva alla propria scrivania con l'aria soddisfatta. Brenda stava chiacchierando animatamente al telefono, sfruttando l'ufficio per risparmiare sulla bolletta di casa. Sul tavolo accanto a quello di Caroline, che al mattino era rimasto libero, stavano ora una borsetta di paglia adorna di fiori finti e un paio di guanti di filo bianco con un buco in un dito.
Ciao, disse Mary Agnes. Sei riuscita a fare tutto?
S.  gi tornata la signorina Farrow?
Vuoi scherzare?
Caroline si sedette e cominci a mangiare un panino. Il recipiente del caff aveva gi lasciato filtrare il liquido che, bagnato il fondo del cestino, si stava allargando in cerchi sulla carta assorbente. Osservandoli, Caroline cominci a provare l'impressione di stare a quel tavolo da molto tempo.
Finalmente  arrivata la terza ragazza nuova, annunci Mary Agnes, indicando l'altra scrivania. Ha detto al signor Rice di essersi sentita male, stamattina, e lui si  mostrato molto comprensivo. Ma a me ha detto che aveva dimenticato di caricare la sveglia! Ti rendi conto che svampita? Io sono rimasta in piedi tutta la notte, alla vigilia del mio primo impiego.
Oh,  il primo impiego anche per lei?
S, ed  a New York solo da qualche settimana. Viene da Springs, nel Colorado. Ha appena finito il college.
Mary Agnes, la Louella Parsons del trentacinquesimo piano, pens Caroline.
Si chiama April Morrison, continu Mary Agnes. Carino April come nome, vero?  quella con i capelli lunghi.
E indic una ragazza che stava attraversando la sala dattilografe e si dirigeva verso un ufficio laterale con in mano un blocco da stenografia, una delle ragazze pi singolari che Caroline avesse mai visto. April Morrison aveva un viso cos bello che toglieva il respiro, senza trucco a parte una traccia di rossetto. I capelli, di un biondo rossiccio, le cadevano sulle spalle folti e arruffati, e facevano pensare alla Rebecca di Rondine senza nido. Indossava un vestito di gabardine celeste. Aveva grandi occhi azzurri e lentiggini sul naso ben disegnato; Caroline quasi si aspettava di vederle in mano un cappello da sole.
Fortuna che non  capitata al tuo posto, bisbigli Mary Agnes, mentre April spariva in un ufficio e richiudeva la porta. La Farrow se la mangerebbe viva.
Be', grazie, replic Caroline. Vuoi dire che io ho l'aria di poter tenere testa alla signorina Farrow?
Tu dovresti riuscirci, ammesso che qualcuno possa farlo. Per, nel caso lei ti chieda se vuoi essere tolta dalla sala dattilografe e promossa sua segretaria personale, dille no, no e poi no.
Come me la sarei cavata, in questo primo giorno, se qualcuno non mi avesse messa in guardia con i suoi consigli? si chiese Caroline con riconoscenza.
Sei mai stata la sua segretaria?
Oh, ho lavorato per lei qualche volta come dattilografa, nient'altro. Ma lo sanno tutti quanto  tremenda quella donna.
Che tipe erano le sue segretarie?
Tipe sofisticate, disse Mary Agnes. Un po' come te. Tutte laureate. Carine, di solito. Lei si sceglie sempre una segretaria che abbia la stoffa per fare strada, e finisce regolarmente per odiarla proprio perch  in gamba.
Mi sa che lavorare per la signorina Farrow  un po' come fare la settimana di passione per essere ammesse alla sorority, eh?
Gi, approv Mary Agnes, l'hai detto.
C' nessun altro che in questo momento abbia bisogno di una segretaria personale?
Mah, tutte le altre ragazze ci tengono al loro posto. Vedi, essere una segretaria personale vuol dire molto qui, perch da l puoi passare a un lavoro editoriale. Se ci tieni, naturalmente. A me non piacerebbe fare la lettrice, anche se ti pagano settantacinque dollari alla settimana fin dall'inizio. Mi piace leggere le riviste, ma non saprei da che parte cominciare se dovessi farne la critica.
Io lo saprei, pens Caroline. Comincerei da My Secret Life e direi chiaro e tondo che Due giorni in un attico con un maniaco sessuale!  la peggiore idiozia che abbia mai letto. E scommetto che venderebbero molte pi copie se non facessero copertine che la gente si vergogna di lasciare in giro nei salotti.
Attenta, la avvert Mary Agnes, e si chin sul lavoro assumendo un contegno diligente. La signorina Farrow, rosea e affannata, stava avviandosi con aria sognante verso il suo ufficio. Caroline prese la scatola della cipria e la segu.
Ecco la cipria, signorina Farrow. L'ho fatta mettere in conto a suo nome.
Perch, non aveva i soldi per pagarla? Era evidente che l'euforia del pranzo non influiva sul modo in cui la signorina Farrow trattava il personale d'ufficio.
Infatti, signorina, non li avevo.
La signorina Farrow inarc le sopracciglia. Strano, vedendola l'avevo presa per una di quelle ragazze del Vassar, che vogliono diventare redattrici perch hanno studiato lettere.
 vero, ho studiato lettere. Per alla Radcliffe. Caroline sorrise.
Immagino che le sembrer una cosa facile fare il redattore.
Non sono nemmeno sicura che sia facile fare la segretaria.
La signorina Farrow la osserv attentamente per capire se parlasse sul serio o in tono ironico. Caroline cerc di atteggiare il viso a un'espressione cortese, divertita e lievemente modesta, e di non mostrarsi spaventata.
Non  facile essere la mia segretaria, disse finalmente la signorina Farrow.
Cercher di fare del mio meglio finch arriver la sua segretaria fissa.
Quanto prende ora?
Cinquanta dollari alla settimana.
Nessuna esperienza lavorativa, vero?
Ho appena terminato un corso di segretaria e corrispondente durato sei settimane. Quindi so stenografare meglio di una disoccupata da un po' di tempo che sia gi d'esercizio.
Qui le segretarie personali cominciano con sessantacinque.  ambiziosa, lei? Che sguardo di antipatia e di sfiducia c' sul volto di questa donna, pens Caroline sorpresa. Cosa pensa mai che potrei combinarle?
Be', sessantacinque suona molto meglio di cinquanta, rispose con gentilezza.
Lo sguardo diffidente si addolc un poco. Non ho ancora cominciato a cercare una sostituta dell'altra ragazza che avevo. Forse non ce ne sar bisogno. Staremo a vedere se lei far progressi come dattilografa.
Se la smetti di starmi alle spalle quando scrivo, migliorer di certo, pens Caroline. Poi disse: Ho sul tavolo alcune lettere da farle firmare. Le vado a prendere. Le occorre altro, per ora?
No, rispose la signorina Farrow con un mezzo sorriso. Nient'altro, per ora.
Il resto del pomeriggio vol via come la mattinata, con la signorina Farrow che mitragliava ordini incoerenti e Caroline che cercava di eseguirli meglio che poteva. Si sentiva come una ragazza che prevede di venire invitata a un ballo dal campione di football, che  anche il pi famoso dongiovanni del corso, e deve decidere ma non sa ci che vuole. Caroline non lo sapeva proprio. Un lavoro piacevole s, ma finire su un binario morto come Mary Agnes no. Una via di mezzo sarebbe stata l'ideale, ma gi cominciava a rendersi conto che il mondo del lavoro era molto pi complesso di quanto avesse supposto. Per il momento, il lavoro d'ufficio le appariva interessante e faticoso, ma ne attribuiva tutto il merito alla novit, ed era convinta che, tra qualche settimana, l'avrebbe trovato estremamente noioso. La sua mente esigeva un'attivit pi creativa. Ma soprattutto, se si fosse impantanata in un lavoro che l'annoiava, si sarebbe rimessa a pensare a Eddie e all'avvenire sognato, mentre era l proprio per sfuggire quei pensieri.
Alle cinque meno un quarto, la signorina Farrow usc dall'ufficio infilandosi i guanti. C' una relazione editoriale sulla mia scrivania, disse. Me la batta a macchina, spaziatura doppia. Per oggi  tutto, a meno che non le sia rimasto del lavoro da finire. A domani.
A domani, signorina Farrow.
Oooh... e poi? bisbigli Mary Agnes con giusta indignazione  l'unica redattrice che non si batte a macchina le sue schede di lettura. Forse ha paura di rovinarsi lo smalto.
Caroline rise e and nell'ufficio della signorina Farrow. Era gi buio fuori dall'ampia finestra che prendeva tutta una parete, e attraverso le veneziane in parte abbassate Caroline intravedeva le luci della citt. Rialz la veneziana e rimase l un momento. Ogni riquadro luminoso era un ufficio, e in ogni ufficio c'erano ragazze come lei, felici o deluse, ambiziose o annoiate, che coprivano in fretta le macchine da scrivere per correre all'appuntamento con la persona amata, o ritardavano il momento dell'uscita perch a casa le aspettava soltanto la solitudine di una lunga serata buia. All'improvviso prov una fitta alla gola, tanto che riusc appena a inghiottire. Si volt verso la scrivania della signorina Farrow e prese il manoscritto.
Era un mucchio di fogli sciolti scritti a mano e tenuti assieme da uno spesso elastico. Incuriosita, diede una scorsa alle prime pagine. Sul primo foglio era stampato: Derby Books. Scheda di lettura.
Caroline lesse il commento della signorina Farrow, scarabocchiato con una calligrafia alta, vistosa. Era un elogio sperticato: Splendida scrittura, la trama mi ha avvinto dal principio alla fine. Batt a macchina ordinatamente l'originale su un modulo pulito e un la copia dattiloscritta al fascicolo. Fuori, nella cattedrale di St Patrick, il campanile batteva le cinque.
Mary Agnes apr la porta dell'ufficio e si affacci. Si era gi infilata il golfino e la giacca e aveva in mano la borsetta. A domani, Caroline.
A domani.
Non restare qui tutta la notte, eh! Mary Agnes fece un gesto di saluto e si mosse per uscire.
Mary Agnes...
Che c'?
Credi ci sia qualcosa di male se mi porto a casa questo manoscritto per leggerlo stasera? Voglio dire, non  mica vietato, per caso?
Vuoi leggerlo? Fuori dall'orario di lavoro?
Dev'essere emozionante... leggere un libro cos avvincente, prima ancora che sia stato pubblicato!
Mary Agnes si strinse nelle spalle. Fai pure. In quell'armadio troverai delle grandi buste rosse.
Grazie.
Ciao.
La porta si chiuse. Caroline cerc la busta e vi mise dentro con cura il manoscritto, poi raccolse la sua roba e si avvi all'ascensore. Alle cinque e cinque, l'ufficio era deserto: si era svuotato di colpo come per un allarme aereo. Da una stanza isolata in fondo all'ingresso le giungeva il ticchettio di una macchina da scrivere. Era stata una giornata lunghissima, e solo adesso Caroline si accorgeva di quanto fosse stanca. Le venne in mente, nella cabina dell'ascensore, che la signorina Farrow non l'aveva accompagnata per un giro di presentazione, come aveva detto Mary Agnes. Non importava: si era gi ambientata perfettamente. Fremeva dall'impazienza di leggere il romanzo che aveva trovato. Strinse il manoscritto sotto il braccio e s'incammin in fretta per prendere il treno delle cinque e ventinove.

2.

New York  una citt di continui mutamenti edilizi: edifici vengono demoliti, altri nuovi ne sorgono al loro posto, strade vengono sventrate e allargate, cartelli dichiarano con garbo: SCUSATE IL DISAGIO! DOBBIAMO FAR POSTO A UNA NEW YORK IN CONTINUA CRESCITA. Gli abitanti vivono nella maggior parte dei casi in case ristrutturate di recente - villette in mattoni scuri, palazzine in pietra bianca, ville rococ - tutte divise in appartamenti di due o tre locali e in alloggi che vengono eufemisticamente definiti uno-e-mezzo1. April Morrison, che si stava svegliando nel suo nuovo appartamento alle sette, la mattina di un marted di gennaio, abitava in un uno-e-mezzo. Il condominio era un casamento ristrutturato, proprio a nord di Columbus Circle.
L'appartamento era al terzo piano, senza ascensore, e dava, a sentire il proprietario, su un giardino d'inverno: una specie di cortiletto con sedie di metallo ammonticchiate una sull'altra, capovolte e mezzo arrugginite, e un lembo di terra smossa dove, volendo, si potevano piantare dei fiori. L'appartamento si componeva di un unico vasto locale, con una cucinetta sistemata in uno stanzino. Il letto si tirava gi dalla parete e aveva una molla rotta, che costringeva April a dormire tutta raggomitolata. Questo, per, non disturbava affatto il sonno della ragazza, piena di salute e coi nervi a posto. C'erano anche un bagno, con la doccia installata alla meglio sopra la vasca, e un gabinetto separato.
Quel mattino, nel momento stesso in cui suon la sveglia, April balz gi dal letto. Il giorno precedente - primo giorno del suo primo impiego a New York - emozionata com'era, aveva dimenticato di caricare la sveglia ed era arrivata in ufficio a mezzogiorno. L'incidente non doveva ripetersi.
Mentre scaldava l'acqua per il caff solubile in un pentolino acquistato in un negozietto di casalinghi, April canterellava una canzoncina che da anni non le tornava alla mente. Una canzone imparata al catechismo. Le due sorelle maggiori che aveva a Springs erano state entrambe insegnanti di catechismo, prima di sposarsi giovanissime, e quando April aveva annunciato che lei invece voleva andare a una scuola di recitazione, si erano messe a ridere dicendo che c'erano migliaia di ragazze bionde e carine che volevano andare a Hollywood e che, anche se lei aveva sempre avuto la parte principale nelle recite alle superiori, se possedeva un po' di buonsenso doveva togliersi subito dalla testa quel capriccio. Perch? aveva obiettato il padre. Perch April non dovrebbe diventare un'attrice? Ma i padri pensano sempre che le figlie pi giovani siano eccezionali.
Al college aveva studiato dizione, ballo e canto, e inoltre, per accontentare la famiglia, dattilografia e stenografia. Come regalo per il diploma i genitori le avevano dato un biglietto ferroviario per New York e cinquecento dollari. Poteva restare a New York finch durava il denaro e fare tutto ci che voleva: andare a teatro, girare per la citt, vedere i musei, far visita a una compagna di scuola della madre che aveva sposato un tizio di Brooklyn ed era andata a vivere laggi. April arriv subito dopo il giorno del Ringraziamento e si dedic a tutte queste cose per tre giorni. Il quarto giorno lesse un'inserzione sul giornale: cercavano ballerine di fila per una nuova rivista. Si present, combattuta tra la speranza e il terrore, fece il suo provino fra almeno altre cinquecento ragazze, e si sent dire educatamente che le avrebbero fatto sapere qualcosa. Non seppe pi nulla. Al termine della seconda settimana trascorsa a New York rispose a un'inserzione per cantanti.
Le cantanti erano quasi tutte bruttine, not con una segreta speranza, molto meno graziose delle aspiranti al corpo di ballo. Come mai le cantanti di rivista non sono mai graziose come le ballerine? Scopr ben presto il perch. Grazie alla loro voce ben impostata, queste ragazze non hanno bisogno di essere attraenti, basta ascoltarle e non  necessario guardarle molto da vicino. Con la sua voce semi-impostata (coro della chiesa e i due anni di corso al college) April non poteva farsi illusioni. La ringraziarono per essersi presentata e le dissero che le avrebbero fatto sapere qualcosa. Il giorno dopo and a presentarsi come ballerina di fila al Copacabana. Se non altro, di camminare eretta era capace.
Quando arriv al Copa si sent una nanerottola. Tutte le ragazze erano alte un metro e ottanta, o almeno cos le apparivano. April era un metro e cinquantanove a piedi nudi. Non le chiesero nemmeno di far vedere le gambe, cosa di cui fu contentissima perch, all'ultimo momento, s'era convinta che, se fosse diventata un'attricetta di rivista, non avrebbe mai trovato il coraggio di comunicarlo a casa. I suoi genitori erano del parere che tutte le ragazze che lavoravano nei night-club erano destinate al ruolo di amanti e mai di mogli.
Che cosa doveva fare? I cinquecento dollari non duravano quanto aveva sperato... c'era stata quella passeggiata in carrozzella (chi avrebbe immaginato che sarebbe venuta a costare tanto?), e il massaggio al viso, e quella bottiglia di profumo che non aveva saputo fare a meno di acquistare, e poi tutti quei taxi. Aveva il sospetto che i conducenti le facessero fare lunghi giri del tutto inutili. Di una cosa era certa, per. D'ora in poi avrebbe preso la metropolitana, e avrebbe mangiato al ristorante automatico, e sarebbe rimasta a New York a costo di fare la commessa in un emporio. L'albergo veniva a costar troppo, cos aveva trovato quel piccolo alloggio.
Quanto le piaceva New York! Non aveva mai visto niente di simile in tutta la sua vita. Certo non sarebbe morta se non avesse potuto diventare un'attrice. A casa sua, a Springs, il fatto di essere un'attrice le era sembrata un'affascinante possibilit, poich faceva parte di un mondo di sogno. Aveva letto tutti i lavori di Eugene O'Neill, di J.M. Barrie, di Kaufman, di Hart, e ne aveva ripetuto le battute a voce alta nell'intimit della sua camera. Ma si rendeva conto che ci non le dava il diritto di credersi una buona attrice pi di quanto ritagliare ricette potesse dar diritto di fare lo chef al Waldorf. L'idea di fare l'attrice rientrava in una fantasia, in un quadro di cui facevano parte i grattacieli nella penombra azzurrognola e la fontana davanti al Plaza, Marlene Dietrich che compra fazzoletti da Bonwit e Frank Sinatra che esce dal Lindy; e belle donne sconosciute, in visone bianco e cariche di brillanti, accompagnate da affascinanti signori di mezz'et. Lo scenario di quella fantasia esisteva, lei ci camminava dentro e lo osservava, trattenendo il respiro. E la sua carriera d'attrice? Non si era resa conto, finch non s'era trovata davvero a passeggiare davanti a quei grattacieli nella penombra azzurrognola, di quanto, in realt, lei fosse insignificante. Da dove avrebbe mai potuto iniziare l'assalto a una fortezza come New York? Non ci teneva nemmeno. Voleva solo restarvi fino a farne parte, come quelle signore cos eleganti, e un po' si rendeva conto che gi questo era un sogno. Le bastava salire le tre rampe di scale fino alla sua squallida stanza per capire che genere di sogno fosse. Ci nonostante era molto felice, e ogni momento le portava qualcosa di nuovo e di emozionante. Nessun'altra, laggi a Springs, era stata bocciata dal signor George Abbott in persona.
L'inserzione di un'agenzia di collocamento sul New York Times le parve interessante. And all'agenzia e venne mandata alla casa editrice Fabian. Avrebbe desiderato un posto da novanta dollari alla settimana, ma era il suo primo lavoro e le consigliarono di accettarlo e di accontentarsi di quell'esperienza. Laggi a Springs tutti avevano letto avidamente My Secret Life durante le superiori... Lei stessa aveva smesso di leggerla solo da tre anni. A dire il vero, si sentiva elettrizzata all'idea di lavorare proprio dove nasceva una rivista che aveva contribuito a fornirle gran parte delle idee errate che ancora aveva. Inoltre, la nonna leggeva The Cross. Scrisse subito ai suoi per informarli dell'impiego, annunciando che non sarebbe tornata a casa, almeno non prima di parecchio tempo.
Prese il caff in piedi e si vest in fretta. Ecco, gi le otto e mezzo, si era messa a sognare a occhi aperti un'altra volta. Appena uscita, vide la propria figura riflessa nella vetrina di una rosticceria accanto al portone di casa. La giacca era troppo corta... o era una sua impressione? Le torn alla mente la ragazza col completo di tweed e il collo di opossum che lavorava al tavolo accanto al suo, alla Fabian. Che ragazza sofisticata! C'era qualcosa nel suo aspetto... qualcosa di appropriato. Che fossero i guanti di pelle? Forse i guanti di filo bianco erano del tutto inadatti, in gennaio. Ma non ne possedeva di migliori e non si era quindi presa il disturbo di osservarli a dovere. Li guard, notando per la prima volta il dito bucato. Li sfil, li mise nella borsetta e si avvi di buon passo verso la metropolitana.
Non riusciva ancora ad abituarsi alla metropolitana e non sarebbe mai riuscita a trovare il coraggio di balzare su un treno in movimento come facevano gli altri. Temeva che una delle ampie porte le si potesse chiudere addosso lasciandola mezza fuori e mezza dentro, mentre la vettura la trascinava urlante nel buio della galleria verso una morte orribile. Osserv le persone che si affrettavano spintonandosi mentre il rumore del treno in arrivo si faceva pi forte, e si attard un attimo dinanzi al botteghino dei biglietti a contare il denaro per un gettone.
Buongiorno, disse affabilmente all'uomo che stava allo sportello. Era una delle poche persone di New York che aveva visto pi di una volta, ragion per cui provava verso di lui un senso di cordialit. Ogni volta lo salutava, con l'impressione di sentirsi meno sola.
Come sta oggi?
Benissimo, fece lei. Prese il gettone e si volt per andarsene.
Aspetti un momento, bisbigli l'uomo. Si guard attorno e l'afferr per il polso con forza insospettata. Devo farle vedere una cosa.
A me?
Guardi, disse lui. Fece scivolare una fotografia, con l'immagine a rovescio, attraverso lo sportello del botteghino. Lei lo guard incuriosita e la prese.
Dapprima non cap cosa fosse, sembravano due persone in una posa innaturale e insolita, lottatori forse. Poi vide che erano un uomo e una donna, e quando scopr quel che stavano facendo il volto le si fece di fiamma e la mano prese a tremarle cos forte che a malapena riusc a respingere la fotografia. Poi si volt e fugg.
Ehi, le grid dietro l'altro; poi pi forte, in tono indignato: Ehi!
April si gir un istante.
Cosa le prende? grid l'uomo. Credevo che fossimo amici. Ah, ah, ah, ah. Rideva rauco, iroso, umiliato e desideroso di ferirla. Dove scappa?
April spinse il cancelletto girevole, e per la prima volta in vita sua balz su un treno della metropolitana nell'istante in cui le porte cominciavano a chiudersi. Un grassone le afferr il braccio per sorreggerla, mentre le porticine listate di gomma si serravano con uno scatto.
Perch tanta fretta? brontol l'uomo. Un giorno o l'altro si accopper. Benedette ragazze di New York!
Ragazze di New York, pens April, e il terrore cominci a scemare. L'aveva presa per una ragazza di New York; aveva l'aria di una di citt, allora? Forse quell'orribile ceffo della biglietteria l'aveva presa anche lui per una di New York, e non sapeva che, al paese di lei, si usava rivolgere la parola a tutti, senza pericolo d'essere fraintesi. Si diresse verso un sedile, sgattaiolando tra due uomini che si stavano precipitando per occuparlo. Si busc una gomitata in un fianco, conquist trionfante il sedile, e quando vide i due competitori sbattere uno contro l'altro riusc a stento a trattenere un sorriso. Stava ancora brancolando, ma prima o poi si sarebbe ambientata. In ufficio avrebbe attaccato discorso con quella ragazza in gamba dal colletto di opossum, forse sarebbero andate anche a pranzo insieme, un giorno o l'altro.
Era alla sua scrivania, intenta a scrivere indirizzi sulle etichette da applicare ai manoscritti da restituire agli autori e di tanto in tanto si guardava intorno in cerca di Caroline, quando la signorina Farrow usc dal suo ufficio e si diresse verso di lei. April era segretamente affascinata dalla signorina Farrow: avrebbe voluto sapere se fosse mai stata sposata e quali uomini frequentasse al di fuori del lavoro.
Dovr andare ad aiutare il signor Shalimar, oggi, annunci la signorina Farrow senza nemmeno salutarla. La sua segretaria  ammalata.  quell'ufficio grande l in fondo, con la porta chiusa. Consegni le etichette all'impiegata addetta ai manoscritti e le dica di terminare il lavoro.
S, signora, fece April, cercando di nascondere la propria gioia dietro una dignitosa maschera da ufficio. Raccolse in fretta le etichette e and quasi di corsa nella stanza dove i manoscritti venivano registrati e distribuiti ai lettori. Il signor Shalimar era il direttore editoriale dei Derby Books! L'aveva visto solo di sfuggita attraverso l'uscio semiaperto, un uomo alto, anziano, con la faccia grigiastra e i lineamenti fortemente marcati; chi avrebbe detto che sarebbe stata tanto fortunata da conoscerlo personalmente! Mary Agnes le aveva detto che il signor Shalimar aveva conosciuto Eugene O'Neill.
Non posso prepararti altre etichette per oggi, disse tutta emozionata alla ragazza dei manoscritti. Devo lavorare per il signor Shalimar.
L'addetta ai manoscritti nella sua stanza tappezzata di libri rimase impassibile, continuando a masticare la gomma. Tutti abbiamo i nostri guai, comment alla fine.
April la guard sorpresa, poi si strinse nelle spalle e si affrett per il corridoio verso l'ufficio con la porta chiusa. Buss timidamente. Nessuna risposta. Stette un po' con l'orecchio appoggiato alla porta, cercando di sentire se all'interno ci fosse una riunione, ma non ud nulla. Gir la maniglia ed entr.
L'ufficio era vasto, con un tappeto soffice e folto, un divano di cuoio nero, e file di scaffali dove si allineavano volumi in edizione economica. Davanti alla finestra, che prendeva l'intera parete, stava una grande scrivania. Le veneziane abbassate filtravano la luce chiara del mattino. Seduto dietro la scrivania, coi piedi posati in croce sulla carta assorbente e il mento sul petto, il signor Shalimar russava piano. April si ferm sulla soglia, non sapendo che fare. Il signor Shalimar sospir profondamente nel sonno, scosse con violenza la testa come un cane che si scrolla, e si svegli.
Come? Cosa? disse. Abbass i piedi dalla scrivania, fece ruotare la sedia girevole e tir il cordone della veneziana, inondando l'ufficio di luce.
Mi dispiace di averla disturbata, si scus April timidamente.
Oh, faccio un pisolino ogni tanto. Mi basta un minuto di sonno. La guard con pi attenzione. Venga qui vicino.
April si ferm di fronte all'enorme scrittoio, e le pareva di dover affrontare di nuovo un colloquio.
 nuova dell'ambiente, vero?
Lei annu.
Come si chiama?
April Morrison.
Shalimar incroci le dita, appoggiandosi allo scrittoio. Lo sa che per questo posto abbiamo gi dovuto cambiare quindici ragazze?
No, signore.
Cos'ha intenzione di fare, lei... sposarsi? Diventare redattrice?
Io... non lo so ancora.
Shalimar aggrott le ciglia. Che cosa le fa pensare di avere pi diritto di restare qui di una qualsiasi di quelle quindici ragazze?
April nascose le mani dietro la schiena perch lui non si accorgesse che tremavano.
Non saprei, signore, rispose. Non le ho conosciute.
Cosa le fa credere che il suo posto sia qui piuttosto che, mettiamo, a fare la commessa in un negozio di abbigliamento?
In quel momento avrebbe preferito mille volte essere la commessa in un negozio di abbigliamento, ma si fece coraggio: Non credo che sarei una buona commessa.
Perch no?
Perch  un lavoro che non mi attira.
E i libri l'attirano?
S.
L'uomo si appoggi all'indietro, mise le mani dietro la nuca e rise. Per un attimo, April pens che stesse ridendo di lei e gli occhi le si riempirono di lacrime di stizza. Non ci badi, fece lui. Faccio sempre la stessa domanda a ogni ragazza nuova. Mi piace vedere come la pensano. Rimarrebbe sorpresa nel sentire le risposte idiote che mi danno certe ragazze.
Be', fece April. Era talmente sollevata che non pot fare a meno di sorridere. Spero di non averle dato una risposta idiota.
Niente affatto, disse lui. Lei, oltre a essere graziosa, ha buonsenso.
Il complimento la mise a suo agio. Comunque, non mi sembra gentile da parte sua, disse. In fondo, sono qui soltanto come dattilografa.
 questa la sua ambizione?
No, veramente... volevo fare l'attrice.
Cio recitare i copioni?
Proprio cos.
Shalimar si appoggi alla scrivania e il suo volto assunse un'espressione vaga. Dicevo sempre a Eugene O'Neill... Lo conoscevo bene, sa. Tempo fa, cio, prima che diventasse celebre. Era un mio protetto.
Lei non sembra tanto vecchio!
Ma lui teneva in gran conto la mia opinione. Lo spronavo sempre. Le sorrise. Le racconter qualche aneddoto, un giorno o l'altro. Mi consideravano un piccolo genio nel campo editoriale, sa. Questo prima che lei nascesse.
Mio Dio, fece April, mi piacerebbe ascoltarli.
Un'altra volta, quando avremo pi tempo, disse lui gentilmente. Ho una quantit di lavoro da sbrigare, oggi. Che impegni ha nel pomeriggio? Pu fermarsi fino alle... sei, se ce ne sar bisogno? La mia segretaria si  ammalata proprio adesso che dovevo fare il rapporto mensile su tutti i nostri volumi. Pu fermarsi?
Con piacere.
Se faremo pi tardi delle sei, le dar i soldi per la cena. D'accordo?
D'accordo.
Ora per favore chiuda la porta, le dispiace? E giri la chiave. Ecco una cosa che dovr imparare subito: tener lontani i seccatori.
Sto tenendo lontani i seccatori dall'ufficio privato del signor Shalimar, pens April, e le sembr una condizione tanto pi elevata del leccare etichette per i manoscritti che il cuore prese a batterle forte di gioia. Era entrata nel mondo del lavoro solo il giorno prima, e le cose avrebbero potuto andare assai peggio.
Che sensazione eccitante rispondere al telefono e riconoscere nel nome da riferire quello di un autore celebre! Molti nomi li conosceva solo vagamente, per averli sentiti citare da qualche parte, ma subito se li stampava in mente. Quando il signor Shalimar usc per pranzare all'Algonquin con uno scrittore di Hollywood, April chiuse la porta e lesse tutto ci che stava sulla scrivania. Poi scese alla caffetteria dell'edificio.
La caffetteria, che la sera fungeva anche da bar, era a quell'ora splendidamente illuminata e colma di ragazze e di donne che parevano chiacchierare tutte insieme con quanto fiato avevano. A gruppi di sei si assiepavano intorno a un tavolino, chine sui loro hamburger e intente a vivisezionare il personale d'ufficio con aria ilare o velenosa. Quattro o cinque cameriere indaffarate dalle uniformi gualcite si aprivano il varco tra la calca coi piatti allineati lungo le braccia, dai polsi alle spalle. Sembravano giocolieri. Tutti gli sgabelli del bancone ricurvo erano occupati, per la maggior parte da ragazze; i pochi uomini disseminati fra tutte quelle donne sembravano presi in trappola dietro il giornale spiegato. April vide che uno di essi si alzava per andarsene e riusc con una rapida manovra e raggiungere lo sgabello vuoto: le sembr di essere ancora sulla metropolitana. Il bancone davanti a lei, con un tovagliolo appallottolato e sporco d'unto gettato nel piatto, una traccia di pomodoro dove tentava di appoggiare il gomito e qualche spicciolo sparpagliato in mezzo all'acqua versata, le fece quasi passare l'appetito. Si volt e vide che la ragazza seduta accanto a lei era Caroline Bender.
Portava un abito nero e sembrava una fotomodella. I capelli neri erano tagliati proprio sotto il lobo delle orecchie, lisci e con la frangetta sulla fronte; aveva gli occhi ombreggiati di azzurro. April cerc di trovare qualcosa da dirle, sbirciandone il profilo con la coda dell'occhio e pensando tra s: com' triste... Caroline stava fissando, senza vederle, le alzate di mele e di pasticcini che le stavano di fronte. Poi volt il capo.
Salve, disse, come se fosse veramente lieta di vedere una faccia nota. Ci conosciamo, mi pare.
Siamo sedute accanto in ufficio, e ora anche qui, disse April. Dovremmo almeno presentarci. Mi chiamo April.
E io Caroline. Caroline allung il braccio e si scambiarono una stretta di mano, ridendo un po' tutt'e due senza alcun motivo particolare, a parte forse l'imbarazzo e il sollievo. Che fai di bello?
La cameriera mise in ordine il bancone davanti a loro, con l'aria ancor pi disgustata delle clienti. Pos sul ripiano due menu macchiati d'unto.
La dattilografa, credo, spieg April. Per il momento, per, sto lavorando come segretaria del signor Shalimar.
Buon per te. Hai intenzione di diventare redattrice?
Perch tutti mi domandano la stessa cosa? disse April. Ho accettato questo impiego solo perch avevo bisogno di denaro e, appena ho messo piede nell'ufficio del signor Shalimar, lui mi ha fatto un interrogatorio di terzo grado.  vero che ci sono tutte quelle ragazze a contendersi il mio posticino?
Cos mi hanno detto all'agenzia di collocamento. Sono tutte ragazze istruite, di ottima famiglia e senza esperienza, disposte a lavorare quasi per nulla. Per questo alla Fabian pagano cos poco e trovano personale ugualmente. Cinquanta dollari sono gi una buona paga per questo tipo di impiego. Quasi dappertutto le ragazze cominciano con quaranta.
E tu, ci tieni a diventare redattrice?
Caroline sorrise. Anche a me tutti fanno la stessa domanda. Provvisoriamente lavoro per la signorina Farrow, che mi guarda come se da un minuto all'altro dovessi rivoltarmi e azzannarla alla gola. Credo di cominciare a capire perch lo fa. C' qualcosa di aggressivo nell'ambizione.
La cameriera port i panini e le due ragazze mangiarono per qualche minuto in silenzio. Vieni da New York, vero? chiese April.
Da Port Blair.  a quaranta minuti da New York.
 un posto di campagna?
Be', quasi tutti i centri del Westchester lo sono. In pratica, Port Blair  l'unico che non lo sia. Ci sono tutti gli svantaggi di un lungo percorso ferroviario e quando arrivi l trovi tutti gli svantaggi di una sudicia cittadina.
Vivi con la tua famiglia?
 l'unica ragione valida per abitare in un posto come Port Blair.
Io vengo dal Colorado, disse April.
Lo so.
Lo sai? Come lo sai?
Me l'ha detto Mary Agnes.
Ah, che tipo, quella ragazza. Sa tutto di tutti. April lisci all'indietro i lunghi capelli scarmigliati. L per l avevo creduto tu volessi dire che si vede, perch ho un aspetto diverso. Le ragazze di New York hanno un'aria cos sofisticata.
Mary Agnes? chiese Caroline sorridendo. Brenda?
No... loro no. Ma tu ce l'hai. Tu rispecchi la mia idea di come dovrebbe essere una ragazza di New York.
Be', grazie, rispose Caroline. Devo prenderlo come un complimento?
Oh, certo, fece April. Lo .
Pagarono il conto e salirono insieme con l'ascensore. Hai qualcosa da fare domani dopo il lavoro? domand Caroline.
Non credo.
Bene, magari potremmo cenare insieme da qualche parte e andare al cinema. Ti va?
Eccome!
D'accordo, allora. Ci vediamo.
April and nell'ufficio del signor Shalimar, chiuse la porta, gett via le scarpe e fece una piroetta sul tappeto soffice. Era proprio felice. Prese lo specchio dalla borsetta e con l'altra mano si rialz i capelli sulla nuca, voltando la testa ora da una parte, ora dall'altra. Come mai non s'era accorta prima che sembrava un orso peloso? Anche nel vestito c'era qualcosa che non andava. Sua madre aveva sempre detto che le ragazze con gli occhi celesti devono vestirsi di azzurro chiaro, e che il nero era per i funerali e le vecchie signore. Be', lei non si sentiva affatto d'umore funereo, si sentiva allegrissima, e quella sera, quando il signor Shalimar le avrebbe dato i soldi della cena, li avrebbe usati per andare dal parrucchiere. E venerd, appena riscossa la paga settimanale, sarebbe andata a comprarsi un vestito nero proprio come quello di Caroline.
Il signor Shalimar avrebbe stentato a riconoscerla, di l a un paio di giorni. Il cuore cominci a batterle forte. Non era fortunata? Lo era, eccome. And a vuotare il portacenere nel cestino dei rifiuti in anticamera, poi lo lav alla fontanella. Solo quando si accorse della faccia scandalizzata di Mary Agnes si rese conto che aveva dimenticato di rimettersi le scarpe.
A gennaio fa buio presto, e alle cinque, quando le ragazze del salone cominciarono a coprire le macchine da scrivere e ad annodarsi i fazzoletti, il cielo fuori era gi scuro. Il signor Shalimar stava dettando la seconda pagina del rapporto mensile che avrebbe richiesto almeno dieci pagine. Aveva permesso ad April di sedersi sul divano mentre lui dettava, e lei se ne stava appollaiata, di nuovo senza scarpe e con le gambe ripiegate sotto di s, trascrivendo le parole di lui con segni rapidi e sicuri. A scuola aveva sempre odiato la stenografia, ma adesso era talmente lieta di averla imparata da trovarla quasi divertente. Vedeva benissimo che il signor Shalimar era soddisfatto perch non doveva mai fermarsi per darle il tempo di raggiungerlo. Al di sopra del suono della voce che dettava udiva indistintamente i rumori esterni dell'ora d'uscita, il ticchettio dei passi e le voci di saluto. Ben presto subentr un suono diverso, il suono della quiete profonda. April si alz per cambiare la matita.
Possiamo riposarci un momento, disse lui. Sar stanca.
Oh, no, non sono stanca.
A che punto siamo? A met?
Quasi.
Ha gi fame?
No, signor Shalimar.
L'uomo si chin, prese una bottiglia di scotch dall'ultimo cassetto della scrivania e una serie di coppe di metallo. Ne scelse due e le riemp. Gradisce un bicchierino?
April non aveva mai assaggiato niente di forte in vita sua. Al massimo un liquore allungato con acqua. Non vorrei che andasse sprecato, si scherm timidamente.
Shalimar torn a versare met della coppa di lei nella bottiglia. Ecco fatto, disse porgendole il resto.
Chi l'avrebbe mai creduto? pensava April. Eccomi qui, ammutolita e con la mente vuota, seduta a bere scotch nell'ufficio del direttore editoriale dei Derby Books. Quello non sembrava nemmeno un ufficio, del resto, ma la biblioteca di una casa lussuosa, come se ne vedono al cinema.
Salute, disse brevemente il signor Shalimar, e ingoi il liquore d'un sorso. Si vers quindi dell'acqua dalla caraffa e bevve, senza neppure uno sguardo ad April. Be', forse non stavano proprio socializzando, ma lei era l, ed era gi qualcosa. Assaggi cauta il whisky, e si sforz di ingoiarne qualche sorso; sent il calore scenderle in gola.
Il signor Shalimar se ne vers dell'altro e la guard per la prima volta. Vuole allungarlo con un po' d'acqua?
Sar meglio. Lasci che lui le versasse dell'acqua nella coppa e osserv i suoi capelli scuri, spruzzati d'argento, notando un neo sull'orecchio, un po' imbarazzata d'essergli cos vicina. Mentre il signor Shalimar allungava il whisky, April not ogni linea e ogni piccolo segno del volto di lui dapprima con curiosit, perch si trattava di un grand'uomo di cui lei sapeva cos poco, poi con un senso quasi di intimit, perch si rendeva conto che in un certo senso quelle rughe, quelle piccole voglie e quelle imperfezioni appartenevano alla vita privata di lui. Sto proprio abbandonandomi alla venerazione dell'eroe, disse giudiziosamente a se stessa, ma vi si abbandon ugualmente. Grazie, disse, e torn al suo posto sul divano.
Il signor Shalimar si appoggi allo schienale della sedia e incroci le lunghe gambe. Aveva la pelle scura, abbronzata durante le ore trascorse al circolo sportivo nella pausa pranzo, e portava la fede. Sembra un armatore greco o un qualche magnate orientale, pensava April. Sulla scrivania teneva le foto della famiglia in cornici d'argento.
Sa, disse lui, pochissima gente  in grado di valutare il grande avvenire riservato ai libri in edizione economica. Si rende conto che abbiamo una prima tiratura di duecentocinquantamila copie per ogni volume? Secondo lei, i libri rilegati in media quante copie vendono?
Non lo so.
Un paio di migliaia, se il libro  scadente. Forse centomila se si tratta di un best seller. Centomila lettori in tutta l'America. Non sono molti, vero?
No, ammise lei.
Si rende conto che in America ci sono citt dove non esiste una biblioteca? Nemmeno una libreria! L'unico posto dove la gente di quelle cittadine pu comprare un libro  l'emporio. E cosa legge, quella gente? I nostri libri.
Mio Dio, fece lei.
Dipende da noi se in America il gusto letterario va mutando, continu lui. La gente deve imparare a strisciare, prima che a camminare. Da principio, nessuno vuol leggere altro che le pi scadenti e dozzinali storie d'avventura. Poi cominciamo a infilarci dentro un paio di buoni libri. Educhiamo i lettori. Alla fine, tutti i nostri libri saranno altrettanto buoni, se non migliori, dei cosiddetti libri letterari rilegati in tela. Lei crede che i volumi rilegati siano buona letteratura solo perch costano quattro dollari? La maggior parte  robaccia.
Lei sorrise un poco della veemenza di lui, e ingoi qualche sorso pi abbondante di whisky. Subito si sent pi sicura di s e fin il resto.
Sono i nostri libri, con le nostre copertine sexy, e i nostri prezzi bassi, e la nostra distribuzione su larga scala che stanno insegnando a leggere all'America. Quelli che non capiscono nulla dicano pure che i Derby Books sono carta da macero. Se ne accorgeranno.
Non avevo mai pensato alla cosa sotto questo punto di vista, comment April.
Il signor Shalimar accenn alla coppa di lei, e April si avvicin alla scrivania in attesa che lui gliela riempisse di nuovo. Questa volta l'uomo batt leggermente la sua coppa contro quella di April, prima di bere. April se ne torn al divano, sentendosi improvvisamente molto felice. Ora capiva perch tutti, in ufficio, s'interessavano tanto delle sue ambizioni nel campo editoriale. Non sarebbe stata una cattiva idea collaborare fin dagli inizi a un... movimento letterario. S, ecco cos'era.
Ha letto qualcuno dei nostri libri?
Oh, s, qualcuno.
Il signor Shalimar apr il cassetto della scrivania, ne tolse quattro volumi e li infil in una busta. Ecco. Li legga durante questa settimana e mi faccia sapere cosa ne pensa. M'interessa il parere di una ragazza giovane.
Il mio? chiese April incredula.
Usi l'istinto. Non m'interessa la sua cultura. Alcuni di quelli che comprano i nostri libri sono diplomati, ma la maggior parte non lo sono. Un libro piace o non piace. Mi sappia dire se le sono piaciuti, e perch.
D'accordo. Si rese conto, nell'alzarsi per prendere i libri, che non avrebbe dovuto bere il secondo bicchiere cos in fretta. Vedeva tutto confuso, e si sentiva avvampare in volto. Nel prendere la busta coi libri la mano di lui sfior la sua; lei sent un profondo affetto filiale per lui.
Il signor Shalimar guard l'orologio.  tardi. Lei dev'essere morta di fame. Sa cosa facciamo? Scendiamo di sotto a mangiare un boccone, poi torniamo qui e finiamo il rapporto mensile. Vada a mettersi la giacca.
April si accinse a raggiungere la propria scrivania, attaccandosi bene alle porte durante la strada. Lo scotch era pi forte di quel che credeva, e si era fatto tardi. Non voleva che il signor Shalimar si accorgesse che era brilla, l'avrebbe davvero giudicata una piccola provinciale. Un po' di cibo e un caff era quel che ci voleva. Mentre s'incipriava il viso accaldato lo sent parlare al telefono nel suo ufficio. Non afferrava le parole, ma il tono di voce era affaticato e di scusa. Stava telefonando alla moglie, ne era certa, per dirle che non sarebbe rincasato per cena. Le dispiacque per la donna, che probabilmente per tutto il giorno non aveva aspettato altro che ritrovarsi con lui, e le dispiacque anche per il signor Shalimar, che doveva mangiare un panino in una tavola calda piena di sudiciume e poi tornare in ufficio per dettare documenti alla segretaria per altre due ore. L'unica per cui non provava alcuna commiserazione era se stessa.
Buonasera, signor Shalimar, disse la cameriera confidenzialmente, trattandolo come un cliente abituale. Nella parte in penombra della tavola calda allestita a bar c'erano alcuni tavolini, mentre la parte pi vasta dove April aveva pranzato quella mattina era chiusa, con le luci tutte accese. Il signor Shalimar la condusse a un tavolino d'angolo.
Due scotch con acqua a parte, e due bistecche, ordin. Va bene, April?
S, signor Shalimar, benissimo. Nel buio i contorni non erano cos annebbiati, e da qualche punto in alto arrivava una musica in sordina. Lui le sedeva accanto sulla panca rivestita di pelle e si sporse verso di lei, guardandola da vicino.
Lei  una bellissima ragazza, lo sa?
Grazie, rispose imbarazzata.
Ha molti corteggiatori? Che tipo d'uomo preferisce?
Non ho neanche un corteggiatore qui a New York, confess April. Non conosco nessuno. A casa ne avevo parecchi, questo s.
Aveva un fidanzato?
Oh, no.
Che tipo d'uomo l'attira? Che tipo d'uomo vorrebbe sposare?
April aveva discusso la questione molte volte con le amiche della sorority durante le lunghe, intime conversazioni che le ragazze tenevano la sera, e recit la risposta con sicurezza. Un uomo comprensivo. Una persona gentile e intelligente. Non c' bisogno che sia bello, purch sembri bello a me. Sono del parere che quando si ama una persona si pensa che sia attraente, mentre se l'individuo ci  antipatico o si comporta in modo meschino con noi, finiamo per odiare anche il suo aspetto.
Un'ottima risposta, mormor lui. Batt il bicchiere contro il suo. Le auguro d'incontrarlo.
Anch'io me lo auguro, fece lei. Trangugi il whisky e le venne voglia di ridere.
Lei ha un sorriso incantevole. Quando incontrer il ragazzo che fa al caso suo, quel poveretto non avr scampo.
Stavolta lei rise davvero. Spero d'incontrarlo. Non mi sono mai innamorata... solo qualche cotta, ma sapevo che non erano cose serie. Vorrei innamorarmi di qualcuno che mi amasse davvero.
E a divertirsi non pensa? Ora la stava fissando pi attentamente. Non vorrebbe incontrare qualcuno col quale divertirsi, senza che sia indispensabile esserne innamorata?
S... fece lei. Non era ben sicura di quello che lui intendesse dire. Le parole erano abbastanza innocenti, parole sagge di un padre a una figlia romantica e impaziente, ma c'era qualcosa nel modo in cui aveva detto divertirsi che faceva pensare a qualcosa di diverso e di infinitamente pi misterioso del divertimento che lei aveva provato in compagnia dei ragazzi o di chiunque altro. Credo di s, disse.
Lui la scrut attentamente. Che discorsi fanno i ragazzi d'oggi alle ragazze? Cosa dicono quando vogliono... fare l'amore?
Dicono? ripet lei. Non dicono niente. Di solito cercano di allungare le mani.

Lui rise. Non dev'essere molto piacevole.
Come capiva tutto! Proprio cos, rispose sollevata,  una cosa che detesto.
E i giovanotti del college, come fanno l'amore?
April si sentiva un po' imbarazzata a dover chiacchierare di baci e di abbracci con quell'uomo: prima di tutto, in vita sua non aveva mai parlato di cose riguardanti il sesso con un uomo, nemmeno con suo padre, e in secondo luogo il signor Shalimar apparteneva a un mondo cos lontano dal suo che non riusciva nemmeno a immaginare come potesse interessarsi alle sue piccole schermaglie sessuali in un'auto. Non sono quella che si dice un'autorit in materia, rispose sorridendo.
Ogni ragazza  un'autorit per quel che riguarda la sua vita, dichiar lui.
Si vede che lei  un editore. Sa tante cose sulla gente.
Conosco la gente perch domando. Interrogo. La mia curiosit verso gli esseri umani  insaziabile. Come crede che sappia quel che piace leggere alle donne americane? Perch parlo con le donne, scopro quali sono i loro sogni segreti, i loro timori.
April si sent rassicurata. In quel momento arriv la cameriera con le bistecche, e lei si rese conto di avere una fame da lupo. Cominci a divorare la sua, ed era arrivata a met quando si accorse che il signor Shalimar non aveva ancora toccato il piatto.
Mio Dio, disse, piuttosto preoccupata per lui. Non la faccia diventare fredda.
Lui tagli un pezzetto di carne e con la forchetta spinse il resto sull'orlo del piatto, con aria confusa. April pens che fosse abituato a cibi pi raffinati; per lei, invece, quella bistecca era straordinaria.
Pu mangiare anche la mia, disse lui.
Oh, non ce la farei.
Coraggio. Le mise con molta cautela la bistecca nel piatto e lei gli sorrise; si sentiva impacciata, infantile e coccolata. Anche mio padre faceva sempre cos, disse.
Scommetto che  la sua figlia preferita.
No, non  questo. Ma le mie sorelle sono assai pi anziane di me, e in un certo senso erano gi sistemate quando io ero ancora alle superiori. Cos, penso che pap avesse molto pi tempo da dedicarmi. Del resto, i genitori provano sempre pi affetto verso i figli pi giovani.
Mah! fece lui. Scommetto che suo padre la teneva d'occhio per proteggerla dai giovanotti.
Be', non potevo certo confidarmi con lui, se  questo che intende.
Lui sollev un sopracciglio. Ah! Aveva dei segreti?
Non proprio.
Mi dica, come si comportano i giovanotti quando fanno l'amore?
Vuole che glielo dica?
Naturalmente.
April si sent il viso in fiamme. Non che avesse qualche confessione interessante da fare, o si sentisse colpevole di alcunch, semplicemente non aveva mai parlato di queste cose con un uomo pi anziano di lei, e specialmente con un superiore. Non era come il medico di famiglia o qualcosa del genere, bench nemmeno con lui avesse mai parlato di questioni amorose. Oh, sa com', disse in tono vago, sperando che la risposta bastasse a soddisfarlo. Fanno tutti le solite cose.
Dev'essere una vera noia, fece lui, con una nota divertita nella voce.
Oh, proprio! ammise lei, sollevata nel vedere che la conversazione volgeva al termine. Davvero una noia.
Lui le copr la mano con la propria e le diede un colpetto paterno. Cameriera! Il conto, per favore.
C'era un solo ascensore in servizio la notte e, mentre lo aspettavano per tornare in ufficio, nessuno dei due parl. April era contenta che la bistecca le avesse fatto passare l'ebbrezza; sarebbe stata in grado di stenografare con chiarezza e di non fare errori. Era quasi impossibile decifrare ci che avevi scritto il giorno prima, se non eri pi che ordinata. Con un'altra ora di lavoro avrebbero forse terminato il rapporto, pensava April, e seguendo il signor Shalimar nel suo ufficio gett un'occhiata all'orologio del salone. Era strano vedere che segnava le dieci e sapere che erano le dieci di sera invece che del mattino.
Lui aveva lasciato la lampada della scrivania accesa e lo studio era tutto in penombra. Che stanza confortevole sarebbe stata, senza quella scrivania. Attraverso i listelli dischiusi delle veneziane, April scorgeva la citt notturna, immensa, misteriosa. New York... Citt febbrile, piena di promesse, punto di ritrovo di tutte le persone energiche, sconosciute, che sperava di incontrare un giorno, che in quello stesso istante stavano trascorrendo serate organizzate o improvvisate, serate che dovevano far parte di quel mondo vivace e raffinato, cos diverso da quello cui era abituata. Si appoggi alla scrivania, commossa e senza parole, contemplando la Mecca l fuori.
A cosa sta pensando? chiese il signor Shalimar alle sue spalle.
Non lo so, sussurr lei. Non so spiegarlo.
Lui le si avvicin, cos rapidamente che la ragazza ebbe solo una sensazione di movimento, pi che d'allarme, e la prese tra le braccia. Le braccia dell'uomo erano come cinghie attorno a lei, tanto che poteva appena respirare, e la bocca di lui copr la sua, ardente, violenta, autoritaria. Non appena si riebbe dall'attimo di paralizzante incredulit, April si sent invadere dal terrore. Agit la testa di qua e di l, cercando di sottrarsi a quelle labbra e a quei denti che tentavano di divorarla, ed emise un piccolo grido soffocato. Lui la lasci andare.
Signor Shalimar! esclam lei, e la protesta suon cos sciocca nella stanza tranquilla, cos simile a una frase tratta da una delle peggiori riviste della Fabian, che April cominci a piangere.
Lui rimase a fissarla, sorridendo; non era eccessivamente irritato, sembrava anzi divertito. Le porse il fazzoletto, che odorava di lavanda. Non  poi una cosa terribile, disse sempre sorridendo.
Lei si asciug gli occhi e la bocca (la bocca in fretta, perch lui non vedesse) e restitu il fazzoletto. Era troppo imbarazzata per andarsene via indignata, e cercava di pensare a qualcosa da dirgli, ma aveva la mente del tutto vuota per lo shock. Un uomo anziano, di almeno cinquant'anni! Una persona sposata! E proprio davanti alla fotografia della moglie che stava sulla scrivania! Il signor Shalimar scosse il capo come si fa con un bambino, si freg con cura le labbra, guard le macchie di rossetto sul fazzoletto pulito, lo ripieg e se lo infil adagio nel taschino della giacca.
Andiamo, disse. La accompagno a prendere un taxi.
April si tenne a mezzo metro da lui per tutta l'anticamera, durante la discesa in ascensore e quando infine si trovarono in strada. Lui fece cenno a un taxi e le tenne aperta la portiera. April sal pi in fretta che pot, e con la mano sulla maniglia interna mormor: Buonanotte.
Aspetti, disse lui. Le tese due biglietti da un dollaro, accartocciati insieme. Per la corsa. Spero che non abiti nel Bronx.
Lei fece no con la testa.
Li prenda. Le ficc il denaro nella mano, e lei a quel tocco si ritrasse. I libri, disse lui. Le aveva portato la busta coi quattro volumi per tutta la strada e nell'ascensore, e lei non se n'era accorta perch aveva evitato deliberatamente di guardarlo. Non dimentichi di leggerli, le raccomand affabilmente. Si tocc il cappello e chiuse la portiera del taxi. Ci volle qualche istante perch April ricordasse il proprio indirizzo.
L'interno buio e raccolto del taxi era confortevole. La ragazza spinse la busta dei libri all'estremit opposta del sedile, quasi si trattasse di una bestia morta, e si prese il volto fra le mani. Strano... non sentiva pi il bisogno di piangere, non le veniva nemmeno da rabbrividire al ricordo del bacio proibito e inatteso che l'aveva tanto terrorizzata. Al contrario, ora che si trovava sola e al sicuro, la sensazione del bacio tornava, dapprima mista a terrore, poi pervasa da un vago senso di emozione e di meraviglia. Il signor Shalimar l'aveva baciata. Il signor Shalimar... Avrebbe dovuto essere offesa, lo sapeva, avrebbe dovuto adirarsi. Una sensazione nuova, invece, le si agitava dentro, una specie di romantica ebbrezza. In segreto, e con un lieve senso di colpa per averla provata, quella sensazione l'anim per tutto il percorso.
1. One-and-a-half: corrisponde a un locale grande con cucina e bagno, da noi comunemente detto camera e cucina (N.d.T.).

3.

Port Blair, dove Caroline Bender abitava con la famiglia,  un centro situato lungo la linea della New Haven Railroad e si distingue per l'assoluta assenza di tutte le piacevoli caratteristiche di un sobborgo. Le sue attivit sono rappresentate da una fabbrica di caramelle e da una strada di piccoli bar moderni e di piccole case d'appuntamento vecchio stile. Di sera, la popolazione si accresce dei visitatori provenienti dai dintorni pi aristocratici, per la maggior parte domestici e autisti di ville e tenute in localit come Greenwich, Scarsdale, Port Chester e Larchmont. Le camionette della polizia si aggirano fermando chiunque abbia l'aria sospetta, e il luned mattina, specie dopo i weekend importanti come il Quattro Luglio e il Memorial Day, la corte di giustizia  affollatissima. Proprio al centro della cittadina c' un'oasi di otto isolati: case belle e comode, viali alberati e la pi gelosa custodia della privacy. Cinquant'anni prima, l'area costituiva l'originaria cittadina di Port Blair. Le distillerie di gin, gli honky-tonk, i caff di infima categoria vennero in seguito, dapprima lentamente, poi, non appena fu installata la fabbrica di caramelle, con rapidit e violenza, circondando la vecchia area suburbana senza per riuscire a soffocarla.
Le persone che abitano all'interno dell'oasi sono i medici, gli avvocati, i grandi proprietari di imprese e i commercianti pi ricchi della citt. Nascondono le loro case dietro alte siepi e mandano i figli ai campeggi, ai luoghi di villeggiatura e al college. Ma iscrivono regolarmente i loro ragazzi al liceo statale di Port Blair, perch se non lo facessero sarebbero considerati snob, e ci li danneggerebbe negli affari. Il padre di Caroline era medico e aveva ereditato dal proprio padre sia la grande casa dove i Bender abitavano, sia la professione. La madre di Caroline proveniva da una famiglia borghese di New York. Lei e il marito si erano conosciuti a un ballo studentesco, quando lui frequentava la facolt di medicina e lei non aveva ancora conseguito il diploma. Si erano innamorati al primo sguardo, si erano sposati appena lui aveva preso la laurea, e appena finito l'anno di internato si erano trasferiti a Port Blair. Nei primi tempi la signora Bender era entusiasta di abitare in un posto che, secondo lei, era di campagna; ma ben presto cambi idea. La vita monotona, la cerchia ristretta di amicizie, la brutta cittadina la deprimevano. La signora Bender giur a se stessa che la figlia e il figlio minore sarebbero diventati cittadini di New York, come lei, o almeno di qualche zona pi decente del Westchester. Era stata la signora Bender a insistere per mandare Caroline alla Radcliffe (perch stesse vicina ai ragazzi di Harvard), ed era stata la signora Bender a rimanere alzata con Caroline ogni sera per farle imparare i verbi latini (la materia in cui Caroline era pi debole) perch potesse ottenere voti alti agli esami di ammissione ed essere accettata. Mark, il maschietto, aveva sei anni meno di Caroline, e al momento la madre non doveva far niente per lui; ma se ne stava gi preoccupando e progettava in segreto di toglierlo dalla muffa della scuola media di Port Blair e mandarlo a Lawrenceville almeno per l'ultimo anno. Non che lei fosse un'arrivista. Solo considerava la vita a Port Blair una strada chiusa a molte cose che rendono la vita interessante e degna d'essere vissuta, e non voleva che i figli restassero dei provinciali, ci che sarebbe facilmente accaduto. La generazione pi giovane si trovava bene a Port Blair: i ragazzi avevano i loro amici, le loro festicciole, i primi incerti amori. Ma la signora Bender ricordava qualcosa di diverso e, a parer suo, infinitamente pi desiderabile.
Anche lei aveva sofferto per la rottura del fidanzamento della figlia con Eddie Harris, ma non per le stesse ragioni di Caroline. Non era una sentimentale, e dato che la figlia era bella, intelligente e aveva appena vent'anni, la signora era sicura che a suo tempo un altro fidanzato sarebbe apparso all'orizzonte. Cos'era mai un Eddie Harris? Per lei, tutti gli universitari erano uguali, esseri ancora informi, sul cui divenire si poteva a malapena fare qualche supposizione. Certo, Eddie aveva molto fascino per la sua et, era posato, e sapeva intrattenersi con le persone pi anziane come se ne apprezzasse davvero la compagnia. Il suo talento musicale, per, era mediocre; suonava il piano n pi n meno come i giovanotti del suo tempo avevano suonato il mandolino. Se lo figurava piuttosto nel campo della pubblicit, o delle pubbliche relazioni. Veniva da una buona famiglia, era un bel giovane, e poich era istruito e ambizioso l'avrebbe visto volentieri come marito di Caroline. Quando Eddie sped a Caroline quella lettera dall'Europa, la signora Bender decret immediatamente che si trattava di un giovane immaturo, leggero ed egoista. Il suo rammarico pi profondo era che Caroline avesse trascorso con lui gran parte del periodo universitario, quando avrebbe potuto frequentare altri giovanotti desiderabili. Non sarebbe stato altrettanto facile conoscere nuovi amici (un suo eufemismo per definire un buon partito) a Port Blair, dopo il diploma. Quando Caroline espresse il desiderio di trovare un impiego a New York, la signora Bender si sent orgogliosa della figlia, che prendeva con tanto spirito quello spiacevole incidente. Sapeva che Caroline non aspirava a far carriera, ma al giorno d'oggi una ragazza doveva lavorare anche se non ne aveva bisogno. Non si resta a casa a marcire, specialmente quando si abita in un luogo come Port Blair: e marcire era la parola adatta, diceva la signora Bender, per descrivere ci che sarebbe capitato a una ragazza a Port Blair.
Il dottor Bender era il tipico medico di un piccolo centro, nonostante il fatto che Port Blair non fosse per nulla un tipico piccolo centro. Voleva bene agli abitanti, e gli abitanti volevano bene a lui; andavano a trovarlo per i loro guai personali, oltre che per i loro malanni fisici. Era uno di quegli uomini che vengono apprezzati pi dagli amici che in famiglia. Le donne che andavano a consultarlo sui loro disturbi e dolori, reali o immaginari, se ne andavano sospirando d'invidia per la fortunata signora Bender, la moglie del dottore. Bender era un uomo talmente dolce e remissivo, e dedicava tanta parte del proprio tempo ai suoi pazienti e ai loro problemi sciocchi e noiosi, che gliene restava ben poco da dedicare alla famiglia. Non accompagnava mai il figlio a una partita di football. Spesso, dopo cena, si appisolava davanti al televisore o con una rivista medica in mano, e quasi sempre veniva svegliato dopo un'ora da una chiamata urgente. L'unica ragazza in tutta la cittadina che non avesse fiducia nel dottor Bender era forse sua figlia Caroline. La fiducia di Caroline era tutta per la madre, la quale fin col custodire quasi gelosamente quel privilegio. Spesso decretava: Tuo padre queste cose non le sa. E il dottor Bender, che amava e rispettava molto la moglie, impar a dire sempre pi spesso: Chiedilo alla mamma, lei lo sa. Finch, alla fine, non ebbe nemmeno pi bisogno di dirlo.
Quando Caroline, la sera del suo primo giorno alla Fabian, port a casa il manoscritto, ne parl con la madre. E quando lo lesse, e si accorse con stupore di non essere affatto d'accordo con il giudizio di Amanda Farrow, e di aver trovato noioso il romanzo nonostante lo stile scorrevole, consult ancora la madre.
Ieri sera ho letto questo libro, mamma. Anzi, questo manoscritto. Probabilmente lo pubblicheranno perch la signorina Farrow l'ha definito meraviglioso. Io l'ho letto e m' sembrato noioso da morire. Credi che abbia preso una cantonata? Ero convinta di intendermene di letteratura, ma questo libro mi ha fatto proprio venire sonno. Potrebbe anche darsi che esista una formula diversa per i romanzi economici.
Tu hai sempre avuto buon gusto, dichiar la madre in tono sicuro. Un libro  soltanto un libro, per quanto ne so io. Ognuno ha il diritto di esprimere il proprio parere. Io, per esempio, non sono mai riuscita a digerire La lettera scarlatta, che pure  un classico. Questo le ramment un corso di letteratura inglese da lei seguito quand'era al college, e cosa le aveva detto il professore, per cui si lanci in uno dei suoi aneddoti prolissi e nostalgici; uno dei tanti modi per evadere momentaneamente dalla vita di Port Blair. Caroline aveva gi ascoltato quell'episodio, e molti altri del genere, e termin di far colazione seguendo i propri pensieri.
Era assai probabile che il manoscritto fosse pubblicato; eppure le pareva cos brutto! Ma era affar suo? Per l'aveva letto... Il manoscritto doveva ora passare al signor Shalimar, il direttore editoriale, e toccava proprio a lei metterglielo sulla scrivania. Se avesse battuto a macchina un'altra scheda di lettura esprimendo la propria opinione sul manoscritto, il peggio che lui avrebbe potuto fare sarebbe stato di buttare la scheda nel cestino e dirle di stare al suo posto. Non l'avrebbe licenziata; avrebbe compreso l'entusiasmo di una novellina al suo primo impiego. In fondo, lei poteva anche aver ragione e, se non altro, sarebbe forse valsa la pena di starla a sentire. Magari Shalimar le avrebbe dato da leggere qualche altro manoscritto. Visto che il suo commento era completamente opposto a quello della signorina Farrow, lei doveva sapere se era sulla strada giusta... altrimenti tutto sarebbe rimasto troppo confuso: le sue speranze di entrare nel campo editoriale, il senso di responsabilit che stava nascendo in lei verso la casa editrice...
Sono in ritardo, disse, baciando la madre sulla guancia. Afferr la busta e si diresse alla porta. Ah, dimenticavo. Non torno a casa per cena. Esco con una ragazza dell'ufficio.
Oh! Una persona interessante?
Lo spero, fece Caroline sorridendo. Ciao.
Era in anticipo di dieci minuti per il treno e si ferm sulla piattaforma esterna osservando le nuvolette di vapore che il suo fiato formava nell'aria limpida e pungente. Pi in l, nel punto dove si sarebbe fermata la carrozza fumatori, c'erano gli uomini che facevano la spola tutti i giorni; pochissimi, per, perch la maggior parte di quelli che vivevano a Port Blair lavorava l. Appoggiato a un pilastro della stazione c'era Stan Rogers, imbambolato, le palpebre pesanti, la faccia rosea e liscia. Al liceo era un anno avanti rispetto a Caroline, per cui aveva la stessa et di Eddie Harris, e aveva sposato una ragazza di Port Blair appena preso il diploma. Ora avevano quattro bambini, il maggiore dei quali aveva tre anni e mezzo. Le scarpe di Rogers erano cos logore e scalcagnate che Caroline le not da lontano, accorgendosi pure che la vecchia automobile ferma al parcheggio della stazione era la stessa che aveva fatto tanta impressione sulle ragazze quando Rogers frequentava l'ultimo anno. C'erano anche le sorelle Litchfield, una grassa e l'altra magra, che vestivano in modo identico come se pensassero di essere gemelle o di avere sette anni invece di trenta, e lavoravano come operatrici della comptometer in una compagnia d'assicurazioni. Caroline le salut con un cenno e cominci a passeggiare nella direzione opposta.
E c'era qualcuno che lei non s'aspettava certo di trovare sul treno: la signora Nature, amica di sua madre e moglie del re del lavaggio a secco della zona. ABITI SMACCHIATI COL METODO NATURE, dicevano le insegne, e la gente pensava a qualche nuovo procedimento misterioso e igienico. In realt, il proprietario dei negozi (erano quattro) si chiamava Francis P. Nature. Era uno degli uomini pi ricchi della citt.
Caroline! Yu-uh! La signora Nature la chiamava agitando un braccio. Caroline la raggiunse.
Come sono contenta di vederti, Caroline. Ti avrei telefonato stasera, invece non ce ne sar bisogno. Mi sono presa la libert di dare il tuo numero di telefono a un giovanotto.
Davvero?
Usciva sempre con Francine. Oh, niente di serio, cos, una volta ogni tanto. Lei lo trovava molto simpatico. Da quando la signora Nature aveva accasato l'unica figlia, si era intenerita al punto da dirottare gli ex spasimanti di Francine alle amiche ancora single. Caroline non aveva mai avuto molta simpatia per Francine, una ragazza querula e nervosa al massimo, e si sentiva tutt'altro che entusiasta all'idea di ereditarne gli scarti.
Si chiama Alvin Wiggs, continu la signora Nature. Ora, pu anche darsi che vi siate antipatici a prima vista, non lo so, e non prometto nulla. Lo dico sempre alle ragazze: non si tratta che di sacrificare una serata, non m'illudo mica di mandarvi un marito. Certo, se la cosa funziona, e vi accorgete di andare pazzi l'uno per l'altra, ne sar felicissima.
Alvin Wiggs! pens Caroline. Signora Alvin Wiggs. Dio ci salvi.
 un tipo attraente? chiese.
Giudicherai tu stessa. Francine lo trovava molto attraente. Io dico sempre che l'aspetto conta poco,  solo questione di gusti. Ti telefoner in ufficio. Pu darsi che lo faccia oggi stesso, perch gli ho dato il tuo numero ieri sera. Come ho detto, non prometto nulla, e pu darsi che non vi possiate sopportare. Ma, per conto mio,  un caro ragazzo.
Be',  stata molto carina a pensare a me, disse Caroline educatamente. Sarebbe stato anche pi carino, pensava intanto, se la signora Nature le avesse chiesto prima se ci teneva che qualcuno le telefonasse. Cosa fa di bello?
 nell'azienda di famiglia, spieg la signora Nature. Lavora col padre. Manichini.
Il treno delle otto e cinque entrava rombando in stazione. Come al solito, si ferm troppo avanti rispetto alla piattaforma e tutti dovettero correre per salire a bordo. Caroline e la signora Nature correvano affiancate, non proprio insieme, non proprio divise. Oh, quanto odio questo treno, ansim la signora Nature. Ma devo andare a New York per mandare alcuni regali di nozze. Non posso pi rimandare. Molte amiche di mia figlia si sono sposate.
Io salgo nella carrozza fumatori, annunci Caroline.
Oh... be', ci vediamo, allora. Non sopporto il fumo. Chiamami, e fammi sapere cosa ne pensi di Alvin.
Si separarono con un cenno di saluto e Caroline trov posto sull'ultimo sedile della vettura, accanto al finestrino. Guard fuori attraverso il vetro polveroso e sudicio, e rimase a osservare mentre la stazione e poi le ultime case di Port Blair fuggivano via. Incontri combinati... Non sapeva nemmeno lei cosa fosse peggio, se l'attesa o l'appuntamento vero e proprio. Un anno prima, sei mesi prima, s'era illusa di essere al riparo per sempre dalle tre croci delle ragazze sole: la solitudine, la mancanza di protezione, gli appuntamenti al buio. Ora tutto ricominciava.
Nel momento in cui saliva con l'ascensore alla Fabian, Caroline aveva gi avuto il tempo di dimenticare Alvin Wiggs e farsi di nuovo assorbire dai suoi problemi di lavoro: si sentiva un po' emozionata, un po' preoccupata. Nel passare dalla sala d'aspetto not una ragazza pressappoco della sua et, che sedeva nervosamente sull'orlo di un divano, col cappellino in testa. Dev'essere in cerca d'impiego, pens Caroline. Il cappello la tradiva. Caroline, e le ragazze che conosceva, portavano il cappello solo in due occasioni: quando andavano a un matrimonio, o quando si presentavano per un colloquio di lavoro. Appena assunte, richiudevano il cappellino nell'armadio e non lo portavano pi in ufficio fino a che (e se) non avessero raggiunto l'importanza di una signorina Farrow, nel qual caso in ufficio se lo tenevano sempre in testa.
Chiss se sar quella ragazza l fuori la prossima segretaria della signorina Farrow, pensava Caroline, infilando una nuova scheda di lettura nella macchina da scrivere. Perch spero proprio di non dover essere io.
Port il manoscritto con il commento della signorina Farrow e il proprio sulla scrivania ancora vuota del signor Shalimar, in fretta, prima che gliene mancasse il coraggio, e torn al suo tavolo. Le ragazze del salone erano tutte intente al rito mattutino del caff. Si chiese se qualcuna di loro avesse mai il tempo di fare colazione a casa, specie quelle sposate; forse non facevano neppure in tempo a dar da mangiare ai mariti e a se stesse, prima di uscire al mattino. Brenda, che si stava facendo il corredo, aveva portato in ufficio il suo ultimo acquisto, una camicia da notte di pizzo bianco, e l'aveva messa sulla scrivania nella scatola aperta perch tutte le ragazze potessero vederla.
Guarda l, bisbigli Mary Agnes. Ormai ne avr almeno quarantacinque, di camicie da notte. Compra qualcosa ogni volta che esce dall'ufficio e la mette regolarmente sul tavolo perch tutti possano ammirarla. A dire la verit, non so proprio a chi possa interessare il suo corredo.
Mio Dio, pens Caroline, gli acquisti smodati, la smania di rifornirsi di roba, i preparativi! Una volta sposata non le rimarr un centesimo, ma probabilmente avr trascorso tutta la vita a fare progetti sul proprio matrimonio, senza pensare a tutto il tempo che viene dopo. Caroline aveva conosciuto a Port Blair altre ragazze come Brenda, convinte che la vita si fermasse il giorno delle nozze, in quell'unico momento di perfetto appagamento, come per le figure della poesia di Keats sull'urna greca. Pens per un istante alla ragazza che Eddie aveva sposato e si chiese cosa stesse facendo Helen Harris in quel momento. Ma scacci subito quel pensiero. Non voleva pi pensare a Eddie e a Helen, era acqua passata per lei, non la riguardava pi. Facessero pure quel che volevano, svegliarsi, addormentarsi, fare l'amore, lei non sarebbe certo rimasta a ripetersi: che ora  a Dallas? Che staranno facendo ora? Quello era il modo migliore per diventare isterici. Lei aveva una vita propria, del resto, lavorava, era decisa a conquistarsi un'attivit pi interessante. Avrebbe atteso con pazienza l'arrivo del signor Shalimar, avrebbe contemplato l'ultima camicia da notte di Brenda, cos fuori luogo accanto alla macchina da scrivere e ai documenti d'ufficio, e si sarebbe divertita a immaginare per che razza d'uomo Brenda stesse acquistando tutte quelle sciccherie. Uno con la faccia da alce, probabilmente.
La solita processione di ritardatarie entrava dalla porta alla spicciolata. Ecco il signor Rice, con la sua stupenda giacca di cammello e il profilo tagliente che cominciava a perdere un po' della sua forza. Gli occhi, quel mattino, erano come due fessure, e all'angolo della bocca c'era un piccolo taglio con del sangue rappreso. Rice si ferm come sempre per una lunga bevuta alla fontanella, poi si diresse verso il suo ufficio come un sonnambulo.
Psst... guarda che roba! la incit Mary Agnes, sconvolta.
Il nostro illustre redattore religioso, bisbigli Caroline, dopo un combattimento col diavolo. Un attimo dopo aver detto quelle parole, Caroline non seppe spiegarsi cosa mai l'avesse indotta a prendersi gioco di lui. In realt, quell'uomo in un certo senso l'affascinava. Forse proprio per questo aveva parlato cos.
Col diavolo? bisbigli di rimando Mary Agnes, sprezzante. Se ne va in giro tutta la notte per i bar della Terza Strada, a bere e a recitare poesie, e ad attaccar bottone con il primo estraneo che gli capita a tiro. Ne avr incontrato uno che l'ha pestato.
Non ha una casa? domand Caroline. Una moglie?
Ce l'aveva la moglie, ma lei l'ha piantato.  una storia triste. Rice vive in un alberghetto scalcinato del West Side.  divorziato e ha una bambina di dieci anni che non vede mai. Le scrive continuamente. Lo so perch me l'ha detto la sua segretaria. Le dettava lettere interminabili, tutte sulla vita, l'amore, la gente e via dicendo. Una serie di consigli per quando la figlia sar cresciuta. E tutto questo perch  convinto che non la vedr mai pi. Me lo immagino che genere di consigli pu dare a una bambina un tipo come lui.
Dieci anni sembrano pochi per una figlia sua, osserv Caroline.
Quanti anni gli dai?
Almeno quarantotto, direi.
Ne ha trentotto. Sembra pi vecchio perch fa una vita malsana, aggiunse Mary Agnes in tono di disapprovazione. Se fosse ancora sposato e vivesse con sua moglie e con la bambina, non avrebbe quell'aspetto.
Il matrimonio risolve tutto? domand Caroline.
 strano che tu mi chieda questo.
Perch strano?
Be'... replic Mary Agnes, ci sono solo due modi di vivere, quello giusto e quello sbagliato. Se vivi secondo quello giusto sei felice, e se vivi secondo quello sbagliato sei infelice. Se ti sposi, non hai la certezza di essere felice, ma se ti sposi e abbandoni tua moglie, allora non puoi esserlo. Hai sempre il rimorso di essere venuto meno a una responsabilit.
E se  l'altra persona che abbandona te?
Il signor Rice avrebbe dovuto lottare.
E chi ti dice che non l'abbia fatto?
Be', anche questa  una domanda strana, ribatt Mary Agnes. Tu non lo conosci nemmeno.
D'accordo, ammise Caroline. Forse Rice  un individuo spregevole. Sto solo dicendo che so cosa significa essere piantata. Qualche volta lottare non cambia niente. Tu parli come se le persone interessate non fossero due.
Mary Agnes la guard spalancando gli occhi. Tu eri sposata?
No. Fidanzata.
Mary Agnes gett un'occhiata alla mano sinistra di Caroline. Oh, che cosa terribile, che cosa terribile.
Via, non ti disperare per questo, fece Caroline sorridendo.
Poverina, aggiunse Mary Agnes. Non te ne parler mai pi, a meno che non sia tu a tirar fuori l'argomento. Ma se hai bisogno di sfogarti con qualcuno, non hai che da dirmelo.
E tu lo dirai a tutto il trentacinquesimo piano, pens Caroline divertita. Cominci a capire, dall'aria tragica di Mary Agnes, che tutto sommato i suoi problemi non erano poi cos degni di piet. Bisogna dire una cosa a proposito dell'esagerata comprensione altrui. Se capita che oltrepassi un pochino i limiti, raggiunge l'effetto di rimpicciolire il problema originale e di fargli perdere importanza. Forse  questo il primo segno di guarigione, pens. Quando ti colpiscono allo stomaco prima o poi guarisci, e se hai una lacerazione interna ci vuole anche parecchio tempo, ma comunque vedi i miglioramenti giorno per giorno. Invece  molto difficile osservare la cicatrizzazione impercettibile di un cuore spezzato. Il fatto che la compassione di Mary Agnes per me, stamattina, abbia il potere di divertirmi dev'essere il primo segno di risanamento.
Fu una giornata rilassante, perch la signorina Farrow spar subito dopo pranzo e non torn per tutto il pomeriggio; ma Caroline continu a fissare nervosamente la porta chiusa del signor Shalimar, quasi aspettasse di vederlo balzar fuori muggendo come un toro nell'arena, sventolando infuriato la sua scheda di lettura. Strano aver pensato proprio a un toro, riflett Caroline, ma forse dipendeva dal fatto che il signor Shalimar, dalle occhiate che aveva potuto dargli di sfuggita, le era sembrato un matador che stava invecchiando. Il portamento rigido, le spalle diritte, la pelle scura e, pi strano di tutto, l'aria che aveva, come di chi sia passato attraverso molte battaglie e abbia ancora qualche impulso che urge internamente, ma sappia di non poterlo pi soddisfare. Aveva l'impressione che fosse un uomo preoccupato, e non solo a causa delle responsabilit che gli venivano dall'ufficio. Strano, si disse; prima d'impiegarmi ho sempre immaginato l'ufficio come un luogo dove la gente va per lavorare, mentre ora mi sembra un luogo dove ciascuno reca con s anche la propria vita privata, perch tutti possano prenderne visione, commentarla e divertircisi. La sala dattilografe, al centro del trentacinquesimo piano della Fabian, era la piazza del villaggio, e gli uffici che la circondavano erano le case della gente. Verso il tardo pomeriggio, Caroline vide una cosa che la lasci di stucco. Passando davanti a uno degli uffici scorse, attraverso la porta semichiusa, una ragazza china sulla parete comunicante con la stanza accanto, con un bicchiere premuto contro il muro e l'orecchio appoggiato all'altra estremit del bicchiere. Sulla faccia dell'impiegata c'era un'espressione assorta e trionfalmente perversa, propria di chi origlia e sente quel che s'aspettava di sentire. Poi Caroline si rese conto che la ragazza occupava la stanza accanto a quella del signor Shalimar. Era chiaro che l'impiegata non si curava del fatto che qualcuno potesse vederla, dal momento che non aveva chiuso la porta, e ci faceva pensare che si riservasse di mettere al corrente tutti i colleghi. Caroline si chiese se fossero gli intrighi d'ufficio, i segreti di lavoro, o la vita privata del signor Shalimar a suscitare tanto interesse.
Alle cinque, April usc dallo studio del signor Shalimar e cominci a radunare le sue cose. Dove vuoi cenare? domand a Caroline.
E tu?
Sai, mi piacerebbe andare da Sardi, propose April. Ne ho sentito parlare molto.
Caroline la guard. April indossava il vestito di gabardine celeste del giorno prima, e poich quella sera doveva uscire s'era messa perfino un cappello, un piccolo feltro bianco orribile che le dava un'aria da provinciale vestita a festa. Caroline prov un attimo di imbarazzo al pensiero di farsi vedere con lei in un buon ristorante. Era gi abbastanza seccante doverci andare senza accompagnatori, ma con April conciata a quel modo, con quei capelli... Ehi, disse, scommetto che non sei mai stata all'automatico.
Non preferiresti andare da Sardi? insistette April, delusa.
Be',  un po' troppo caro per me, ment Caroline.
Ah, capisco. La faccia di April s'illumin di immediata simpatia. So quello che vuoi dire. Neanch'io potrei andarci, ho solo quattro dollari e devono bastarmi fino al giorno di paga. Manco di senso pratico, credo proprio che morirei di fame se non ci fossero le persone come te a tenermi d'occhio.
L'automatico ti piacer, fece Caroline, incoraggiante.
Il signor Shalimar usc dal suo studio tenendo un braccio attorno alle spalle del signor Rice. Ridevano. Nel passare vicino alle scrivanie di Caroline e di April si fermarono. April, vuole fermarsi gi al bar con noi per un aperitivo? chiese Shalimar. Lanci un'occhiata a Caroline. Anche lei.
April si fece subito rossa. Oh, con piacere, disse con un filo di voce. Vero, Caroline?
Ci vediamo di sotto all'Irlandese Scorbutico, disse Rice. Sbrigatevi, ragazze. I due uomini si avviarono insieme all'ascensore e April cominci a ficcare gli accessori del trucco nell'apposita borsetta, facendo cadere a terra per la fretta parecchie cose.
All'Irlandese Scorbutico, ripet April.  cos che chiama il bar qui sotto. Non  una sagoma?
Era la prima volta che Caroline entrava nel bar, e aguzz la vista nella penombra per vedere se ci fossero altre facce note. Il locale era affollato, tutta gente che lei aveva gi notato negli ascensori e nei corridoi dell'edificio. Doveva essere quello il bar, il rifugio, il luogo d'incontro e il circolo mondano della casa editrice Fabian. Il signor Shalimar e il signor Rice erano seduti a un tavolino d'angolo e avevano accostato due sedie in pi per Caroline e April.
Cosa bevete, ragazze? chiese il signor Shalimar.
Scotch, rispose Caroline, dicendo la prima cosa che le veniva in mente.
April aveva l'aria di chi sta combattendo una battaglia mentale. Anch'io, disse poi, sottovoce e in fretta. Addent un pretzel e arross di nuovo.
Allora, lei che fa qui da noi? chiese Rice a Caroline.
Questa settimana sto lavorando per la signorina Farrow, spieg lei.
Rice fece roteare gli occhi fingendosi inorridito. Aveva un viso assolutamente impenetrabile, lievemente atteggiato a cinismo. Settimana di passione per essere ammesse alla sorority, comment. La riserviamo alle ragazze particolarmente fortunate.
Buffa, questa! pens Caroline.  proprio la frase che ho usato io parlandone con Mary Agnes.
Allora, lei  Caroline Bender, disse il signor Shalimar.
S. Caroline si sent improvvisamente la bocca secca.
Ho trovato un suo rapporto sul mio tavolo.
Lo so. Perch la sua voce le sembrava quella di una cornacchia? Bevve un sorso di whisky.
Ho letto il manoscritto nel pomeriggio, continu lui. Tacque e la guard. Vuole sapere una cosa, signorina Bender?
Cosa?...
Mi sono trovato d'accordo con lei.
Dio mio, fece Caroline, sentendosi quasi mancare.
Non credo che pubblicher quel libro.
Dio mio, ripet lei.
Shalimar strinse gli occhi. Non mi fraintenda. Il direttore sono io, qui; pubblico quello che mi piace e rifiuto quello che non mi piace, infischiandomene di quel che dicono i miei redattori. Ma apprezzo che una lettrice giovane e intelligente sia d'accordo con me, mi sento pi soddisfatto.
Un giorno spero di diventare lettrice, disse Caroline.
Benissimo. La settimana prossima le dar tutte le sere un manoscritto da leggere a casa. Mi far un rapporto su ognuno. Quando avr visto cosa sa fare, forse le permetter di diventare lettrice.
Oh, sarebbe meraviglioso!
Il signor Rice sorrise ironico. Nemmeno il sorriso riusciva a mutargli espressione. L'entusiasmo della giovent, osserv. Se il vecchio Fabian lo sapesse, non si preoccuperebbe di pagare queste ragazzine per farle lavorare qui. Si farebbe pagare da loro.
Shalimar stava osservando Caroline, seduta di fronte a lui, con occhi penetranti. L'elemento pi prezioso oggi negli affari, se la gente si decidesse a riconoscerlo,  proprio l'entusiasmo. Non m'interessano i pesi morti. Da loro si ottengono sempre i soliti commenti triti, se ne infischiano di tutto. Voglio redattori convinti che ogni libro che mettiamo in circolazione sia un libro importante. Non fa nulla se si tratta del pi ignobile zibaldone della terra; se l'autore crede in ci che ha scritto, e ci credono i redattori che l'aiutano a rivederlo, la gente che lo comprer lo legger con attenzione. Quello che non va nel manoscritto che lei ha letto ieri  proprio questo: che il contenuto sa di artificio. L'autore pensava di imbrogliare i lettori. Be', io non mi lascio imbrogliare. Ma non ha imbrogliato nemmeno lei. Vuole farsi un'esperienza?
S, rispose Caroline.
Io le dar l'esperienza. Le insegner. Sono nel campo editoriale da quarant'anni, ho insegnato il mestiere a pi d'uno tra i migliori scrittori. Ho conosciuto Eugene O'Neill moltissimi anni fa, e ho dato consigli anche a lui.
April mand un sospiro quasi impercettibile, come se avesse raggiunto un istante di felicit atteso da tempo. Il signor Shalimar si volt per comunicare anche a lei le sue rivelazioni. April lo stava fissando con occhi scintillanti. Il signor Rice vuot il bicchiere di whisky tenendolo quasi completamente capovolto, mentre la gola gli si muoveva ritmicamente, deglutendo. Teneva gli occhi chiusi, e aveva tutta l'aria di non ascoltare affatto quel che diceva il signor Shalimar.
Erano le nove quando Caroline si rese conto che nessuno di loro aveva mangiato altro che pretzel, e il signor Rice nemmeno quelli. April pareva in trance: si sporgeva verso il signor Shalimar come una piantina si protende verso il sole che entra dalla finestra, e seguiva con sospiri e risatine gli episodi che lui raccontava. A Caroline interessava di pi il signor Rice, ovvero Mike, come lo chiamava adesso. L'attenzione che questi prestava al signor Shalimar era dovuta evidentemente pi a rispetto che a interesse; cominciava a nutrire il sospetto che Mike Rice avesse gi udito parecchie volte le storie narrate dal signor Shalimar. Beveva tranquillamente, con impegno e con gusto, come chi fa un solitario o sferruzza, un bicchiere dopo l'altro, senza dare segni di ubriachezza. Di tanto in tanto la guardava, abbozzava un sorriso e le faceva cenno con la testa, da bevitore serio che, pur mostrando di essere tuttora in comunicazione con la compagna di tavolo, non altera il proprio ritmo. Il signor Shalimar, invece, sopportava male l'alcol.
Il primo indizio Caroline lo ebbe quando una mano ossuta le tocc furtivamente il ginocchio. La faccia e la voce del signor Shalimar, al di sopra del tavolino, erano talmente autorevoli, talmente da direttore, che per un attimo ebbe il folle sospetto che la mano intenta a tastarle il ginocchio sotto il tavolo appartenesse a qualcun altro. Sembrava addirittura assurdo collegarla con il braccio e la spalla del signor Shalimar. Poi si accorse che la voce dell'uomo era impastata; Shalimar si chin verso di lei, fissandola in viso.
Mike, avevi notato come  bella questa ragazza? disse.
La voce rauca la fece rabbrividire. Si sottrasse bruscamente alla mano di lui, rovesciando nel gesto il bicchiere.
Oops! fece Mike allegramente. Raddrizz il bicchiere e cominci ad asciugare col fazzoletto la gonna di Caroline. Il tocco era assolutamente impersonale, cosa di cui gli fu grata. Signorina! Mike fece cenno alla cameriera. Signorina!
La cameriera si affrett ad accorrere con alcuni tovaglioli. Il signor Shalimar pareva ignorare del tutto l'incidente; continuava a parlare, ora in modo pi confuso, di quanto fosse grazioso il visetto di Caroline. April cominci ad apparire imbarazzata. Improvvisamente alz gli occhi sul signor Shalimar, con uno sguardo misto di orrore e di delizia. Forse ha deciso di provare col ginocchio di April, pens Caroline, e improvvisamente le scapp da ridere. Si scus in fretta e corse in bagno.
April entr un attimo dopo che lei aveva raggiunto il rifugio. Ehi, Caroline, stai bene?
E tu? Caroline era piegata in due, ridendo fino alle lacrime. Non era successo niente di cos divertente, in fondo, ma lei era contenta di poter ridere di tutto, dopo essere rimasta per quattro ore coi nervi tesi.
Temevo che ti sentissi male, ripet April preoccupata.
No, sto benissimo. Credi che potremmo sganciarci, ora, e andare a mangiare?
Stavo pensando... non  che magari ci invitano loro? Secondo te?
Vuoi mangiare con loro?
Be', nessuna di noi due nuota nell'oro. Se la cena di stasera la offrissero loro, certo ci farebbe comodo per tirare avanti sino alla fine della settimana.
Possiamo tornare al tavolo e dire che abbiamo una fame da lupi, e vedere come si mettono le cose.
Ti dispiace? chiese April.
No... non mi dispiace. Caroline s'incipri il naso e si rimise il rossetto. Posso resistere, se tu te la senti.
April si volt a guardarla, sorpresa. Stai ridendo di lui, vero?
Be', devi ammettere che era piuttosto buffo.
Buffo? Cosa c'era di buffo? Per me  la persona pi affascinante che abbia mai incontrato.
Davvero? obiett Caroline poco convinta.
Ma la vita che ha fatto!... Le persone che ha conosciuto! Io starei a sentirlo parlare per tutta la notte.
Caroline non pot trattenersi: E lui ci starebbe, sta' tranquilla, fintanto che la tua gamba  a tiro.
April arross. Oh, povera me... E si copr il viso con le mani.
Caroline le pass un braccio attorno alla vita.  un po' sbronzo, tutto qui. Tu fa' finta di niente e lui far lo stesso.
April sorrise, un po' imbarazzata. Speravo che potessimo cenare insieme noi due sole. Ci sono tante cose di cui mi piacerebbe chiacchierare con te. Speravo che potessimo conoscerci un po' meglio.
Lo faremo.
Devi proprio tornare a casa, stasera? Potresti venire a dormire a casa mia.
Caroline, con tutto lo scotch che aveva bevuto, si sentiva affettuosa, felice, e ben disposta verso tutti. Mi sembra una buona idea, disse. Non aveva mai visto l'appartamento di un'impiegata che vive sola a New York, ma dalle riviste di arredamento se n'era fatta un'idea tutta sua, e gi si figurava se stessa e April intente a chiacchierare comodamente fino alle quattro del mattino in un appartamento piccolo, spartano, ma romanticamente chic, proprio come quello che avrebbe voluto comprarsi lei, un giorno non troppo lontano.
 una specie di catapecchia, aggiunse April, ma a me piace.
E a me piacerebbe vederla. Coraggio, andiamo ad affrontare i lupi.
Uscirono dal bagno e attraversarono il locale per raggiungere il tavolino d'angolo. Mike Rice sedeva l da solo.
Il signor Shalimar  dovuto andare a casa, spieg.
Oh, che peccato, disse April. Non abbiamo potuto nemmeno ringraziarlo.
Caroline gett uno sguardo a Mike e per un attimo i loro occhi s'incontrarono. Lei s'era aspettata di trovarvi un'espressione divertita, o almeno il solito cinismo, ma con sorpresa colse invece uno sguardo cauto.
Lo ringrazierete domani, disse lui.
Naturalmente, mormor April. Si sedette al posto di prima e cominci a giocherellare coi guanti, senza sapere se a questo punto dovevano andarsene o restare.
Mike fece cenno alla cameriera e indic i bicchieri. Anche Caroline si sedette. Per un attimo, nessuno dei tre riusc ad avviare la conversazione. Dovete capire il signor Shalimar, disse Mike alla fine.
C'era qualcosa in Mike Rice che lo rendeva simpatico a Caroline; sentiva che avrebbe potuto dire qualsiasi cosa e lui non se ne sarebbe scandalizzato, n avrebbe pensato che lei non sapesse stare al suo posto. Forse sono fuori strada, disse, ma ho l'impressione che abbia avuto un tracollo e se ne vergogni. Quel modo di parlare continuamente del passato, e di se stesso...
Tanto vale che lo sappia, rispose Mike. Qualcosa mi dice che lei rester con noi per un bel pezzo. Il signor Shalimar non ha mai avuto un tracollo, per il semplice fatto che non  mai stato niente di pi di quel che  oggi.
Ma tutta la gente che ha conosciuto... obiett Caroline. I fatti che racconta... Per esempio, parla continuamente di Eugene O'Neill.
Non c'era traccia di sorriso sul volto di Mike, solo un'espressione di grande piet.  incredibile, pens Caroline, che un uomo nella sua condizione provi compassione per un tipo come il signor Shalimar. Sapete com' quando uno parla sempre di una celebrit, disse Rice. Il signor Shalimar conosce Eugene O'Neill, ma Eugene O'Neill non conosce lui.
Mio Dio! esclam April, addentandosi il pollice.
Siate brave, disse Mike. Dimenticate quello che vi ho detto. Ma trattate il signor Shalimar con tutto il rispetto che potete.  un uomo molto amareggiato, ma ha i suoi motivi.  orribile quando sai di avere cinquantacinque anni e devi preoccuparti continuamente di perdere un posto che non  nemmeno quello a cui aspiravi.
Perch dovrebbe perdere il posto? domand Caroline.
Ci sono giovani in gamba. Gente come lei, per esempio. Ragazzine che hanno delle ambizioni, che scrivono rapporti brillanti affidandosi semplicemente all'istinto. Quando un uomo  costretto a vivere in un passato che non  mai esistito, ha paura di molte cose.
Perfino di me? chiese Caroline, incredula.
Di lei no, per ora. Lei non conta ancora niente, per il momento. Ma tra un paio d'anni... eh, allora la faccenda cambia. Ascolti quello che le dir. Gli presti attenzione e lo tratti con rispetto quando lui le insegner quello che deve fare. Non si monti la testa. Ascolti tutto, e cerchi di ricordarsene.
Aveva cominciato a farfugliare, e Caroline si rese conto che ormai era ubriaco. Rice estrasse di tasca una manciata di biglietti accartocciati e li lasci cadere sul tavolo. Basteranno a pagare i whisky e forse anche un panino per voi due, bambine, disse. Appoggi le mani aperte sul tavolino e si sostenne per alzarsi. Ci vediamo domani.
Oh, grazie, signor Rice, fece April.
S, grazie, mormor Caroline. Era turbata, pensierosa. Non voleva far carriera se questo significava guardarsi da persone con un passato oscuro che vi temono per ragioni che non riuscite a chiarire. Quella mattina, lei aveva tremato solo all'idea di rivolgere la parola al signor Shalimar, e la sera stessa lui le aveva accarezzato il ginocchio e lei si era sentita dire che Shalimar un giorno o l'altro l'avrebbe considerata un pericolo. Pensava che il mondo del lavoro non le piaceva affatto, e tuttavia, sotto sotto, si sentiva euforica. Era come un sogno in cui si poteva ottenere tutto ci che si desiderava, ma occorreva stare molto, molto attenti.
Mike Rice si chin e le tocc le sopracciglia nel punto dove si univano. Le sue dita erano molto lievi. Le ho detto: non si monti la testa? disse. Le dir un'altra cosa: rettifico. Non faccia capire a nessuno che sa di essere in gamba. Perch sa cosa le dico? Lei  maledettamente in gamba. Le diede un colpetto sulla guancia e si allontan rapidamente, facendo uno sforzo per camminare diritto, la giacca di cammello buttata di traverso su una spalla, come un mantello.
Di cosa stava parlando? chiese April, seguendolo con gli occhi.
Non lo so... rispose Caroline.
Cenarono in quello stesso locale, poi Caroline telefon a sua madre, compr uno spazzolino da denti e and con April a casa sua. C'erano una carrozzina da bambino nell'atrio al pianterreno, due bidoni per la spazzatura e una fila di cassette per le lettere su una parete. Mentre salivano, Caroline sent il rumore di un televisore che arrivava da un appartamento, e grida allegre da un altro dove si stava svolgendo una festa. La porta dell'appartamento era appena accostata. Guarda. April diede una gomitata a Caroline. In questo condominio c' tutta gente molto cordiale. L dentro si potrebbe benissimo entrare. C' tanto fumo che non ci vedrebbero neppure.
L'appartamento di April era al buio. La ragazza accese la luce e corse alla finestra. Vieni a vedere il mio giardino, Caroline!
Caroline stava guardando la stanza. Era piccola, e gli abiti di April erano sparsi un po' dappertutto. C'era una tazzina con un resto di caff su un tavolo da bridge, accanto a una pila di riviste di moda molto recenti. C'erano due porte, una delle quali forse immetteva in un'altra stanza, dato che l non c'erano letti. Anzi, non c'erano neppure mobili, e neanche un tappeto. Un vero squallore, bisognava ammetterlo, eppure Caroline sent il cuore accelerare i battiti. Si sarebbe potuto metterla in ordine con niente, quella casa, e renderla incantevole. Che cosa meravigliosa avere una casa tutta per s... le proprie cose intorno, l'impronta del proprio gusto.
Il letto  incassato nel muro, spieg April. Io dormo sulla base e tu ti prendi il materasso. Qui c' il bagno e qui il gabinetto. Quest'altro stanzino  la cucina. Vieni a vedere il mio giardino, Caroline!
Caroline guard fuori dalla finestra, da un'altezza di tre piani, e distinse confusamente i contorni degli alberi. Alberelli sottili di citt,  vero, e il giardino era di April solo nel senso che April poteva guardarlo dalla finestra, ma Caroline, non appena lo vide, rimase completamente conquistata.
Mi piace la tua casa. Sei proprio fortunata.
Credi davvero? La faccia di April s'illumin di gioia. Avevo paura che ti sembrasse soltanto una vecchia topaia.
Non m'aspettavo che tu vivessi in un attico da cinquanta dollari alla settimana.
Oh, lo so. Ma  proprio terribile non avere abbastanza soldi. Quando ho pagato l'affitto, il telefono e i pasti, non mi restano nemmeno i soldi per il cinema. Devo starmene qui tutta la sera a leggere riviste. Ho conosciuto una ragazza che abita in questo condominio e lavora alla Fabian. Si chiama Barbara Lemont.  segretaria di redazione di America's Woman e mi passa tutte le riviste appena ha finito di leggerle. Hanno tutte le riviste gratis, loro. Ho gi cominciato a leggerne qualcuna. April sorrise impacciata, come una bambina. Sai? Sto facendomi una cultura. Vuoi un po' di cioccolata?
Volentieri.
April cominci a trafficare in cucina per preparare la cioccolata. Non avrei mai conosciuto Barbara alla Fabian, perch lavora in un altro piano. Laggi  tutto un mondo diverso. Pensa, hanno una cucina vera e propria al trentunesimo piano: preparano tutte le ricette e poi fotografano i vari piatti. Molta roba dopo non possono nemmeno mangiarla perch la colorano per fotografarla meglio. Non  uno spreco terribile? Qualche volta, per, le ragazze possono portarsi a casa cose meravigliose, per esempio un tacchino arrosto. Quasi quasi chiederei il trasferimento. Lo so che parlo come una morta di fame, ma lo sono. Ho sempre fame, ultimamente. Non sono abituata a mangiare soltanto una scatola di fichi secchi per cena. A casa, facevamo pranzi enormi. Port le due tazze di cioccolata sul tavolino da bridge, spazz un mucchio di indumenti da una sedia, lanci lontano le scarpe e si sedette. Caroline prese l'altra sedia.
Vorrei, continu April, trovare un ragazzo che mi portasse fuori a cena e fosse buono con me. Ma chi sto prendendo in giro? Non mi importa niente se non mi porta fuori a cena, purch mi voglia un gran bene. Sai che Barbara Lemont ha solo vent'anni, la nostra et, ed  gi sposata, divorziata e con una bambina di un anno? Hai visto quella carrozzina nell'ingresso?  sua. Sta cercando di venderla. Anche lei  senza soldi. Nessuno di quelli che conosco ne ha.
Fa pena questa storia della carrozzina, osserv Caroline. Quasi tutti tengono la carrozzina per il prossimo bambino.  un po' come se lei fosse convinta di non risposarsi pi.
Gi. Ma credo che non abbia nemmeno il posto dove metterla. Gli appartamenti di questo condominio non sono molto grandi. Barbara vive con sua madre e con la bambina. Il padre  morto. Credo che non abbia molti corteggiatori.  gi stata sposata una volta, capisci?
Capisco, fece Caroline. Se ne stava rannicchiata comodamente sulla sedia, con le braccia attorno alle ginocchia; non beveva la cioccolata da quando era bambina. Cominciava a sentirsi in quello stato d'animo che subentra dopo la mezzanotte, quando i pensieri si schiudono, germogliano, brancolano, espressi a voce alta, verso qualche nuova scoperta, qualche verit nuova che poi  vecchia di tutte le centinaia d'anni in cui le ragazze si sono scambiate confidenze nell'intimit distensiva della notte. I ragazzi sono strani. Sembrano convintissimi che se una ragazza  gi stata sposata non possa pi rinunciare alla vita sessuale. Per mi chiedo se sia vero. Tu cosa ne pensi?
Me lo chiedo anch'io... rispose April. Rigir la tazza nella mano, contemplando le roselline dipinte sulla porcellana come se fossero veramente affascinanti. Tu sei vergine?
Devo ammettere di s. E tu?
Oh, certo. Perch dici ammettere? Laggi dove vivevo io, nessuna ragazza ammetterebbe di non esserlo... anche se non lo , cosa che io non posso sapere.
Non ne sono molto orgogliosa, disse Caroline. In fondo,  solo una cosa che non so risolvermi a perdere. Se mia madre sentisse che ne parlo con tanta indifferenza le verrebbe una sincope. Mi ha insegnato solo due regole fondamentali di vita: non farti mettere le mani addosso dai ragazzi, e iscriviti al club della Radcliffe.
April sorrise. La mia non mi ha mai insegnato niente del genere perch a casa nostra di queste cose non se ne parla affatto.  scontato in partenza che una ragazza, se non  sposata,  vergine, a meno che non si tratti di una che ha dato scandalo. Mia madre non si sognerebbe mai di dirmi di non andare a letto con un ragazzo, proprio come non si sognerebbe di dirmi di non rubare un'automobile. Sa che non mi passerebbe neanche per la testa.
Ma ti passa per la testa?
Ci penso. Continuamente.  un po' diverso, per.
Quando avr ventisei anni, se non mi sar ancora sposata, mi far un amante, dichiar Caroline.
Sul serio? April era un po' scandalizzata. Poi ci ripens. In fondo hai ragione. A quell'et si ha il diritto di vivere.
Io volevo fare l'amore con Eddie, aggiunse Caroline. Era il mio fidanzato quand'ero al college. Lo volevo davvero, ma all'ultimo momento avevo sempre paura. Credo che fosse un miscuglio tra il timore di perderlo e il terrore che andare fino in fondo non fosse cos meraviglioso come ho sempre immaginato. Suppongo che ognuno si costruisca in mente l'idea che si tratti di qualcosa di sublime, e poi non fa che aspettare quel momento, e allora la cosa finisce per diventare troppo importante. Come il primo bacio, o qualsiasi cosa che si fa per la prima volta. Dovrebbe avvenire per caso, non andrebbe pianificato nei minimi dettagli, altrimenti si corre il rischio di rimanere delusi.
Forse quello che sto per dirti ti sembrer terribilmente ingenuo, fece April, ma quando provo a immaginarmi a letto con qualcuno, non riesco mai a figurarmi che fine fanno le lenzuola e le coperte. Si sta sotto le lenzuola, oppure si devono togliere?
Caroline non pot trattenersi dal ridere. Non hai mai pomiciato con qualcuno su un letto?
Mio Dio, no. Non su un letto.
Be', quando sar il momento, chiunque lui sia, sapr cosa farne delle lenzuola.
Rimasero un po' in silenzio, ciascuna coi propri pensieri. Se tu dovessi andare a letto con qualcuno la settimana prossima, disse April, tanto per dire... chi vorresti che fosse? Come vorresti che fosse il tuo primo uomo?
Qualcuno di cui fossi innamorata, rispose Caroline. E, soprattutto, un uomo premuroso, che avesse abbastanza esperienza da sapere quello che sta facendo.
E pi grande, aggiunse April. Penso che dovrebbe essere pi maturo.
Non troppo vecchio, per.
Oh, no. Ma nemmeno uno di ventun anni. Supponi per un momento di poter scegliere e di decidere di avere un'avventura. Chi sceglieresti? Pensa a chi vuoi: a un divo del cinema, a qualcuno dell'ufficio, a chi ti pare.
D'accordo, fece Caroline.
Allora?
Mah! All'improvviso lo seppe, e la scelta le parve logica come se l'avesse saputo da sempre, ed eccitante come qualcosa di pazzesco, di assurdamente possibile. Si fa tanto per dire, bada bene.
Ma certo.
Mike Rice, disse Caroline.

4.

Le ragazze come Caroline, che hanno appena trascorso quindici anni ininterrotti di vita scolastica, si ritrovano a dividere l'anno in stagioni secondo il sistema cui sono abituate, invece che secondo il calendario. L'inizio del nuovo anno non  il primo di gennaio, ma il primo di settembre. La primavera non  il tempo della speranza e della fioritura;  il tempo degli addii, e delle piccole crisi di malinconia. La met dell'anno cade a fine gennaio, e quello  il tempo degli esami, del panico, degli abiti in disordine, delle nottate in bianco e delle sgobbate frenetiche dell'ultimo momento. Caroline trovava davvero strano, perci, trovarsi alla fine di gennaio, a New York, senza nulla che la mettesse in agitazione.
Si era portata a casa ogni sera un manoscritto da leggere e da commentare, e sebbene le prime volte avesse scritto e riscritto i commenti come si fa con un tema, per renderli brevi e concisi, ben presto si era impratichita e riusciva a battere a macchina le impressioni direttamente sulla scheda di lettura. Nel recensire i primi manoscritti, le era parso che non sarebbe mai potuta diventare redattrice, ma nello spazio di tre settimane aveva appreso una cosa sorprendente e incoraggiante: un lavoro che sembra pieno di difficolt pu divenire quasi automatico. Alla fine di gennaio, infatti, Caroline cominci a provare un lieve risentimento verso il signor Shalimar, che continuava a sfruttare il suo lavoro straordinario senza mai darle un segno di incoraggiamento riguardo alla nomina a lettrice ufficiale.
Si era abituata a prendere almeno tre volte alla settimana l'espresso delle sette per Port Blair. Quelle sere si fermava prima al bar della Fabian per bere qualcosa con il signor Shalimar, con Mike, con April e con qualcuna delle signorine dell'ufficio che il signor Shalimar trovava modo di rimorchiare. Era quasi certa che lui provasse simpatia per lei, perch lei e April erano le uniche regolarmente invitate. A Caroline, Shalimar non era troppo simpatico. Non riusciva a superare del tutto il timore che le ispirava, un timore che le impediva di cadere in trance quando lui cominciava a raccontare sempre gli stessi vecchi episodi a beneficio di ogni nuova arrivata. Le due cose che la spingevano ad accettare i suoi inviti erano il desiderio di diventare una specie di membro di una cerchia ristretta, e il cameratismo che provava per Mike Rice. Si destreggiava ogni volta in modo da sedersi di fronte al signor Shalimar, e non accanto, cos sarebbe toccato a qualcun'altra sopportare la carezzevole mano di lui. Veniva quindi a trovarsi gomito a gomito con Mike. Spesso lo osservava senza farsi scorgere e ne riceveva la stessa impressione avuta entrando per la prima volta nell'appartamentino di April: che si potessero fare tante cose per migliorare la facciata in rovina. Mike aveva un volto ben disegnato, aristocratico, e il corpo atletico e asciutto, cos difficile a distruggersi. Ma pareva fare del suo meglio per riuscirci.
Nonostante la conversazione notturna di quella sera con April, Caroline non pensava affatto a Mike come possibile compagno di un'avventura romantica. Non sapeva neanche lei come lo giudicasse con esattezza. Sperava di potersene fare un amico. Aveva fiducia in lui, e Mike rappresentava, oltretutto, un mondo e un genere di vita che per lei erano un mistero, un mistero molto interessante. Non lo paragonava mai a Eddie, n riportava a galla il ricordo di questi come difesa contro di lui. Eddie era una ferita non ancora rimarginata, una parte importante di lei ch'era stata strappata via. Se fosse uscita regolarmente con un altro ragazzo, sarebbe stata costretta a paragonarlo a Eddie, mentre non aveva bisogno di paragonare Mike a nessuno. Del resto, nella sua cerchia limitata, nessun individuo poteva essere paragonato a Mike.
Sebbene preoccupata dei propri sentimenti rispetto a una situazione ancora nuova per lei, Caroline non poteva fare a meno di notare il mutamento che stava a poco a poco avvenendo in April. Il primo sintomo lo riscontr il mattino seguente alla prima paga settimanale, quando April apparve trionfante nel salone con la zazzera bionda tosata, arricciata e laccata. L'effetto - o piuttosto, il contrasto - era addirittura sconcertante, quasi come vedere il ritratto di un'antica principessa egizia privata dell'acconciatura, tanto da sembrare calva. Quel giorno, alle cinque, April prese Caroline in disparte. Non ci siamo, vero? chiese timidamente. Qualcosa ancora non va.
C' qualcosa di rigido, ammise Caroline gentilmente.
Volevo assomigliare a te, spieg April. Dimmi dove fai aggiustare i tuoi.
Il giorno dopo, April ritorn con un aspetto completamente mutato: capelli corti e vaporosi, sopracciglia corrette a matita che le conferivano un'aria sbarazzina, e una specie di sottocipria chiaro che nascondeva le lentiggini da campagnola. Caroline si era quasi abituata alla perfezione di quel viso, ma ora lo vedeva nel suo pieno splendore. April indossava un abito di jersey nero, semplicissimo, che aveva visto in una delle sue riviste di seconda mano.
Guardatela, una vera stella del cinema! approv il signor Shalimar.
April poteva ancora arrossire, anche sotto strati e strati di trucco. Ho comprato altri due vestiti, un paio di scarpe, una borsetta e una giacca, tutto a credito, confid a Caroline. Finir di pagarli tra un anno.
Ne valeva la pena, disse Caroline. Sei un amore, proprio un amore.
Quando April sorrideva, le sopracciglia truccate le davano un'espressione spavalda, o forse dipendeva dalla linea dei capelli acconciati intorno al viso. Hai sentito cosa ha detto?
Chi? Shalimar dalle bianche mani?
Accidenti, sei proprio terribile, mormor April ridendo, e si affrett verso lo studio del signor Shalimar stringendo il blocco per stenografare in una mano, e lisciandosi la gonna con l'altra.
La signorina Farrow adesso aveva una segretaria provvisoria, la ragazza che Caroline aveva scorto seduta nervosamente in sala d'aspetto qualche settimana prima. Potrebbero benissimo assumere un'impiegata avventizia, aveva detto Mike a Caroline. Tanto, nessuna resta con lei pi di qualche mese. La ragazza si chiamava Gregg Adams, ed era un'attrice. Caroline si rese conto che dovevano esserci migliaia di attricette mai sentite nominare, che mettono insieme forse duecento dollari all'anno facendo le comparse alla televisione e particine in qualche piccola produzione teatrale, e passano il resto del tempo alla ricerca di una scrittura, rassegnandosi controvoglia a qualche inevitabile impiego provvisorio. La ragazza, Gregg, era di statura media, snella, con un viso da quattordicenne. I lunghi capelli biondi e lisci, ben curati, si muovevano tutti insieme quando faceva un movimento rapido. Era truccata ma non portava rossetto, e ci contribuiva a darle un'aria assai giovane. Caroline rimase assai meravigliata nell'apprendere che aveva ventitr anni. Gregg aveva una bocca di quelle che fanno sembrare peccaminoso persino fumare una sigaretta.
La signorina Farrow trattava la sua nuova segretaria come si potrebbe trattare un cane o un cavallo fino a che non intervenga la Protezione Animali. Teneva in gran disprezzo il personale provvisorio, e sosteneva che prima di riuscire a insegnare qualcosa a un'avventizia questa se n'era gi andata, per cui tutto si risolveva in una perdita di tempo. Sai cosa ha fatto la signorina Farrow, venerd scorso? raccont ansando Mary Agnes a Caroline. Ha dato un party e ha invitato anche Gregg, e poi per tutta la sera le ha fatto servire antipasti agli ospiti, vuotare i posacenere e preparare i cocktail. Proprio come una cameriera! Ma si pu avere pi faccia tosta?
E Gregg cos'ha fatto?
Niente, rispose Mary Agnes.
Sei pazza, disse Caroline a Gregg pi tardi, in bagno. Se ti lasci trattare in quel modo, la prossima volta far anche peggio.
 tutto sistemato, spieg Gregg dolcemente. Aveva una voce aggraziata, da bimba. Alla fine, prima di venir via, le ho rubato due bottiglie di scotch.
A Caroline, Gregg era simpatica; presero l'abitudine di pranzare insieme quasi tutti i giorni, spesso con April. Gregg veniva da Dallas, da una famiglia dell'alta borghesia, e Caroline non pot trattenersi dal chiederle immediatamente se conosceva Helen Lowe. Non la conosceva, ma aveva sentito nominare la famiglia, naturalmente. Gregg era la pi giovane di tre sorelle e aveva passato quasi tutta la vita in collegio, sempre sola perch la sorella di mezzo aveva cinque anni pi di lei ed era gi all'universit quando Gregg iniziava appena le superiori. I genitori erano divorziati ed entrambi si erano risposati varie volte. Se mai dovessi sposarmi, disse Gregg a Caroline, sono ben decisa a rimanere sposata. Ho passato tutta la vita a dire addio a qualcuno, e non ne posso pi. La sorella di mezzo, in Texas, aveva ventotto anni ed era agli inizi del terzo matrimonio. Anche la maggiore era divorziata. Non siamo una famiglia molto fedele, sospir Gregg. Tranne me. Io potrei dimostrare tutto il senso d'attaccamento che manca al resto della famiglia, se soltanto avessi qualcuno a cui attaccarmi!
N Caroline, n Gregg, n April riuscivano a fare molte amicizie maschili a New York. Caroline racimolava s e no un appuntamento ogni quindici giorni, e in genere si trattava di incontri combinati da altri con tipi troppo spaventosi perch valesse la pena di rivederli o di cederli alle amiche; Gregg conosceva parecchi ragazzi del corso di recitazione, ma erano pi al verde di lei. La madre di Gregg mandava un po' di denaro alla figlia, una somma sufficiente per l'affitto di un modesto alloggio, per i pranzi e per qualche vestito, ma non per i corsi di recitazione e per le lezioni di ballo che Gregg frequentava la sera, per pagarsi i quali doveva rimanere nelle buone grazie della signorina Farrow alla Fabian.
Senti, propose Gregg a Caroline, se vuoi trasferirti a New York, perch non vieni a vivere da me? Nel mio appartamento ci sono due divani-letto, e potremmo dividere l'affitto. Sono cento dollari al mese. Non troverai mai un alloggio decente per cinquanta.
Appena diventer lettrice e avr l'aumento, sar affare fatto, disse Caroline.
Evviva! Basta fare la serva alla Farrow! Un anno lontano da quella strega equivale a cinque minuti lontano da chiunque altro.
Gregg abitava sopra una lavanderia cinese, secondo piano senza ascensore, in un quartiere povero ma tranquillo e rispettabile. Il proprietario della lavanderia aveva un desiderio insaziabile di aria fresca e teneva spalancata tutto il giorno, d'inverno e d'estate, la porta del locale. Nel passarvi davanti, per entrare nel portone, si sentiva il rumore delle macchine, e nei giorni freddi le nuvole di vapore che si alzavano nell'aria davano, a chiunque entrasse nell'appartamento di Gregg, la sensazione di salire in treno. A Caroline non dava fastidio, e l'appartamento le piaceva perch, essendo in un'antica palazzina ristrutturata, aveva finestre enormi dal pavimento al soffitto, con la parte superiore ad arco come quelle delle chiese. Ogni finestra dava su un balconcino, largo abbastanza per tenerci un po' di sabbia e segatura per il gatto tigrato di Gregg, che si serviva dei balconi per la sua passeggiata quotidiana.
Ora c'erano pi ragioni che mai per desiderare la promozione, e Caroline cominciava a preoccuparsi. La segretaria del signor Shalimar era guarita da parecchio tempo, quindi April era tornata nella sala dattilografe e non poteva riferire a Caroline se il direttore stesse considerando o meno di far qualcosa riguardo alle sue schede di lettura. Ogni giorno, il signor Shalimar si fermava un momento accanto al tavolo di Caroline dicendo: Grazie dei suoi commenti. Sono molto utili. Di tanto in tanto diceva invece: Ho letto il suo commento con molto interesse. Prego Dio che lei abbia torto. Lei non voleva fargli pressioni o mostrarsi ansiosa, ma cominciava a temere che Shalimar volesse sfruttarla per farle fare due lavori contemporaneamente, con la paga di quello meno prestigioso, e non sapeva come risolvere la situazione.
Nel frattempo batteva a macchina i testi pi disparati che nessun altro aveva tempo di copiare, aiutava le colleghe e passava davanti alla porta del signor Shalimar ogni volta che riusciva a trovare una scusa, non perch ci le fruttasse qualcosa ma perch, cos facendo, si sentiva meglio. Cominci a trovare una quantit di lavoro dell'ufficio della signorina Farrow ammucchiato sulla propria scrivania. Per un po' di tempo lo esegu senza fare domande, poi un giorno interrog Gregg. Sei tu che mi lasci quella roba sul tavolo? Non che m'importi, ma ho gi parecchio da fare per conto mio.
No,  la signorina Farrow a mettertela l, spieg Gregg. Per met della giornata io non ho niente da fare. O mi crede proprio una bestia, oppure le piace molto come scrivi a macchina.
Le piace? esclam Caroline. Questa s che  bella.
Tra il lavoro regolare e le aggiunte della signorina Farrow, Caroline non aveva un momento di respiro e arrivava esausta alla fine della giornata; ormai, i manoscritti che leggeva ogni sera non rappresentavano pi un piacere, ma una seccatura. Avrebbe potuto mettere il lavoro della Farrow insieme all'altro e svolgerlo con calma, ma ogni gruppo di carte era accompagnato da un biglietto a mano: Urgente o: Entro oggi, per favore oppure: Da eseguire immediatamente. Caroline sapeva benissimo di non essere pi brava come dattilografa di qualsiasi altra ragazza del salone, e cominci a chiedersi perch proprio lei fosse l'unica scelta per quei lavori straordinari. Un giorno, alle cinque meno un quarto, Caroline aveva quasi finito quando la signorina Farrow usc dalla sua stanza e le mise un fascio di lettere sul tavolo.
Queste sono state corrette. Vuole ribatterle per favore, signorina Bender, e metterle sulla mia scrivania prima di andare a casa?
Non credo che riuscir a finirle per oggi, signorina Farrow.
La signorina Farrow strinse le palpebre e respir a fondo. Stia bene a sentire, piccola strega, disse. Lei crede di essere una lettrice, ma non lo .  soltanto una dattilografa come tutte le altre, qui, e cerchi di non dimenticarselo. Non  una redattrice, ha capito? Si volt e torn in fretta nella sua stanza.
Cos'ha detto? domand Mary Agnes. Cos'ha detto? Hai una faccia come se ti avesse schiaffeggiata.
Per un attimo, Caroline rimase cos sorpresa da non provare alcuna reazione, poi le venne da piangere; e dopo un momento ancora, quando intu la ragione di tutto, le venne voglia di ridere. Suppongo abbia voluto dire, rispose a Mary Agnes, che sto per diventare lettrice, nonostante tutto.
Strano, pensava, con quanta rapidit si imparano a distinguere i sentimenti segreti dell'ufficio: i timori, le gelosie, le connivenze, il senso di panico non confessato. Non era saggio illudersi che ci fosse qualcuno senza paure: in realt, se il signor Shalimar diffidava dell'ambizione dei giovani, lo stesso doveva accadere alla signorina Farrow. Le ragazze come Mary Agnes, che non hanno ambizioni se non quella di svolgere diligentemente il loro lavoro, che scompaiono alle cinque in punto e fanno la fila in banca il giorno di paga, erano la spina dorsale dell'ufficio, che non poteva fare a meno di loro. Ma la casa editrice non avrebbe potuto guadagnare se ogni suo dipendente fosse stato come Mary Agnes, e questo lo sapevano tutti, dal signor Fabian fino alla stessa Mary Agnes. Era la nuova venuta impaziente di fare strada, la fomentatrice, che metteva in moto gli ingranaggi del panico, e le persone come la signorina Farrow stavano tanto in guardia da fiutare il pericolo prima ancora che la nuova venuta potesse farsi un'idea del proprio valore.  stato ingenuo da parte mia, pensava Caroline, illudermi di poter entrare in una redazione senza montare sulle scarpe - o magari sulle spalle - di qualcuno, e ora eccomi qui senza averne il minimo desiderio e senza sapere da che parte cominciare.
Ehi, ma  magnifico! stava dicendo Mary Agnes. E sei qui da cos poco tempo, oltretutto. Sai, se ora diventi lettrice non devi fare tutto quel lavoro extra per la signorina Farrow. Non ti rester nemmeno il tempo di leggere per conto del signor Shalimar, se lei continua a caricarti di roba in pi. Dovresti andare da lui e dirglielo. Io non permetterei che la Farrow continuasse a fare i suoi comodi.
L'ho detto che non avevo la minima idea di come cominciare? pens Caroline. Mary Agnes sa stare al mondo molto meglio di me. Hai ragione, disse. Grazie, Mary Agnes.
Nell'ascensore, con un manoscritto sotto il braccio, Caroline rifletteva su quel che avrebbe detto a Shalimar il giorno dopo. Avrebbe voluto fermarsi e affrontarlo subito, ma la porta dello studio era chiusa e lei andava di fretta perch aveva appuntamento col giovanotto della signora Nature, che si era finalmente fatto vivo. Aveva un vago risentimento contro quell'Alvin Wiggs, chiunque fosse, perch la sua presenza, e l'appuntamento che le aveva dato, stavano come una barriera tra lei e qualcosa che cominciava ad assumere un'importanza sempre maggiore nella sua vita. La voce esitante che aveva telefonato quel pomeriggio non l'aveva rallegrata, n aveva promesso niente d'interessante, ma il manoscritto che si stringeva al petto prometteva una quantit di cose.
Non devi metterti a lavorare tutte le sere, per, le aveva raccomandato varie volte la madre. Devi anche uscire con qualcuno. Tutto lavoro e niente svago, e alla fine...
Uscirei, eccome, se qualcuno mi invitasse, aveva risposto. Be', qualcuno adesso l'aveva invitata e la stava aspettando davanti all'edificio della casa editrice Fabian. Lo riconobbe immediatamente, bench non l'avesse mai visto. Era l'unico tra la folla che avesse l'aria di non sapere dove andare; passeggiava titubante entrando e uscendo dalla porta girevole, osservando ansioso ogni ragazza che usciva. Era sulla trentina, di statura media, piuttosto calvo.
Caroline Bender? chiese a voce alta appena lei si ferm. Sei tu Caroline?
Parecchie ragazze della Fabian si voltarono incuriosite. Caroline avrebbe voluto rendersi invisibile. S, rispose tranquillamente. Lo prese sottobraccio e cominci a trascinarlo lungo la via a una prudente distanza.
Lui la squadrava dalla testa ai piedi. Aveva occhi umidi e pieni d'ansia e pareva spaventatissimo. Caroline gli lasci andare il braccio.
Tu devi essere Alvin Wiggs, disse cordialmente.
Infatti.
Bene, fece lei.
Il giovanotto aveva ripreso a camminare, conducendola verso il centro. Ceneremo da Schrafft, annunci.
Schrafft? pens Caroline. Dove faccio colazione tutti i giorni con April e Gregg? Una zuppa di pomodoro e un succo di fragole con tutte quelle donne e Alvin Wiggs? Ah,  uno dei tuoi ristoranti preferiti? chiese.
Lui parve a disagio. Io... non ci sono mai stato. Ma mia madre ci va spesso. Non ti va di andarci?
Be', preferirei un posticino un po' pi... be', pi tranquillo, con un po' di musica. Se sei d'accordo.
Credevo che alle ragazze piacesse andare da Schrafft, fece lui esitante. Sai... porzioni piccole... Andiamo dove vuoi tu.
Forse  senza soldi, pens Caroline. No, la signora Nature aveva detto che Alvin Wiggs era in affari col padre. Si avviarono verso Madison Avenue e dopo aver oltrepassato parecchi ristoranti che a Caroline andavano a genio finalmente si fermarono. Erano di fronte a un piccolo locale dalle luci smorzate. Caroline ne aveva sentito parlare: le avevano detto che non era caro e che si mangiava bene. Che ne dici di questo? domand.
Mi va benissimo. Entrarono, passarono accanto al piccolo bar e vennero accompagnati a un tavolo. Erano gli unici clienti della sala da pranzo.
Aperitivo? s'inform la cameriera.
Oh, no, disse Alvin. Per me niente. Tu non bevi, vero?
Sono soltanto le cinque e un quarto, osserv Caroline. Berrei volentieri qualcosa, a meno che tu non abbia gi fame.
Ordin uno scotch con acqua e Alvin Wiggs non ordin nulla. Caroline era un po' imbarazzata di dover bere da sola, ma senza il conforto di un bicchierino non sarebbe mai riuscita a passare un'ora con Alvin. Lo guard e sorrise allegramente. Avrei dovuto portarti qualcuno dei nostri ultimi libri, disse. Hai letto qualche bel libro di recente?
Non mi piacciono i libri, rispose lui. Mi ci vogliono circa sette mesi per finire un romanzo. Leggo solo riviste di economia.
Caroline tent di nuovo.  un peccato che non abbia mai trovato un libro che ti piaccia. Qual  l'ultimo che hai letto?
Non mi ricordo.
Com'erano interessanti i cubetti di ghiaccio in quel bicchiere! Avevano delle bollicine dentro. Caroline non aveva mai visto cubetti di ghiaccio che attirassero tanto la sua attenzione.
La signora Nature  una donna simpatica, vero? fece Alvin.
S, molto.
 davvero simpatica. Mi piace molto.
Conosci il marito di Francine?
No, disse lui. Mi hanno detto che  un tipo simpatico. Anche Francine mi piace.
S, fece Caroline.
Francine  proprio simpatica, ripet lui.
Ehi, abbiamo dimenticato il signor Nature! pens Caroline. Aveva una gran voglia di ridere. Erano appena le cinque e mezzo. Potrei ordinare un altro scotch, per favore?
 buono?
S, buonissimo.
Magari lo provo anch'io. Non bevo molto.
Sar meglio di no, allora.
Ma s, voglio provare, insistette lui.
Forse  soltanto timido, pens Caroline speranzosa, mentre Alvin ingurgitava il drink come si fosse trattato di latte e faceva una smorfia di disgusto.
Tu vivi a Port Blair? gli chiese.
S. Abito coi miei genitori.
Ti piace stare con i tuoi?
Oh, non mi dispiace. I miei genitori sono buonissimi. Non mi domandano nemmeno pi a che ora torno a casa la sera, rispose Alvin con orgoglio.
Quanti anni hai? Non mi pare che la signora Nature me l'abbia detto.
Trenta.
Caroline aveva proprio bisogno di un altro scotch, solo un altro, e Alvin le fece compagnia. Poi ordinarono la cena. Il whisky le aveva dato un certo coraggio e ora se la sentiva di imitare Sarah Bernhardt: una volta cenato si sarebbe fatta venire un tremendo mal di testa.
Ho incontrato uno scrittore famoso quand'ero in Europa, esord Alvin trionfante, come se se ne fosse ricordato proprio in quel momento.
Ma guarda, pens lei, avevo torto. Dovevo concedergli una possibilit. Pu darsi che abbia un certo spirito, ora tira fuori un passato continentale che non avrei mai sospettato. Davvero? Chi?
Ehm... come si chiama? Ah, Ernest Hemingway. Ero seduto in un piccolo caff in Spagna, con alcuni amici, e lui era seduto a un altro tavolino. Alvin arross leggermente. Io... sono andato a chiedergli un autografo.
E poi che  successo?
Lui me l'ha fatto.
Lei lo guard in ansiosa attesa, ma evidentemente la storia dell'incontro con lo scrittore terminava l. Mio Dio, pens, perfino il signor Shalimar saprebbe fare di meglio.
Il ristorante dove si trovavano era, disgraziatamente, specializzato nel servire i clienti in tempo per l'orario dei teatri. Come se non bastasse, loro due erano stati i primi a prender posto in sala da pranzo. Mentre bevevano il caff, Caroline diede un'occhiata all'orologio sperando che fossero almeno le nove (della settimana dopo, magari) e scopr con orrore che erano appena le sei e mezzo. L'effetto del whisky era passato e non aveva assolutamente il coraggio di far finta di sentirsi male. Poteva dire: Oh, faccio giusto in tempo per l'espresso delle sette?
Scommetto che il tuo principale  molto fortunato ad averti alle sue dipendenze, stava dicendo Alvin, con occhi umidi di ammirazione. Caroline provava troppa pena per mostrarsi scortese o comunque per mortificarlo. Voleva soltanto andarsene a casa, andarsene a casa, andarsene a casa - la casa le appariva come un rifugio, un posto bellissimo dove non tornava pi da tanto tempo - e andare a casa era una cosa semplicissima, ma impossibile per lei in quel momento.
Berrei volentieri un cognac, ora che abbiamo mangiato, disse.
S? Alvin parve sgomento. Poi si fece animo. Due cognac, signorina. Il cognac veniva servito in grandi bicchieri, deliziosi. Parlami un po' dei manichini, disse Caroline. Ho chiacchierato abbastanza del mio lavoro editoriale.
Sembrava che gli avesse chiesto di alzarsi e di fare un discorso davanti a una folla numerosa di volti ostili. Alvin parve frugare disperatamente nel suo cervello. Be',  solo un'azienda di famiglia, disse alla fine.  una... un'attivit di famiglia. Soltanto di famiglia.
Ma tu cosa fai esattamente? Spionaggio? Inserisci microfilm nel collo dei pupazzi? pensava.
Facciamo i manichini per le vetrine dei negozi. Penserai che sia un lavoro noioso.
Oh, no.
Be', tu hai... una vita cos interessante. E poi, tutti quegli scrittori.
Tutto ci che piace  interessante.
Hai intenzione di farlo per sempre, o vuoi sposarti?
Posso fare l'uno e l'altro, no?
Alvin parve disorientato. Credo di s. Non avevo mai considerato la cosa da questo punto di vista.
Berrei volentieri un altro cognac, fece lei. Poi per devo andare a casa perch c' un manoscritto che devo assolutamente leggere per domani.
Ma  prestissimo, protest lui.
 un manoscritto molto lungo.
Un cognac, per favore, signorina. E il conto.
Se c' una cosa che odio, pens Caroline,  bere da sola con uno che mi guarda come sta facendo lui ora. Se c' una cosa peggiore del bere con qualcuno che ti  antipatico,  proprio bere da sola ed essere osservata da uno che ti  antipatico. Non vuoi farmi compagnia? Per favore.
Oh... certo.
Alvin vuot il doppio cognac in tre sorsi, sempre con la stessa espressione di chi prende una medicina; ma all'improvviso la smorfia di disgusto si appian e il giovanotto batt ripetutamente le palpebre. Il secondo non  tanto cattivo, disse. Ci si abitua al sapore. Alz il braccio e, dando prova di inaspettata disinvoltura, schiocc le dita per chiamare la cameriera.
Odio la gente che fa cos, pens Caroline, lieta di poterlo accusare di qualcosa di preciso, una mancanza vera e propria e non un involontario difetto di personalit o di educazione. Ora devo andare per non perdere il treno.
Non ho mai conosciuto una ragazza simpatica come te, disse Alvin. Sei la ragazza pi in gamba che abbia mai incontrato. La cameriera era comparsa inaspettatamente con altri due cognac, e Alvin trangugi il suo.
Io non bevo pi, dichiar Caroline infilandosi i guanti.
Ora andiamo, disse lui. Ora andiamo. Prese l'altro bicchiere e lo vuot d'un fiato, con aria leggermente compunta. ...Sprecarlo, mormor, e poi, senza ragione alcuna, ridacchi.
Caroline si alz. Possiamo andare?
Lui raccolse alla meglio il resto, poi segu Caroline che si dirigeva alla porta, quasi calcando le impronte di lei, come un sanbernardo ubriaco. Attenta a non inciampare, ansim, afferrandola per il braccio. Lei non s'era neanche sognata di inciampare, ma non era sicura di poter dire altrettanto di lui. Proprio mentre raggiungevano la saletta d'ingresso, Caroline scopr con tremendo imbarazzo che Mike Rice era seduto al bar, solo, intento a fissare gravemente qualcosa nello specchio. Si affrett ad abbassare gli occhi dentro il colletto, sperando che non la vedesse con Alvin Wiggs - l'unico giovanotto col quale Mike l'avesse mai vista, e guardate un po' che fenomeno! Troppo tardi. Mike l'aveva scorta nello specchio e si stava girando lentamente sullo sgabello del bar, con le sopracciglia inarcate.
Salve, disse. Fece un cenno a lei e ad Alvin, e complet il giro tornando a voltarsi verso il banco. Ma Caroline vedeva benissimo che la stava osservando nello specchio, la faccia inespressiva come sempre e solo una lieve luce divertita nello sguardo.
...quello? fece Alvin.
Ssh...
Chi ?
 uno scrittore.
Dai, presentamelo! Voglio conoscere uno dei tuoi amici scrittori. La stava trascinando indietro, ora, verso il bar.
Alvin, per favore!
Posso offrirvi qualcosa da bere, ragazzi? disse Mike. Il tono cordiale e il fatto che avesse chiamato lei e Alvin ragazzi parvero alleviare un po' il peso di trovarsi l con un tipo calvo e nevrotico con dieci anni pi di lei, che si era sbronzato con quattro cognac doppi ed era ben deciso a comportarsi come un bambino delle elementari.
Alvin aveva gi teso la mano. Voglio conoscere un autore famoso. Mi chiamo Alvin Wiggs.
Mike permise che la sua mano venisse usata come un palo d'ormeggio e guard Caroline con aria interrogativa. Lei trasse un profondo respiro. E questo  il signor F. Scott Fitzgerald, disse.
F. Scott Fitzgerald? ripet Alvin. Il volto gli si illumin lentamente. Oh, la studiavamo a scuola. Lei ha scritto qualcosa su... sugli anni Venti e via dicendo.  un piacere conoscerla.
Il piacere  tutto mio, rispose Mike, e guard prima l'uno, poi l'altra.
Sa, aggiunse Alvin, credevo che fosse morto. Non  terribile?
 deplorevole, ribatt Mike con aria solenne. Dovrebbe vergognarsi di dirmi una cosa simile. Ci sono rimasto male.
Oh, mi dispiace! fece Alvin. Su, lasci che le offra qualcosa. Sono cos contento di fare la sua conoscenza.
Mike fece segno al barista di servirgli tre consumazioni. Caroline cap che doveva essere un cliente fisso del locale. Si chiese a che ora avrebbe iniziato il giro delle taverne della Terza Strada di cui aveva parlato Mary Agnes; dopo mezzanotte, probabilmente.
Siete vecchi amici, voi due? domand Mike.
Ci siamo conosciuti questa sera, rispose Caroline. Un incontro combinato. E lo guard con aria significativa.
Proprio una fortuna, vero? disse Alvin giulivo. Tracann il suo whisky, aggiunse balbettando: Scusatemi, con un sorriso di beatitudine, e traball via in direzione del bagno degli uomini, urtando una coppia lungo il cammino.
Dio, non ce la faccio pi, proruppe Caroline, non ce la faccio pi. Nonostante il suo imbarazzo, si sentiva cos confortata dalla presenza di Mike, la faccia di lui le appariva cos normale e simpatica, che fin per scoppiare a ridere.
Cosa sarebbero questi incontri combinati? domand Mike incuriosito.
Una vecchia istituzione americana per formare coppie male assortite. Non  mai andato a un appuntamento del genere?
No, disse lui con aria sollevata. A diciott'anni ero gi sposato. E poi, a nessuno di quelli che conoscevo importava un accidente che avessi o meno delle relazioni sociali. Questa abitudine barbarica di cui parla dev'essere tipica di Port Blair.
Niente affatto.
Come far a sbarazzarsi di lui? Se la caver?
 tutta colpa mia. Gli ho fatto fare il primo passo sulla strada della perdizione alcolica. Ma come potevo immaginare che fosse il dottor Jekyll e mister Hyde? Ora per mi sento proprio responsabile nei suoi confronti. Dovr metterlo sul treno sano e salvo.
Dovrebbe essere lui a prendersi cura di lei. Se non ne  capace, lo pianti.
Sarebbe un modo di agire piuttosto sconsiderato.
Davvero? Quanta considerazione ha mostrato lui nel portarla fuori e poi nel comportarsi come ha fatto?
Credo non potesse fare diversamente. Ha un tremendo complesso di inferiorit, e poi ho l'impressione di averlo terrorizzato.
Mike le sorrise, e il sorriso gli illumin tutto il volto. A Caroline parve di vederlo per la prima volta. Lei  sempre pronta a giustificare tutti, vero? disse.
Caroline non cap bene se fosse un complimento, oppure il contrario. Non  mica un male. O s? chiese.
 un male per lei.
Perch?
Se insiste nel trovare simpatico chi non lo merita, non cerchi di giustificarne i difetti; non dica che le fa pena, che ha bisogno del suo aiuto, che  stata lei a ispirargli una cattiva condotta... Confessi di avere simpatia per la persona sbagliata, ma non dia a se stessa ragioni sbagliate.
Lei alz gli occhi e vide da lontano il viso bianco di Alvin che si stava dirigendo verso di loro attraverso la stanza semibuia. Si rese conto di aver gi dimenticato la faccia del giovane. Mi piace quello che ha detto, replic. Ma certo non vale per me e Alvin.  solo un tizio entrato nella mia vita per caso, e ne uscir di nuovo dopo questa sera.
Non mi riferivo necessariamente a lei e ad Alvin. Mi riferivo a lei e a chiunque altro. Potrebbe trattarsi di qualcuno che gi le sta a cuore. Qualcuno che la riguarda pi da vicino.
Nel dire ci la guardava intensamente, e all'improvviso Caroline sent, per un attimo, un brivido gelido attraversarla tutta. Non si trattava di presentimento, ma piuttosto di eccitazione: il senso dell'ignoto, quello stesso senso di irreale-che-diventa-vero da lei gi provato quando Mike le aveva detto che il signor Shalimar aveva paura di lei.
Chi? domand. Chi?
Meno male che non sono ubriaco come Alvin, osserv Mike, altrimenti rischierei di dirglielo, e di fare la figura dell'idiota.
Lei lo guard sorpresa finch giunse Alvin, infilandosi allegro fra loro. Ma ormai Caroline aveva qualcosa su cui concentrarsi e meditare, e questo le bastava. Si sentiva stupita ed emozionata dei suoi stessi sentimenti. In fondo, cosa le aveva detto? Nulla. Eppure, quel nulla poteva significare molte cose.
Per tutto il tragitto in treno, seduta accanto ad Alvin e fingendo di guardare dal finestrino, Caroline si ritrov a pensare a Mike. Incautamente lasci che il pensiero di lui le si insinuasse nella mente e vi rimanesse. Mike aveva quasi il doppio dei suoi anni, era logoro e amaro. Come per ogni individuo dissipato, c'erano molte cose nel passato di lui che, ne era sicura, potevano suscitare la sua simpatia - una delusione, un dolore profondo, un fallimento - episodi e sventure che potevano non meritare comprensione, ma sembravano fatti apposta per suscitarla in una ragazza come lei: le sarebbero giunti nuovi, l'avrebbero scossa, e l'avrebbero quindi profondamente colpita. Ecco contro cosa lui stava cercando di metterla in guardia, ne era convinta. E proprio perch si dava tanto pensiero di metterla in guardia contro se stesso, lei veniva a trovarsi completamente disarmata. Quell'uomo doveva provare per lei qualcosa di pi di una semplice amicizia, pensava, altrimenti non le avrebbe detto nulla. La possibilit di un'avventura con Mike era quanto di pi strano le si fosse mai prospettato, e tuttavia cominciava a sembrarle la cosa pi naturale del mondo.
Non poteva fare a meno di paragonare Mike, capace di leggere nei suoi pi segreti pensieri, a quella serie di scialbi giovani con cui si era accompagnata da quando aveva terminato il college. Tra lei e ognuno di quei ragazzi le era parso ci fosse una barriera, superata momentaneamente solo perch lei era una donna e lui un uomo e ciascuno voleva qualcosa dall'altro. Una specie di competizione tra giovani. Con Mike, al contrario, proprio perch lui era un uomo e lei una donna, era come se ciascuno avesse qualcosa da dare all'altro. Non aveva paura di lui. Ai suoi occhi, il pericolo poteva essere solo quello di rimanere ferita. Era convinta che non potesse esserci nessun altro genere di rischio nel lasciarsi andare con Mike. Il pericolo di cambiare prospettiva, di diventare matura e vissuta come lui, le sembrava quanto di pi remoto al mondo.

5.

Gregg Adams, cantando sotto la doccia, rallegrava pi l'occhio che l'orecchio. Ma era felice (per quanto poteva esserlo lei, vale a dire che quella sera non si sentiva depressa), perci cantava, gettandosi acqua addosso e affrettandosi a levar via tutta la schiuma prima che la razione quotidiana d'acqua calda svanisse. Era perseguitata da un motivetto, una vecchia canzone di quando sua madre era giovane. Life is just a bowl of cherries. Life is just a boll of weevils, cantava Gregg storpiando le parole. Da di da da da... Life is just a boll of weevils, da di da dum. Era riuscita a ottenere dodici battute per la settimana seguente in una soap opera radiofonica, con la promessa di averne altre in futuro. Come al solito, doveva fare la ragazzina dalla voce infantile e dolcemente straziante. Il leggero accento dell'Ovest, che non era mai riuscita a correggere, non guastava affatto. Aveva notato che tutti i ragazzini che recitavano con dolcezza nauseante nelle pubblicit - Ooohhh, mami, quant' buono! - avevano immancabilmente l'accento dell'Ovest. Forse qualche dirigente della radio aveva stabilito che quell'inflessione li facesse sembrare ancora pi infantili.
Quella sera doveva andare a una festa con Tony, che frequentava lo stesso corso di recitazione ed era uno dei suoi amici semiplatonici. Si prestavano denaro e si trascinavano l'un l'altro a feste dove, con un minimo di abilit, ci si poteva procurare da mangiare e da bere senza spendere un centesimo. Tony era pi giovane di lei, aveva un lungo ciuffo che gli cadeva sugli occhi ogni volta che scuoteva la testa e parlava sempre fra i denti. Se gli chiedevano qualcosa si contorceva e si grattava, fissando il pavimento come se stesse cercando la battuta giusta, e finalmente se ne usciva in un grugnito straordinariamente concettoso, tipo: Ma s, spariamoci un bel cinema. Gregg sapeva che era soltanto una posa, che quando era molto eccitato o molto stanco scivolava gradatamente nella dizione shakespeariana pi ricca di inflessioni che lei avesse mai sentito. Cos erano tutti i suoi compagni di corso, quelli che la portavano fuori e quelli che avevano famiglia ed erano anche pi poveri; Gregg ne aveva fin sopra i capelli di tutti.
Nell'armadio stipato e in disordine scov un abito rosso che un tempo le piaceva e di cui si era dimenticata. Era il vestito ideale per farsi notare alle feste; una bionda in rosso se la cavava sempre benissimo senza bisogno di presentazioni. Non che s'illudesse di incontrare un tipo interessante a quella festa, in realt ci andava solo perch ci sarebbe stato da mangiare e del buon whisky, e per sfuggire alla solitudine. Quando stava sola in casa si sentiva invadere da una sensazione soffocante che le faceva paura; fino a un certo momento tutto andava bene, poi di colpo sentiva un grosso peso sul petto, non riusciva pi a deglutire e respirava a fatica. Un disco di musica jazz sul grammofono e un sorso di vermut le davano un po' di sollievo, quattro chiacchiere al telefono con l'amico di turno aiutavano anche di pi, ma non erano che palliativi per addormentare il panico: alleviavano il peso ma non riuscivano a rimuoverlo. Oltre il circolo di luce attorno al letto le ombre stavano in agguato, pronte ad attorniarla appena avesse deposto il ricevitore e interrotto la voce rassicurante all'altro capo del filo.
A volte il gatto, volendo saltarle in grembo, le andava a strofinare la testina morbida contro le caviglie, e Gregg, guardandolo, provava un immenso affetto per lui. Il mio micetto! Piccole costole che si muovevano nel respirare quando la bestiola dormiva, segni di vita per ricordarle che c'erano altri mondi dentro il cranio di ognuno, perfino in un minuscolo cranio di gatto. Si sentiva allora meno sola, meno oppressa, meno impaurita da qualcosa che non riusciva a definire con esattezza. A New York si poteva morire dietro la porta chiusa di un appartamento e nessuno se ne sarebbe accorto fino a che i vicini non si fossero lamentati del tanfo. Gi, avrebbero detto allora gli amici, ricordo che da un pezzo non si faceva viva, ma credevo avesse la luna di traverso. O che avesse un lavoro nuovo e fosse occupatissima. Occupata? Sicuro, pensava Gregg, occupatissima a fare la disoccupata.
Tony era in ritardo di un'ora, come al solito. Quando finalmente arriv, lei si sentiva tanto sola che fu quasi lieta di vederlo. Ehi, fece lui, me lo ricordo questo vestito. Si chin a baciarla sulla guancia.
Allora Gregg si ricord con imbarazzo di averlo indossato la sera della prima e unica notte che aveva trascorso con lui. Nessun dubbio che Tony lo ricordasse con tenerezza. Nessuna meraviglia se lei l'aveva relegato in fondo all'armadio. Voleva dimenticare quell'abito e quella notte. Ci sono amanti che si possono avere una volta, una sola, e non si desiderano mai pi. Non perch non siano esperti e delicati; anzi, di solito lo sono. Ma ci si offre spinti dalla solitudine, dal timore, dalla curiosit, dalla lussuria, e dalla speranza che questa volta ne sortir qualcosa di meraviglioso. E poi, al mattino, restano solo le lenzuola in disordine, forse un portacenere rovesciato sullo scendiletto; ma nessun segno del vero volto dell'amore.
Sbrighiamoci, disse prendendolo per mano. Cerchiamo di arrivare prima che finisca tutta la roba da mangiare.
La festa era in casa di un'attrice di mezza et che Tony conosceva. La stanza era buia, gi satura di fumo e di gente: parevano gli scampati a un incendio. Gregg toss e si lasci trasportare dal movimento rotatorio della folla verso l'arco della parete opposta, sperando di trovare il bar da quella parte. Con un bicchiere ghiacciato in mano si sent meglio. Tony le mise nell'altra mano una sigaretta accesa; ora, la messa in scena era pronta, la commedia poteva cominciare. Una commedia intitolata: Ma quanto mi diverto!
Vedi quei tre uomini laggi? bisbigli Tony. Vedi quel giovanotto alto? Sai chi ? Tony doveva essere eccitato, aveva pronunciato tre frasi complete una dopo l'altra.
Chi ?
David Wilder Savage.
David Wilder Savage era stato una delle prime persone che Gregg aveva sentito nominare appena giunta a New York. Il nome era strano, e l'uomo era in carattere col nome. Molti pensavano si trattasse di uno pseudonimo, scelto apposta per farsi ricordare. Comunque fosse, quel nome si era imposto. Nessuno si riferiva a lui come Savage, tutti lo indicavano col nome completo. David Wilder Savage era stato uno dei ragazzi prodigio di Broadway. A venticinque anni aveva diretto il primo lavoro, un successo che aveva tenuto il cartellone per due anni. Da quel momento, ogni suo spettacolo era stato un avvenimento, tranne l'ultimo che, andato in scena all'inizio della stagione, si era sostenuto per quattro settimane solo in virt del nome magico del regista.
Il copione in s mancava di mordente. Ricco di idee, fragile e non adatto al grande pubblico, era stato scritto da uno sconosciuto, uno dei rarissimi intimi di David Wilder Savage. Come molti cinici che fanno strage nel mondo degli affari e nelle alcove, David Wilder Savage voleva sinceramente bene a un amico e lo proteggeva. Autore e regista avevano diviso la stanza, da studenti; nei quattordici anni trascorsi dal giorno della laurea, l'autore non aveva fatto che lavorare a quel dramma, sbarcando il lunario alla meglio. Gi questo sarebbe bastato a dissuadere qualsiasi eventuale regista, e prima di tutti David Wilder Savage, col suo fiuto infallibile. Ma in primavera l'amico era rimasto ucciso in un incidente automobilistico, e nell'autunno David Wilder Savage, contro i consigli dei pochi che osavano dargliene, aveva messo in scena il lavoro. Il regista non s'era certo lasciato accecare da quella dolorosa perdita; sapeva benissimo ci che stava facendo. Era stato soltanto uno dei rari gesti di sentimentalismo - anzi, d'affetto - da parte di un individuo noto per la sua mancanza di cuore. Pareva quasi un'ironia che quell'unico atto generoso dovesse risolversi in un fallimento; ma David Wilder Savage sarebbe stato il primo a dire che se un criminale, in un attimo di generosit, tenta di salvare un bimbo che annega, pu star certo di finire in bocca a un pescecane.
Lo conosci? bisbigli Gregg di rimando.
Ho letto per lui una volta. Probabilmente non se ne ricorda.
Che dici, mi faccio coraggio e vado ad attaccare discorso?
Perch no? Siamo a una festa, rispose Tony senza troppo entusiasmo.
Vieni con me.
Lui le diede un bacio delicato sulla tempia, la guancia rigonfia per una tartina che stava masticando. A far che? Le ragazze carine hanno pi fortuna da sole.
Per Gregg fu un sollievo che Tony non la volesse accompagnare, ma quando riusc a farsi strada fra la gente e raggiunse il punto dove David Wilder Savage in quel momento era solo, fu colta dal panico. Che poteva dirgli? Salve, sono un'attrice. Tanto valeva stendere la mano e chiedergli l'elemosina. Sarebbe stata accolta con lo stesso entusiasmo.
Che uomo attraente! Satanico, ecco la parola. Trentacinque anni, posizione invidiabile, e un volto vissuto, da uomo di mondo, che guardava dall'alto la gente ambiziosa come lei che gli ronzava intorno pensando a qualcosa di spiritoso da dirgli. Guard imbarazzata il bicchiere, in cerca di un posto dove liberarsene.
E tu chi diavolo sei? disse l'uomo in tono cordiale.
Alz gli occhi, sorpresa. Gregg Adams.
Io sono David Wilder Savage. Tanto per usare una frase da salotto, cosa fai di bello nella vita?
Faccio l'aiuto dentista.
Lui sorrise. Sorprendente. Pensavo fossi una collegiale in libera uscita.
Una volta lo ero. E anche molto sofisticata. Rossetto scurissimo eccetera.
Hai letto un libro intitolato I mille volti?
Ne aveva sentito parlare, l'autore era un portoghese. Ho letto le recensioni.
Non basta.
Non puoi immaginare come riesco a discutere di un libro dopo averne letto le critiche.
Anche di un film dopo aver letto la locandina?
Proprio cos. Vicino a lei c'erano due americani che parlavano in francese. Li indic col capo. E a gente come quella posso dire: vi capisco perfettamente, ma non posso rispondere perch il mio accento  incomprensibile.
Peccato che non hai letto I mille volti, disse lui. Mi sarebbe piaciuto sapere che impressione ti ha fatto. Io sono un regista, e credo che se ne potrebbe tirar fuori un buon copione.
C'era qualcosa in lui, nel modo intimo che aveva di abbassare la voce, che dava a Gregg l'impressione di essere presa molto sul serio. Ma in realt, cosa poteva importargliene di lei - una ragazza che lavorava, incontrata a una festa - e delle sue opinioni letterarie? Di sicuro la considerava una delle tante ragazze che vengono ogni giorno a Manhattan con la metropolitana dal Queens, col panino nel sacchetto di carta, che abitano con i genitori, si lavano i capelli ogni gioved sera, e vanno al cinema ogni sabato col ragazzo. Eppure, c'era qualcosa nel modo di fare di lui...
Domani lo legger, disse. Sar troppo tardi per dirti cosa ne penso, ma ormai mi  venuta voglia di leggerlo.
Ti piacer.
Chiunque pu dire ti piacer, pensava Gregg, non  che un modo di dire, conversazione spicciola. Ma detta da David Wilder Savage, quella frase pareva accompagnare un dono. Era come se lui volesse offrirle il piacere di scoprire un'idea nuova, una storia affascinante. Fascino, pens. Fascino era solo una parola, fino a questo momento, ma ora so cosa significa.  tutto ci che quest'uomo dice.
Lui le tocc il braccio. La vedi quella coppia? Hanno sbagliato festa. Ce n' un'altra nell'appartamento di sotto, e probabilmente dovevano andare l. Ora lui vorrebbe andarsene, ma lei dice che si diverte e vuole restare. Stanno litigando.
Gregg guard la coppia, una ragazza formosa e imbronciata, vestita di bianco, e un uomo dall'aria remissiva. Guarda i gesti e le facce irritate, disse ridendo. Sembra di vedere una scena alla televisione dopo aver tolto l'audio.
Hai mai provato a togliere l'audio? Specie quando c' una scenetta pubblicitaria? Sembra un film muto.
Lo so. L'ho fatto per anni.
Guarda, fece lui divertito. Lui se ne va e lei resta.
E senza neppure qualcosa da bere.
Gregg, che pensava di sentirsi intimorita di fronte a David Wilder Savage, not sorpresa di non esserlo affatto. Le sembrava invece che loro due, insieme in un angolo a ridere e a far commenti sugli altri, formassero un gruppetto di affiatati, e tutti gli altri fossero gli esclusi.
Dove hai imparato quella dizione? chiese lui.
Al corso.
Dunque vuoi fare l'attrice.
Sono un'attrice. Se cos si pu dire.
Non fai l'aiuto dentista, allora.
Lei rise. No, sono proprio un'attrice. Ma non volevo venire da te e dirtelo, per non fare la figura dell'attaccabottoni.
Tipo quelli che ti si avvicinano a una festa dicendo: Noi due abbiamo qualcosa in comune... come se ci bastasse a renderteli simpatici.
Proprio cos, approv lei. Proprio cos!
Sei qui con qualcuno?
Tony capir, pens Gregg, farebbe lo stesso se potesse. No, disse. No, sono sola.
Nessun dentista?
Nessuno.
Questa festa  noiosissima, non credi?
Gregg lo guard. In quest'angolo no.
Lui le prese il braccio. Portiamoci via l'angolo.
Vado a prendere la giacca. Gregg sgattaiol verso la camera della padrona di casa per recuperare la giacca, cercando Tony con la coda dell'occhio ma sperando in cuor suo di non riuscire a vederlo. Si ferm per un attimo di fronte allo specchio, osservandosi il volto. Che occhi cerchiati! Quante cose rivelavano, perfino a lei stessa. Gregg aveva notato un'altra caratteristica in David Wilder Savage, qualcosa che restava sotto la superficie - una specie di crudelt nascosta. Aveva l'impressione che fosse un individuo fondamentalmente spietato, ma con un lato tenero, che mostrava alla sola persona che gli stesse a cuore. Il suo fascino le diceva che questa persona poteva essere lei, ma il buonsenso l'avvertiva che era una bugia, una trappola, di quelle che inducono perfino le ragazze pi prudenti a tentare la prova. Si infil la giacca e allung il collo fuori dal bavero. Era un'estranea per lui, e lui per lei, ma aveva intuito quell'eccitante miscuglio di crudelt e tenerezza. Rivide tutto l'incontro in un attimo, come chi, annegando, si vede passare davanti agli occhi tutta la vita; poi, dalla stanza tranquilla usc risoluta nell'anticamera, dove David l'aspettava.
Strano... in un'altra occasione sarebbe rimasta intimidita e lusingata dall'interesse che serpeggi per la sala del ristorante quando lui la port a cena. Le piaceva entrare in un locale in compagnia di una persona in vista, si sentiva sicura di s. Nel subcosciente nutriva sempre la speranza di essere presentata o scoperta da qualcuno che potesse aiutarla a fare carriera. Con David, invece, si accorse di detestare quelli che lo salutavano, o che si avvicinavano al tavolo, perch gli rubavano tempo e s'imponevano alla sua attenzione. Qualunque cosa David dicesse le pareva importante, e ogni volta che lui si voltava per parlare con qualcun altro le sembrava d'esser lasciata in disparte, si ricordava chi era e quanto, tra un paio d'ore, si sarebbe sentita sola.
Finirono di cenare a mezzanotte passata. I clienti del ristorante avevano ceduto il posto a quelli del bar. Andiamo a casa mia, propose lui.
Gregg, conoscendosi, s'aggrapp alla prima domanda oziosa che le venne in mente, tanto per guadagnare tempo. Perch?
Lui la guard imperturbabile, come se la domanda non fosse affatto oziosa. Perch voglio passare la notte con te.
Io... non voglio, balbett Gregg.
Benissimo, fece lui. L'aiut a infilarsi la giacca e uscirono in strada; David fece cenno a un taxi. Dove abiti?
Glielo disse, e si rannicchi in un angolo della vettura, sentendosi sempre pi depressa via via che il percorso si accorciava. La stava portando a casa e lei non voleva andarci. Come una bambina, temeva il buio e la solitudine e, come una bambina, allung la mano e lo tir per la manica. Lui le prese la mano. Sapeva che non l'avrebbe pi visto e non voleva arrendersi all'idea. Era entrato nella sua vita come qualcosa di diverso e di emozionante, solo per una sera... solo per poche ore. E lei, cos'era per lui? Una che gli aveva fatto passare una serata piacevole, di cui forse si sarebbe ricordato sentendola nominare un giorno per caso. Non voglio andare a casa, disse.
Dove vuoi andare, allora?
Non mi importa dove. Non ho la forza di separarmi da te.
David non parve pensare che quella risposta fosse sciocca, o frutto di esaltazione; si sporse semplicemente in avanti e diede al conducente l'indirizzo di casa sua, poi si appoggi all'indietro e cinse Gregg col braccio, solo per confortarla, senza tentare nessun approccio. Lei sent improvvisamente di avergli detto qualcosa di romantico e di importante.
Non aveva mai visto un appartamento come quello. Aveva sempre pensato che, dando un'occhiata a una casa, si potesse dire di pi sul conto del proprietario che dopo un'ora di conversazione. C' chi non si cura affatto della propria casa, e c' chi se ne cura ma non ha nulla da aggiungervi. L'appartamento di David doveva contenere pi di mille libri. Libri negli alti scaffali che ricoprivano un'intera parete del soggiorno, libri sparsi sopra ogni sedia della stanza. Almeno una dozzina di copioni sul tavolo rotondo da pranzo. Una grossa cesta piena di riviste sul pavimento, accanto al tavolo. David l'aiut a togliersi la giacca, e con la giacca ancora in mano si avvicin al grammofono e l'avvi. Gregg not allora i dischi: un lungo scaffale pieno di lp.
In fondo alla stanza, tra gli scaffali dei libri, c'era un caminetto all'antica con la mensola di marmo nero scolpito. Era un camino molto usato, col parafuoco e gli attrezzi anneriti, e ceppi che aspettavano di venir bruciati tra i carboni. David appese la giacca nell'armadio e s'inginocchi per attizzare le braci. Davanti al caminetto stava un lungo divano nero. Gregg immagin David Wilder Savage seduto su quel divano al buio, intento a fissare le fiamme, e le apparve pi satanico che mai.
Un cognac?
S, volentieri.
David port una bottiglia di cognac e due bicchieri sul tavolino davanti al divano, e le sedette accanto. Sul grammofono c'era un pezzo di musica classica, che Gregg non aveva mai sentito; David aveva alzato il volume come se desiderasse davvero ascoltarlo, non per creare lo sfondo musicale a una scena di seduzione.
Hai letto davvero tutti quei libri? gli chiese indicandoli.
S.
E quelle riviste? E i copioni?
Tutto. Sono sempre alla ricerca di qualcosa.
Su un tavolino laterale, accanto a una poltrona, non c'erano libri, ma una grande fotografia con una cornice d'argento: due uomini su una barca a vela sorridevano stringendo gli occhi per il sole, entrambi in camicia sportiva e pantaloni bianchi, in piedi, l'uno col braccio sulle spalle dell'altro. Gregg si alz e si avvicin al tavolino. Uno degli uomini era David, pi giovane di parecchi anni, con la faccia pi morbida, meno decisa; l'altro era un bel giovanotto dall'aria intelligente e dalla corporatura robusta da giocatore di tennis.
Chi  quello?
Gordon McKay.
Oh... fece lei. L'autore dello spettacolo che  andato in scena qualche tempo fa.
Precisamente. La voce gli si era indurita, quasi volesse controllarne il tono.
Gregg non sapeva cosa aggiungere. Non poteva dire: mi dispiace che il tuo amico sia morto. N: mi dispiace che lo spettacolo sia stato un fiasco. In qualche modo intuiva che se avesse detto una cosa del genere avrebbe distrutto all'istante l'intimit che si era creata tra lei e David.
Mi dispiace di non essere riuscita a vedere lo spettacolo, disse infine.
Ancora un po' di cognac? chiese lui, e le riemp il bicchiere senza aspettare la risposta.
Gregg si ricord che una volta Tony aveva detto qualcosa a proposito di David Wilder Savage e Gordon McKay, una frase piena di disprezzo, una di quelle frasi che le persone fallite dicono parlando di quelli che hanno avuto successo. Un'insinuazione capace di trasformare in calunnia il pettegolezzo. Cosa aveva detto? Ah, s... Nessuno sa con certezza se fossero innamorati l'uno dell'altro. Ma ora staremo a vedere se lui sar capace di mettere in scena un altro successo, o se l'ispirazione l'ha abbandonato del tutto. Era la cosa peggiore che avesse sentito dire sul conto di David Wilder Savage; gli altri compagni di corso, di solito, discutevano il suo talento drammatico e la sua fama di dongiovanni. Perch la gente, parlando di due uomini, doveva dire che erano innamorati, quando invece si volevano bene e basta? Perch non capiva che cosa rara e meravigliosa sia l'intimit, senza cercare di insozzarla? Si accorse improvvisamente che il mondo era pieno di gente crudele e stupida come Tony, come la sua famiglia, come la lunga, lunghissima sfilza di ragazze con cui era andata a scuola, di ragazzi che le avevano messo le mani addosso... tutti isolati, chiusi in se stessi, meschini, gente che aveva paura di amare.
Come sonnambula si riaccost al divano dove David sedeva immobile. La stanza era buia; la luce rossastra delle fiamme rischiarava il tessuto del divano facendolo sembrare al tempo stesso rosso e nero e faceva scintillare il bicchiere di cognac come una gemma. Gli sfior il volto.
Lui non la tir gi per farla sdraiare accanto a s, ma si alz con uno scatto rapido, la circond con le braccia e la trasse con s sul divano. Al primo bacio, Gregg prov una leggera sorpresa, come le capitava con chiunque, perch la forma della bocca non le sembrava mai connessa alla sensazione provocata dal bacio stesso. Con David, si meravigli che una bocca cos crudele fosse capace di tanto calore e tanta delicatezza.
Hai la bocca pi morbida di tutta la storia universale, mormor lui.
Anche tu.
La stava svestendo senza mai toglierle le labbra dalla bocca e dal viso, come se le mani fossero state staccate da lui e dal suo amplesso. Fu colta per un attimo dall'antica diffidenza, pensando: oh, come ci sa fare! Deve aver avuto centinaia di donne... Poi le mani non furono pi qualcosa di autonomo, e lei fu grata dell'esperienza che possedevano, come di un dono riservato a lei sola. Allora fu presa dal terrore di restare incinta, e odi la propria voce infantile, spaventata e rotta dalla passione, costretta a fare quella maledetta domanda che la faceva precipitare gi dalle nuvole.
Hai qualcosa?
Tu no?
Non pensavo...
Va bene... Nei pochi istanti che lui rimase lontano Gregg chiuse gli occhi, tremante e stordita, poi David torn e la prese tra le braccia. Sentiva la pelle fresca di lui e il tepore del fuoco come se tutto si svolgesse in un sogno colmo di piacere che assomigliava a dolore, e le solite, eterne parole d'oscena richiesta che suonavano come parole d'amore sulla bocca di lui. Gliele diceva e lei gliele ripeteva di rimando, entrambi con urgenza, entrambi con gli occhi spalancati a frugare il volto dell'altro, tremanti, fino all'ultimo istante, quando la passione li divise.
Lui non si ritrasse, dopo, n la lasci andare, ma la tenne tra le braccia, fissandola ancora negli occhi. La musica era terminata da un pezzo e la stanza era silenziosa, a parte il fruscio della puntina contro l'ultimo solco del disco, dimenticato e solo. Gregg lo stringeva tra le braccia come se stavolta fosse lui il bimbo e lei la donna, e gli scompigliava i capelli, desiderando di restare cos in eterno.
Infine lui si scost.
Questo maledetto affare, disse, tra il divertito e l'infastidito. Non lo usavo pi da quando avevo sedici anni.
Stai parlando della frazione di millimetro che sta tra me e l'asilo per le ragazze madri.
Be', la prossima volta contribuirai tu.
Cosa pretendevi? Credi che vada a ogni festa preparata a un'eventualit del genere?
 il nostro primo litigio?
Dall'ombra alle loro spalle squill il telefono, con un trillo smorzato. Lei guard l'orologio. Mio Dio! Ti chiamano alle due del mattino?
David si alz. Bevi il tuo cognac, disse affettuosamente arruffandole i capelli, e and a rispondere al telefono.
Rimasta sola, sorrise fissando il fuoco, sentendo in gola l'amaro bruciante del cognac e la lieve ruvidit della tappezzeria del divano contro le gambe nude. Sentiva David ridere per qualcosa che stava dicendo la persona all'altro capo del filo, e le giungevano a tratti esclamazioni divertite. Fin il cognac e si alz languidamente, stordita dall'amplesso e dalla penombra discreta della stanza calda. Si avvicin al grammofono e gir il disco, abbassando il volume per non disturbare la telefonata di David. C'era un portacenere colmo sul davanzale della finestra; lo prese e lo port in cucina per vuotarlo. Sentiva ancora la voce di lui al telefono, virile, allegra, disinvolta; ripens com'era quando aveva parlato a lei, mentre facevano l'amore. Quella voce era risuonata per lei, in quel momento, per lei sola. Non ricordava di essersi mai sentita cos appagata.
Si chiese se la finestra della cucina mancava di tende perch David ne era sprovvisto, o se fossero in lavanderia. Forse non aveva pensato alle tende: uno scapolo assillato dal lavoro come lui non sapeva neppure che certe cose esistevano. Come sarebbe rimasto sorpreso se gli avesse confezionato le tendine! Domani avrebbe comprato un po' di stoffa...
Nel soggiorno, rimase a osservare il fuoco che moriva lentamente e il livello del cognac che calava nella bottiglia mentre David continuava a parlare con chiss chi all'altro capo della linea. Dal tono, sembrava una conversazione d'affari, e non se ne sorprendeva perch la gente di teatro rimane alzata fino a ore impossibili. Il suo orologio da polso segnava le due e venticinque. Il pensiero d'essere l con lui, nell'intimit, ad aspettarlo nell'ombra, le dava un certo orgoglio.
D'accordo, allora, fece lui. Ciao. Grazie della telefonata. Vedrai che andr tutto bene. Riattacc il ricevitore ed eccolo di ritorno, fermo accanto al divano dov'era seduta Gregg. Lei lo guard.
Credo di amarti, gli disse.
David le sorrise teneramente e si chin a baciarle la fronte.
Ti amo davvero, ripet Gregg.
Lui la riprese fra le braccia.

6.

Barbara Lemont, lasciando gli uffici della Fabian alle cinque, sost un momento nel buio oltre la porta girevole e aspett che la folla di ragazze le passasse accanto riversandosi nella notte, disperdendosi verso gli autobus, le metropolitane, i treni. Era una sera di fine febbraio, con un'aria stranamente dolce, come di falsa primavera. Le vetrine dei negozi di Rockefeller Plaza scintillavano. Barbara si incammin passandovi accanto lentamente, soffermandosi, guardando all'interno, immaginando che un qualche riccone volesse offrirle uno degli oggetti esposti. Era febbraio, e nel pomeriggio Barbara aveva battuto a macchina del materiale per il numero di giugno di America's Woman, dedicato ai matrimoni. Tutte le spose delle fotografie sembravano cos giovani, cos eteree; veniva da chiedersi quale esistenza avessero condotto e chi fosse l'uomo amato che stavano per sposare, mentre non si trattava che di modelle. La bionda in copertina, con le margherite tra i capelli e uno sguardo di gioia infantile negli occhi, si era appena separata dal marito e la settimana prima che venisse scattata la fotografia aveva mandato all'aria tutta la tabella delle riprese fotografiche perch era dovuta restare a letto per i postumi di un aborto. Lo sguardo che aveva in copertina forse era un facsimile di quello che l'aveva illuminata il giorno del matrimonio e, nonostante in seguito tutto fosse andato a rotoli, la modella si ricordava ancora di quanto era diverso. Come me, pensava Barbara.
Quel mattino si era alzata a fatica, sotto l'impressione di qualcosa che non voleva ricordare, raggomitolandosi sotto le coperte come un animale nella sua comoda tana, fino a che gli strilli della bambina, prigioniera nel lettino, l'avevano costretta ad alzarsi. Poi si era ricordata, e tutto sommato non c'era nulla di tragico. Era l'anniversario del suo matrimonio.
Tre anni: un vero record, per una ragazza della sua et. Le colleghe d'ufficio, per la maggior parte, non erano sposate, o per lo meno non da tre anni. Le amiche sposate, ex compagne di scuola, Barbara non le frequentava pi. Le aveva sentite al telefono ogni tanto, dopo il divorzio; a volte le dicevano: Se esci con qualcuno, perch non venite a trovarci una sera? Barbara ringraziava e se ne guardava bene. Aveva scoperto che non si poteva invitare un ragazzo a passare la serata con una coppia sposata: spariva, terrorizzato. Annusava la trappola, sia pure una trappola immaginaria, e si metteva in testa che gli si volessero mostrare le gioie del matrimonio. Barbara s'inseriva con grande abilit nella conversazione di due coniugi, c'era talmente abituata che a volte, nel bel mezzo di una discussione su ricette di cucina o su problemi domestici (lo so, gli uomini diventano terribili quando trovano un calzino bucato), sollevando gli occhi coglieva sul viso del suo corteggiatore un'espressione che poteva oscillare tra la noia e il panico.
Entr da un fornaio della Sesta Strada per comprare qualche panino al miele per la madre. Fu invogliata ad acquistare anche dei biscotti a forma di animali per la bambina. Avrebbe cercato di insegnare a Hillary a dire coniglio mentre mangiava il biscotto, forse le sarebbe rimasto pi impresso di un coniglio visto in un libro illustrato. Barbara gi da tempo pensava di cambiare il nome della bambina, magari con un diminutivo che potesse sostituire anche a scuola il nome di battesimo. L'aveva chiamata Hillary come la madre del marito, che era morta, e l per l le era parso un gesto affettuoso. Non aveva mai conosciuto la suocera, e ormai non vedeva quasi pi nemmeno il marito; il nome Hillary era diventato solo un ingombro, e neanche le piaceva: serviva solo a ricordarle persone e un'epoca che avevano perduto ogni significato. Era contenta di non avere avuto un maschio, perch in tal caso l'avrebbe chiamato col nome del padre, e quella s sarebbe stata una seccatura.
Era incredibile, pensava, come una cosa che prima si considerava romantica e importante - se non addirittura sacra - potesse finire nel nulla. Se, all'inizio, avesse potuto immaginare che il suo amore per quell'uomo, e ogni fatto significativo della loro vita in comune, era destinato a sparire, a essere dimenticato, il solo pensiero le avrebbe spezzato il cuore. Adesso, invece, ringraziava il suo spirito di adattamento che le aveva permesso di dimenticare. Mac era stato il suo primo corteggiatore alle superiori: il primo appuntamento vero, ben diverso da quelli con i compagni di classe che l'avevano accompagnata a qualche festa. Lei aveva sedici anni, lui venti. Barbara era un po' emozionata all'idea che lui fosse tanto pi grande di lei, ma dopo una serata trascorsa insieme le parve di conoscerlo da sempre. Fu amore a prima vista, come nelle canzoni dei jukebox, nei racconti delle riviste e nelle confidenze notturne tra ragazze, con gli uccellini che cinguettavano e le nuvolette rosa, tutto completamente privo di senso. Barbara non era molto bella, aveva lineamenti comuni; ma era attraente, e quando si innamor sent che doveva esserci qualcosa di particolare nel suo aspetto, dal momento che era riuscita a conquistarsi un premio come Mac. Era il pi bel ragazzo che avesse mai visto e la differenza di et la induceva ad attribuirgli pi intelligenza di quanta ne avesse. Era appena tornato dalla Germania, dopo il servizio militare, e in confronto ai compagni di classe le sembrava un uomo vissuto. Al terzo appuntamento lui si dichiar e, da quella sera, bench non l'avessero detto ai genitori, si considerarono fidanzati.
Essere fidanzati, soprattutto se in segreto, provoca uno stato d'animo strano ed eccitante, quasi staccato dalla realt. Barbara continuava la solita vita, la scuola, lo sport, i compiti, le uscite con le amiche, ma sempre con la sensazione di vivere in sogno. Era fidanzata e doveva sposarsi; era innamorata. Si sentiva fluttuare a dieci metri da terra e non si fermava mai a chiedersi cosa pensava davvero di ci che le stava succedendo. Appena ebbe conseguito il diploma, lei e Mac annunciarono il loro fidanzamento; si sposarono a febbraio e lasciarono New York per raggiungere l'Universit di Stato dell'Ohio, dove Mac doveva terminare i corsi con una borsa di studio per i reduci di guerra. Barbara teneva in ordine la casa, o meglio la stanza, perch si trattava di uno scalcinato appartamentino di una sola camera, con un divano-letto e un traballante tavolino da gioco, quasi sempre ingombro di carte, di libri, e degli avanzi del pasto precedente. Avevano un solo armadio, da cui i vestiti schizzavano fuori come pupazzi a molla ogni volta che si apriva l'anta. Barbara frequentava un college femminile l vicino; cercava di proseguire gli studi e, al tempo stesso, di mandare avanti la casa. Quando cominci a soffrire di nausee al mattino, e spesso anche durante il pomeriggio, lo attribu al fatto di essere una cuoca inesperta, perch anche Mac, nei primi tre mesi, aveva talvolta forti bruciori di stomaco. Poi si rese conto che il suo problema non dipendeva da indigestioni, ma da una causa che avrebbe dovuto intuire al volo.
All'inizio non riusciva a crederci. Per quanto fisicamente perfetta, non poteva convincersi che lei, Barbara Lemont, fosse capace di fare qualcosa di tanto complicato e maturo come concepire un bambino. Avrebbe creato un altro essere umano, una persona che un giorno sarebbe andata all'universit, si sarebbe innamorata e poi sposata, proprio come aveva fatto lei. Incredibile. Lei, che non aveva mai posseduto neppure un cagnolino, sarebbe stata responsabile di un essere umano per almeno quindici anni. La sua incredulit si mut in certezza, quindi in terrore.
Cominci ad apparire goffa e pesante. Era una ragazza bruttina, ma il suo fascino stava proprio nell'aria linda, gentile, e in un che di provocante. Ora che sembrava un grosso ragno, come faceva a essere provocante? Si vergognava di andare alle lezioni, sentendo vagamente che una ragazza di diciotto anni doveva assomigliare alle altre studentesse in gonna e camicetta, non a un gonfio donnone dai piedi piatti.
Le letture richieste dai corsi, che Barbara svolgeva diligentemente, la aiutavano a estraniarsi ma anche a meditare sulla propria sorte. Si perdeva tra le pagine di un romanzo di Thomas Mann, e all'improvviso alzava gli occhi sentendo passare fuori dalla finestra un gruppo chiassoso di studenti e studentesse. Il suo appartamento era al pianterreno, proprio di fronte alla facolt di Mac. Le voci all'esterno commentavano la lezione appena terminata, con discussioni accalorate, condite da un pizzico di civetteria. Andiamo a bere un caff, sentiva dire da uno dei maschi. Vai di fretta? E una voce femminile rispondeva: Ottima idea! Distolta dalla lettura, Barbara si guardava attorno e notava la polvere sotto il divano-letto, i piatti ancora da lavare, gli abiti di Mac ammucchiati a terra in attesa di essere portati in tintoria o di venire ripiegati. Si alzava, sentendosi di nuovo appesantita e sofferente, e metteva da parte il libro. Quando aveva finito di riordinare l'appartamentino, doveva tirar fuori tutto da capo per preparare il pranzo; era incredibile come riusciva a sembrare squallida una casa tanto piccola, soltanto a lasciare in disordine un paio di cose. Intanto, fuori, si faceva buio; Barbara aspettava il ritorno di Mac e si rendeva conto di quanto le mancasse, perch era tutto ci che aveva.
Nessuno dei due si rese conto completamente di ci che stava avvenendo nel loro matrimonio, n seppe come impedirlo. La filosofia di Mac era vivi e lascia vivere, e bench ogni tanto si accorgesse che Barbara era malinconica, non faceva mai domande. Nei giorni di vacanza la portava alle festicciole a base di birra nelle stanze dei compagni d'universit e qualche volta, durante la settimana, andavano alla birreria della facolt, dove gli studenti correvano su e gi fra i tavoli per salutare gli amici e si assiepavano in sei su panche per quattro persone. L'odore della birra versata e delle sigarette semispente la faceva star male. Le ragazze degli amici di Mac erano snelle e spensierate, e lei si sentiva ancora pi impacciata. Se avesse potuto avere qualche conforto - una passeggiata in campagna in una giornata fresca, una donna che venisse a ripulire l'appartamento, un vestito adatto al suo stato, un'amica intima con cui confidarsi - tutto sarebbe andato meglio. N sua madre n il padre di Mac potevano aiutarli economicamente, se non mandando i soldi dell'affitto, e per loro era gi un sacrificio. Barbara aveva atteso a lungo prima di scrivere alla madre che aspettava un bambino.
Dopo un po' di tempo, quando disse che non se la sentiva di andare alla birreria, Mac cominci ad andarci da solo. Era gi tanto raro che si prendesse uno svago, impegnato com'era nello studio, oltre che nel lavoro part-time trovato presso la mensa dell'universit durante il corso estivo. Il lavoro serviva a mettere da parte i soldi per l'ospedale e per le spese che sarebbero venute dopo. Avevano bisogno di una casa pi grande. Quanto a Barbara, non le sembrava nemmeno pi di aspettare un bambino; aveva l'impressione che si trattasse di una tremenda escrescenza, di un tumore, e non desiderava altro se non andare all'ospedale alla fine del nono mese e liberarsene. Persino fare l'amore non era pi un divertimento, e neppure un'evasione. Bisogna tenere al proprio corpo per offrirlo a chi si ama; ma quando ci si sente una mostruosa estranea, l'offerta di questo corpo non pu che essere imbarazzante.
Barbara fu ricoverata all'ospedale per dare alla luce il bambino, e nel giro di una notte tutto cambi. La sera aveva le doglie, urlava e avrebbe voluto trovarsi di nuovo a casa con la madre, il mattino dopo si sent per la prima volta una persona adulta. La prima cosa che vide al risveglio fu la pancia ritornata normale, la propria forma ritrovata. Era Barbara, ma certo, come poteva averlo dimenticato? Vide quindi la testina lanuginosa della sua bimba, il delicato corpicino avvolto in bianche e morbide fasce.
Non aveva la pi pallida idea di quanto si potesse amare un bambino finch non lo prese tra le braccia. Questo era il senso, il significato di tutti quei sacrifici. Come aveva potuto essere cos infantile, cos ignorante, da non accorgersi di tutto l'amore che le si era accumulato dentro? L'amore adesso sgorgava come un fluido nella stanza, facendole salire le lacrime agli occhi. Amava il suo beb, amava Mac; quanto lo amava! L'aveva ignorato per tutti quei mesi, povero tesoro, e lui non si era lamentato n l'aveva rimproverata, mai. L'avrebbe ricompensato di tutto, l'avrebbe reso felice. Avrebbero avuto una casa vera.
Quando usc dall'ospedale si trasferirono in un appartamentino di due stanze, trovato da Mac. Barbara lavor come non aveva mai fatto in vita sua, dimenticando ogni idea di proseguire gli studi. Puliva la casa, preparava le pappe alla bambina e portava a smacchiare tutta la roba di Mac. Si diede lo smalto alle unghie, segu una dieta e lesse riviste femminili per trovare nuove ricette che non costassero molto e piacessero a Mac. A Natale tornarono a casa per la prima volta, con Hillary. Andarono a stare dal padre di Mac; Barbara, Mac e la bambina dormirono nell'antica camera di Mac tra fotografie incorniciate dei compagni di scuola, medaglie delle gare di corsa e vecchi album dimenticati di francobolli. Forse fu la stranezza di loro tre riuniti in quella stanza tutta piena di ricordi del passato, o forse Barbara aveva cambiato troppo tardi il suo atteggiamento; o forse fu solo perch la vita e le responsabilit erano troppo pesanti per le loro spalle, e l'amore era troppo fragile per sostenere tutto...
Senti, Barb, aveva detto Mac, passandosi la punta della lingua sul labbro inferiore e facendo scattare pi volte la lama del suo vecchio coltello a serramanico, trovato il giorno prima nel cassetto del tavolino da notte. Senti, Barb, non so come dirtelo.
Dirmi cosa, tesoro?
Non chiamarmi tesoro! Mi fa sentire anche peggio.
Perch?
Si era alzato, aveva iniziato a passeggiare per la stanza, rabbioso, mettendo gi il piede a ogni passo come se avesse voluto cancellare qualcosa di doloroso scritto sulla sabbia. Non ho intenzione di tornare nell'Ohio.
Be', per me va bene, caro. Io non ci tengo. Possiamo lasciare Hillary a mia madre e tornare laggi a prendere i vestiti e i regali di nozze. Il resto  tutta paccottiglia, lo venderemo...
Non  questo il problema.
E allora qual ?
Mac si batteva la lama contro il pollice e lei lo guardava spaventata. Aveva paura che si tagliasse. Lui aveva storto un poco le labbra, respirando profondamente. Il problema  che non... Aveva esitato, poi, preso il coraggio a due mani, s'era spiegato molto chiaramente. Non voglio tornare nell'Ohio e non voglio nemmeno restare qui con te. Penso che noi due dovremmo stare senza vederci per un po' di tempo.
Cosa? Ma noi siamo sposati!
Non voglio essere sposato. Improvvisamente s'era messo a gridare, il volto contratto dalla paura e dal rimorso. Non voglio essere sposato! Non avremmo mai dovuto sposarci! Mi dispiace, mi dispiace...
Si erano fissati in silenzio, comprendendo finalmente che le parole erano state dette, parole che erano gi vere molto tempo prima di venire pronunciate.
Mi dispiace, aveva ripetuto sottovoce.
Ti prego, non lasciarmi.
 meglio cos per tutti e due.
Lei non avrebbe voluto piangere, ma era scoppiata in singhiozzi isterici; le lacrime le scorrevano sulle guance, le mani le ricadevano rigide lungo i fianchi, non tentava nemmeno di nascondere l'emozione. Non lasciarmi, piangeva. Non lasciarmi! Io ti amo. E mentre singhiozzava e lo scongiurava, in fondo all'anima sapeva che si sarebbe sentita meglio quando lui se ne fosse andato.
Oh, piccola. L'aveva abbracciata accarezzandole i capelli.
Ti amo, gli aveva ripetuto.
Oddio.
 solo perch tutti e due odiamo l'Ohio e quella casa, gli aveva detto, parlando ora con pi calma. Torneremo a New York, troverai un buon impiego, avremo dei soldi. Puoi trasferire la borsa di studio all'Universit di New York.
Ma non capisci? le aveva chiesto lui.
No, non capisco. Siamo sposati. Abbiamo una figlia. Anche se non mi ami pi...
Mac, in quel momento, stava in piedi dandole le spalle, contava del denaro e lo metteva sul tavolo. Quando aveva parlato, la sua voce era fredda. Anch'io ti amo, Barbara. Non so quel che non va in me. Dovrei forse consultare uno psichiatra. O non avrei mai dovuto sposarmi, o non avresti dovuto sposarti tu. Oppure, non avremmo dovuto sposarci noi due.
Le era passato accanto in fretta, evitando la mano che lei aveva teso per toccarlo. Ti mander dei soldi, aveva detto, e se n'era andato.
Il giorno dopo Barbara e Hillary si erano trasferite nella casa della madre di lei. Barbara non sapeva dove raggiungere Mac, e l'attesa fu un incubo che dur un paio di settimane. Poi l'incubo si spezz, come una febbre. Barbara si sent stranamente sollevata e cominci a chiedersi cosa ne sarebbe stato di lei, ora.
Si rividero dall'avvocato, il giorno in cui ottennero il divorzio, e Mac non aveva il coraggio di guardarla. Una volta sola alz gli occhi, come se la vedesse per la prima volta, e disse: Sei bellissima. Non ti ho mai vista con quel vestito.
Grazie, gli rispose gentilmente, come fosse stato un estraneo.
Bellissima, ripet Mac.
Furono quelle le ultime parole che si dissero come marito e moglie. A Barbara tornavano in mente ora, come le accadeva spesso, mentre percorreva l'ultimo tratto di strada verso l'appartamentino che divideva con la madre e la bambina. S, pensava, dovrei cambiare nome alla piccola. Forse Barbara andrebbe bene, oppure potrei chiamarla col nome di mia madre. Ma poi pens: chi voglio prendere in giro? e inaspettatamente la gola le si chiuse. Non cambier mai il nome della mia bambina,  l'unica cosa che mi resti di lui.  troppo tardi... Per tutto il tempo non ho fatto che pensare a me stessa, sentirmi confusa e abbattuta, non mi passava neanche per la mente che Mac potesse provare le stesse sensazioni. Nessuno di noi due capiva se stesso o l'altro. Perch ci siamo sposati?  stato come prendersi per mano e saltar gi dal tetto di una casa; credevamo forse che fosse pi facile perch ci tenevamo per mano? Ormai  troppo tardi...
Nessuno dei due si era risposato, ma nessuno dei due desiderava rivedere l'altro. Si incontravano una volta al mese, quando Mac veniva a trovare Hillary. Chiacchieravano della bambina fino a che non restava pi nulla da dire, poi scambiavano qualche frase convenzionale, e infine lui se ne andava. Appena uscito Mac, Barbara ne sentiva la mancanza, e tuttavia sapeva che non era la perdita di lui a farla soffrire. Era qualcos'altro, qualcosa di indefinibile. La vita diversa, la felicit di cui avevano goduto per cos breve tempo, la seconda possibilit che nessuno dei due aveva voluto concedere all'altro, l'infanzia che si era trasformata in maturit senza il periodo intermedio. Un periodo che era stato ristabilito ora che lei era troppo cambiata e troppo seria.
Quando saliva le scale di casa cominciava a sentirsi soffocare. Chiamava il suo appartamento la Casa delle Donne, perch dappertutto era evidente la mancanza di una presenza maschile. La madre, vedova. Lei, divorziata. Hillary, be', sarebbe diventata una ragazza, tanto per completare il cerchio. Quanto ai vicini... c'erano i due signori anziani che dividevano quell'uno-e-mezzo in fondo all'atrio, e pi che uomini sembravano due simpatiche vecchiette. Una volta un suo amico aveva commentato che quei due vivevano insieme in un appartamento minuscolo perch cos facevano meno fatica a darsi la caccia. Poi c'era quel giovanotto strano, studiosissimo, che abitava alla porta accanto con la madre disabile. Una volta Barbara s'era trovata sola con lui nell'ascensore e il ragazzo l'aveva fissata con un tale odio negli occhi che lei si era spaventata. Infine c'era April Morrison. April per lo meno era normale, e che sollievo ascoltare il suo rassicurante accento del Colorado e i divertenti faux pas che la facevano arrossire appena si rendeva conto di quel che aveva detto o fatto! Quanto a lei, la aspettava un'altra serata davanti alla televisione, in attesa che venisse l'ora di andare a letto. E aveva pensato che il matrimonio fosse noioso!
Gli strepiti della televisione l'accolsero gi prima di varcare la sottile porta d'ingresso. Apr con la chiave e pos i pacchetti sul tavolo da pranzo. La madre stava in poltrona davanti allo schermo, avvolta in una vestaglia imbottita. Trascorreva intere giornate seduta l, spesso senza mettere piede fuori casa e dandosi raramente la pena di vestirsi.
Ciao, mami.
Vieni a sederti, c' un film bellissimo, disse la madre a mo' di saluto. Lifeboat. Ce lo siamo perso quando lo davano nei cinema qui vicino.
Ho portato i panini al miele, disse Barbara.
Brava la mia bambina.
Li mangeremo come dolce. Cosa c' per cena?
Oh, non sono andata a fare la spesa, oggi. Non mi sentivo bene.
Cosa ti senti?
Non lo so. Avevo un po' di mal di stomaco. Niente di grave.
Hai chiamato il dottore?
Era una cosa da niente.
Cos'hai fatto tutto il giorno? domand Barbara, immaginando gi la risposta.
La madre si strinse nelle spalle. Cosa faccio di solito? Sei rimasta seduta a guardare la televisione. Stamattina, quando sono uscita per andare in ufficio, eri gi inchiodata davanti al Breakfast Club. Poi ti sei vista tutte le soap opera e i quiz del pomeriggio e il film delle cinque. Probabilmente hai guardato anche i programmi per bambini. E ti lamenti di avere mal di stomaco! Sai perch ce l'hai?
Perch?
Perch te ne stai seduta in poltrona tutto il giorno, ecco perch. Dovresti uscire a fare due passi.
Due passi? Dove vuoi che vada?
Va' a trovare un'amica.
La signora Oliphant  stata un po' qui, oggi. Ha guardato la televisione con me. Poi ha portato a spasso la bambina. Va pazza per Hillary.
Vado da lei. Barbara and in camera da letto. Era la sua stanzetta, prima del matrimonio, e ora la divideva con la bambina; c'erano il lettino, un altro armadio, un fasciatoio e un assortimento di animali di pezza, pupazzi e bambole. Hillary era gi a letto, col pigiamino celeste. Si sollev vedendo la madre e cerc di arrampicarsi sulla sponda. Barbara la tir su dal letto e la baci.
Ciao, tesoro. Come sta la mia piccolina? Come sta il mio angelo?
Si chin prendendo Hillary per mano, e si avviarono insieme verso il soggiorno. La madre stava seguendo interessatissima uno spot pubblicitario. Barbara prosegu per la cucina; alz di peso la bimba e la mise a sedere sullo scolatoio del lavello, poi cominci a parlarle.
Ora tu stai a guardare mentre preparo la cena, eh? E io ti racconto quello che ho fatto oggi. Oggi abbiamo lavorato per il numero dedicato alle spose, quello di giugno, ti ricordi? Ah,  stato divertente, hanno fatto le fotografie alle modelle sulla terrazza, in camicia da notte bianca trasparente e vestaglia - con il cielo sullo sfondo, una cosa molto romantica - e il fotografo ha dovuto usare un filtro perch non si vedesse la pelle d'oca.
La piccola sedeva seria seria sull'orlo del lavello, con le gambette grassocce stese in fuori, mordicchiando un pezzo di pane, cullata dalla voce gentile della madre.
Be', ho paura che ci tocchino ravioli in scatola anche stasera. Non c' altro, perch la nonna non  andata a fare la spesa. Ti piacciono i ravioli, vero, tesoro? Sai, credo che a giugno mi daranno un altro aumento. L'ho chiesto. La mia capoufficio ha detto che sono l'unica ragazza l dentro che ha il fegato di chiedere l'aumento estivo un mese dopo aver ricevuto quello di capodanno, ma sorrideva mentre lo diceva, quindi lo sa anche lei che quello del mese scorso era troppo piccolo. Proprio ridicolo, sai. Cinque dollari al mese. Lo sai quanto fa alla settimana?
La bambina, confortata dalla sicurezza di quella voce che conosceva cos bene e dalle parole che non capiva, si rannicchi e si addorment, col pollice in bocca. Il pezzetto di pane, umido e mangiucchiato, cadde a terra. Barbara la guard e si strinse nelle spalle, sorridendo amorevolmente. Prese in braccio la piccola e la port nel lettino. Nel soggiorno, la madre continuava a guardare la televisione avvolta nel fumo di una sigaretta.
Barbara torn in cucina e cominci ad aprire qualche barattolo, ascoltando il suono smorzato delle voci che giungevano dall'altra stanza, voci che non potevano rispondere, che parlavano a una donna la quale, per una ragione sconosciuta, non si curava pi di avere qualcuno che le desse ascolto. Barbara percepiva il suono dell'orologio della cucina, il ticchettio di un cucchiaio che batteva contro l'orlo di una pentola. Sentiva una voce che le parlava nel cervello, e sapeva che era la propria voce: parlava a se stessa. Parlami, diceva la voce. Parlami, per favore.
Mi piacerebbe, disse a voce alta.
In questa casa non mi parla mai nessuno.
Lo so. Neanche a me.
Scommetto che la mamma ha fatto una bella chiacchierata con la signora Oliphant, oggi pomeriggio, diceva la voce. La signora Oliphant avr detto:  un peccato che Barbara non si sia risposata.  una ragazza cos carina. Oh, avr risposto la mamma, non le mancano certo le richieste. Ma, per ora, non ci tiene. Quando se la sentir, far la sua scelta. Oh, ne sono certa, avr risposto la signora Oliphant, ne sono certa.
Decine di pretendenti, rincar Barbara. E tutti con serie proposte di matrimonio. Il diavolo mi porti, se ce n' uno.
Poi la signora Oliphant se n' andata e ha incontrato un'amica, continu la voce. E l'amica ha detto: Come sta Barbara? E la signora Oliphant le ha risposto: Non credo che sia molto felice. Scommetto che adesso si  pentita di essersi lasciata sfuggire quel bravo ragazzo di Mac Lemont. Scommetto che vorrebbe riprenderselo.
Mi pare di sentirla, disse Barbara.
E lo vorresti davvero? domand la voce. Vorresti riprendertelo?
Piantala di seccarmi, fece Barbara.
Lo vorresti?
No. Vorrei solo... qualcuno con cui parlare. Qualcuno che mi parlasse. Qualcuno che mi stesse a cuore. E lo trover, cos dovrai tacere per forza. Vedrai se non lo trover, e prima di quel che credi.
Tanto per usare la tua frase elegante, la schern la voce, il diavolo mi porti se lo troverai.

7.

In giugno venne un'ondata di caldo precoce. Vampate di calore si sollevavano dall'asfalto molle e nei ristoranti i clienti protestavano a voce alta: Ehi, ma quand' che vi deciderete a far funzionare l'aria condizionata? Nelle stanze luminose e refrigerate artificialmente della casa editrice Fabian la vita continuava come al solito. Mike Rice e Caroline avevano preso l'abitudine di incontrarsi alle cinque nel corridoio, di salutarsi con un cenno, di separarsi per ritrovarsi pi tardi in un piccolo bar della Terza Strada. Era difficile tenere un segreto in ufficio. Per esempio, tutti sapevano che la signorina Farrow aveva una relazione con uno dei vice-presidenti, tutti tranne Mary Agnes, che lo sapeva ma si ostinava a non crederci. Mary Agnes, che pure era il numero uno in fatto di pettegolezzi, non voleva ammettere che le persone lo facessero. Sogghignava con aria scandalizzata, ma in fondo aveva sempre qualche riserva, forse perch le vicende sessuali degli altri erano assai diverse da quelle che la sua morale contemplava. Brenda si era sposata, e una settimana prima delle nozze c'era stata una festicciola tra colleghe: le ragazze avevano messo un dollaro a testa per il regalo, e un solo whisky sour al bar di sotto era bastato per dare un po' alla testa a tutte. Dopo la luna di miele, Brenda aveva portato in ufficio un grosso album di fotografie in cuoio bianco con la scritta: Il nostro matrimonio, e aveva insistito perch tutte le impiegate del piano lo sfogliassero e facessero i complimenti del caso. Avevo ragione, non pot fare a meno di pensare Caroline, suo marito ha proprio una faccia da alce.
Grazie all'interessamento del signor Shalimar, Caroline aveva ricevuto un aumento settimanale di dieci dollari e la nomina a lettrice. Si era subito trasferita in casa di Gregg. Era soddisfattissima della sistemazione: poteva godersi l'appartamento quasi tutto da sola, perch Gregg era sempre fuori con David Wilder Savage, e di solito rincasava verso le tre del mattino. David aveva una regola: non permetteva mai a una ragazza di passare la notte intera in casa sua.
Come mai? aveva chiesto Caroline a Gregg. Ha paura che lo scopra la donna delle pulizie?
Gli piace star solo, di tanto in tanto, aveva risposto Gregg.  un lupo solitario.
E tu sei la sua preda, pensava Caroline, ma non aveva detto nulla. Quella faccenda non le andava completamente a genio. Non che fosse una puritana, nonostante la rigida educazione e tutte le bugie virtuose che lei e le compagne di studi si erano raccontate sulla loro vita privata. Ma sentiva con certezza che David Wilder Savage non amava Gregg, sebbene a Gregg piacesse illudersi. Prima di tutto, non le aveva mai detto di amarla. E poi, in fondo, non bisognava dimenticare la sua reputazione. Perch mai un uomo cos, che aveva tutto quel che voleva eccetto un cuore, doveva intenerirsi per una ragazza come Gregg? Non veniva mai a prenderla o a riaccompagnarla, le dava solo appuntamenti in ufficio o al ristorante. Alle tre del mattino l'accompagnava in strada e la metteva sul taxi. Era affetto, questo? D'altra parte, telefonava a Gregg ogni giorno e la vedeva quasi tutte le sere, dunque almeno questo era una specie di affetto.
Certe persone sembrano nate per soffrire, disse a Mike una sera. Non hanno nemmeno bisogno di cercarseli, i guai. Gregg  una di queste, e guarda con chi si  andata a mettere!
Non credi che se lo sia scelto apposta?
Per soffrire? Non certamente Gregg.
Non ti pare che avrebbe dovuto evitarlo?
David Wilder Savage? Perfino io avrei fatto fatica a evitarlo.
Lo conosci?
L'ho visto due volte. Ero con Gregg, stavamo bevendo qualcosa in un ristorante in attesa che arrivasse all'appuntamento. Quando ti parla, ti fa sentire come se fossi l'unica donna al mondo.
Andresti a letto con lui? le chiese tranquillamente Mike, incuriosito.
Mike! Io non penso a questo, quando conosco un uomo.
Perch no?
Be', le ragazze non ci pensano.
Certo che ci pensano, fece Mike, scolandosi il suo ottavo o nono whisky. Le donne sono uguali agli uomini, solo che non vogliono ammetterlo con se stesse. Noi uomini, quando vediamo una bella ragazza che cammina per la strada, o la incontriamo da qualche parte, pensiamo: Mi piacerebbe andare a letto con quella ragazza.  una semplice constatazione, senza nessuno scopo preciso. Alla fine magari non cerchiamo neanche di attaccare discorso. Ma se non altro ammettiamo i nostri sentimenti.
Perch bevi tanto? chiese Caroline.
Stai cercando di cambiare argomento?
Forse non  un argomento tanto diverso. Non ci credo che uno possa bere cos tanto solo perch gli piace il sapore.
Hai ragione, rispose lui allegramente.
Sto qui seduta a osservarti, sera dopo sera. Tu bevi e parli senza mai dar segno di essere ubriaco, poi all'improvviso ti alzi e cammini come se stessi per finire lungo disteso.
Mi piace il whisky, lo preferisco alle persone.
Perch?
Semplicissimo. Niente problemi, niente responsabilit, niente rimproveri. Prendi tu e io, per esempio. Stamattina mi sono svegliato, e come sempre mi sono messo a pensarti. E tutt'a un tratto ho capito di essere innamorato di te.
Lo disse con tanta disinvoltura, con quel suo volto inespressivo, che a Caroline occorse qualche momento per rendersi conto di ci che aveva detto. Rimase senza fiato. Mike stava seduto l tranquillo con un altro whisky davanti, senza attendere una risposta, senza chiedere se lei lo ricambiasse, avendo espresso un semplice commento che poteva o non poteva avere importanza per entrambi. Caroline era commossa e cap quanta fiducia le ispirava. Si sarebbe preoccupato lui di tutto, sarebbe andato tutto bene.
Cos'hai fatto, allora? sussurr.
Sono sceso dal letto e ho cercato un asciugamano, poi sono tornato a letto e ho pensato a te ancora un po'.
Oh, Mike, sei terribile, terribile! Che modo di parlare! E tuttavia era ancora commossa, nonostante l'imbarazzo.
Vorrei avere una relazione con te. Ma penso che rovinerebbe la tua esistenza. Aveva posato il bicchiere, ora, e si chinava verso di lei, fissandola assorto. Non la tocc. Perch non intrecciamo una relazione strana, un'avventura amorosa intima, tutta nostra? Un amore spirituale, fatto solo d'immaginazione.
In che senso? Non capisco.
Ci diremo tutto ci che pensiamo. Saremo assolutamente sinceri l'uno con l'altra. Io ti dir tutto quello che voglio farti, e tu mi dirai tutto quello che vuoi fare a me. Ci ameremo con il cuore. Adesso hai capito?
Ma perch? chiese Caroline.
Perch io ho i miei problemi e la mia bottiglia, e tu hai la tua giovinezza e il tuo futuro. Non c' possibilit di scambio, Caroline, il danno  tutto per te e il guadagno tutto per me.
Io penso a te quasi di continuo, disse Caroline in tono sommesso. Penso a tutte le cose che voglio dirti, e ricordo quello che mi hai detto tu. Mi sta molto a cuore tutto ci che ti accade.
Ti avevo messo in guardia molto tempo fa, ricordi?
Oh, s. Caroline rise. La sera di quell'orribile appuntamento combinato... come si chiamava quel tizio? Alvin Wiggs.
Mike sorrise. Che fine ha fatto?
Ha sposato una brava ragazza. Finiscono tutti cos, lo sai.
Lentamente le loro mani si mossero sul piano del tavolino e s'incontrarono. Lui gliela strinse gentilmente, carezzandole la punta delle dita col pollice. Non sposare un imbecille, disse. Non lasciarti intrappolare da qualche bravo ragazzo che la tua famiglia ti metter davanti. Tu hai cervello, hai un futuro. Sposa soltanto qualcuno che adori, del quale non puoi fare a meno. Ma soprattutto, sposa soltanto un uomo che rispetti. Se ti sposi con uno che non rispetti abbastanza, ne morirai.
Caroline pens a Eddie, in quel momento, e prov una fitta al cuore, ma non tolse la mano da quella di Mike. Era una mano confortevole. Voleva che lui le stesse vicino. Ho conosciuto un uomo cos, una volta, disse. Ora  sposato. Non so se prover mai pi gli stessi sentimenti per qualcuno...
Aspettalo, disse Mike. Non c' fretta. Hai tanto, tanto tempo davanti a te. Magari avessi potuto sposarti io!
Tu?
Oh, vent'anni fa, quando avevo la tua et. Ma eri appena nata, allora. Che coppia saremmo stati! Ora sono diverso, c' tutta una vita fra te e me. Continuiamo a prendere decisioni, ogni giorno, un po' senza pensarci, un po' contro la nostra stessa volont. Se non ci ribelliamo, se consentiamo a noi stessi di cambiare e di lasciarci cambiare, una volta iniziato il processo ci troviamo a dover fare altre cose, e altre ancora, fino a che la persona che volevamo essere  cos lontana che la ricordiamo appena, come una creatura amata ma estranea.
 orribile, mormor Caroline. Non voglio che succeda anche a me.
Mike tacque per qualche minuto, poi sollev la mano di lei e la baci delicatamente. Ho paura per te, disse. Sei troppo in gamba, troppo carina, vuoi troppo. Sai, da qualche parte in Italia c' un muro coperto di frammenti di penne e di grumi di sangue perch ogni anno migliaia e migliaia di uccelli ci si lanciano contro e rimangono uccisi. Perch lo fanno? Non si sa. Vuoi sapere chi ha fortuna nella vita? Le Mary Agnes di questo mondo. Mary Agnes si  gi programmata tutta la vita: sposarsi nel giugno prossimo, mettere dei soldi da parte, tirare avanti nel suo impiego, non chiedere alla vita pi di tanto.  un misero prodotto dell'ammaestramento, dell'ignoranza e dell'abitudine, ed  pi dritta di tutte quante voi.
Anch'io avevo dei progetti cos, una volta, osserv Caroline.
Be', forse a tutti capita l'occasione di essere una Mary Agnes. Tu l'hai persa e buonanotte, ora sei in alto mare. Ma vedi, se fossi una vera Mary Agnes, troveresti una seconda occasione, anche se non fosse buona come la prima.
Ma se  proprio quello che mi hai appena detto di non fare! ribatt Caroline.
Sono sbronzo, fece Mike. Si alz. Andiamo, ti accompagno a casa.
La riaccompagn e si ferm per un attimo ai piedi della scaletta esterna. Pensa alla nostra relazione, disse.
Va bene.
Mike guard l'orologio. Sono le undici. Per le undici e mezzo sar in albergo e a letto. Mi metter a pensare a te. Tu penserai a me?
S, promise lei.
Pensami dalle undici e mezzo a mezzanotte. E domani, quando ci vedremo, mi dirai cosa hai pensato e cosa hai fatto.
Cosa dovrei fare? chiese lei incuriosita.
Quello che vuoi, disse lui con aria molto solenne. Poi le sfior le labbra in segno di saluto e si allontan rapidamente nell'oscurit.
Di sopra, nel soggiorno, Caroline si mise in pigiama e bevve un bicchiere di latte. Tenne l'orologio al polso, consultandolo di tanto in tanto mentre sedeva sul bordo del divano-letto. Deve essere a casa, ormai, pensava; in quello squallido albergo dove Mary Agnes ha detto che abita. Forse si  fermato al bar per un ultimo bicchierino. Caroline non aveva sonno e decise di aspettare Gregg; nel frattempo poteva leggere una rivista, ascoltare la radio o fare un bagno. Aveva promesso di pensare a Mike, in verit, ma cosa poteva pensare? Nessuno le aveva mai chiesto di essere ricordato a un'ora stabilita, e cos all'improvviso la cosa appariva difficile. Era pi facile pensare a se stessa.
Lo amava? No, non come aveva amato Eddie, o qualche altro ragazzo. La affascinava; pensava che sarebbe stata felice se avesse potuto innamorarsene, nonostante gli ammonimenti di lui. Non conosceva nessun altro che sapesse comprendere cos bene i suoi pensieri. Mike aveva il dono di leggerle in fondo al cuore, e non solo vedeva quel che la turbava, ma sapeva darle anche la risposta. Le sembrava di risentire la sua voce mentre diceva: Ho capito di essere innamorato di te. Ripet a se stessa quelle parole, pi e pi volte, trovandole eccitanti e rassicuranti a un tempo. Se avesse potuto amare Mike, nella sua vita sarebbe entrato qualcosa di emozionante, lo sapeva, e al solo pensarci si sentiva gi un po' innamorata.
Con un altro non avrebbe mai osato pensare - meno che mai tentare - di innamorarsene; ma con lui si sentiva coccolata e protetta. Mike era pi grande di lei, era comprensivo, non l'avrebbe mai abbandonata come aveva fatto Eddie. Non l'avrebbe mai sposata, naturalmente, ma lei era cos giovane, solo vent'anni, e aveva tanto tempo davanti a s prima di pensare seriamente al matrimonio. Era un sollievo rimandare tutto, provare emozioni e sentimenti nuovi senza doversi preoccupare di un legame definitivo.
Non aveva mai pensato a Mike dal punto di vista fisico, non riusciva nemmeno a figurarselo nell'atto di baciarla sulla bocca. Ma era stimolata e quasi sfidata dal pensiero di lui come individuo, come compagno, come amico diletto e come amante su un piano di cui cominciava appena a intuire l'esistenza. Di tutto questo non poteva parlare con Gregg o con April. Non avrebbero capito. Del resto, neanche lei era certa di capire fino in fondo.
Era mezzanotte. Non aveva pi voglia di aspettare Gregg, ormai, voleva mettersi a letto subito e tenere per s tutti i suoi pensieri. L'idea di dover chiacchierare di sciocchezze, sia pure con un'amica intima come Gregg, le pareva in quel momento un'imposizione gravosa. Spense la luce e si raggomitol nel letto scomodo; ben presto si trov a sognare Mike, senza capire bene se fosse sveglia o dormisse.
Da quella sera le divenne sempre pi facile perdersi in quel gioco, o in quella relazione, come Mike si ostinava a chiamarla. Ben presto, l'idea di richiamare alla mente l'immagine di lui a un'ora stabilita non le parve affatto bizzarra. Se una sera Mike dimenticava di chiederle di pensare a lui, Caroline si sentiva quasi trascurata. Andava ripetendosi che era stata una semplice dimenticanza, ma subito se ne domandava il perch, quasi lui fosse mancato a un appuntamento. Quanto a Mike, lei sapeva che quei pensieri gli provocavano una reazione fisica molto pi intensa. Quando le disse come si sfogava, rimase allibita.
Perch? chiese lui.
Ma ... una cosa da bambini. Ragazzini. Adolescenti...
Quando imparerai, Caroline, che quando due persone si amano niente di ci che fanno  sbagliato?
Proprio per questo: non si tratta di due persone, ma di te soltanto.  terribile.  un gesto cos solitario.
Non  solitario, perch mi porta pi vicino a te.
Com' possibile, quando il solo pensiero di quello che fai mi mette in imbarazzo?
Se fossimo amanti, non dovresti sentirti imbarazzata da niente. Dovresti accettare i tuoi sentimenti e anche i miei.
A volte penso che sarebbe meglio se fossimo amanti davvero, ribatt lei.
Fidati di me, la preg lui con tristezza. Non sarebbe meglio affatto. In questo modo niente pu toccarti, non c' nulla che possa danneggiarti. Questa  l'unica cosa che mi preme... non farti del male.
Per il momento Caroline non poteva protestare, poteva solo mostrarsi grata.
Mike non la portava mai nella sua camera, n voleva andare a casa di lei. Si incontravano nei bar: taverne della Terza Strada col pavimento ricoperto di segatura, l'angolo pi buio del bar della Fabian, e qualche volta sale da cocktail di Radio City. Spesso s'imbattevano in qualcuno della Fabian che conosceva Mike, e dopo un po' di tempo Caroline si rese conto che nei pettegolezzi dell'ufficio si parlava d'una probabile relazione tra lei e Mike. Era il colmo dell'ironia, perch la relazione non esisteva, e tuttavia tra loro c'era un'intimit crescente che non si poteva definire amicizia.
Sai, gli disse una sera, se fosse possibile affermare che una mente vada a letto con un'altra mente, questo sarebbe proprio il nostro caso.
Tutto  possibile, rispose Mike. Dimmi cosa vuoi che ti faccia.
Lo sai che detesto parlare cos.
Dimmelo. Altrimenti come faccio a saperlo?
Non mi imbarazzare.
Vuoi che ti baci?
S.
Allora dillo.
Voglio che mi baci. E non lo fai mai, accidenti! Solo il bacino della buonanotte, come un vecchio zio.
Mike si sporse sul tavolino nella penombra azzurrognola e la baci sull'angolo della bocca. Ecco fatto.
Fallo di nuovo. Caroline non pot fare a meno di sorridere.
Se cominciassi a baciarti, a baciarti davvero, non potrei fermarmi l.
Mi tratti proprio come una bambina.
Coraggio, disse lui. Cosa vuoi che faccia?
Baciami.
Questo l'hai gi detto.
Lei si guard le mani, aggrappate all'orlo del tavolino, bianchissime nell'oscurit della sala. Le luci erano smorzate, per creare un'atmosfera di fascino, e da un punto del locale giungeva una musica sconosciuta e nostalgica. Mike sembrava molto pi giovane in quell'oscurit, dimostrava trent'anni al massimo. E poi, anche se ne aveva trentotto? Un uomo di quell'et non  proprio vecchio del tutto per una ragazza di venti...
Cos'altro?
Lo sai.
Vuoi che ti accarezzi?
S.
Dove?
In quei momenti, Caroline si indignava tanto da convincersi che non lo amava, eppure le mancava la forza di alzarsi e andare via. La voce e le parole di lui la tenevano prigioniera, erano parole d'amore che dette col suo tono appassionato assumevano una grande importanza. Forse lo amava. Non le riusciva ormai di pensare a nessun altro, e ogni volta che usciva con qualche ragazzo conosciuto dopo la rottura del fidanzamento si accorgeva di paragonarlo sfavorevolmente a Mike. Apparivano tutti cos scialbi, non le davano alcuna emozione, come invece faceva lui se soltanto le prendeva una mano. Perch ora, finalmente, pensava a Mike anche fisicamente, e desiderava che si decidesse a baciarla e ad accarezzarla, come faceva Eddie, senza tutti quei discorsi complicati di relazioni e di vite rovinate.
Devi tenermi la mano mentre te lo dico.
Le prese la mano e gliela strinse dolcemente; il fremito provocato dal tocco di lui le sal lungo il braccio fino al seno.
Stai guastando il mio vocabolario, gli disse sorridendo. Comincio a scandalizzare la gente senza accorgermene.
Chi? Quella pazza della tua coinquilina?
No, Gregg non c'entra. Mio padre e mia madre. Sabato scorso sono andata a Port Blair e stavamo chiacchierando tranquillamente a tavola - tranquillamente per modo di dire, perch da un po' di tempo ogni discorso che faccio con mia madre  pieno di sottintesi - e a un certo punto ho alzato gli occhi e ho visto che aveva la faccia sconvolta. Non sa esattamente come passo il tempo, qui a New York. Non fa che dire: Spero che tu esca con dei bravi ragazzi, spero che ti diverta molto. Con un'inflessione sempre pi acuta al termine di ogni frase perch, in realt, si tratta di domande, non di affermazioni. E poi ho detto qualcosa che mi avevi detto tu, non ricordo neppure cosa. Una frase che sembrava naturalissima quando me l'avevi detta. Mia madre ha inarcato le sopracciglia, trattenendo il fiato, e poi  esplosa: Caroline! Ma chi ti mette in testa queste idee?
Immagino che tua madre voglia vederti sposata al pi presto, disse lui sorridendo. Cos penser che finalmente sei al sicuro.
S, ma solo con qualcuno che le sembri un buon partito. Mia madre non vuole che mi sposi tanto per sposarmi.
E l'amore?
S, certo, anche quello. Lei  convinta che una ragazza assennata si innamori solo della persona adatta.
 cos facile, vero? osserv lui. Dire agli altri qual  la cosa giusta da fare. I sentimenti non c'entrano, si vede con chiarezza quello che conviene e quello che non conviene.
Come Mary Agnes, osserv Caroline.
Sai come ti vedo io? Vedo una ragazzina seduta su un sasso in una radura, sul limitare di una foresta. Passa il Pifferaio Magico, suonando la sua musica, e tutte le altre ragazze abbandonano la sicurezza delle loro case e lo seguono danzando, lontano, lontano, in un'altra terra.  la terra del matrimonio, della rispettabilit e, chiss, forse della delusione, per qualcuna. Tutte, o quasi, seguono il Pifferaio Magico, ma tu no. Poi arriva Pan, grigiastro e peloso, con un ghigno sulla faccia umana e la musica dolce che si sprigiona dal suo flauto. Si inoltra nella foresta, e lo seguono poche ragazze come la tua amica Gregg. Sono quelle che hanno il coraggio di rompere con la tradizione, di scegliersi una vita libera. Tu le guardi sparire nella foresta, ma non segui nemmeno Pan. Vuoi pensare e vivere liberamente, ma d'altra parte vuoi anche sposarti, essere rispettabile e farti una famiglia. Cos, resti seduta sul tuo sasso a chiederti: Che ne sar di me?
Che ne sar? chiese Caroline. Che ne sar di me?
Mi credi un profeta? Mike sorrise lievemente.
A volte s.
Credo che avrai molto successo, fece lui pensieroso. Credo che amerai un uomo con tutta te stessa. Vorrei poter essere io.
Forse sarai tu. Ti farebbe paura l'idea?
Solo per un attimo. Temo che sarei abbastanza egoista da sentirmi subito dopo immensamente felice.
Con gesto spontaneo, lei si protese nel buio e gli baci una mano.
Caroline, ti amo. Vorrei che fossimo nel '32.
In tal caso, io non ci sarei, gli rispose sorridendo.
Lo vedi? Ci troviamo in un vicolo cieco.
Non potremmo amarci ugualmente? Conosco una vedova di Port Blair che ha sposato un uomo di vent'anni pi vecchio, eppure sono felicissimi.
Ma quando lei avr sessant'anni e lui ottanta, dovr sorreggerlo per aiutarlo a salire sul taxi, dovr scaldargli il latte tutte le sere e ripetergli le cose decine di volte perch lui se le dimenticher regolarmente.
Ottanta! replic Caroline. Se continui cos, non arriverai a vivere ottant'anni.
Spero proprio di no, rispose Mike allegramente, trangugiando il suo whisky e quello che restava nel bicchiere di lei.
Sai, disse Caroline, sono cambiata. Me ne accorgo da tante piccole reazioni, da come accetto idee diverse dalle mie, persone che un tempo mi incutevano timore. E tutto questo  avvenuto in sei mesi, da quando ti conosco.
Da almeno cinque di questi sei mesi avremmo potuto essere marito e moglie, se fossimo stati pi fortunati...
Era la prima volta che parlava chiaramente di matrimonio, e Caroline rimase sbalordita. Mi amava molto prima ch'io amassi lui, pens sorpresa. Molto prima di quanto immaginassi. Si chiese che effetto poteva fare essere la moglie di Mike Rice. Avrebbe potuto occuparsi di lui, farlo smettere di bere, dargli una vera casa... Guarda guarda, pens tra s, ecco qui la ragazzina sul sasso, che sogna di addomesticare il ribelle. Eppure, mi affascina perch ha tanta esperienza. Me lo vedo proprio, nel soggiorno, a Port Blair; pranzo domenicale coi suoceri.
Perch ridi? chiese Mike.
Rido di me, probabilmente, confess. Perch sogno a occhi aperti.
L'ultimo weekend di giugno tutti gli impiegati della Fabian, dai vice-presidenti fino agli spedizionieri, furono portati in campagna con pullman presi a noleggio, per partecipare alla festa d'estate dell'azienda. Per il vecchio Clyde Fabian era tradizione che il raduno si svolgesse presso il suo circolo del golf sull'Hudson; e, sebbene malato e invalido, insisteva perch la tradizione fosse rispettata. La festa aveva sempre luogo di venerd, con inizio alle dieci del mattino: cio nell'ultimo giorno lavorativo della settimana, in modo che tutti potessero smaltire la sbornia tra sabato e domenica, quando l'ufficio era chiuso. C'erano a disposizione softball, piscina, golf, un enorme buffet all'aperto, alcolici e balli, dopodich si sarebbe tornati in citt alle sei del pomeriggio. Caroline ci and con Gregg, April e Mary Agnes.
Sapete, disse quest'ultima, dove lavora una mia amica hanno un'usanza pi simpatica. Invitano anche i mariti, le mogli e i bambini, cos possono stare tutti insieme.
Cosa? fece Gregg. Per far stare tutti a disagio?
Le ragazze risero, eccetto Mary Agnes. Io dico che sarebbe pi divertente, protest. L'anno scorso, mentre stavo in costume da bagno, il signor Shalimar continuava a fare apprezzamenti sulle mie gambe, dicendo che sono belle, e io morivo per l'imbarazzo. Quest'anno ero sul punto di non portarmelo neanche, il costume.
Pensate, intervenne April.  la prima volta che partecipo a una festa della ditta.
Anche noi, fece eco Caroline.
Muoio dalla voglia di vedere un autentico circolo di lusso dell'Est, aggiunse April.
Si beve gratis o bisogna pagare? s'inform Gregg.
Gratis, precis Mary Agnes. E tutti si ubriacano in maniera orribile.
Non vedo l'ora, fece Gregg. Questa festa  il mio canto del cigno. Mi prendo i tre giorni di vacanza che mi spettano e poi mi licenzio.
Ti licenzi!
David mi ha trovato un lavoro in una compagnia teatrale per l'estate. Far la parte dell'ingenua in almeno quattro commedie. Non solo guadagner un bel po' di autentici dollaroni americani, ma dovr andare soltanto nel Connecticut, cos posso continuare a vedere David.
 meraviglioso! comment Mary Agnes.
Non gli avrei mai chiesto niente, aggiunse Gregg. Ma  stato lui a propormelo. Non  un tesoro?
Pensare che David Wilder Savage in persona ti sta aprendo le porte della carriera, sospir April. Come sei fortunata.  davvero stupendo. Non c'era traccia d'invidia nella sua voce, solo stupore e compiacimento per la fortuna toccata a Gregg. Se c' una ragazza assolutamente incapace di gelosia o rancore, questa  April, pens Caroline.
Quando il pullman imbocc l'ampio viale ghiaioso del circolo, si levarono esclamazioni estatiche da parte dei gitanti. Caroline e Gregg sedevano in fondo all'autobus, e furono le ultime a scendere. Subito davanti a loro, April e Mary Agnes s'incamminavano in fretta per raggiungere il gruppo. Gregg guard Caroline.
Chiss perch siamo venute, disse.
Gi. Odio la confusione. Tutti questi sconosciuti, e Shalimar che di sicuro vorr recitare qualche scena piccante dell'ultimo manoscritto.
Credi ne sia ancora in grado? chiese Gregg.
Vorrei che avessero dato a noi i soldi, invece di sprecarli per una festa.
A chi lo dici.
Si avviarono lentamente verso un lungo tavolo collocato sotto un gruppo di alberi frondosi, e che doveva certamente essere il bar visto che gli impiegati della Fabian ci si accalcavano intorno come formiche su un pezzo di formaggio.
Un po' discosto dal capannello c'era Mike, con un bicchiere in mano. Caroline lo scorse: chiacchierava con due redattori di un'altra rivista che lei non conosceva. Sembrava cos maturo e professionale che per un momento ebbe la strana sensazione di non conoscerlo affatto. Tre uomini, intenti probabilmente a parlare di lavoro o a raccontarsi quel genere di storielle che non amano ripetere in presenza di donne. Si sent molto giovane e a disagio, e si aggrapp al braccio di Gregg.
Il tuo amico deve avere la calamita, osserv Gregg, indicando Mike. Con tutta questa calca, l'unico modo di rimediare un bicchiere  se qualcuno me lo rovescia sul vestito.
Io non voglio bere niente.
Ma s che devi bere, protest Gregg. Come fai a giocare a football coi fattorini se prima non ti metti in forze?
Caroline rise, ma aveva le mani gelate. Era una calda giornata estiva, con una lieve brezza che portava odore d'erba tagliata, di profumo, di sigaretta, e il fumo del barbecue che era appena stato acceso. Quella brezza la faceva rabbrividire, e non ne capiva la ragione. Guard verso la piccola folla di invitati e vide che Mike la stava osservando, solenne in volto e un po' divertito, come fosse capitato l per errore. Quello sguardo la riuniva a lui; le parve un ponte che bastava attraversare per mettersi in salvo al fianco di Mike. Gir intorno alla folla, quasi senza far caso a un piede che le sbarrava il passo e a un braccio che le sfiorava il seno, e raggiunse senza fiato il terzetto sotto gli alberi.
Mike present lei e Gregg agli altri. Uno degli uomini offr a Gregg il bicchiere che aveva in mano, e lei gli sorrise lusingata. Ti diverti? chiese Mike a Caroline. La prese per il braccio e la port abilmente lontano dagli altri.
Sono cos contenta di vederti.
Non so neanch'io perch vengo a questi raduni, disse lui. Non ci si rimette niente, immagino... un po' d'aria fresca... Respir profondamente.
Ti piace la campagna, vero?
L'adoro. Sono cresciuto in una fattoria.
Mio Dio! Non si direbbe.
Perch? Hanno un'aria speciale quelli che vengono dalle fattorie?
Lei si strinse nelle spalle. Scusa, sono io che ho una visione troppo limitata.
Avresti dovuto vedere che razza di fattoria, prosegu lui. Era per ragazzi dai quattro ai quattordici anni. Ragazzi senza casa, o troppo insignificanti perch le famiglie si prendessero la briga di mantenerli. Il vecchio bastardo che la dirigeva ci batteva con la cinghia ogni sabato, cos la domenica in chiesa avevamo un motivo per piangere.
Mio Dio!
Una volta, quando avevo dieci anni, saltai gi dal fienile sperando di rompermi il collo e di morire, ma purtroppo riuscii soltanto a slogarmi una caviglia. Non mi feci neanche abbastanza male da risparmiarmi i lavori straordinari che mi assegnarono per punizione, per essere stato cos disattento.
Non potevi scrivere ai tuoi? mormor Caroline.
I bambini sono strani. Mio padre era morto e mia madre aveva altri quattro figli pi piccoli di cui occuparsi. Ero il maggiore, cos tocc a me essere spedito in quella fattoria salutare e accogliente in piena campagna. Forse ero convinto che a lei non importasse un accidente di me, altrimenti mi avrebbe tenuto a casa.
 terribile, disse Caroline.
Stavano passeggiando da soli e s'erano allontanati parecchio dagli altri. Mike sedette a gambe incrociate sull'erba e fece una piccola buca in terra per sistemarvi il bicchiere. Caroline gli sedette accanto, raccogliendo la gonna attorno alle gambe.
 buffo che ora sia il direttore di una rivista religiosa, prosegu Mike. La cosa che pi mi  rimasta impressa di quelle domeniche in chiesa  che ogni mattina, prima di andarci, fantasticavo sui progetti pi complicati: pensavo di correre in cima alla navata nel bel mezzo della funzione e di strapparmi via i vestiti, per mostrare a tutta la congregazione i lividi che quel bastardo mi aveva lasciato la sera prima. Nella mia fantasia, il pastore interveniva sempre a salvarmi, era molto paterno e diceva: Questo bambino non torner mai pi alla fattoria. Naturalmente, non ebbi mai il coraggio di fare una cosa del genere.
 davvero terribile. Come hai fatto a venire via di l?
A quattordici anni presi la licenza, spieg Mike allegramente. Andai a lavorare come fattorino in un giornale e cos ne uscii. Ci crederesti? Qualcuno dei miei compagni rimase alla fattoria, lavorando come lavapiatti o bracciante e tormentando i pi piccoli.  sorprendente vedere come i ragazzi possano venire abbrutiti a tal punto da vendicarsi sui pi deboli, invece di provare a fuggire da quell'inferno.
Vorrei che non me ne avessi parlato, mormor Caroline. Mi pare di vederti bambino e mi viene voglia di piangere. Odio e disprezzo la gente che maltratta i bambini.
Anch'io. Non ho mai picchiato la mia bambina, non alzavo nemmeno la voce con lei. Era uno dei motivi di litigio con mia moglie: lei voleva darle qualche scappellotto e io glielo proibivo. Cos, ora lei ha l'affidamento e io sono un padre inadeguato e ubriacone. Non c'era amarezza nel suo tono, n autocommiserazione, ma quella perspicace chiarezza che usava quando parlava di qualcosa di molto importante per s o per Caroline.
Quella calma, pi di qualsiasi emozione, commosse Caroline, riempiendola di piet, d'amore, di tenerezza e di rimorso. Per la prima volta intu tutta la solitudine e, ancor pi, tutta la dolcezza di quell'uomo. Era sempre stato delicato, ma delicato e forte, un capo e un educatore insieme. All'improvviso, ci fu soltanto una cosa che voleva dirgli.
Vado a prenderti qualcosa da bere, disse Mike. Vuoi qualcosa, vero? In ogni caso, io s. Si sollev sulle ginocchia, fece per mettersi in piedi, e di colpo Caroline gli fu davanti in ginocchio. Lo guard posandogli le mani sulle spalle.
Voglio fare l'amore con te.
Lui le copr le mani con le proprie e teneramente le fece scendere dalle spalle. No, piccola.
Sono io che te lo chiedo, non sei tu che lo chiedi a me.
Sei vergine. Resta cos.
Ho sempre desiderato che la mia prima esperienza amorosa avvenisse spontaneamente, preg Caroline. Se ti metti a discutere non sar pi spontanea, e rovinerai tutto.
La guard a lungo senza parlare. Se qualcuno deve essere il primo, disse poi, almeno sar uno che ti ama. Vieni. Le prese la mano e l'aiut a rimettersi in piedi.
Corsero gi per il declivio verso la palazzina del circolo, tenendosi per mano, senza parlare ma guardandosi ogni tanto e sorridendo. Mike le diede una stretta rassicurante e lei sent il sangue pulsarle agli orecchi. Chiamer un taxi dal circolo, disse Mike. Non ho la macchina, e tu?
Neanch'io.
Passarono accanto a un gruppo di persone che giocavano a softball, e Caroline riconobbe Brenda: era fasciata di jersey bianco e aveva un berretto da baseball inclinato su un occhio. Stava giocando in seconda base e ci metteva parecchia foga. Il ragazzo che ogni mattina portava la posta a Caroline era alla battuta. Nel gruppo dei tifosi raccolti intorno, Caroline scorse Mary Agnes e l'amica di April, Barbara Lemont. Le grida allegre e lo schiamazzo dei giocatori e degli spettatori sembravano lontanissimi, come se le giungessero attraverso un vetro. Si sentiva completamente staccata da tutto, chiusa in un piccolo mondo esclusivamente suo e in questa cosa che le stava per succedere. Una volta tanto, era lieta di trovarsi separata dalle persone che conosceva e dalle cose che per loro contavano e che, in quel momento, le apparivano prive d'importanza.
Mike and a telefonare nella cabina dietro il bar del circolo, e Caroline lo aspett nel locale fresco e buio. Le sedie erano accostate ai tavoli, un orologio mandava un sonoro ticchettio. Quel giorno i clienti avevano disertato il circolo, a causa dell'invasione degli impiegati della Fabian. Dalla penombra in fondo alla sala le giunse un parlottio confuso: distinse una sagoma alta, vestita di bianco, e un'altra forma pi piccola. Riconobbe April; era con un giovanotto che non aveva mai visto. Le sembr molto importante che April non si voltasse e non la notasse. Picchi sul vetro della cabina telefonica e Mike apr la porta.
Si infil nella cabina accanto a lui. Mike riappese il ricevitore. Sar qui tra cinque minuti, annunci, e la baci sulla tempia. Andiamo a casa tua. Se cambi idea lungo la strada, ci fermiamo in un bar.
Caroline gli mise le braccia attorno al collo e lui la baci: un bacio vero, per la prima volta. Le accarezz la schiena, la baci ancora. Caroline sent di amarlo per quello che le aveva detto, per averle dato un'ultima possibilit di ripensamento, e proprio per questo era sicura che non avrebbe cambiato idea.
Mentre tornavano a New York in taxi, nessuno dei due parl. Si tenevano la mano e si guardavano, ciascuno assorto nei propri pensieri e senza sentire la necessit di esprimerli. Ora che aveva deciso, Caroline si sentiva molto vicina a lui. Tutto le pareva irreale; anche la campagna che correva via oltre i finestrini era solo una massa di strisce verdi. Quasi non si accorgeva dell'aria che le soffiava in viso dal vetro abbassato, n dei sobbalzi e delle cunette. Quando scesero dalla macchina si ferm per un attimo in fondo alle scale, mentre Mike pagava il conducente. La casa le appariva diversa, forse perch non l'aveva mai vista dall'esterno in un pomeriggio feriale. La lavanderia cinese era chiusa per un periodo di ferie di quindici giorni, e c'era una gran quiete senza il vapore e il ronzio delle macchine. Due donne sedevano sul primo gradino e ciascuna aveva davanti a s un bimbo in carrozzina. Caroline le guard e prov una punta di tristezza, senza sapere perch. Mike la raggiunse in fretta, la prese per il braccio e salirono insieme.
L'appartamento era buio e fresco, con le tende chiuse per tenere fuori il sole. Lui non l'afferr n la baci subito, e lei gliene fu grata; si guard invece attorno nella stanza, che non aveva mai visto prima.
 una bella casetta, disse.
Vuoi bere qualcosa?
Aspetta, faccio io. And al piccolo bar nell'angolo e vers del whisky in due bicchieri, poi li port in cucina. Caroline lo sent trafficare col frigorifero per prendere i cubetti di ghiaccio.
Torn dalla cucina e sedettero insieme sul bordo di uno dei divani, sorseggiando il whisky. Questo  il tuo letto? le chiese.
S.
Ho cercato molte volte di immaginarmelo.
Ora l'hai visto.
Un lettino a una piazza. Sorrise. Proprio come pensavo.
Dovrei cambiare le lenzuola. Non sapevo...
Lascia stare. Credi che mi diano fastidio le lenzuola dove hai dormito tu?
Finirono di bere e posarono i bicchieri sul pavimento accanto al divano. Caroline si sent all'improvviso cogliere dal panico: resistenza dell'ultimo istante al pensiero di concedersi, desiderio di un attimo di solitudine e di raccoglimento. Vado in bagno, mormor alzandosi.
And nella stanza da bagno e chiuse la porta, ma non gir la chiave, temendo che Mike sentisse lo scatto e si rendesse conto di quanto era spaventata. Sedette sull'orlo della vasca e appoggi la fronte contro la porcellana fredda del lavandino. Sarebbe rimasto deluso vedendola nuda, avrebbe pensato che aveva poco seno, che era troppo magra? Le mani e le ginocchia le tremavano, non s'era mai sentita tanto poco disposta all'amore come in quel momento. Si sentiva come se avesse firmato un contratto e non ci fosse pi via d'uscita; non perch lui non l'avrebbe perdonata, ma perch lei non avrebbe potuto perdonare se stessa.
Oh, mio Dio, pens. Come vorrei aver sposato Eddie. Perch sono qui e non ho potuto invece sposare Eddie? Non  giusto. Poi pens: stupida. Ami Mike e lo desideri. Devi crescere.
Si alz, apr la porta e and lentamente nella stanza dove Mike la stava aspettando. Aveva tolto il copriletto, l'aveva piegato con cura e posato ai piedi dell'altro divano. Caroline, nel vedere le lenzuola bianche, si sent pi sicura di s e pi tranquilla. Mike si era tolto la giacca e la cravatta, ma era ancora completamente vestito. In piedi, spalle alla finestra, la sua figura si stagliava nella penombra; Caroline lo vide appena, perch il cuore le batteva con tanta violenza da stordirla.
Sei gi abbronzata, piccola? fece lui in tono amabile e disinvolto.
Lei annu.
Fammi vedere come sei abbronzata.
Un po' pi calma, si fece scivolare lungo le braccia le spalline dell'abito. Lui la trasse a s, baci i segni bianchi lasciati dalle spalline, poi le sue labbra raggiunsero il collo e le labbra. Caroline rimase per un attimo rigida tra le sue braccia, poi la passione le allent la tensione interna, animandola: si sent arrendevole e colma di tenerezza. Gli si strinse al collo come una pianta sinuosa e schiuse la bocca ai suoi baci, nel desiderio di restargli avvinta per sempre.
Mike si stacc da lei e Caroline sent il fruscio degli abiti gettati a terra. Per un attimo ebbe paura di aprire gli occhi, e quando lo fece non rimase delusa. Li richiuse, quasi a rendersi invisibile, e scivol fuori dall'abito, fuori dalla sottoveste e dalla biancheria, scalciando via le scarpe, rimanendo di fronte a lui senza nulla indosso e stringendo i pugni per non cedere all'impulso di coprirsi scioccamente con le mani.
Come sei bella, disse lui.
Apr gli occhi. Non ti sembro senza seno?
Sei giusta cos.
La prese per mano e la condusse verso il letto; si sdraiarono tenendosi abbracciati, continuando a baciarsi. Lei si rese conto con un sussulto di piacere di aver dimenticato com'era al tatto la pelle di un uomo; eppure Mike era diverso da Eddie, aveva il petto pi peloso. Che meravigliosa sensazione dava quella leggera ruvidit: era meglio della seta, meglio delle lenzuola pulite, meglio di qualsiasi altra cosa.
Lui cominci a baciarla ovunque e lei gli permise di fare tutto ci che voleva, senza muoversi, senza toccarlo, accarezzandolo solo lievemente sulla nuca.
Abbracciami, disse lui.
Lei obbed.
Ora. Non era stata una domanda o un comando, ma una semplice dichiarazione: era giunto il momento di porre fine al mistero e di rivelare un altro mistero pi profondo e nuovo. Lei chiuse gli occhi e aspett, sentendo l'attesa in tutto il corpo, al limite della passione.
Non aveva mai pensato che si potesse provare un dolore cos forte. Era come se lui stesse tentando di far passare una lancia attraverso un solido muro di carne. Si lasci sfuggire un grido.
Ti sto facendo male. Mi fermo.
No.
Boccheggiava per il dolore e sapeva che lui la sentiva, ma che poteva farci? All'improvviso, non ci fu pi nulla che facesse male. Nulla. Mike la stringeva fra le braccia, le nascondeva il viso contro il collo.
Mi dispiace, disse lui.
Non importa, non importa, bisbigli, e continu a ripeterlo. Sono contenta che tu abbia smesso. Ma non era contenta affatto, e sapeva che lui lo capiva benissimo.
Tra qualche minuto andr tutto bene, gli disse accarezzandolo. Ma sapeva che non era vero.
Non sopportavo il pensiero di farti male.
Lo baci dolcemente sull'angolo della bocca, come faceva sempre lui. Gli uomini sono complicati, vero?
Mike rise brevemente, ma senza allegria. Gi.
Poi si alz per andare in bagno. Caroline spinse il guanciale contro la spalliera e vi si appoggi, abbracciandosi le ginocchia. Si contempl un ginocchio, lo sfior con la punta della lingua, per assaggiarlo. Aveva un gusto leggermente salato, il sapore della carne, di un corpo umano. Si sent molto sensuale, e strana.
Era vergine o non lo era pi? Lui le era entrato dentro, anche se non sapeva quanto in fondo, e quindi non era pi vergine. Ma era entrato solo per poco tempo e non aveva completato l'atto, quindi forse lo era ancora. Non poteva chiederlo a lui, l'avrebbe ucciso. Ma lo era o no?
Che cosa le era accaduto? Il grande momento, il passaggio dallo stato di ragazza a quello di donna... non era niente, niente. Tutto qui, dunque? Eppure, si sentiva diversa. Si sentiva donna, ora, perch conosceva la risposta a un mistero che era sembrato cos complicato e invece era semplicissimo. Ora sapeva, era quindi una donna. Aveva lasciato il mondo delle ragazze per entrare in un altro. Avrebbe potuto aspirare ad amanti pi esperti, avrebbe potuto raggiungere l'estasi, ma avrebbe cercato come sa cercare una donna. Ora che il mistero era risolto, sapeva che non sarebbe pi stato cos difficile andare a letto con un uomo. Che strano! Si sentiva invecchiata di dieci anni.
Mike torn dal bagno e cominci a rivestirsi. Coraggio, disse. Ti porto a mangiare in un posticino che conosco. Starai morendo di fame, sono le due.
Caroline si vest. Entrambi evitavano di guardarsi. Quando scesero nella strada calda e silenziosa lei lo prese per mano; un gesto da amica, ma senza traccia di desiderio. Si chiese se l'avrebbe desiderato mai pi.
Mike fischi a un taxi e aiut Caroline a salire. Abbassarono i finestrini, scherzarono e risero insieme. Mike accese una sigaretta per s e una per lei. Che cosa strana, pensava Caroline. Quest'uomo virile e sofisticato pu essere del tutto diverso proprio nella situazione che si penserebbe essere il suo forte. Comprese che a volte le favole delle nonne sono vere, che l'assoluta innocenza sta a protezione di se stessa... ma solo con determinati individui.

8.

Il cambiamento di carattere in una persona  lento e impercettibile, e sebbene molti si guardino indietro dicendo: Quello  stato il giorno che ha cambiato la mia vita, di solito non sono completamente nel vero. Il giorno in cui si sceglie una facolt invece di un'altra, o si prende la decisione di non iscriversi all'universit, il giorno in cui si accetta un lavoro al posto di un altro perch non si pu attendere, il giorno in cui incontriamo la persona che pi tardi ameremo: sono tutti giorni che conducono verso il cambiamento, ma nessuno in particolare  decisivo perch la scelta in s  il prodotto di tutti i giorni trascorsi. Cos, quando April Morrison, guardando al passato, diceva: Il giorno della festa della Fabian, nel 1952, cambi tutta la mia vita, aveva torto. Il giorno in cui si tagli i capelli per imitare Caroline Bender, il giorno in cui decise di rinunciare alla carriera teatrale e di lavorare alla Fabian, il giorno in cui and al cinema per la prima volta e cominci a sognare New York: tutti quei giorni cambiarono la sua vita, e se non fosse stato per tutti indistintamente, Dexter Key non sarebbe mai apparso sul suo cammino.
In vita sua, April non aveva mai visto nulla di simile all'Hudson View Country Club. Appena gli altri impiegati si organizzarono dedicandosi chi ai giochi e chi al whisky, April se ne and a bighellonare per conto suo in un giro di esplorazione. Trov la piscina, la pi grande che avesse mai visto, con l'acqua di un azzurro intenso. Ne prese un po' nella mano per vedere se fosse proprio azzurra, o se il colore si riflettesse dal fondo della vasca; ma no, era proprio l'acqua, era colorata davvero. Attorno alla piscina c'erano alcuni tavolini protetti da ombrelloni a righe vivaci, e un gruppo di camerieri in giacca bianca stava apparecchiando la tavolata pi lunga che avesse mai visto da quando si era sposata sua sorella. Vide le cabine dove gli impiegati della Fabian, pi tardi, sarebbero andati a mettersi in costume da bagno, e sulla collinetta scorse la palazzina del circolo. Quelli della Fabian non erano stati invitati a entrare nella palazzina, ma neanche gli era stato detto di non entrarci. April pens di avventurarsi all'interno.
L'ingresso la mise in soggezione, tanto era imponente. La ragazza si aspettava che da un momento all'altro spuntasse fuori un servitore altezzoso e le chiedesse il nome. Di fianco all'ingresso era ferma una Mercedes Benz celeste (April ne lesse la marca sulla targhetta) e dall'altro lato una Jaguar bianca decappottabile. Mio Dio, pens, sembra la scena di un film. Scommetto che questo posto potrebbero benissimo usarlo come set cinematografico. Gir intorno alla costruzione, raggiunse l'ingresso laterale, dove un patio conduceva a una specie di cocktail bar, ed entr.
Il luogo era deserto, non c'era neppure un cameriere a quell'ora del mattino. Il caldo e l'eccitazione le avevano messo una gran sete. Vide un cestello di bottiglie di birra sul bancone e pens di approfittarne. Nessuno si sarebbe accorto della sparizione di una bottiglietta di birra, probabilmente qualsiasi socio del circolo poteva permettersi il lusso di fare addirittura il bagno nella birra. Aveva gi messo un po' di ghiaccio in un bicchiere e stava cercando il cavatappi per stappare la bottiglia, quando nel locale entr un giovanotto.
Ne rubo una anch'io, disse.
Pensi che ci uccideranno? gli chiese April. Lo guard e lui le sorrise. Era alto, bruno e molto attraente. I tratti morbidi del viso gli davano l'aspetto di un ventenne. Indossava calzoncini bianchi e una maglia da tennis bianca con la scollatura a V, e aveva le gambe talmente abbronzate che visto cos, nella penombra oltre il bancone, pareva addirittura senza gambe.
Ucciderci? fece lui. Le birre?
Non le birre, ribatt April. Loro. Quelli del circolo.
Il giovanotto la guard divertito. Sei brilla?
Ma neanche per sogno!
Il giovane pos la racchetta sul bancone, stapp due bottiglie e riemp due bicchieri aggiungendo il ghiaccio. Alz il bicchiere in un brindisi scherzoso e bevve avidamente.
Non ti ho mai visto prima, disse April. Lavori nel reparto pubblicit?
Questo  un non sequitur.
Cosa?
Lui rise. Sei proprio brilla.
Che peccato, pens April. Un cos bel ragazzo, e guarda che razza di idiota. Doveva essere uno dei fattorini, eppure era convinta di conoscerli tutti. Forse era nuovo.
Hai fatto bene a portare la racchetta da tennis, disse indicandola.
Effettivamente si gioca meglio. Il giovanotto inarc le sopracciglia, come se fosse lui, e non lei, a rivolgersi a un'idiota.
Sai giocare bene?
Me la cavo. Cerco di allenarmi ogni giorno, dopo il lavoro.
Oh! fece April. Dove? Nel parco?
Be', ho l'aria di valere cos poco?
Come?
Lui le batt leggermente sulla testa. Fa' la brava e non prendere troppo sole.
Lo so, disse lei. Mi vengono subito le lentiggini. Aveva scoperto un bicchiere pieno di bastoncini da cocktail col nome dell'Hudson View Club stampato a lettere dorate. Credi che possa prenderne uno?
Sono l per questo.
Che pensiero gentile hanno avuto!
S, molto. Sono pieni di premure.
April infil due bastoncini nella borsetta e si sent ben disposta verso tutti. Sei nuovo? chiese gentilmente.
No. Tu invece devi essere nuova. Non ti ho mai vista.
Anch'io non ti ho mai visto.
Il giovanotto tese la mano. Mi chiamo Dexter Key.
April Morrison. Lavoro al trentacinquesimo piano.
E che cosa fai al trentacinquesimo piano? domand lui, sforzandosi di restare serio.
Sono nella sala dattilografe. Tu dove lavori?
Da Merrill Lynch, Pierce, Fenner e Beane.
Oh, mio Dio! disse April.
Che c'?
Credevo che fossi... che lavorassi anche tu alla Fabian. Devi essere un socio del circolo.
Il giovane cominci a ridere, aggrappandosi all'orlo del bancone per sorreggersi, finch non gli vennero le lacrime agli occhi.
Quanto sei carina, riusc a mormorare. Quanto sei carina.
Lei si mordicchiava il pollice, come faceva sempre quand'era imbarazzata o perplessa, e a sentirgli dire che era carina manc poco non si morsicasse davvero.
Continuavo a pensare: povera ragazzina, deve aver battuto la testa sul fondo della piscina, spieg lui, ridendo ancora. Stappiamo un'altra birra per brindare alla tua riguadagnata salute.
Mi sento cos mortificata, mormor April.
Non  il caso. Sono contento che abbiamo fatto amicizia.
Anch'io...
Dimmi un po', odi anche tu le feste aziendali?
Non lo so. Prima d'oggi non c'ero mai stata.
Be', allora dammi retta. Le odierai di sicuro. Ho un'idea. Perch non vieni a pranzo con me?
Nella palazzina del circolo?
S, nel salone da pranzo. C' una magnifica vista sul fiume.
Splendido!
Il giovane le porse il braccio e lei lo prese, un po' stordita e al colmo della felicit. Che bel nome, Dexter Key: un nome mondano. E che bella abbronzatura. Anche di profilo era bello come di faccia. Fu l l per chiedergli cos'era la Merrill Lynch, Pierce, Fenner e Beane, ma si trattenne. Da come aveva buttato l quei nomi, era evidente che chiunque lo sapeva, e non voleva sembrare pi oca di quel che fosse. Ecco, proprio il ragazzo che aveva sognato di incontrare a New York... temeva quasi di svegliarsi da un momento all'altro e scoprire di essere ancora a letto nella cameretta infocata, con le lenzuola aggrovigliate attorno alle gambe.
Bella vista, vero?
Oh, bellissima!
Bevi qualcosa prima di pranzo?
Non saprei.
Il giovane le sorrise, scuotendo il capo. Che ne dici di un Martini, pazzerella?
Va bene.
Dexter fece segno con due dita al cameriere, che si precipit verso il bar. Continuava a fissarla, col mento sul pugno chiuso. Ti piace... aspetta, ti faccio l'elenco... il tennis, la borsa, la barca a vela, lo sci, il teatro, Louis Armstrong, non doversi cambiare, passeggiare nei posti dove non sei mai stata?
S, non lo so, non lo so, non lo so, s, e poi ho perso il filo.
Louis Armstrong.
S.
Non doversi cambiare.
Mi piace.
E passeggiare nei posti dove non sei mai stata?
Lo faccio sempre. Sono a New York soltanto da sei mesi. Certe volte, la domenica, faccio chilometri a piedi, per vedere tutto... e mi perdo sempre.
Ci avrei giurato, fece lui, ma cos gentilmente e con tanta simpatia che lei non si offese.
Non ricordava pi con precisione, dopo, quel che aveva detto e quel che aveva mangiato durante quel pranzo lungo ed emozionante. Ricordava invece benissimo tutto ci che aveva detto lui, la linea della sua mascella e i movimenti della bocca quando parlava. Ricordava le mani abbronzatissime, con un callo sul pollice destro lasciato dalla racchetta da tennis, e un anello con un sigillo sul mignolo della sinistra. Sull'anello c'era uno stemma di famiglia profondamente inciso nell'oro. La voce di Dexter aveva una variet di toni: gentile, piacevole, e a volte un po' petulante, da ragazzino. Quella petulanza glielo rendeva pi caro, perch faceva un po' parte della personalit di lui. In un altro le avrebbe dato fastidio, ne era certa, ma a Dexter avrebbe perdonato qualsiasi cosa. Si sarebbe aspettata che un ragazzo cresciuto nel suo ambiente fosse molto viziato, sia per aver frequentato Yale e, prima ancora, qualche esclusiva scuola preparatoria, sia perch possedeva nientemeno che una barca a vela personale. Dexter, invece, le raccont che durante una vacanza estiva aveva lavorato in un'acciaieria, e questo la riemp di meraviglia.
Ho scritto le mie esperienze e ho cercato di venderle a una rivista, continu lui. Ma non hanno abboccato. A essere sincero scrivo da cani,  questa la ragione. Come esperienza, per,  stata molto interessante. E poi ho guadagnato pi soldi di quanti ne faccio adesso lavorando come agente di cambio.
 meraviglioso.
 cominciato quasi per gioco, questo  il bello.
Erano le quattro quando finirono di mangiare. La sala da pranzo con l'aria condizionata era cos fresca, e la vista del fiume cos scintillante e varia, che indugiarono a tavola. Dexter fumava una sigaretta dopo l'altra e April osservava i movimenti delle sue mani. Il giovane accendeva la sigaretta con un accendino d'oro con le iniziali, che riponeva quindi con gesto distratto nel taschino del maglione da tennis. April aveva quasi dimenticato che era il giorno della festa della Fabian, che non aveva mai partecipato a una festa dell'azienda, e che si stava perdendo tutto il divertimento.
A proposito, come sei arrivata qui? domand lui. In macchina?
Siamo venuti con il pullman.
Hai qualche impegno per dopo?
No.
Be', potrei riaccompagnarti a New York, cos non devi riprendere il pullman. Potrei fare una corsa a cambiarmi e si potrebbe andare in qualche posto. Ti va?
Sarebbe molto gentile da parte tua... disse April.
Dexter si alz. A New York devo andarci per forza. Ci abito.
Siamo vicini... sospir April.
Non  una bella cosa?
Quando la guid verso la Jaguar bianca decappottabile parcheggiata davanti al circolo, ad April quasi si ferm il cuore. Dexter abbass la capote, apr lo sportello e la aiut a salire in macchina. Lei si guard indietro un attimo mentre il motore partiva rombando. Le sarebbe piaciuto sventolare un gran fazzoletto di chiffon bianco, se ne avesse avuto uno. Desider che qualcuno dei suoi conoscenti fosse fuori sul prato e la vedesse partire in quella macchina da sogno con quell'incredibile giovanotto. Dexter era ancora in calzoncini e maglia bianca da tennis. Figurarsi, pensava April,  talmente disinvolto da entrare in citt vestito a quel modo. Ma si capiva subito che Dexter Key poteva indossare qualsiasi cosa e sentirsi perfettamente a suo agio.
Lui accese la radio. La musica e il vento le cantavano negli orecchi. Fa paura, disse, correre cos forte.
 un'impressione, perch siamo molto vicini al suolo, disse lui. Vado solo a centodieci.
Centodieci!
Guarda che bel cielo azzurro.
April abbandon la testa contro il cuoio dello schienale e fiss il cielo terso, che non mutava ai suoi occhi nonostante la forte velocit. La radio trasmetteva una canzone d'amore e lei ne segu canticchiando il motivo. Sporse un braccio per sentire sulla pelle il soffio forte del vento. Era cos felice, cos felice, cos felice... E come era azzurro l'Hudson, tutto sfavillante di bianco e oro sotto il sole del tardo pomeriggio.  la pi bella vista che si possa avere di New York, pensava. Arrivare in citt quando gli edifici sono dorati in alto, come se tutta la citt fosse in fiamme, e le finestre sono tanti buchi scintillanti e incandescenti. Come aveva potuto pensare che il Plaza al crepuscolo fosse New York? New York era questa: seduta al suo fianco, incarnata in Dexter Key; e le cose meravigliose e segrete che la gente faceva dentro quegli alti edifici all'ora del cocktail lui le faceva tutte le sere, e tra poco anche lei si sarebbe tuffata nella vita mondana.
Quando il giovane ferm la Jaguar nella via tranquilla e alberata davanti alla sua casa, sembrava di essere arrivati su un altro pianeta. Era una strada laterale, con case in mattoni scuri, un tempo residenze aristocratiche. La via era deserta, fresca e ombreggiata sotto gli alberelli sottili. Ferme lungo il marciapiede c'erano altre macchine sportive, una di un bel rosso vivace, un'altra verde scuro. April aveva l'impressione che in quella strada abitassero soltanto persone giovani, ricche ed eccezionali. Dexter prese la racchetta dalla macchina, poi aiut la ragazza a scendere.
Vuoi salire o mi aspetti qui?
In un'altra occasione, April avrebbe trovato una scusa per rimanere in strada, invece di salire da sola nell'appartamento di un uomo; ma dal momento che lui era tanto delicato da prevenire un eventuale rifiuto, si sent tranquillissima. Salgo con te, mormor.
L'appartamento si componeva di un enorme soggiorno, cucinotto, spogliatoio e bagno. Sul retro della casa c'era un giardino sul quale affacciavano le finestre del soggiorno. La casa era al secondo piano. Il giardino era ben tenuto, con ghiaia, prato e una bella statua di marmo. Sul vialetto giocava un gattino grigio.
Oh, di chi  quell'amore di gatto?
Di due finocchi che stanno qui sotto.
Due che?
Lui la guard. Fate. Sorrise. In fondo al mio giardino ci sono le fate, come dice la canzone. Le prepar da bere, le lasci il bicchiere sul tavolino di marmo bianco di fronte al caminetto e and a vestirsi. Fai come se fosse casa tua, le grid.
April si guard attorno. Mobili moderni, nuovi, lindi, comodi, ed evidentemente costosi. Il quadro a colori vivaci sopra il caminetto, che non si capiva assolutamente cosa rappresentasse, aveva tutta l'aria di essere autentico e non una riproduzione. Contro una parete c'era un cassettone, e sopra una statuetta di bronzo che raffigurava una ragazza nuda. La statua aveva al collo una cravatta a righe, messa l probabilmente da Dexter quel mattino, quando si era vestito per andare a giocare a tennis. L'incongruenza della cosa la fece sorridere, quando normalmente si sarebbe sentita in imbarazzo, sola in casa di un uomo con una statua nuda che la fissava sfacciatamente. La cucina sembrava che non venisse mai usata. Sbirci nel frigorifero: non c'erano che due bottiglie di vino ancora da stappare, un po' di succo d'arancia gelato e un pezzo di pane duro come la pietra. Si sedette sul divano sorseggiando il gin tonic, ascoltando i rumori attutiti che arrivavano dalla doccia. Suo malgrado, non poteva fare a meno di immaginarsi Dexter nudo sotto la doccia, e quel pensiero la emozionava e insieme la spaventava. Eccola l, seduta sul letto (va bene che era un divano, ma poteva essere trasformato in letto in un istante) di un ragazzo che conosceva appena, un ragazzo che cantava tutto nudo a non pi di tre o quattro metri da lei, come se fosse la situazione pi naturale del mondo. Chiss se Dexter portava l'anello anche sotto la doccia...
Il rumore dell'acqua cess. Sent Dexter ciabattare nella stanza accanto, sbattendo i cassetti. Prese una rivista dal tavolino e finse di leggere, in modo che, tornando di qua, lui non avrebbe potuto capire quello che stava pensando.
April, chiam lui. Ehi, April, ho lasciato la mia cravatta blu di l?
Lei alz gli occhi. Quella con le righe bianche e rosse?
S, quella.
 qui, gli grid. Guard la statua nuda e si morse il labbro.
Me la passi, tesoro, ti dispiace?
Tesoro! pens April. Si alz, and al cassettone e tolse la cravatta dal collo della statua. Attraverso la porta socchiusa intravide uno specchio, e nello specchio il biancore di una camicia immacolata. Apr la porta e tese a Dexter la cravatta.
Questi indossava una camicia candida e un paio di pantaloni di flanella grigio scuro dalla piega impeccabile. Aveva i capelli ancora umidi per la doccia e vi si vedevano i segni lasciati dal pettine. Grazie, disse. Si fece passare la cravatta attorno al collo e fiss lo specchio per annodarla.
April pens di tornarsene al suo posto sul divano, ma era letteralmente piantata al suolo, affascinata. Non aveva mai osservato un ragazzo nell'atto di vestirsi, e ora eccola l con Dexter Key, il tipo pi fantastico mai incontrato in vita sua, a osservarlo in una situazione che, pur essendo intima, non aveva nulla di allarmante. Il giovane la guard.
Come sto?
Mm-hm.
Le si avvicin, la prese tra le braccia e, prima ancora che lei potesse rendersi conto di ci che succedeva, gi la stava baciando. Non era come l'ultimo bacio che aveva ricevuto da quello sporcaccione del signor Shalimar, era diverso anche da quelli che aveva avuto da altri ragazzi quando stava a Springs. Era magico, il tocco di un qualcosa di caldo e morbido come seta, che faceva battere il cuore; un bacio che un attimo dopo non avrebbe potuto ricordare, tanto era emozionata. Si accorse di restituirgli il bacio, e che lui la baciava di nuovo, ma poi i movimenti delle mani di Dexter sul suo corpo la riportarono alla realt.
No! disse, allontanandolo.
Cosa? fece lui con gli occhi ancora semichiusi, come fosse addormentato.
Basta cos, protest lei, con voce tremula. Fece due passi indietro e tent di sorridere.
Dexter la stava guardando con un'espressione che lei cerc di decifrare. Era indignato? Non l'avrebbe voluta vedere mai pi; era offeso, l'aveva presa per una santarellina. Forse frequentava ragazze sofisticate che andavano fino in fondo e poi ci ridevano sopra. Ma lei non poteva... non poteva. Dexter avrebbe capito subito che non era sofisticata, l'avrebbe giudicata solo una ragazza facile. Ma voleva tenerselo, doveva tenerselo, ora che l'aveva trovato; non sopportava l'idea che lui la credesse una di quelle e subito dopo la buttasse via. Oh, mio Dio, pensava, cosa star pensando? Di' qualcosa, Dexter, parlami per favore.
Lui torn allo specchio e si guard, togliendosi con cura il rossetto dalle labbra con un fazzolettino di carta. Poi si pettin di nuovo. Pareva pi interessato al proprio aspetto che al rifiuto di April, che dal canto suo non sapeva se sentirsene offesa o contenta. Non gli piaccio pi, pens, presa dal panico.
Sei arrabbiato con me? gli chiese sottovoce.
Arrabbiato? Perch?
Lei si strinse nelle spalle, arrossendo.
In che senso, arrabbiato? fece il giovane. In che senso?
Io...
Andiamo, April, disse lui, in tono petulante. Deciditi a crescere. Perch dovrei essere arrabbiato con te? Non ho l'abitudine di costringere nessuno. Non ne ho bisogno.
Lo credo benissimo che non ne hai bisogno, fece lei.
Dexter era intenerito ma non voleva darlo a vedere. April sent il cuore batterle di gioia. Non  mica perch non mi piaci, aggiunse, tormentandosi le mani. Mi piaci. Moltissimo.
Be', anche tu mi piaci, disse lui. Prese la giacca dall'armadio e se la infil, sistemando con cura un fazzoletto di seta nel taschino. Si diede un'ultima occhiata allo specchio. Sei pronta? chiese gentilmente.
S. Lo precedette fuori dall'appartamento e attese mentre lui chiudeva la porta. Era un po' come se stessero scrivendo la parola fine in fondo a un capitolo, e tuttavia April sentiva con certezza che si trattava solo della fine di un capitolo, e non di tutta la storia. Com'era bello Dexter, e che buon profumo aveva! Strano: quando Dexter l'aveva baciata, aveva pensato al signor Shalimar come a quel vecchio sporcaccione. Tutto ci che le era accaduto prima di quel giorno sembrava gi remoto e senza importanza. Come aveva potuto trovare un certo fascino nel signor Shalimar? Meno male che non gli aveva mai permesso confidenze e si era tenuta sempre alla larga da lui, quando era solo. Ormai contavano solo il presente e il futuro con Dexter Key, come se la sua vita iniziasse solo quel giorno.
Che ne dici di cenare all'aperto? chiese lui. Conosco il posticino giusto.
La prese sottobraccio e si avviarono. Dexter fece cenno a un taxi. Non era seccato, non gli dispiaceva che lei avesse fatto un po' la difficile; April sentiva di piacergli anche cos. Alla fine, tutto sarebbe andato per il meglio. Forse, si sarebbe addirittura innamorato. Lei lo era gi al novantotto per cento. Proprio una bella avventura degna di New York, pensava April, e ora so cosa cercavo in questa citt. Non il successo, ma l'amore. Il successo in amore  molto pi importante del successo nella carriera. Soprattutto per una donna. Se c' qualcosa di pi importante dell'amore, pens, sbirciando Dexter di nascosto, non so proprio immaginare cosa possa essere.

9.

L'estate, a New York,  il periodo peggiore dell'anno. Un vento caldo soffia dentro le finestre spalancate una fuliggine nera e appiccicosa, gli uffici vanno avanti col personale dimezzato dai turni di ferie, i marciapiedi diventano molli e i nervi vanno a pezzi; lungo le strade che dal centro conducono alle grandi arterie periferiche, la gente boccheggia china sui davanzali a osservare con occhio spento la lunga teoria di macchine che si spingono a vicenda, paraurti contro paraurti, alle cinque del pomeriggio, l'ora in cui cessa il lavoro.
Times Square all'ora di pranzo sembra un carnevale, un fiacco marted grasso. D'inverno, i cappotti nascondono molti segreti: difetti fisici, mancanza di gusto. Ma il calore estivo rivela tutto. Non basta osservare la gente ai crocicchi per sapere se il semaforo  diventato verde, perch la folla si sposta senza badare a nulla; i giovanotti in camicia sportiva a maniche corte, le ragazze negli abiti estivi, sbracciate, senza calze, talvolta con la schiena nuda, mostrano la pelle bianca che reclama d'urgenza un paio di settimane al sole. Gli uffici privi di aria condizionata sono un tormento, ingoiano come forni appena si esce dall'ascensore, coi ventilatori che smuovono l'aria soffocante e fanno volar via le carte dagli scrittoi. Negli edifici moderni e freschi di Radio City, dove si trovano gli uffici come quelli della Fabian, le ragazze tengono indosso un golfino e spesso devono starsene a casa perch raffreddate.
Nelle villette ristrutturate e nei vecchi casamenti dove gli inquilini non hanno il permesso - o non possono permettersi - di installare l'aria condizionata, le sere estive non lasciano altra scelta che quella di indugiare per ore in un ristorante ad aria condizionata, di cacciarsi in un ennesimo cinema sempre ad aria condizionata, o di sedere su un balcone o sul pianerottolo di una scala antincendio, sfregandosi le palpebre irritate in attesa del sonno, in attesa di un filo d'aria, in attesa di un nuovo giorno che porter altro sole cocente ma neppure un po' di sollievo. In quelle torride notti insonni dell'estate 1952, cinque ragazze, come minimo, rimanevano alzate pensando all'amore e alla carriera, ciascuna in modo personale e diverso.
Mary Agnes Russo, nel Bronx, pensava al suo matrimonio, cui mancava ormai meno di un anno. Si chiedeva dove avrebbero trovato un appartamento in affitto e se si sarebbero potuti permettere tre stanze. Sarebbe stato bello avere un soggiorno, una camera da letto e una cucina! Una camera da letto... un brivido le saliva per la schiena nella stanza buia e infuocata mentre pensava a cose cui aveva cercato di non pensare in tutti quei mesi. Era un po' spaventata, ma sicura che tutto sarebbe andato bene quando lei e Bill fossero rimasti soli insieme. Qualcuno le aveva raccontato una storia orribile: che dopo l'eccitazione della cerimonia nuziale e tutto il resto, alla sposa venivano sempre le sue cose la prima notte di nozze. Che cosa terribile sarebbe stata, dopo due anni di attesa! Ma poi ci sarebbero state tante altre notti, per tanti anni, e ci sarebbero stati dei bambini, e una casa coi mobili, e i pasti da preparare, e tante cose da fare insieme. Quando si ha intenzione di restare marito e moglie per sempre, per tutti gli anni a venire, si pu anche aspettare due anni, no? Si torse le mani e si spost sulle lenzuola aggrovigliate, cercando un posticino fresco. Da un po' di tempo non riusciva a dormire, e di questo passo sarebbe diventata un rottame. Al mattino aveva sempre gli occhi cerchiati. Una ragazza deve sposarsi: essere sole  una noia, una malinconia. Detestava dover dire buonanotte sulla porta, e correre indietro per un ultimo bacio per poi doversi difendere dalle mani di lui. Capisco, sospirava Bill, affondando le mani nelle tasche. Poi, quando saliva nella sua camera, in punta di piedi per non svegliare il padre che russava, avrebbe voluto correre gi di nuovo e chiamare Bill prima che avesse il tempo di allontanarsi. Ma stringeva i denti e continuava a salire, e quando giungeva di sopra si sentiva cos stanca che non le restava altro che mettersi a letto. Ma poi, a letto, non riusciva a dormire...
Coraggio, pensava Mary Agnes, l'anno prossimo a quest'epoca saremo gi sposati. E se far troppo caldo per dormire ci metteremo a chiacchierare vicino alla finestra, e berremo un bicchiere di latte, o forse Bill preferir una birra ghiacciata. E avremo una bella stanza in legno chiaro, col letto matrimoniale e un gran cassettone, oppure un cassettone per me e un armadio per lui. Che strano, un letto matrimoniale! Quando andava a trovare le compagne di scuola ormai sposate, e vedeva nella loro camera il letto a due piazze, provava un certo imbarazzo. Era un po' come sentirsi dire: Ora sai cosa facciamo noi due. Non importa, pens, una volta sposati ci si abitua a queste cose. Scommetto che dopo un po' diventa un fatto normale, proprio come andare a dormire tutte le sere. In fondo, non  questa la cosa che pi conta nel matrimonio, anzi  l'ultima. Ci che importa  formare una coppia, sentirsi una moglie, essere sposata, poter dire: Mio marito. Mio marito dice...
Se non riesco a dormire nemmeno stanotte, pensava Mary Agnes, non so proprio come far.
Nella stanza che divideva con la sua bambina di un anno e mezzo, Barbara Lemont era sveglia e fissava il buio. Ogni tanto passava una macchina e la luce dei fari slittava sul soffitto. Barbara si chiedeva chi ci fosse in quella macchina e dove fosse diretta. Forse un ragazzo e una ragazza, una coppia d'innamorati. Lei non aveva avuto molti corteggiatori, le era mancato il tempo, e ora era diverso. Se almeno potessi incontrare una persona interessante, pensava. Sono stanca di sale da cocktail, dove le luci basse mi fanno venire sonno e le mascelle mi dolgono a forza di trattenere sbadigli, per stare a sentire l'idiota di turno che mi racconta storielle sconce perch cos crede di eccitarmi. Il solito cretino che tenta di far entrare il sesso nella conversazione, convinto che gli basti parlare di gente che va a letto assieme perch io cominci ad ansimare. Ma cos'hanno nella testa, credono che una ragazza, solo perch  stata sposata, sia una macchina del sesso? Questi atleti da camera, per il fatto che sono scapoli, hanno avuto probabilmente una vita sessuale pi intensa della mia. Non capiscono che, quando non si va d'accordo col proprio marito, fare l'amore  proprio l'ultimo pensiero al mondo? E non si rendono conto che, se gi sono mosci a tavola, non mi andr proprio di vedere quanto sono mosci a letto? Mosci, pens, questo  un bel lapsus freudiano.
Barbara sorrise. Se non altro, riesco a ridere. E finch potr ridermela, vorr dire che gli sconfitti sono loro, qualunque cosa accada. Vero Hillary, piccola? Scese dal letto, si avvicin in punta di piedi al lettino della figlia chinandosi a contemplare la faccina tranquilla, ascoltando il respiro regolare. Devo provvedere anche a te, ora, pens. Dio, che responsabilit! Presto sarai abbastanza grande da parlare e mi farai domande sull'amore e sui ragazzi, e vorrai sapere perch manca il pap, in questa casa. E dovr dirti che l'amore  meraviglioso e che le ragazzine brave un giorno si sposano e vivono felici per sempre, e che nonna e io siamo state soltanto sfortunate. Chiss se mi crederai, o se sarai abbastanza sveglia da scoprire che neanch'io credo a me stessa.
Amore, pens Barbara,  una parola che tutti conoscono, ma sembra che la maggior parte dei ragazzi la confonda con un'altra parola che la gente educata non pronuncia ad alta voce. Oh, se almeno potessi incontrare un uomo interessante!
Caroline Bender, in vestaglietta bianca di nailon, sedeva al balcone; o meglio, dato che sul balconcino non c'era posto per una sedia, sedeva sul davanzale, con il gatto di Gregg in grembo. Grattava l'orecchio del micio addormentato e ascoltava i rumori della notte estiva. Il rombo delle automobili, lo stridio dei freni di un autobus che ricordava un po' il verso di una rana, gli schiamazzi e le risate di un gruppo di ragazzi che attraversavano la strada. Era l'una del mattino; non era abbastanza stanca per addormentarsi e aveva troppo sonno per fare qualcosa, magari leggere un altro manoscritto. I manoscritti si ammucchiavano sul cassettone tra le boccette di profumo, ricordandole la vecchia stanza del pensionato studentesco. Aveva sempre lavoro da sbrigare, non perch la Fabian obbligasse i propri dipendenti a portarsi il lavoro a casa, ma perch lei voleva farlo. Ricordava le prime settimane dopo il diploma, quando nelle sere d'autunno, davanti alla televisione, si sentiva invadere da un crescente senso di colpa e alla fine si rendeva conto che, abituata a studiare dopo cena, non si era ancora assuefatta all'idea di non aver nulla da fare. Quindici anni di scuola, quindici anni di routine per apprendere, maturare, imparare a cercare e a trovare. Tutt'a un tratto il diploma, e la scoperta che le pareti immateriali create dai libri erano come quelle di un vero e proprio convento.
Le cose fra lei e Mike erano cambiate dopo quel pomeriggio in cui avevano abbandonato la festa della Fabian; non molto, ma abbastanza perch entrambi ne fossero consapevoli. Si stavano lentamente, gradualmente allontanando, un allontanamento delicatissimo perch ciascuno temeva di ferire l'altro, e al tempo stesso temeva di soffrire. Non uscivano pi molto spesso insieme, e facevano in modo di circondarsi di colleghi d'ufficio, colleghi che un tempo giudicavano quanto mai noiosi e che adesso vedevano quasi con piacere. Caroline voleva ancora bene a Mike, ma era un affetto diverso, privo di desiderio. Quando gli prendeva la mano in un impulso di tenerezza restava sempre un poco sorpresa nel notare come in lui quel gesto producesse ancora la stessa reazione. Per lei, Mike non era pi un amante. Non che l'avesse delusa, anzi le aveva dato qualcosa e lei gliene era grata. Era contenta che fosse stato Mike e non un altro. E tuttavia non poteva fare a meno di sentire, quasi con un senso di colpa, che l'aveva delusa, che si erano delusi a vicenda. Le aveva modellato la mente, e s'era immaginato di fare lo stesso con il corpo. Come avrebbe potuto funzionare? Era stato tutto un inganno, la loro relazione spirituale, il loro amore e quell'attimo finale di passione. Mike l'aveva cambiata, l'aveva lasciata tremante, incuriosita, soddisfatta a mezzo, con una mente esigentissima, percettiva, quasi cinica. Avrebbe affermato di averle fatto un favore, e lei non ne dubitava. Ma le aveva fatto perdere l'innocenza, e per quanto avrebbe di certo sostenuto che anche questo era un favore, Caroline si chiedeva cosa sarebbe stato di lei.
Di una cosa era certa: sarebbe diventata redattrice. Sapeva che il signor Shalimar contava sempre pi sui suoi giudizi e teneva la sua opinione in pi alta considerazione di quella della signorina Farrow. Se la costanza e il lavoro straordinario erano i fattori decisivi, Caroline era certa che avrebbe fatto carriera. Ma esistevano alcune difficolt. Una volta la signorina Farrow aveva inoltrato l'elenco delle promozioni a Publisher's Weekly, la Bibbia dell'ambiente editoriale, e aveva omesso il nome di Caroline. Quest'ultima non aveva mai sentito parlare di Publisher's Weekly, ma l'omissione della Farrow l'aveva offesa. Invece di protestare, aveva preferito inviare una nota gentilissima per spiegare l'errore, e la settimana seguente aveva avuto un trafiletto tutto per s. Da quel momento, Caroline s'era accorta che la Farrow la temeva; restava fuori solo due ore invece di tre durante la pausa pranzo e aveva preso l'abitudine di esaminare i manoscritti sul tavolo di Caroline per accertarsi che la collega pi giovane non avesse tra le mani qualche opera importante. Alla fine di agosto, Caroline aveva ottenuto un ufficio personale, il cubicolo pi piccolo proprio in fondo alla fila degli studi, e definiva ora le visite quotidiane della redattrice come le incursioni della Farrow.
Era bello potersi appassionare al lavoro. Deve essere un po' il modo di pensare degli uomini, si diceva Caroline, solo che gli uomini si preoccupano molto della questione economica. Per lei, invece, l'interesse stava soprattutto nella competizione e nelle conquiste. Cominciava per a preoccuparsi anche del denaro. Che razza di stipendio era sessanta dollari alla settimana? Una segretaria personale partiva da sessantacinque. Quella del signor Shalimar ne prendeva gi ottantacinque. Lei, che era lettrice e acquistava libri che portavano un guadagno alla ditta, non avrebbe dovuto ricevere di pi? I cinquanta dollari, che a gennaio le erano sembrati un patrimonio, ora le apparivano una cifra irrisoria. Detratte le tasse e la previdenza sociale, cosa restava? E l'affitto, i pasti, una bottiglia di liquore di tanto in tanto, i cosmetici, le calze, le scarpe, la biancheria che non dura in eterno, e farsi aggiustare i capelli, e mangiare sempre fuori casa... quasi non poteva permettersi di andare a Port Blair per il weekend. Ogni volta la madre le faceva scivolare in mano i soldi per il biglietto di ritorno, e Caroline, sebbene con un po' di rimorso, li prendeva. Era sempre meglio che accettarli da un uomo, come faceva April.
Oh, April era ben decisa a restituirli. Dexter Key le prestava dieci dollari quando il droghiere all'angolo rifiutava di tenerle aperto il conto, le aveva prestato cinquanta dollari, per consolarla, quando i grandi magazzini le avevano mandato un energico ultimatum che cominciava: Siamo certi che Lei vorr evitare l'imbarazzo di un esattore a domicilio... Dexter era cos ricco da potersi permettere in qualsiasi momento simili piccole donazioni, e ad April sembrava che ognuno di quei prestiti fosse una garanzia di continuit. Era cresciuta con l'idea che un uomo non paga mai i debiti di una donna, a meno che non sia una parente, la moglie o l'amante. Dato che April per Dexter non era nulla di tutto ci, doveva trarre le conclusioni con la fantasia, e la fantasia di April era delle pi romantiche.
Caroline si mosse sul davanzale cercando una posizione pi comoda, il gatto si svegli e schizz via. Non era il caldo a tenerla desta a quel modo, perch, a rimanere perfettamente immobili, la temperatura del corpo si abbassava e si stava quasi bene. Ma aveva tante cose a cui pensare: quel che avrebbe dovuto fare per prima cosa in ufficio il mattino seguente, la lettera che Shalimar le aveva detto di scrivere a un autore, proponendogli la revisione del suo libro (era la prima volta che aveva una simile responsabilit e ne era terrorizzata), e poi quei maledetti western di cui aveva continuato a rimandare la lettura e che stavano l a impolverarsi sull'angolo della scrivania. Se avesse potuto scoprire qualcosa di buono tra quella roba che nessuno aveva richiesto sarebbe stato un gran passo avanti, perch in tal caso l'autore sarebbe stato suo in esclusiva; se poi l'autore avesse dimostrato di saper scrivere qualche altro libro di successo, Caroline si sarebbe trovata nelle migliori condizioni per diventare redattrice. Forse di l a un anno avrebbe avuto un conto spese personale - piccolo, si capisce - che l'avrebbe messa in grado di offrire il pranzo ai suoi autori. Ti vedi a firmare assegni per un uomo? chiese a se stessa, e sorrise al pensiero. Non era poi una cosa tanto impossibile, non pi di tutte le altre che le erano capitate in quegli otto mesi. Il futuro, pens, dipende dalla fortuna e dagli altri. La fantasia, quando si ha dietro di s un passato vissuto in un guscio ben protetto, neppure riesce a concepire tutto ci che poi avviene davvero.
April Morrison, per la prima volta, imprec indignata contro la molla rotta del letto. Faceva gi abbastanza caldo senza doversi raggomitolare su se stessa come un gambero per evitare quel pugnale tra le costole. Tolse le lenzuola dal letto e le allung sul pavimento, tir gi il cuscino e si distese. Ecco, ora andava meglio. Non era buffo? La ragazza di Dexter Key costretta a dormire sul pavimento. Cosa avrebbero scritto le cronache mondane? Dexter le aveva detto che qualche volta il suo nome compariva nella rubrica di Winchell, e lei ora la leggeva regolarmente, ma non ce lo aveva mai trovato. Dexter Key, agente di cambio boulevardier, e April Morrison, impiegata della casa editrice Fabian, venerd... Un articolo che le sarebbe piaciuto leggere! Chiuse gli occhi e cerc di rivedere con la fantasia il volto di Dexter. Nella visione lui si chinava, e prendendole le mani diceva: Ti amo sempre di pi. Sposiamoci. Dicevano cos quando facevano una proposta di matrimonio? Non ne aveva mai ricevuta una ma si augurava che, al momento buono, si sarebbe trattato di una proposta molto romantica. Siamo sinceri, pens. Se Dexter mi dicesse soltanto: Oggi non ho niente da fare, andiamo a sposarci, morirei dalla gioia.
Avrebbero potuto avere tre bambini, prima un maschio, si capisce, col nome del padre. Poi una bambina, Christina. Christina Key... suona male, con la C e la K. Bisognava pensare a qualcos'altro. Bonita era carino, Bonnie come diminutivo... Il volto di Dexter cominci a muoversi, trasformandosi in un sogno vero. Dexter sussurrava, intrecciava le dita con quelle di lei. April si addorment, perduta in un sogno da lei scelto, felice.
Gregg Adams era sveglia; appoggiata su un gomito stava china sul corpo addormentato di David Wilder Savage, e lo ascoltava respirare, osservandolo in volto. Come faceva David a dormire con quel caldo? Si sentiva stanca ed eccitata dopo lo spettacolo alla Playhouse e le due ore di macchina con l'auto avuta in prestito dal direttore di scena per venire a trovare David in citt; non poteva nemmeno pensare di dormire. L'indomani, probabilmente, si sarebbe sentita esausta, e c'era da fare quel tremendo viaggio di ritorno. Quando veniva in citt il percorso era breve, ma in senso inverso pareva eterno. Aveva sperato che David potesse andarla a trovare pi spesso; poverino, stava scegliendo gli attori per una nuova commedia. Nel complesso si vedevano solo tre volte alla settimana, e senza di lui la vita era un inferno. Gregg non faceva che pensare a lui, riandando col pensiero a tutte le loro conversazioni, cercando di stabilire se aveva detto qualcosa che non andava, o se lui s'era lasciato sfuggire qualche parola rivelatrice. Che uomo abile nel nascondere i propri sentimenti! Com'erano state semplici le prime settimane del loro incontro, rispetto a oggi... Si sentiva cos piena di emozioni e di dubbi da averne quasi l'emicrania. Non sapeva che l'amore era questo: un'eterna condizione di angoscia e di disperato attaccamento, una continua alternanza di conforto e di solitudine, secondo l'umore dell'uomo.
David era cos dolce dopo ogni amplesso, la baciava sugli occhi e sulla fronte, non si girava mai dall'altra parte come avevano fatto tanti altri. Le teneva la mano per qualche minuto fino a che il sonno li induceva a raccogliersi ciascuno in se stesso, e quando alla fine ognuno dei due si isolava nel proprio mondo era come se non fossero completamente staccati l'uno dall'altro. Sebbene non le avesse mai detto: Ti amo, neppure nei momenti in cui la passione e le insistenti domande di lei avrebbero potuto spingerlo a mentire, era certa che David l'amasse. Non si poteva essere cos teneri, cos affettuosi, senza amore.
Essere donna  un inferno, pensava Gregg; avere tanto bisogno d'amore, sentirsi una persona dimezzata, cos debole. Che cosa aveva detto Platone? L'uomo e la donna sono incompleti fino a che non si uniscono. Perch non aveva cercato di chiarire meglio questo concetto agli uomini?

10.

A New York l'autunno segna la rinascita. A Broadway danno le novit della stagione teatrale, i negozi espongono i nuovi modelli, comincia la ricerca degli appartamenti, iniziano i traslochi, la vita mondana. I telefoni squillano, la posta aumenta, tutti si danno reciprocamente il benvenuto dopo una lontananza che  forse, geograficamente, di pochi isolati, ma che il letargo estivo ha reso enorme. Sono andate bene le vacanze? chiedono tutti, finch la domanda viene a noia e ci si stanca di snocciolare i superlativi che il prossimo si aspetta. Caroline Bender aveva passato i suoi tre giorni a Port Blair, sulla vicina spiaggia, e si augurava di perdere l'abbronzatura in tempo per indossare i nuovi abiti scuri autunnali. Gregg Adams aveva trascorso tre giorni in casa di David Wilder Savage, concessione da lui fatta come regalo in vista della momentanea separazione prima della sua partenza per la tourne estiva. April Morrison aveva passato i tre giorni di vacanza in parte accumulando debiti enormi al Bonwit Teller, da Lord and Taylor, per procurarsi un guardaroba da spiaggia, in parte giocando a tennis e andando in barca a vela con Dexter Key. Barbara Lemont aveva lasciato Hillary alla madre e aveva trascorso le vacanze - le spettava una settimana intera - in un luogo di villeggiatura dove aveva conosciuto parecchi giovanotti, tutti disponibili e tutti interessati all'idea di mantenere lei e Hillary quanto al progetto di una gita sulla Luna senza maschera a ossigeno. Mary Agnes, che per anzianit di servizio aveva diritto a quindici giorni, aveva tentato invano di farseli spostare all'estate seguente per avere una luna di miele di quattro settimane, e si era infine rassegnata a restarsene due settimane a casa interessandosi ai piatti, all'argenteria, al corredo, e facendo qualche gita a Jones Beach con Bill, il suo fidanzato. Il signor Shalimar era andato al mare con la moglie e i figli. Mike Rice aveva in progetto di andare in Florida per far visita all'ex moglie e alla figlia, ma all'ultimo momento aveva cambiato idea per qualche motivo che neppure Caroline era riuscita a scoprire, recandosi invece da certi amici che possedevano una fattoria nel Connecticut. Tutto sommato, ognuno era lieto di essere di ritorno e che il periodo di divertimento fosse trascorso e dimenticato fino all'anno seguente.
Al principio di ottobre, quando gli alberelli dei marciapiedi gi mostravano le prime foglie ingiallite, ed era piacevole recarsi in ufficio sotto il cielo azzurro e terso, Caroline fu invitata a una festa in casa di un'amica: una ragazza che aveva frequentato con lei la scuola preparatoria di Port Blair, si era sposata e ora viveva a New York col marito, studente di medicina. Caroline provava sempre una certa riluttanza quando doveva andare a un cocktail party: non le piaceva entrare sola in una stanza piena di estranei, e avrebbe preferito portarsi un cavaliere, uno qualsiasi, ma l'ospite le aveva detto che ci sarebbero state dozzine di scapoli e quindi una grande richiesta di ragazze sole. Bench Lo Scapolo sia sempre indicato come il pi importante requisito per una festa riuscita, una bella ragazza sui vent'anni che svolge un lavoro interessante  altrettanto quotata e, in un'epoca di matrimoni tra giovanissimi, quasi altrettanto rara.
L'appartamento dove aveva luogo la festa si trovava in uno di quei grandi e antichi condomini abitati per la maggior parte da famiglie che ci risiedono da anni. Poich queste case hanno contratti di affitto bloccati, gli inquilini non hanno motivo di andarsene, ed  quindi difficile trovarne uno libero. Kippie Millikin e il marito erano riusciti a ottenere un appartamento di tre stanze che dava sul cortile. Le finestre erano protette da grate ricurve, messe dall'inquilino precedente che aveva bambini piccoli, e i Millikin non si erano curati di farle togliere. Con le grate, i vetri sudici e il cortile poco luminoso, Caroline aveva la sensazione di trovarsi in un carcere. L'appartamento era stato arredato provvisoriamente con mobili di seconda mano avuti dai suoceri: un divano-letto verde scuro con uno strappo in un bracciolo, un tavolino di vetro e vimini che un tempo era stato sotto un porticato, e un assortimento di lampade moderne e di stile coloniale. Kippie, al quinto mese di gravidanza, aveva lasciato l'impiego di segretaria; le due coppie di suoceri contribuivano al pagamento dell'affitto in attesa che il marito terminasse gli studi.  un po' come se si fossero sposate le due famiglie, pensava Caroline, e i rispettivi rampolli giocassero ai padroni di casa. Un investimento per il futuro, cos si era espressa la madre di Caroline; ma aveva aggiunto che, in confidenza, preferiva vedere sua figlia sposata con uno che avesse gi una posizione.
Kippie si fece incontro a Caroline e la baci lievemente sulla guancia. Hai fatto bene a venire presto, disse. Ci sono un sacco di scapoloni.
Caroline si tolse il soprabito e lo appese all'attaccapanni dell'ingresso, guardando l'amica. Kippie indossava un ampio camiciotto premaman a pieghe, che la faceva apparire pi sformata di quanto non fosse in realt, con una scollatura generosa che doveva certo servire a darle un certo fascino. Aveva i capelli cortissimi perch pi pratici, e li portava lisci, con un po' di frangetta. Le braccia erano sottili e bianche e il braccialetto di similoro aveva gi perso la doratura e mostrava il verde del metallo. Non dava lo smalto alle unghie, corte e arrotondate come quelle di un bambino. Di sicuro sar oppressa dalle faccende domestiche, pens Caroline, e neanche preparare la festa deve essere stata una passeggiata.
Ci hanno regalato un copriletto nuovo per il nostro anniversario, disse Kippie. Vieni a vederlo e poi ti do qualcosa da bere.
Caroline non aveva alcuna curiosit di vedere il copriletto nuovo, ma segu docilmente l'amica in camera da letto, sbirciando nel passare il gruppetto di persone che stavano in piedi imbarazzate nel salotto in penombra.
In realt, volevo dirti questo: stasera ti presento una persona, disse Kippie con aria confidenziale. Si chiama Paul Landis. Fa l'avvocato ed  simpaticissimo.
Di New York o di Port Blair?
Di New York. La cognata  mia amica, l'ho conosciuta al corso di ginnastica per il parto. Il mese scorso ci ha invitati qualche volta e cos ho conosciuto Paul. Appena l'ho visto mi sono detta: mi piacerebbe sistemarlo con una ragazza in gamba.
Tu vorresti sistemare tutti con una ragazza in gamba, osserv Caroline, sorridendo.
Kippie rimase interdetta, poi sorrise anche lei. Be', vorrei vedere le mie amiche accasate. Sai, per ora ti sembrer divertente avere un impiego, ma tra qualche anno ne avrai fin sopra i capelli. E poi, penso che una donna dovrebbe avere figli finch  giovane, perch cos far ancora in tempo a spassarsela quando il marito comincer a guadagnare davvero.
Non vedo perch una ragazza dovrebbe lasciare il suo lavoro solo perch si sposa, obiett Caroline. Io vorrei tenermelo, il mio. Per me rappresenta pi una carriera che un impiego. Mi piace.
Forse sposerai Paul, fece Kippie incoraggiante.
Ma se non l'ho nemmeno visto!
Ti piacer.  molto dolce. Mi bacia ogni volta che mi saluta, mi prende in giro e dice che sono la sua ragazza. Scherza sempre cos.
Mio Dio.
No,  un tipo brillante, assicur Kippie.  tanto simpatico! Aspetta e vedrai.
Caroline si stava pettinando davanti allo specchio. Gett un'occhiata all'assortimento di bottiglie di profumo e colonia sul ripiano del cassettone. Oh, usi ancora questo profumo? Me lo ricordo, sai. Eri l'unica ragazza che usava l'essenza invece della colonia. Ricordo che mi sembravi ricca e raffinata.
Dio mio, non me lo ricordavo.
Oh, certo. Caroline annus il tappo. Quel profumo le riportava alla mente una serie di ricordi, come un'immagine che continua a riflettersi in una fila di specchi. E mi ricordo l'anno in cui eravamo matricole, e tu hai cominciato a depilarti le gambe. Ero quasi scandalizzata, chiss perch.
Kippie alz un piede e si contempl il polpaccio con aria critica. A stento trovo il tempo di farlo, ormai.
Perch?
Oh, ci sono milioni di cose da sbrigare, in una casa. Prima di sposarmi non ci credevo. E i corsi di ginnastica per il parto, e la scuola di cucina, e intrattenere i suoceri ogni domenica oppure andare a casa loro, e fare acquisti per il bambino. Sembrano cose da nulla, forse, ma le prendo molto sul serio perch le faccio volentieri.
Vedo che sei felice, disse Caroline. In fondo,  l'unica cosa che conta.
Sono felice. Ho sempre odiato quel lavoro e appena ho saputo di essere incinta sono stata lietissima di poterlo lasciare. Prese per mano Caroline. Vieni. Ti presento Paul.
Mentre uscivano, Caroline lanci un'occhiata alla camera. La balza increspata del copriletto nuovo sembrava fuori luogo vicino al legno consunto del pavimento privo di tappeto. Le due sedie erano spaiate e alle finestre c'erano le tendine invece delle veneziane. Caroline ricordava benissimo la casa in cui Kippie aveva vissuto a Port Blair, comoda, ben arredata, sul tipo della sua. Kippie aveva lasciato tutti i bei mobili della sua camera di ragazza alla sorella minore, che frequentava ancora il liceo. Il letto matrimoniale, qui, era nuovo, e cos il cassettone, ma il resto sarebbe venuto col tempo. Tutto costava: un bambino, gli studi di medicina, l'affitto e il cibo... Un giorno, Kippie e il marito speravano di andare a vivere in un sobborgo, dove lui avrebbe potuto far pratica. Forse lei ha ragione e io torto, pens Caroline, ma non me la sentirei di fare una vita simile. All'idea di passare un'ora qui mi sento gi depressa. E poi il marito lo vede appena perch, quando non  in ospedale, studia.
E io, l'avrei fatto per Eddie? Ripens di nuovo a Eddie come un episodio del passato, di quel passato che le tornava alla memoria ogni volta che rivedeva una persona conosciuta prima di quegli importantissimi nove mesi alla Fabian. Quel ricordo le faceva ancora male. S, l'avrei fatto per Eddie, pens; oggi sarei probabilmente una noiosa massaia come Kippie. No... non cos noiosa. Ci metterei un po' di fantasia. E anche Eddie era diverso dagli altri perch aveva fantasia, era spiritoso, era vivo.
Permetti che ti presenti Paul Landis, disse Kippie. Questa  la mia amica Caroline Bender, ricordi quante volte te ne ho parlato?
Eccome, fece Paul Landis.
Tese la mano e Caroline gliela strinse, pensando che fosse una sciocca formalit stringersi la mano a un cocktail party. Paul Landis era alto circa un metro e ottanta, aveva capelli neri lisci, naso grande e diritto e occhiali con la montatura di corno. La fece pensare a un grosso uccello dall'aria severa. Indossava un abito di flanella di un grigio quasi nero, camicia bianca dal colletto piccolo e stretto, con una spilla per tenerlo a posto, cravatta di maglia nera. L'abito era di ottimo taglio e la spilla sembrava d'oro autentico.
Ti prendo qualcosa da bere? chiese Paul.
S, grazie, un Martini.
Oh, non abbiamo Martini, si scus Kippie. Ma pu preparartelo Paul!
Con piacere, disse Paul. Avete un bicchiere adatto?
Abbiamo addirittura il bicchiere del Martini. Un regalo di nozze. Voi restate qui, vado a prenderlo.
So che lavori nel campo editoriale, disse Paul. Deve essere molto interessante.
Quando mi capita un buon libro, lo , rispose Caroline. Ma poi penso tra me:  per questo che mi pagano?
Paul rise. Avete pubblicato qualche libro che posso aver letto?
Non so. Hai letto Beautiful Bodies? O Tobacco Hill?
Hanno una vaga aria di plagio. Deve essere robaccia! In genere Caroline sarebbe stata la prima ad ammetterlo: i Derby Books cercavano effettivamente di scovare titoli che assomigliassero a quelli di altri romanzi di successo, o che sembrassero promettere qualcosa di piccante; ma le sopracciglia inarcate di Paul la resero piuttosto ostile nei suoi confronti. Qui sta il punto, ribatt.
Vuoi dire che  questo che chiede il pubblico?
Parecchi milioni di lettori, rincar lei.
Bene, vorrei che me ne facessi avere qualcuno. Sarei curioso di leggerli. Sar meglio che me li spedisci avvolti in carta semplice, credo.
Perch non li compri?
Va bene. Dove li vendono?
In qualsiasi emporio.
D'accordo, fece Paul.
Arriva Kippie col bicchiere del Martini, interruppe Kippie allegramente, insinuandosi tra loro. Ora Paul ti sbalordir.
Se preparare un Martini dovesse sbalordirmi, pens Caroline, dovrei essere innamorata di tutti i baristi della citt. Ma non voglio lasciarmi smontare dalle pressioni di Kippie... sarebbe infantile prenderlo in antipatia solo perch qualcuno sta cercando con troppa evidenza di accoppiarci. Mi sforzer di trovarlo simpatico. Non  male, in realt,  solo un po' arrogante.
Lascia che ti analizzi, disse Paul Landis, agitando rapidamente il Martini. Dunque, niente di quanto dir l'ho saputo da Kippie, cerco di dedurlo dal tuo aspetto. Hai studiato alla Radcliffe o alla Wellesley.
Radcliffe. C' una grande differenza.
Questo lo dicono tutte le allieve della Radcliffe. Abiti nell'East Side, tra la Cinquantesima e l'Ottantesima.
Un'ipotesi prudente, rise Caroline.
Ho detto bene?
S. Ma abito un po' troppo a est, perci la zona non  pi chic.  soltanto economica.
Dividi l'appartamento con qualcuno.
Le dava un certo fastidio il pensiero che la stesse catalogando con tanta precisione, anche se tutto sommato ci azzeccava. La verit  che non sta guardando me, pensava Caroline, ma solo l'immagine che vuol farsi di me. Esatto anche questo, rispose. Gregg Adams.
Gregg? Corrug la fronte, non perch pensava davvero che Gregg fosse un uomo - non avrebbe mai prestato fede a una cosa simile - ma non voleva lasciarsi sfuggire l'occasione di fare dello spirito, sia pure deboluccio.
Gregg con due g, disse Caroline.  un'attrice.
Andate molto d'accordo perch l'altra non sta mai in casa, continu lui.
E anche perch siamo amiche.
Questo  sottinteso.
Mi stai facendo un contro-interrogatorio, osserv Caroline. Si capisce subito che fai l'avvocato.
Ti d fastidio?
Non eccessivamente. Ma mi andrebbe un altro Martini.
Ho trovato l'anima gemella! Bevo con te. Si chin sul bicchiere del Martini, dosando il gin e il vermut. Caroline si guard attorno. C'era Don, il marito di Kippie, grassoccio, saltellante, che passava allegramente il braccio attorno al collo degli amici. A Port Blair tutti lo credevano un genio, prevedevano per lui un grande avvenire. Forse  cos, pensava Caroline, e giurerei che sa come accostarsi a un letto. Di un paziente, bene inteso. Non ce li vedo, lui e Kippie, a letto insieme, bench sia evidente che ci vanno. A me fa l'effetto di un orso rasato.
Cosa ti piace fare? chiese Paul, porgendole il bicchiere. Andare a teatro? Ai balletti? Attenta, il bicchiere sgocciola. Le porse in fretta un tovagliolo, le tolse il bicchiere di mano e ne asciug il fondo con un altro tovagliolo, poi glielo rimise in mano con cura. Sta' attenta. Ne ho versato troppo.
Ora va bene.
Spero che non ti si sia macchiato l'abito.
No, non  accaduto nulla.
 un bellissimo vestito, tra l'altro. Mi piacciono le ragazze in nero. Per me non c' colore pi bello.
Certo, come no, pens Caroline. Per era carino, si preoccupava di lei e notava le cose. Se le sue idee e i suoi gusti non potevano essere incasellati cos nettamente come lui si aspettava, forse non era colpa sua, ma di Caroline.
Tutti i miei vestiti invernali sono neri o grigi, rispose Caroline.
Anche il tessuto  ottimo. Noto le stoffe perch mio padre era nel settore tessile. Mio malgrado, ho appreso qualcosa in materia.
Bene, sono lieta che un'autorit approvi il mio abito, fece Caroline sorridendo.
Oh, non sono un'autorit. Mio padre voleva che entrassi in affari con lui, quando mi sono diplomato alla Columbia. Ma io mi sono opposto e mi sono iscritto alla facolt di legge.
Hai intenzione di fare il penalista?
No, civilista specializzato in contratti e imprese commerciali.  un ramo dove si guadagna molto bene.
Ho sempre pensato che il grande avvocato sia una figura molto romantica. Troppi film, probabilmente. Per sono un po' delusa che tu non sia un penalista. Ho sempre desiderato conoscerne uno.
Per mia fortuna, sono entrato in uno studio importantissimo.  un posto con un avvenire, e il lavoro mi piace. Tu che ti occupi di libri sicuramente troveresti interessanti alcuni dei nostri casi. C' argomento per un romanzo, sai, o almeno per un racconto.
Mi piacerebbe ascoltarne qualcuno, disse Caroline, sperando che lui non la prendesse in parola. Chiss perch era stanca, stanchissima. Aveva avuto una giornata difficile: la Farrow le era stata sempre alle costole; Shalimar, deciso a dimostrarle palesemente l'attrazione da lui provata in tutti quei mesi, aveva tentato di baciarla bloccandola dietro lo schedario; l'addetta ai manoscritti aveva smarrito uno dei fascicoli pi importanti, provocando una crisi isterica generale fino a che il materiale non era saltato fuori.
Vuoi venire a cena con me pi tardi? chiese Paul. Ho voglia di una bistecca. Che ne dici?
Sei molto gentile. Ma sono cos stanca che pensavo di andare dritta a casa e infilarmi a letto.
Dovrai pur cenare! Vuoi andare a letto senza cena? La bambina cattiva mandata a letto senza mangiare?
Caroline allarg le braccia in un gesto di impotenza. Non sono dell'umore per uscire e sostenere una conversazione. Comunicherei il sonno anche a te.  contagioso, sai.
Non avrai nessun bisogno di chiacchierare. Parler io. Ti porto a mangiare una bella bistecca con un altro Martini, poi ti accompagno subito a casa.
Era cos gentile, cosa poteva rispondergli? A dire il vero aveva una fame da lupi, e non mangiava una bistecca da tempo immemorabile. A Paul piaceva parlare, doveva solo ascoltarlo e l'avrebbe fatto felice. Forse non aveva nessuno che gli facesse compagnia, forse si sentiva solo. Oppure, nonostante la freddezza con cui lo trattava, lei gli piaceva. Forse era stata ingiusta e, conoscendolo meglio, sarebbe stata lieta di non aver dato un giudizio troppo affrettato.
Bene, vengo volentieri, ma solo se davvero mi riporti a casa presto.
Prometto.
Gli sorrise. Quando vuoi, io sono pronta.
Paul fin di bere il Martini e insieme andarono in cerca dei padroni di casa per salutarli. Il giovane abbracci Kippie e la baci sonoramente sulla guancia. La mia ragazza, disse.
Andate fuori a cena, voi due? chiese Kippie.
S, allo Steak Bit, disse Paul, cingendo col braccio il fianco di Caroline.
Oh...  un posto bellissimo. Don e io ci andavamo sempre, prima di sposarci. Ti ricordi, caro?
Visto che tu baci mia moglie, io bacio Caroline, disse Don. Le si avvicin allargando le braccia da orsacchiotto. La ragazza volse il capo, ma non abbastanza in fretta da impedire che Don la baciasse inaspettatamente sulla bocca. Sent i denti di lui tra le labbra, poi la lingua che cercava di farsi strada. Si sottrasse con forza e sorrise cordialmente per amore di Kippie.
Grazie per la magnifica festa, disse.
Grazie a te di essere venuta, rispose Kippie. Divertiti col mio ragazzo. Mise un braccio intorno alla vita del marito e sorrise a Paul e a Caroline.
Venite a trovarci presto, aggiunse Don.
Certo, fece eco Kippie. Qualche sera, noi quattro potremmo combinare un bridge. Buona idea, no? Ti telefono presto, Caroline. E fece un cenno significativo.
Buonanotte.
Buonanotte.
Nell'aria fresca della strada Caroline si sent pi sveglia. Si sottrasse al braccio di Paul e trasfer la borsetta dalla parte di lui, per impedirgli di tenerla per mano. Vedeva l'interno delle stanze illuminate degli appartamenti a pianterreno dall'altro lato della strada; in uno di essi vide alcune persone che si muovevano per la stanza come se si trovassero anche loro a una festa. Si chiese se pure l ci fosse una ragazza che veniva presentata a un buon partito, o un marito che tentava di baciare la compagna di scuola della moglie per soddisfare un momentaneo capriccio extraconiugale. Si sent sola e, senza un motivo preciso, piuttosto triste.
Paul la port in un ristorante vero, uno di quei locali dall'aspetto poco appariscente che riservano la sorpresa al momento del conto. Le bistecche erano nere come il carbone all'esterno e rosso sangue all'interno, e pesavano sei o sette etti l'una. Un Martini prima di cena aveva messo Caroline di buon umore. Lo scoramento che l'aveva assalita per strada era stato, per il momento, scacciato da quell'euforia; con un pizzico di buona volont, Caroline sperava di riuscire a ignorarlo, almeno per un po'. Sorrise a Paul, chinandosi per farsi accendere la sigaretta.
Tu mangi poco, Caroline. Ora capisco perch sei cos magra. A me piacciono le ragazze con un po' pi di... be'...
Curve?
No, tu hai delle curve stupende. Ma potresti renderle un pochino pi abbondanti.
Parli come un uomo all'antica.
Pu darsi che lo sia, fece Paul. Amo la vita agiata, mi piace restare tre ore a tavola, in una casa piena di fiori freschi e con una ragazza dalle curve morbide. Forse sarei dovuto nascere all'inizio del secolo.
Cos avresti potuto fare pranzi di quattordici portate e avere una moglie sui novanta chili.
Be', quattordici portate sono troppe. Mi accontento di trattenermi a tavola, con un cognac alla fine del pranzo e una buona conversazione. A proposito di cognac, quale preferisci?
Mi vergogno di ammettere che per me sono tutti uguali. Ma non se ne vergognava affatto, non dava semplicemente importanza alla cosa.
Paul ordin due cognac e si appoggi allo schienale della sedia, accendendosi una sigaretta. Ti avevo fatto una domanda e non mi hai ancora risposto. Ti piace andare a teatro?
Molto.
Pensavo di prendere i biglietti per sabato sera. Vuoi venire con me?
Ci teneva ad andare? Perch no? Era gentile, a lei piaceva il teatro... rifiutare sarebbe stato sciocco. Tuttavia, qualcosa le diceva di non accettare. Era solo un vago presentimento, ma Caroline si affrett a scacciarlo dalla mente.
Perch no? Accetto volentieri.
Bene. Ceneremo dopo lo spettacolo, cos potremo fare le cose con calma.
Per lui, tutto era stabilito in anticipo, organizzato. Era l'incarnazione della Vita Agiata. Vita Agiata era la parola d'ordine alla Radcliffe, e Caroline ricordava come la maggior parte delle ragazze ne avesse fatto una specie di motto scherzoso. Vita Agiata voleva dire andare a cena con il vestito e non in pantaloni, voleva dire sorseggiare il caff in salotto dopo cena. Ma per Caroline e le sue compagne significava il vano sforzo di attaccarsi alle cose superficiali della vita quando quelle pi importanti minacciavano di franare. Sorseggiare caff e prender parte alla conversazione quando si era certe di essere bocciate in tre materie? Caff e conversazione quando il tuo ragazzo non si faceva vivo da dieci giorni, caff e conversazione quando avevi un ritardo preoccupante e ogni mattina ti svegliavi con un senso di nausea? Eccola l con Paul Landis, in un ristorante di lusso, a bere il miglior cognac, a chiacchierare di comodit e frivolezze, mentre avrebbe voluto gridargli: cerca di capire chi sono! Di' qualcosa che abbia un senso, una cosa qualsiasi, quello che vuoi. Guardami in faccia come fa Mike, come faceva Eddie, e fammi capire che sei qui con me, Caroline Bender, non con una ragazza snella, elegante, vestita di nero, che va volentieri a teatro.
Era chiedere troppo per un primo incontro, e tuttavia l'istinto le diceva che quell'uomo non avrebbe mai saputo leggerle dentro. Sto passando una serata piacevole, pens; Paul  un cavaliere perfetto.  gentile. Cosa vado cercando, un nevrotico come Mike, come Eddie? Sono qui con un bravo giovane pieno di buonsenso che mi fa la corte. Punto e basta.
Ti va di fare quattro passi a piedi? chiese Paul.
S. Mi far bene dopo questa cena pantagruelica.
Domani ti mando una scatola di cioccolatini. E tu li mangerai. Ne hai bisogno.
Lei rise.
Mentre Paul ritirava il cappello al guardaroba, Caroline ebbe modo di osservarlo con occhio critico. Era proprio il tipo che porta il cappello; per fortuna, questo era di falda piccola e di foggia abbastanza giovanile, cos non assomigliava, se non altro, ai cappelli che portava suo padre. Il naso prominente era un po' lucido perch nel ristorante faceva caldo, ma la carnagione era chiara e colorita, da uomo sano. Di sicuro andava a letto prima di mezzanotte e beveva pochissimo. L'abito era impeccabile. Nel complesso, non aveva nulla di effeminato; eppure, la sua corporatura era quasi inconsistente: un figurino, dalle spalle ben sagomate alle scarpe inglesi. Alto, sugli ottanta chili; ma erano soltanto dati, questi, che Caroline doveva richiamare alla mente di proposito, come per cercare di catalogare un oggetto allo scopo di definirlo e dargli consistenza. Forse quando pensa a me lui fa la stessa cosa, si disse Caroline, deve catalogarmi perch io esista ai suoi occhi.
In strada ebbe di nuovo una percezione molto viva dei suoni e dei colori che la circondavano: le insegne al neon dei ristoranti, i rumori del traffico, le risate e i brani di conversazione degli sconosciuti che le passavano accanto, che non avrebbe visto mai pi, o che non avrebbe riconosciuto anche rivedendoli. D'improvviso il mondo le apparve colmo di interesse, e si concentr su ogni aspetto di esso, su ogni cosa che vedeva, che fiutava, che udiva. Ascoltava distrattamente Paul che si era finalmente lanciato nell'esposizione minuziosa di uno di quei casi legali da cui si sarebbe potuto trarre un racconto.
Devi essere innamorato del tuo lavoro, osserv Caroline.  una bellissima cosa.
 vero. Ma anche tu ami il tuo lavoro, o mi sbaglio? Per non capisco come mai sprechi il tuo tempo con quella robaccia. Sembri una ragazza cos intelligente, cos colta. Non potevi trovare qualcosa di meglio?
In quel momento no. L'agenzia di collocamento mi ha offerto quest'impiego e mi  sembrata un'offerta interessante. Volevo solo trovare un posto, non mi importava in che settore. Stavo tentando con tutte le forze di dimenticare qualcosa.
Non hai l'aria di una ragazza che abbia qualcosa da dimenticare.
Tutte le ragazze hanno qualcosa da dimenticare. La vita non  perfetta per nessuno. A te non  mai capitato?
Paul rimase un momento in silenzio. No... non ricordo di essermi trovato in questo stato d'animo. Ho sempre avuto fortuna. Non mi sono mai ritrovato senza soldi, ho frequentato una scuola di mia scelta, ho sempre avuto qualche buon amico. Con la famiglia vado d'accordo, le uniche malattie che ho avuto sono state il morbillo e la varicella, e sono entusiasta del mio lavoro. Solo una volta mi sono rotto le gambe mentre imparavo a sciare, ma non  stata una cosa grave e tutto sommato ho avuto la possibilit di starmene a letto a leggere cose per le quali altrimenti non avrei mai trovato il tempo.
Che vita meravigliosa e facile hai avuto, sospir Caroline. Niente alti e bassi, tutto straordinariamente liscio.
Ma di che stai parlando? fece Paul. Anche a te  andato tutto liscio. Non dirmi che ti  successo qualcosa che, di qui a un anno, facendo un onesto esame di coscienza, potresti ancora definire una crisi.
Tu fai tutto facile! Potrei essere stata in un riformatorio, potrei aver perso i genitori. Che ne sai tu? Ti sembra impossibile solo perch ho una buona educazione e vivo in una certa zona della citt?
Non so nulla, disse Paul serio. Forse sei davvero stata in un riformatorio, tanto per usare il tuo esempio. Ma se cos fosse, non voglio saperlo. Mi piace pensarti cos, come ti vedo questa sera.
Ma se mi fosse successo davvero, ribatt Caroline, farebbe parte di me. Sarebbe me. E le cose che penso... sono quelle che danno importanza a ci che mi capita, o non mi capita.
Be', sei stata in riformatorio? chiese lui, strizzando l'occhio.
No, naturalmente.
Ne ero certo.
Tu non capisci, protest Caroline. Non capisci proprio.
Paul fece segno a un taxi e la aiut a salire. Vedi? Ti riporto a casa presto, come avevo promesso.
Me ne ero completamente dimenticata, ormai.
Meglio cos. Paul allung un braccio sullo schienale; le dita sfioravano appena le spalle di lei. Si tolse il cappello e lo pos sul sedile tra s e lo sportello. Mi piace il tuo modo di discutere, Caroline.
Con la mano, ora, le stringeva leggermente la spalla. Poi si fece pi vicino, le prese una mano dal grembo e la strinse nella propria, guantata. Caroline sentiva il respiro di lui sulla guancia.  un piacere incontrare una ragazza che pensa.
Ma non sai come la penso, avrebbe voluto obiettare Caroline. Gli sorrise, un po' nervosa. Aveva capito che si preparava a baciarla: non intendeva offenderlo, ma non voleva neppure il bacio. L'immagine di Mike s'interpose all'improvviso fra loro, un'immagine consapevole e un po' triste. Se Paul Landis sapesse di me e di Mike, pens Caroline, morirebbe. Le parve quasi di avere un'arma: Mike, la sua relazione con Mike, la sua possibilit di comunicare con Mike e il modo in cui Mike sapeva comprenderla. Un livello di intimit che quel giovanotto sicuro di s, soddisfatto e insignificante non sarebbe mai stato in grado di capire.
Sei molto simpatico, gli disse, davvero. Volse il capo e abbass il finestrino, sporgendo la testa. Guarda com' bello il parco, di notte.  un peccato che non si possa passeggiare per i viali senza rischiare di essere aggrediti. Mi piacerebbe poter andare allo zoo a quest'ora; ma sarebbe una pazzia, vero? A quest'ora, tutti gli animali dormono e non si vede niente. Si rendeva conto di dire un mucchio di sciocchezze.
Vieni qui, fece lui.
Con una mano le prese il volto, con l'altra la trasse a s. Si era tolto il guanto e aveva il palmo leggermente umido.  pi nervoso di me, pens Caroline, e chiuse gli occhi, rassegnata. Lui la baci, un lungo bacio, ma uno soltanto. Poi la baci lievemente sulla guancia e la lasci libera. Caroline trattenne a fatica un sospiro di sollievo. Paul le sistem meglio il braccio attorno alle spalle e abbandon la testa contro lo schienale, chiudendo gli occhi.
Una di queste sere ti ci porto, allo zoo, mormor. Se davvero vuoi andarci.
Quando la lasci davanti alla porta di casa, le tenne la mano per un momento, ma non le chiese se poteva entrare. Grazie della stupenda serata, disse.
Grazie a te.
Paul chiuse il pugno e finse di colpirla scherzosamente sul mento. Sabato prossimo... ricordati. Ti chiamo io.
Poi si allontan, e Caroline chiuse la porta e gir la chiave. And in bagno e si guard allo specchio. Da un pezzo non era stata cos carina: capelli arricciati dall'umidit della notte, bocca cui il rossetto un po' sbavato dava un'aria voluttuosa, occhi grandi e azzurri nel viso abbronzato. Perch era sempre cos? Quando una ragazza usciva con un uomo che non aveva la minima importanza, diventava pi graziosa del solito. Era quasi un'ingiustizia. Niente di strano, per, se gli era piaciuta; era veramente carina. Sembrava... seducente. Ecco, proprio cos. Oppure si sentiva seducente perch Paul le aveva manifestato cos esplicitamente il proprio interesse? La lusingava essere corteggiata da un uomo che, doveva ammetterlo, non era del tutto uno sciocco. Era soddisfatta. Ma era soddisfatta anche di aver chiuso la porta di casa e di sapere che Paul era rimasto fuori, mentre lei era dentro al sicuro. Le pareva quasi di aver portato a termine una faticosa missione e di potersi concedere il meritato riposo.
Gironzol per la stanza svestendosi, infilando il pigiama, preparando il letto. Si tolse il trucco, si lav i denti, and a bere un bicchier d'acqua. Poi, quando stava gi per spegnere la lampada, la colse un'ondata di malinconia, forte come un attacco di nausea. Seduta sul letto, si abbandon a quella sensazione, con l'impressione che una mano le stringesse la gola. Qualcuno... aveva bisogno di parlare con qualcuno... perch Gregg non era ancora tornata? Era troppo presto per Gregg, ecco perch. Sapeva con chi voleva parlare, sapeva chi aveva bisogno di vedere in quel momento pi di chiunque al mondo. Ma non voleva chiamarlo. A che sarebbe servito? Cosa poteva fare lui? Vai a letto, si disse, e lascia perdere; domani starai bene. Ma sapeva che se si fosse coricata non sarebbe riuscita a chiudere occhio.
Prendere la guida del telefono era gi di per s un gesto rassicurante. Caroline la sfogli, col cuore che le batteva forte. Trov il nome dell'albergo di Mike e compose il numero, rendendosi conto solo in quel momento che era troppo presto: Mike non poteva essere gi rientrato. Speriamo che sia fuori, pens, e un istante dopo: rispondi, per favore, rispondi!
Mike Rice, per favore.
Che tono annoiato aveva il centralinista, come se odiasse tutti, e Mike Rice in particolare, in quel momento. L'attesa fu lunga. Lo so che non c', si diceva Caroline, ma ora che ne aveva la certezza era contenta di aver chiamato, tanto per togliersi il capriccio.
Pronto, fece Mike Rice.
Oh, Mike!
Caroline?
S.
Dove sei? Caroline...
A casa, rispose lei con noncuranza. Dove dovrei essere?
Oh. Mike pareva piuttosto deluso.
Perch, dove credevi che fossi?
Pensavo che ti stessi annoiando a qualche festa, tutto qui. Cercava di mantenere un tono indifferente.
No. Sono stata a un cocktail party, e poi a cena con un ragazzo che ho conosciuto l.  un avvocato, si chiama Paul Landis.
Ti piace? Indifferente, molto indifferente, ma con una sfumatura di ansia che non riusciva a nascondere del tutto.
 simpatico. Cio... Chinque altro lo troverebbe estremamente simpatico, ma a me i tipi come lui non  che facciano tutto questo effetto.
Capisco, fece Mike, subito solidale.
Quella solidariet le fece sentire che, in un certo senso, erano ingiusti verso Paul. Ma  simpatico sul serio.
Quanti anni ha?
Sui venticinque, credo.  indefinibile. Un individuo senza et. Per ne dimostra venticinque.
Ha cercato di portarti a letto?
Mio Dio, no. Tu pensi sempre che tutti vogliano portarmi a letto.
Ci prover.
Paul no. So che non lo far. Lui  per il matrimonio, due bambini, e un garage con due posti auto.
In fondo,  quello che vuoi anche tu, rispose Mike.
D'accordo. Ma non con lui. O almeno, quasi di certo non con lui.
Be', mi fa piacere che tu abbia passato una bella serata, comunque.
Grazie.
Vai a dormire, adesso?
S.
La voce di lui era esitante. Sei stanca?
Ora s, bisbigli lei. Non riuscivo a prendere sonno, ma ora che ho parlato con te mi sento meglio.
Mi fa piacere.
Bene...
Caroline?
S?
Buonanotte... dormi bene.
Buonanotte, tesoro. Ti amo, rispose Caroline sottovoce.
Anch'io ti amo. Pausa. Anch'io, Caroline.
Appena riattaccato il ricevitore, Caroline si sent molto stanca, una stanchezza piacevole che preludeva al riposo e al sonno. Si tir le coperte fino al mento, spense la luce e le sembr di essere tornata bambina, quando sua madre le diceva che la stanza era piena di angeli pronti a vegliare sul suo riposo.
Il pomeriggio seguente, tornando dall'ufficio, trov una scatola di rose rosse appoggiata contro la porta. Hai bisogno di cioccolatini, diceva il biglietto, ma i fiori sono pi romantici. Paul.
Mise le rose in un vaso, e vi appoggi il bigliettino. Non che le importasse, ma Paul l'avrebbe notato quando sarebbe venuto a prenderla sabato sera, e forse gli avrebbe fatto piacere osservare che lei aveva conservato il biglietto per tutta la settimana.

11.

Sono contenta di essere piaciuta ai tuoi genitori, disse April Morrison. Avevo una gran paura.
April e Dexter Key erano seduti su un muretto davanti all'Hudson View Country Club, alle tre e mezzo del mattino. Era domenica, e bench fosse novembre il tempo si manteneva bello. Sopra di loro c'erano le stelle, e davanti le finestre illuminate della sala da ballo del circolo, attraverso le quali April scorgeva gli ultimi gruppetti di ospiti che si salutavano, e uno dei musicisti intento a riporre il violino nell'astuccio. Aveva sulle spalle nude la giacca di Dexter, e tutto quello che vedeva di Dexter nell'ombra quieta era il bianco della camicia e la brace rossa della sigaretta. Quando lui sorrise, gli vide anche i denti bianchi. Perch temevi di non piacere ai miei? disse il giovane. Hanno sempre trovato simpatiche le mie amiche. Ho buon gusto.
Be'... pensavo che con me magari sarebbero stati pi critici, visto che continuiamo da un pezzo eccetera. E poi, non sono... un tipo mondano, o che so io.
Mondano? ripet Dexter. Chi  mondano al giorno d'oggi?
Una quantit di gente. E lo sai benissimo.
C'erano delle foglie morte vicino ai loro piedi, e a calpestarle mandavano un suono secco e triste. April mosse i sandali d'argento tra le foglie, pensando come doveva essere laggi a Springs, con i mucchi di foglie gialle lungo la strada davanti alla sua casa. Sono le ultime foglie dell'anno, disse sottovoce. Questo  l'ultimo weekend d'autunno. Non sono mai stata tanto felice in vita mia.
Ti diverti sempre quando stai con me, vero? chiese lui, solleticandole il collo.
S.
Ora torniamo in citt e ti preparo la colazione. Non te l'ho mai preparata, vero?
No... Che bello. Sai cosa facciamo? Restiamo in piedi tutta la notte e poi andiamo in chiesa.
In chiesa?
Non ci sono andata nemmeno una volta da quando ti conosco, disse April. Ho promesso a mio padre di andarci tutte le domeniche quando sono partita per New York, ma la domenica mattina dormo sempre come un ghiro.
E quante volte ci sei andata prima di conoscermi?
Due volte, mormor lei imbarazzata. Le prime due domeniche e basta. Ci sono andata pi che altro perch mi sentivo sola, credo.
Allora non dare la colpa a me, ribatt Dexter, un po' sulla difensiva.
Non do la colpa a te, tesoro. Pensavo solo che sarebbe carino se ci andassimo insieme, oggi.
Io non ti ho mai detto quel che dovevi fare, aggiunse Dexter. Non ti ho mai costretta a fare cose che non volevi...  vero o no?
 vero...
E allora smettila di seccarmi.
Ad April vennero le lacrime agli occhi. Dexter, sei cos sgarbato, a volte! E non capisco perch. Avrebbe voluto scoppiare davvero in singhiozzi, sarebbe stata una bella lezione per lui, gli avrebbe dimostrato come poteva ferirla quando buttava l quei commenti villani.
Perch, che ho detto di male?
Hai detto che ti secco.
Be',  vero. Si alz. Andiamo, disse in tono pi pacato. Altrimenti chiudono e ci tocca dormire qui fuori.
April lo segu, restando indietro di un passo; attraversarono il pavimento lucido della sala da ballo diretti al guardaroba. Com'era bello Dexter in abito da sera! Era orgogliosa di lui. Anche la madre doveva esserlo, non gli toglieva mai gli occhi di dosso, mentre non aveva degnato April neanche di uno sguardo. Ma poi, sul finire della serata, le aveva stretto con calore la mano, dicendo: Uno di questi giorni potremmo pranzare insieme. Oddio, pensava April, non riuscir a spiccicare parola. Probabilmente mi far cadere addosso l'insalata. Per, riflettendoci... la madre di Dexter voleva invitarla a pranzo. Dunque sapeva che per Dexter April contava molto pi di tutte le altre ragazze con le quali era uscito o magari andato a letto.
Dexter rialz la capote della Jaguar. L'abitacolo era caldo e accogliente. April sprofond le mani nelle tasche del soprabito e gli sorrise. A ogni modo, io oggi in chiesa ci vado. Anche da sola, se tu non vuoi accompagnarmi.
Dexter si strinse nelle spalle. Cos', all'improvviso, tutto questo fervore?
Da un po' di tempo sono molto fortunata. New York, il lavoro, tu e tutte le cose che fai per me. Mi sembra di dover fare qualcosa in cambio.
Bene, fa' qualcosa per me, allora, ribatt Dexter.
Per te farei qualsiasi cosa. Dimmi cosa devo fare.
Lui fissava davanti a s, oltre il parabrezza; sorrise, scuotendo un poco la testa. Smettila di respingermi.
Oh, Dexter! Io non ti ho mai respinto. Ti amo.
Hai un bel modo di dimostrarmelo.
Lo sai benissimo che te lo dimostro, fece April, chinando il capo perch si sentiva arrossire in volto. Certe cose che facevano quando erano insieme... preferiva non pensarci, dopo.
Tu e la tua assurda morale, disse Dexter. Credi di legarmi di pi a te continuando a tenere le distanze?
 pi forte di me.
Che razza di logica sballata. Se uno vuol fare una cosa ma non ha il coraggio di farla, deve sforzarsi di superare le proprie inibizioni. Non c' nulla di peggio del vorrei ma non posso.
Per favore, non litighiamo, disse April.  stata una serata cos bella.
Non stiamo litigando, ribatt lui freddamente. Ma siccome so benissimo che finirai per cedere, non capisco perch ti ostini a far soffrire tutti e due continuando a rimandare.
Mi dispiace.
Si vede benissimo che non ti dispiace.
Tacquero entrambi, a lungo.
Dexter? disse April. Sposeresti mai una ragazza che non fosse vergine?
Ma certo.
Non parlo di una che abbia avuto molti amanti. Intendo... per esempio... una ragazza che era vergine prima di cominciare con te.
Me ne infischierei anche se avesse avuto decine di amanti. Se fossi innamorato di lei, e volessi passare con lei tutto il resto della vita, la sposerei. Punto e basta.
April si mordicchiava le labbra fissandosi intensamente la mano che strappava peluzzi di lana dal soprabito. Se tu fossi il primo, capiresti che  stato perch lei ci tiene tantissimo a te... vero? Che per lei si  trattato di una vera lotta...
 per questo che non mi piace andare a letto con le ragazze vergini, dichiar Dexter con fermezza. Sembra sempre che ti stiano regalando la cosa pi preziosa del mondo. Che cosa, poi? Sentono male, non ci sanno fare per niente...  soltanto una scocciatura per il disgraziato a cui capita. Se io so che una ragazza  vergine, non cerco nemmeno di abbordarla.
Be', io lo sono, replic April indignata.
Il giovane le prese una mano. Con te  diverso, disse, raddolcito. Ti amo, perci sono disposto a chiudere un occhio sull'inconveniente.
Oh, Dexter! Non c' niente di sacro per te, vero?
Non questo.
Cosa, allora?
L'amore. Quello che due persone condividono quando parlano e quando se ne stanno in silenzio assieme. La capacit di sentire, di dare importanza alle cose. Se amo una ragazza, voglio una relazione completa, non parziale. Voglio stare sempre con lei, ogni istante, non voglio dover fare una lotta corpo a corpo come due studentelli ogni volta che le do la buonanotte.
Noi non facciamo nessuna lotta corpo a corpo, obiett April, abbassando la testa.
Forse tu lo chiami salvare il tuo onore. Per me,  una maledetta scocciatura.
Non so cosa fare, mormor April.
Il tono di Dexter era indifferente, un po' offeso. Fa' quel che vuoi.
Ho paura di fare quello che voglio, ammise April a bassa voce.
Non chiedermi di guidarti lungo il sentiero, ribatt Dexter. Non voglio che dopo mi accusi di averti rovinato l'esistenza.
Ma tu non rovineresti la mia esistenza!
Be', grazie per questo, se non altro.
Oh, Dexter.
Ci fu un altro lungo silenzio. April distingueva in lontananza le luci della citt, e chiss perch le davano un senso di tristezza. Era la prima volta che la vista delle luci di New York, il pensiero che stava per entrare nella citt dei suoi sogni, non le comunicavano alcuna emozione. Era troppo nervosa per avere sonno, e allo stesso tempo si sentiva stanchissima. Com'era diventata complicata la vita! C'erano tante persone, e facevano cose cos differenti, e ognuna conduceva una propria esistenza del tutto diversa dalla vita e dai desideri degli altri... bisognava fermarsi e guardarsi indietro, di tanto in tanto, per scoprire la propria identit. Ammesso che io abbia un'identit, pensava April contemplando il profilo di Dexter (duro, deciso a troncare ogni ulteriore discussione, e cos bello), ce l'ho attraverso l'amore. Una ragazza, quando  amata, si sente forte e sicura di s; lei si sentiva totalmente diversa da quella che era quando aveva messo piede a New York la prima volta. Soltanto una turista, allora, un'ombra dagli occhi spalancati che scivolava lungo la superficie della citt-fortezza. Ora aveva trovato il suo posto, apparteneva a se stessa, a New York, ma soprattutto a Dexter.
Dobbiamo fermarci alla rosticceria notturna? chiese. Ti serve qualcosa?
Sar bene prendere un po' di pane, rispose lui.
Che cosa meravigliosa chiacchierare di queste cose raffinate eppure casalinghe: piccoli acquisti, spuntini, ci che le persone fanno insieme quando vivono insieme e sono abituate l'una all'altra. Poteva quasi sembrare che lei e Dexter vivessero insieme, che fossero sposati. E un giorno si sarebbero sposati, April ne era certa. Perch passava con lei talmente tanto tempo che non avrebbe avuto occasione di incontrare altre ragazze. Gli si fece pi vicina, gli poggi la testa sulla spalla, e dopo un istante lui tolse una mano dal volante e la abbracci, tenendola stretta a s, al sicuro e al caldo.

12.

Circa due settimane prima di Natale, nella casa editrice Fabian arriv l'albero per il salone delle feste, e le segretarie cominciarono a decorare gli uffici. Ghirlande e palline di vetro colorato venivano affisse alle porte, e qualcuno degli studi pi importanti ostentava perfino il suo piccolo albero natalizio. Una settimana prima di Natale, cinque ragazze della sala dattilografe del trentacinquesimo piano trascorsero l'intero pomeriggio ad allestire un paesaggio natalizio su uno dei tavoli per manoscritti che era stato sottratto per l'occasione: neve artificiale, alberelli, case e renne, e perfino un pezzetto di specchio per imitare un laghetto per il pattinaggio. Poi ci spruzzarono sopra un po' di polvere brillante, mentre i loro capi, che avevano un mucchio di lavori da terminare prima delle vacanze, aspettavano che avessero finito con sorrisi ipocriti sul volto e un profondo fastidio nel cuore.
Dato che quell'anno Natale cadeva di gioved, e la vigilia tutti volevano passarla in famiglia, la festa annuale dell'ufficio si tenne il marted, due giorni prima. Avevano prenotato il salone dell'albergo President Hoover per il cenone e il ballo. A causa della spesa, che a quanto dicevano si aggirava sui quindici dollari a testa, non potevano partecipare i mariti e le mogli, n gli amici degli impiegati. In questo modo incoraggiano i rapporti incestuosi tra colleghi, osserv Gregg inarcando le sopracciglia, dopo che Caroline l'ebbe messa al corrente della disposizione.
Non so proprio con quale collega potrei commettere un incesto, quest'anno, rispose Caroline. Mike e io siamo soltanto... amici, insomma, e gli altri tizi che vedo circolare in ufficio mi fanno venire quasi tutti la pelle d'oca.
Era piuttosto sorpresa di sentirsi parlare a quel modo, sia pure per scherzo. Ma era nervosa e insoddisfatta, e scherzarci sopra chiacchierando con Gregg era un modo di sfogarsi, l'unico sfogo che aveva. Da quando lei e Paul Landis si erano conosciuti, si vedevano una volta alla settimana e, bench fosse abbastanza piacevole uscire con un cavaliere premuroso che le andava a genio, del quale sapeva prevedere in anticipo tutte le mosse, non riusciva per questo a trovarlo attraente. Le mandava fiori, la portava nei night-club, avevano visto tutti gli spettacoli migliori, ed erano parecchi mesi che Caroline non mangiava cos bene. In cambio Paul le chiedeva soltanto il bacio della buonanotte (tre o quattro, ora, invece di uno) e un po' di compagnia. La trattava come una bambola di vetro. Amoreggiare con Paul era la cosa pi innocente e meno sensuale che Caroline avesse mai sperimentato, e quando le era vicino e lei si rendeva conto di provocare in lui una reazione diversa, ne rimaneva quasi scandalizzata. Come dare un bacio allo zio preferito e all'improvviso sentirlo ansimare.
E poi, stava dicendo Gregg, sono quasi tutti sposati, no? Sposati o finocchi, oppure talmente giovani e spiantati che non possono neppure invitarti all'automatico.
A me pare proprio uno spreco di soldi dare una festa cos bella per un mucchio di gente che, in fondo, non ha niente da dirsi. Che senso ha mettermi in ghingheri per andare al President Hoover a bere un eggnog con Mary Agnes?
Puoi sempre farti un bel ballo col signor Shalimar... rincar Gregg. Grazie a Dio, io non lavoro pi alla Fabian.
Paul vuole che ci vediamo dopo il ricevimento, disse Caroline. Tanto vale che accetti.
L'altro giorno ero seduta qui senza far nulla, e pensavo che Paul  proprio il tipo del marito modello, disse Gregg. Anzi  proprio cos che lo voglio chiamare: Marito Modello.
Oddio, fece Caroline ridendo.
Non gli sta a pennello?
S, s, ma siamo proprio cattive a ridere cos di lui. In questo momento  molto pi felice di ognuna di noi.
Felice a quel modo non vorrei esserlo, disse Gregg.
A volte penso che vorrei, ma non ne sono capace. Se sposassi Paul avrei un anello con brillante, la pelliccia di visone tra vent'anni, e un marito che non dimentica mai un anniversario. In compenso correrei all'istituto di bellezza due volte la settimana per dimenticare che in fondo non lo amo.
Ti ha chiesto di sposarlo? domand Gregg, con gli occhi che brillavano.
Me l'ha fatto capire. Sai, il solito confronto di interessi reciproci con allusioni alla vita matrimoniale.
Da qualche parte deve esserci una brava ragazza che si sta struggendo per lui, in questo preciso istante, fece Gregg con una smorfia.
Lo so. Sono un'idiota. Ma nello stesso tempo non sono convinta di esserlo.
Tu vuoi l'amore o niente.
Anche tu pensi che ogni ragazza abbia un Marito Modello, e che ogni Marito Modello abbia a sua volta qualcuna che per lui rappresenta una Moglie Modello?
Credo proprio di s.
Mia madre dice che tutti tendono a migliorare la propria posizione, compresi gli uomini.
Soprattutto gli uomini, dichiar Gregg, quei bastardi degli uomini.
Il giorno del ballo di Natale, tuttavia, Caroline si accorse di essere veramente ansiosa di andarci. Dopotutto alla festa d'estate non aveva partecipato per niente, e quel ballo rappresentava una novit. Avrebbe anche potuto incontrare un tipo interessante, impiegato in qualche altra redazione. Avrebbe potuto esserci persino un vice-presidente, disposto a mettere da parte la gerarchia dopo i primi scotch. Se le voci erano vere, la signorina Farrow non aveva poi subto molti danni a farsela con un vice-presidente. Personalmente, lei non sarebbe mai diventata l'amante di qualcuno solo per fare carriera, ma esistevano anche relazioni lecite che avrebbero potuto ugualmente aiutarla a emergere dalla folla anonima di ambiziose segretarie e lettrici della Fabian.
Sembrava una cosa illogica mettersi alle otto del mattino il trucco da sera, i gioielli e il profumo. Dopo aver provato e scartato alcuni abiti troppo impegnativi, Caroline si decise per un vestito semplice e costoso di lana nera che aveva indossato altre volte per andare a cena con qualcuno dopo il lavoro. Gregg, sotto le coperte, la osservava con occhi assonnati.
Divertiti, le disse. Sbronzati anche per me.
Ho intenzione di rimanere sobria, per me, rispose Caroline, ma sapeva che se fosse stata leggermente brilla se la sarebbe cavata molto meglio.
Quando giunse in ufficio alle nove e un quarto, April la stava aspettando; era seduta alla scrivania di Caroline con gli occhi che brillavano dalla voglia di ridere. Vieni a farti un giro con me. Vedrai che sfilata di moda, disse.
Indossava un vestito attillato di lucida lana beige, e all'attaccapanni di Caroline era appeso un soprabito di cashmere della stessa tinta. I due capi facevano parte del guardaroba invernale che April s'era fatta mettere in conto ai grandi magazzini prima ancora di aver finito di pagare quello estivo. Il colore caldo del vestito e del soprabito s'intonava con l'oro dei suoi capelli, e la faceva apparire straordinariamente bella. Caroline ripens alla ragazza dall'abitino di gabardine celeste e dalle lunghe ciocche scarmigliate che era entrata in quell'ufficio un anno prima, e quasi stent a credere che si trattasse della stessa persona. Ricordava benissimo come si presentava quell'altra April, ma era davvero come ricordare una ragazza che entrambe avevano conosciuto, ormai scomparsa per sempre, alla quale si poteva ripensare di tanto in tanto con un sorriso d'affettuoso compatimento.
 uno spettacolo da non perdere, disse April, e presa Caroline per mano la trascin fuori nel salone.
Brenda era alla sua scrivania, strettamente fasciata in un fulgido vestito di lam d'oro, con una gala proprio al di sotto dei fianchi. Portava scarpine di capretto color bronzo dal tacco a spillo e molti fili di perle finte. Stava bevendo il caff del mattino da un bicchiere di carta, sul cui orlo lasciava un semicerchio di rossetto, e aveva accanto al gomito una pila di lettere, per quanto quel giorno nessuno avrebbe lavorato molto.
Ragazza squillo dopo una nottata faticosa, mormor Caroline.
Credi che fosse conciata cos anche sulla metropolitana, stamattina? bisbigli April di rimando, soffocando le risate.
Niente paura, rispose Caroline. Il marito pensa che sia splendida.
Mary Agnes le salut con la mano. Indossava un abito di un pallidissimo verde acqua e di uno strano tessuto peloso che sembrava angora o coniglio, con un collarino d'angora bianca intorno al collo. Era magrissima, piatta e dimostrava sedici anni.
Ciao, disse. Non vi vestite per il ballo di Natale?
Siamo vestite, rispose Caroline.
Mary Agnes le squadr perplessa, poi si strinse nelle spalle.
Qualcuna delle altre ragazze del salone indossava roba meno appariscente: gonne di velluto nero e camicette bianche ornate di lustrini, o semplici abitini di taffet con la sottogonna rigida. L'operatrice della telescrivente era sposata e pensava che quella festa, senza il marito, fosse una perdita di tempo; era perci giunta a un compromesso appuntando su un comunissimo abito di tweed un mazzetto di quelle palline lucenti che si appendono all'albero di Natale.
Dov' la signorina Farrow? chiese Caroline. Sento caldo qui dentro senza i soliti brividi lungo la schiena.
Oh, non partecipa mai alle feste dell'ufficio, spieg Mary Agnes. Le considera inutili e preferisce starsene a casa col pretesto che le spetta un giorno di vacanza.
Be', mi fa piacere, disse April, perch cos spetta anche a me. Pensavo che mi avrebbe avvertita, per. Da quando Gregg si era licenziata, April sostituiva la segretaria della signorina Farrow in attesa che venisse assunto un elemento stabile. In realt, durante il periodo natalizio non era un'incombenza spiacevole, perch April passava la maggior parte del tempo nei negozi facendo acquisti per conto della redattrice: regali per tutta la famiglia Farrow, madre, padre, sorella e due fratelli con relativi pargoli, tutti di Racine, nel Wisconsin. Inoltre, parecchi regali costosi per uomini. Poich la signorina Farrow aveva dato ordine ad April di far portare questi ultimi in ufficio perch voleva consegnarli lei stessa ai destinatari, April sapeva con certezza che quei regali non erano per i parenti. Lei e Caroline avevano concluso che nessuno avrebbe acquistato nella stessa occasione, per lo stesso uomo, una giacca da sera e una vestaglia di seta: ergo, gli uomini dovevano essere due.
Il signor Bossart deve avere un rivale, aveva decretato Caroline.
Credi che uno dei regali sia per lui? April si era abbracciata da sola per la gioia della scoperta.
Se  vero che sono amanti, penso che gli far di certo un regalo, a Natale. Anche se - conoscendo la Farrow - c' da scommettere che lo fa solo per ricevere qualcosa in cambio.
Non credi che sia capace d'innamorarsi?
Chiss, forse lo ama. Il signor Bossart  un bell'uomo, diciamo un bel signore maturo.
Pu darsi che sia innamorata dell'altro, aveva insinuato April. Il rivale.
Ora, trovandosi nell'ufficio con April e Mary Agnes, Caroline ricord quella conversazione e i suoi pensieri si misero in moto. Erano tante le cose che si potevano fare se una aveva proprio la stoffa della sgualdrina, ma Caroline sapeva di non essere tipo da scendere a compromessi. Un innocente flirt da ufficio poteva essere utile, ma una vera relazione con qualcuno dei pezzi grossi poteva essere solo pericolosa. Nonostante tutte le voci che correvano sulla signorina Farrow e sul signor Bossart, Caroline sapeva che una ragazza non fa carriera grazie a una relazione con un superiore, ma piuttosto se evita queste cose. In fin dei conti, il signor Bossart aveva moglie e figli, nonch una reputazione che non poteva certo rischiare di mettere a repentaglio. Forse era vero, come insinuava qualcuno, che la Farrow, a parte ci che faceva o non faceva come redattrice, non aveva paura di perdere il posto perch era l'amante del signor Bossart. Ma Caroline non poteva fare a meno di chiedersi se, nonostante l'attrattiva sessuale, il signor Bossart non avrebbe tratto un sospiro di sollievo il giorno in cui la signorina Farrow fosse gentilmente scomparsa. Le chiacchiere sul loro conto gli erano certo ormai arrivate: vice-presidente o no, neppure lui era tanto in alto da non restarne macchiato.
Ricordava di aver sentito anche altre voci: il signor Bossart aveva un registratore nel suo studio, nascosto sotto la scrivania, con cui poteva registrare tutto ci che uno diceva parlando con lui. Il vecchio Fabian teneva sotto controllo tutti i telefoni e, se qualcuno avesse tradito gli interessi della casa editrice, l'avrebbe subito saputo. Una delle donne delle pulizie era in realt una spia del consiglio d'amministrazione. Caroline era certa che, in tutto questo, non ci fosse una parola di vero... e tuttavia, come si poteva giurarlo? La maggior parte degli impiegati credeva anche ad altre cose, frutto dell'ignoranza, della paura, e del desiderio di interrompere la monotonia della loro esistenza. Una normalissima, noiosissima telefonata alla tipografia acquistava infatti molto pi interesse se si aveva il sospetto che il signor Fabian in persona fosse in ascolto sulla linea.
Alle tre e mezzo le ragazze del salone cominciarono ad andare in bagno a gruppetti, per pettinarsi, profumarsi e chiacchierare animatamente. Un impiegato del reparto pubblicit, pervaso da spirito natalizio, scese al trentacinquesimo piano per parlare con il signor Shalimar e, fermatosi di colpo alla vista di Brenda tutta fasciata d'oro, si lanci ad abbracciarla e baciarla, provocando nelle altre ragazze una crisi di irrefrenabili sghignazzate. Alle quattro e mezzo cominci l'esodo verso l'albergo President Hoover. Gli impiegati, a gruppi di due o tre, aspettavano i pochi taxi disponibili all'ora di punta.
Mike usc dalla sua stanza e raggiunse Caroline. Vuoi che prendiamo un taxi insieme? le chiese.
Ottima idea. Dobbiamo portare anche April, per. Le ho promesso che sarei andata con lei.
Caroline, April e Mike Rice trovarono un taxi tutto per loro, abilmente accaparrato da Mike. Caroline aveva sempre apprezzato gli uomini che sapevano prendere in pugno la situazione: trovare un taxi nell'ora di punta, guidarla attraverso una ressa, attirare l'attenzione di un cameriere in un ristorante affollato, comportarsi in modo da far rispettare i propri diritti. Da quando aveva conosciuto Mike, aveva cominciato a notare la mancanza di disinvoltura degli altri ragazzi con cui usciva: erano sempre troppo imperiosi, o troppo arroganti, o troppo timidi per imporsi. Prima non aveva mai dato molta importanza a queste piccole cose, mentre ora era lieta di notarle perch rendevano la vita pi facile; al tempo stesso, le dispiaceva un po' darvi importanza, perch pi si diventa esigenti, pi la vita diventa difficile.
Di fronte al grande salone dell'albergo President Hoover c'era una galleria a specchi, con un bar e una gran quantit di tavolini rotondi. Gli impiegati della Fabian lasciarono i cappotti all'ammezzato, poi affluirono nella galleria per l'aperitivo. A destra del salone da ballo si apriva una sala pi piccola dove un'orchestrina di cinque elementi suonava per i ballerini. Il salone da ballo vero e proprio era occupato da tavoli rotondi con tovaglia bianca e fiori nel mezzo; camerieri in giacca rossa si muovevano fra i tavoli collocando cestini di pagnottelle dall'aspetto cadaverico e caraffe d'acqua gelata, mentre cercavano di sistemare qua e l un coperto extra. Caroline fece il suo ingresso nella galleria tra Mike e April. Conosceva gran parte degli invitati, e si sentiva sicura di s e a proprio agio. Era scomparsa, ormai, la timida ragazza che era andata riluttante alla festa d'estate, desiderando in cuor suo rimanere in citt.
Mike si fece largo tra la folla che circondava il bar e torn con gli aperitivi per tutti e tre. Caroline non pot fare a meno di ricordare i sentimenti provati per lui durante la precedente festa, che sembrava ormai cos lontana, e quando i loro sguardi si incontrarono comprese che anche lui stava pensando alla stessa cosa. Per un istante la scintilla scatur di nuovo tra loro, e il cuore prese a batterle forte. Si sent invadere da una tenerezza profonda, un po' malinconica.
Mike si chin a baciarla lievemente sulle labbra. Buon Natale, mormor in tono affettuoso.
Lei riusc appena a bisbigliare: Buon Natale.
Buon Natale, April. Mike baci April. I camerieri passavano tra la folla con i vassoi degli aperitivi, e tutti bevevano come fossero sul punto di essere abbandonati alla deriva sopra una zattera. Mike fin il suo bicchiere in un attimo e torn al bar. Caroline si guard attorno e vide il signor Bossart, coi folti capelli castani spruzzati d'argento che le ricordavano una vecchia pelliccia di castorino della madre, e il volto quadrato che in giovent doveva essere stato insignificante, ma cui la maturit aveva conferito un certo fascino grazie a quell'illusione di vigore che a volte si acquista con gli anni. Indossava pantaloni di flanella grigia e una giacca di tweed marrone col bavero piccolo; due spacchetti sui fianchi gli davano l'aria di un papero. La cravatta era di lana rossa, con un disegno di piccole auto da corsa bianche. Caroline cerc di seguirlo con gli occhi mentre si faceva strada tra la ressa distribuendo saluti, ma ben presto lo perse di vista. Scorse alcuni gruppetti di segretarie, vaporose negli abiti da sera, intente a chiacchierare animatamente tutte insieme come se si fossero appena incontrate, mentre avevano lavorato l'intero giorno gomito a gomito. C'era anche qualche spettacolo meno edificante: il signor Shalimar con Barbara Lemont; Kingsley, di Unveiled, l'omosessuale dichiarato dell'ufficio, con Brenda; e la signora dall'aria mite e dai capelli grigi, la segretaria del signor Bossart, che, le dita uncinate attorno a un whisky liscio, tracannava come un vecchio marinaio.
Mike torn con tre bicchieri di whisky e soda e una barzelletta che gli avevano raccontato mentre faceva la fila. Caroline cominciava a sentirsi piacevolmente euforica. Il whisky era leggero, certo il pi scadente che l'albergo potesse offrire, e andava gi facilmente. April aveva gi la faccia di una che vedeva doppio, come sempre le capitava dopo il secondo bicchiere. Caroline, mormor. Accompagnami al bagno.
Perch le ragazze devono andare in bagno sempre in coppia? chiese Mike divertito.
Per parlare dei ragazzi, naturalmente, rispose Caroline. Torniamo subito. Tienici il posto, per favore.
Era ancora presto perch il bagno fosse affollato. April si sedette su uno sgabello nella saletta anteriore e si guard nello specchio senza vedersi. Sulla mensola di fronte a lei c'era una scatola di cosmetici: colonia da quattro soldi, rossetti che avevano tutta l'aria di sbavare e una scatola di cipria con un piumino. April prese una delle boccette di colonia, l'annus come se non riuscisse a sentirne l'odore, e la rimise a posto. Dimmi una cosa, disse con voce bassa ed esitante. Credi che una ragazza abbia una faccia diversa quando ha una relazione? La gente se ne accorge?
Spero di no, rispose Caroline.
Me lo chiedevo, cos.
Che strana idea. Come ti  venuta, cos all'improvviso?
Oh, Caroline, sospir April. Desideravo dirtelo fin da quando  cominciato, ma come si fa a raccontarlo?
Tu e Dexter? chiese Caroline.
April arross. Andiamo a letto insieme gi da due settimane.
Caroline cerc di non sorridere. Da come l'hai detto sembrava gi da due anni.
Sei scandalizzata?
Ma neanche per sogno.
Ti ricordi quando abbiamo parlato di queste cose? Ti ricordi?
Certo che mi ricordo.
E ti ricordi che cercavamo di capire che fine facessero le lenzuola?
S.
April si guard le unghie e scosse le spalle, sorridendo tra s. Be'... la prima volta... nel bel mezzo della cosa, all'improvviso m' venuto da pensare: Ora lo so. Mi sono ricordata di tutti i nostri dubbi e mi sono detta: Devo dirlo a Caroline.
 a questo che hai pensato?
Credo che tutti pensino cose buffe, la prima volta, disse April. Sembra cos... assurdo, capisci? Tutt'a un tratto, il mondo sembra composto di tanti strati diversi di sentimento, di felicit, di terrore, romantici, volgari, e li si prova tutti in una volta. Sono due settimane che mi sento cos.
Non farci caso, rispose Caroline. Io mi sento cos da quando sono nata.
Tu sei la mia migliore amica, disse April. Non lo direi a nessun'altra.
Sono contenta che tu l'abbia detto a me.
Non si tratta solo di un'avventura, aggiunse April con aria sognante. Finiremo per sposarci. Lo so che andr cos. Queste cose una se le sente.
Vuoi sposarlo?
Ma certo! April spalanc gli occhi per la sorpresa. Poi sorrise, si morse le labbra. Ti sembro terribilmente ingenua, lo so, ma non potrei mai andare a letto con Dexter se per me non fosse l'unico uomo al mondo. Muoio dalla voglia di sposarlo.
Spero tu possa farlo, e presto, le augur con affetto Caroline.
Caroline, sapessi com' buono con me, fece April sospirando.  dolcissimo; mi ama davvero, ne sono certa. Ha intenzione di venire a passare il Natale a Springs, per conoscere la mia famiglia.
Ma  meraviglioso!
Non  ancora sicuro che riuscir a venire. Deve cercare di liberarsi da un impegno familiare. Sua madre  sempre presa fino al collo per il pranzo di Natale, cui partecipa tutta la famiglia, dal nonno novantenne ai pronipoti che mangiano ancora la pappa. Ma mi ha promesso che far il possibile... e se la mia famiglia gli andr a genio e lui piacer ai miei, be'...
Altrimenti potresti andare tu a pranzo dai suoi, disse Caroline. Tra l'altro, non so proprio come farai a trovare i soldi per il biglietto.
Me li ha dati lui, spieg April. Mi ha regalato una graziosissima calza di panno rosso, con dentro un biglietto di andata e ritorno in aereo. Mi ha detto che a Natale avrei sentito di sicuro la nostalgia di casa, e sa che abbiamo quattro giorni di vacanza.
 veramente buono con te!
La cosa pi straordinaria, confess April,  che io non sento affatto la nostalgia di casa. Sentir molta pi nostalgia di lui in questi quattro giorni, se rimane qui, di quanto non l'abbia sentita stando via da casa un anno intero. Ma non ho avuto il coraggio di dirglielo, dopo che era stato cos generoso. In verit, speravo gi di andare a casa sua per il ricevimento di Natale, perch finora mi ha presentato soltanto suo padre e sua madre, e non ho mai avuto modo di conoscerli bene. Pensavo che sarei tornata a Springs l'estate prossima, quando avr due settimane di ferie, e cos sarei stata con i miei anche per il mio compleanno. S'illumin. Ma ora che ho il biglietto e so che sto per andare a casa, sono cos emozionata che non vedo l'ora di partire.
I tuoi non ti riconosceranno.
Lo so. Sono rimasta sveglia tutta la notte pensando a come sbalordirli, quando scender dall'aereo. Potrei comprare un paio di barboncini bianchi francesi e tenerli in braccio uno per parte, mettermi il cappotto nuovo, farmi l'acconciatura da Claude...
Lasciamo stare le pazzie ora, la interruppe Caroline. So come sono fatte le mamme, e la tua dir per prima cosa: Come sei dimagrita! e tutto il resto non lo noter nemmeno.
Mi sembra di essere stata via per anni. Vorrei che Dexter potesse venire con me.
Pu darsi che venga, la rassicur Caroline.
Be', finch non lo sapr con certezza non voglio pensare che non riesca a venire. Altrimenti soffrirei due volte. Se invece mi illudo che venga e all'ultimo momento prover una delusione, avr sofferto una volta sola.
E questa, pens Caroline, provando per la prima volta un lieve senso di disagio,  tutta la filosofia di vita di April, in due parole. Torniamo di l, disse gentilmente. Mike non riuscir pi a tenere occupati i nostri posti, e penser che l'abbiamo abbandonato.
Usc dal bagno dietro ad April, osservandone la schiena dritta, i soffici capelli lucenti, il profilo da modella quando l'amica volgeva il capo, e pensando:  quasi un delitto che sia cos graziosa ed elegante. La gente crede che una ragazza come lei sia forte, eccezionale, e fortunata con gli uomini. Quante sciocchezze!  come indossare un'armatura di stagnola.
Quando raggiunsero la galleria non c'era quasi pi nessuno e i tavoli del salone da ballo cominciavano a essere occupati. Gli ospiti si allontanavano a coppie, si guardavano attorno in cerca degli amici, si salutavano a gesti. Caroline and al tavolino dove avevano lasciato Mike, ma se ne era andato. Poi lo vide in piedi vicino a un tavolo nel centro del salone, che cercava di richiamare l'attenzione di lei.
Non  meraviglioso come si prende cura di noi? disse ad April. In qualche modo riuscirono a farsi strada attraverso le file molto ravvicinate di tavoli e di sedie, sgusciando tra gli impiegati che si accalcavano, e arrivarono dove Mike le stava aspettando. In un angolo l'orchestrina, che si era trasferita dall'altra sala, stava suonando un motivetto per strumenti a corda, vivace, ritmato, ma che si sentiva a stento al di sopra delle conversazioni e delle risate.
Siamo a tavola col signor Bossart! bisbigli April.
Il tavolo era infatti abbastanza grande perch vi prendessero posto comodamente sei persone, ma una settima sedia con relativo coperto era stata collocata alla meglio tra le altre. C'erano il signor Shalimar e Barbara Lemont, gi seduti, il signor Bossart, che si alz all'approssimarsi delle due ragazze, due sedie vuote e Mike Rice, che stava in piedi e teneva con aria di protezione un braccio intorno alle spalle di Mary Agnes. Quest'ultima appariva intimidita e quasi spaventata, come se non capisse bene cosa ci stesse a fare in mezzo a quel gruppo cos distinto.
Conoscete tutti qui? chiese Mike. Il signor Bossart lo conoscete, vero? Caroline Bender e April Morrison.
Il signor Bossart tese la mano e Caroline la strinse. Era una mano quadrata e dura, dal palmo liscio, una mano che in un certo senso non le piacque. Era come stringere un pezzo di legno. Ma l'uomo le sorrideva benevolo mostrando una dentatura candida come quella di un ragazzino: Caroline gli ricambi il sorriso e prese posto accanto a lui.
Posso sedermi qui?
Prego, s'accomodi, disse il signor Bossart.
April prese posto sull'altra sedia vuota tra Caroline e Mike. Sul tavolo c'erano una bottiglia di whisky, un secchiello col ghiaccio, una caraffa d'acqua e due bottiglie di soda. Mike prepar da bere per April e Caroline.
 la mia piccola lettrice, disse il signor Shalimar indicando Caroline e sporgendosi sul tavolo. Lo sapevi, Arthur?  la mia piccola lettrice. Aveva la voce leggermente impastata e aggressiva. Caroline cap subito che la bottiglia di whisky era mezza vuota per colpa di Shalimar.
S, certo, fece untuosamente Arthur Bossart. Ma guard Caroline con maggior interesse. Una sigaretta?
Grazie.
 con noi solo da un anno ed  gi lettrice, insistette Shalimar. Solo da un anno...  molto ambiziosa. Ambiziosissima.
E anche piena di talento, immagino, disse il signor Bossart.
Cos' il talento? chiese Shalimar. Il suo tono si era fatto pi aggressivo. Pratica, ecco cosa le occorre. Esperienza e pratica. Queste piccole universitarie arrivano qui e credono di poter dare ordini a tutti. Credono di poter ingoiare il mondo in tre bocconi. Non sanno quanto tempo ci vuole per diventare direttore editoriale.
Sono certo che la signorina Bender potr fare un'ottima pratica con te, disse Bossart amabilmente.
Talento, ripet Shalimar. Lei  convinta di poterci arrivare col talento.
Caroline si torment le mani sotto il tavolo e sorrise al signor Shalimar sforzandosi di assumere un'espressione ingenua e disarmante. La prima cosa, credo, che mi fece sperare di poter diventare un giorno redattrice, fu una frase che lei mi disse quando venni alla Fabian la prima volta, signor Shalimar, esord, facendo scorrere lo sguardo da Shalimar a Bossart. Ricordo che eravamo tutti gi al bar... c'era anche Mike, vi ricordate? Si rivolse a Mike, e poi di nuovo a Shalimar e a Bossart. Lei mi disse che nel campo editoriale la cosa pi importante era l'istinto. L'istinto e l'entusiasmo. A me sembra che in questo senso l'istinto sia una forma di talento, non crede?
Sono d'accordo, approv il signor Bossart annuendo. Shalimar ora taceva, il volto aggrottato.
Ecco la minestra, annunci Mike. Attente, ragazze, scotta. Si fece da parte mentre il cameriere distribuiva i piatti di minestra fumante, e quando Caroline lo guard le strizz l'occhio in modo quasi impercettibile.
Se ne ricorda, pens Caroline, e sa che non  stato Shalimar a parlare di istinto, ma lui. Del resto, rispecchiava il pensiero di Shalimar. Quanta antipatia deve avere per me il signor Shalimar, non me n'ero mai resa conto!
Il signor Bossart stava rigirando il cucchiaio nella minestra, per farla raffreddare. L'attenzione del signor Shalimar era concentrata per il momento su un altro aperitivo che stava bevendo al posto della minestra, mentre Barbara Lemont lo osservava con un'espressione incuriosita e divertita. Confinata tra Mike e il signor Shalimar, Mary Agnes portava meccanicamente alla bocca cucchiaiate di minestra, visto che gliel'avevano messa davanti. La sala risuonava dei rumori provocati dalle voci confuse e dal tintinnio dei cucchiai contro la porcellana pesante.
In quale college ha studiato, signorina Bender? chiese Bossart. Riusciva a rendere confidenziale persino una domanda cos semplice.
Prego, mi chiami pure Caroline.
Caroline.
Ho studiato alla Radcliffe.
Oh, davvero? La figlia minore di Bossart stava cercando di entrare alla Radcliffe, Caroline lo sapeva, ma era sicura che lui non ne avrebbe parlato. Infatti non lo fece. Ho sentito dire che per le partite di football portano ancora le giacche di marmotta, in quel college.  vero?
Qualche ragazza lo fa. Compra dei vecchi stracci cenciosi per cinque o dieci dollari. Giacche che risalgono agli anni Venti.
Il signor Bossart rise. Coi tasconi interni sui fianchi e piene di pulci.
Mamma mia, le pulci no, per carit!
 andata alla partita Harvard-Yale, quest'anno?
No.
L'avr seguita in televisione, spero.
Veramente no.
Che tipo di studentessa  lei?
Il tipo della secchiona, temo, rispose sorridendo Caroline.
Non ci credo.  troppo carina.
Grazie.
Dall'altra parte del tavolo, il signor Shalimar stava parlando con Barbara, fissandola intensamente. Senza bisogno di interpretare il movimento delle labbra, Caroline era pronta a giurare che le stesse raccontando le sue glorie passate. Barbara non aveva mai sentito quei discorsi e li ascoltava con rispettoso interesse, ma senza mostrarsi affascinata come aveva fatto April. Al contrario, aveva quell'espressione francamente incuriosita che la gente assume quando deve sorbirsi la conversazione di un ubriaco logorroico: sembrava che stesse cercando di capire come doveva essere nei momenti di lucidit.
Lei vive a New York? chiese il signor Bossart.
Ora s. La mia famiglia sta a Port Blair.
Davvero? Andr a passarvi i weekend, immagino.
Non sempre, rispose Caroline.
Troppi impegni mondani, eh?
Lei sorrise gentilmente.
Il cameriere aveva portato via il piatto vuoto, sostituendolo con uno di pollo, piselli e patatine. Il signor Bossart si tolse di tasca un arnese che sembrava un coltello da boy scout, d'oro a quattordici carati, e cominci a tagliare il pollo. Un regalo di Natale, spieg a Caroline, senza ombra di imbarazzo.
 bello.
Pul col tovagliolo la lama che aveva usato. Guardi, ha tre lame di misura diversa, un cavatappi, una lima per le unghie e un punteruolo. Non aveva mai visto un coltellino tascabile anche con il punteruolo, vero?
Non ne avevo mai visto uno d'oro.
A casa ne ho settantadue. Li colleziono da anni.
Accidenti, potrebbe organizzare una rivoluzione.
Ho anche trentacinque fucili antichi, un paio di pistole da duello del Seicento, autentiche, e uno dei primi revolver a un solo colpo. Ma lei probabilmente non sa di cosa sto parlando.
 molto interessante.
Collezionare armi da fuoco e coltelli  un interesse prettamente maschile, le donne si annoiano a morte quando ne parliamo. Lei  molto carina a fingere di interessarsene. Le sorrise con aria quasi cameratesca, con appena una sfumatura di condiscendenza.
Che razza di personaggio, pens Caroline. Ammetto che  un po' al di sopra della mia comprensione, disse.
Sto pensando da parecchio tempo di fondare una rivista maschile, disse il signor Bossart. Ne parlai con Clyde Fabian prima che gli venisse la paralisi, e anche lui trov la cosa interessante. Sa, in circolazione ci sono riviste di questo tipo, ma sono quasi tutte frivole... disegni sexy, barzellette spinte, fotografie di ragazze seminude. Perfino quelle con buoni articoli e racconti hanno una forte impostazione sexy. Io invece voglio fare qualcosa di nuovo. Una vera rivista maschile, dove le donne non c'entrino affatto. Tutta caccia, pesca, corse automobilistiche, alpinismo, corride e imprese rischiose.
Crede che interesserebbe a molti uomini? chiese Caroline dubbiosa.
Perch no? Non sarebbe certo una rivista per studentelli o per atleti da poltrona. Certo, ci metteremmo anche rubriche di intrattenimento. Teatro, libri di particolare interesse per uomini, e naturalmente una rubrichetta dedicata ai cocktail.
E perch non alla cucina? chiese Caroline.
S, ma niente fotografie di vasi da farmacia pieni di maccheroni mezzi crudi, si affrett a spiegare Bossart con aria sprezzante. Dedicheremmo una rubrica al modo di preparare e cuocere l'anatra selvatica dopo averla abbattuta, al modo di arrostire la cacciagione e l'antilope, e via dicendo.
E a dicembre puoi rilegare in pelliccia il numero di Natale, pens Caroline. Sembra proprio una cosa nuova, disse.
 nuova.
Il cameriere tolse i piatti del secondo e serv il gelato con il cioccolato fuso. Caroline si guard attorno e April le invi un cenno e un sorrisetto, come a dire: be', stai andando che  una bellezza. Caroline le restitu il sorriso.
Niente donne nella redazione, continu il signor Bossart. Sa, una buona met di queste riviste maschili  dominata da arpie. Le donne non sanno cosa vogliono gli uomini. Le strizz l'occhio. Per lo meno, non sanno cosa cercano gli uomini in una rivista. Le donne le terremo solo in cucina e nella sala dattilografe, dov' il loro posto.
E i Derby Books, allora?
Rimase interdetto, ma solo per un istante. Nei Derby Books possono benissimo lavorare, perch sono letti anche da molte donne. Una donna non dovrebbe mai tentare di pensarla come un uomo, perch non ci riesce, anche se si sforza di farlo. L'arma di una donna consiste nella sua femminilit.
L'arma della signorina Farrow non sta certo in questo, pens Caroline. Lei ha perfettamente ragione.
 piacevole parlare con lei. Ancora un po' di caff?
No, grazie.
Be', perch non balliamo?
Volentieri.
Bossart si alz, scost la sedia di Caroline e salut con un cenno gli altri commensali. Poi accompagn Caroline attraverso il salone fino al piccolo spazio rimasto libero per ballare. Caroline si lasci prendere tra le braccia. Era come abbracciare un pezzo di legno. Il duro palmo che le aveva teso in una meccanica stretta di mano non faceva a s, era il segno evidente della sua totale rigidit. Non riesco a immaginare lui e Amanda Farrow amanti, pens Caroline. Secondo me, non esistono due individui pi negati per l'amore.
Ballarono in silenzio. Caroline gettava attorno occhiate furtive: si accorse che Brenda la guardava con gli occhi sbarrati e dava una gomitata alla sua vicina. Gi immaginava cosa le avrebbero detto luned. Ho visto che ballavi col signor Bossart! I camerieri, che avevano fretta di sparecchiare i tavoli e di andarsene a casa, stavano portando via le caffettiere e i piatti di petits fours prima che venissero vuotati, e afferravano dai tavoli le bottiglie ancora quasi piene di whisky. Caroline intravide Mike Rice, con due bottiglie sotto il braccio, dirigersi verso l'altro salone seguito da April.
C' pi spazio nell'altra sala, disse il signor Bossart. Vuole che andiamo di l o  meglio svignarcela al bar?
Forse c' un altro bar nella sala accanto. Andiamo a vedere. Caroline era soddisfatta che la vedessero con lui, ma non voleva che la vedessero allontanarsi sola con lui. Bastava un'inezia per dare esca ai pettegolezzi e sarebbe stato sciocco procurarsi la reputazione della Farrow senza goderne i privilegi.
Erano le nove passate; alcune impiegate che dovevano raggiungere il marito o l'innamorato si preparavano ad andarsene. Caroline vide Mary Agnes dirigersi all'ascensore. Era una festa tranquilla, molto pi delle solite riunioni intime tra impiegati alla vigilia di una vacanza. Forse l'ambiente di un grande albergo intimidiva coloro che di solito si sarebbero ubriacati, dando libero sfogo alla frustrazione che li soffocava durante l'anno. Nell'altra sala c'erano pochi tavoli occupati. Il signor Bossart ne trov uno d'angolo e scost la sedia per far sedere Caroline.
Il bar c', disse. Siamo fortunati. Cosa beve?
Scotch, grazie.
Lui and a prendere da bere, avvicin la sedia a quella di lei e le pass un braccio intorno alla vita, stringendola. Posso darle un passaggio in macchina, quando andiamo via?
Grazie, ma ho un appuntamento alle dieci e mezzo sulla Cinquantesima. Se fosse sul suo percorso accetterei volentieri, ma certamente lei andr verso l'autostrada.
Un appuntamento con un uomo?
Un amico, quindi un uomo.
Il signor Bossart sorrise. Se si fosse trattato di una ragazza avrei allungato la strada. Peccato che non possa farle ammirare la mia macchina sportiva. Le piacerebbe.
Ne sono certa.
Be', un'altra volta.
Un'altra volta. Gli sorrise con aria di rincrescimento, ma era sicura che non ci sarebbe stata una prossima volta, almeno per quanto la riguardava. Cercare di essere gentile con lui, sorridergli, pensare alla battuta appropriata era quasi divertente, dal momento che si trattava del signor Bossart, personaggio importante, imperscrutabile, famoso. Ma come uomo l'annoiava a morte. Lei stessa si sorprendeva di annoiarsi tanto. Quando gli si era seduta accanto, a tavola, le era parso di iniziare un'avventura. Avrebbe potuto pensare di essere tenuta a distanza, mai di annoiarsi. Tra di loro c'era un'assoluta incompatibilit: nessuno dei due aveva interesse a conoscere meglio l'altro. Lui voleva conquistarla, forse. Probabilmente l'offerta di un passaggio era innocua, sebbene Caroline sospettasse che sarebbe stato facilissimo trasformarla in qualcosa di pi personale. Anche lei voleva conquistarlo, in un certo senso. Voleva essere notata. Ecco l'unico punto in comune fra loro: un desiderio reciproco di conquista, e neanche questo, in fondo, molto profondo; ricordava di essersi sentita poche volte cos a disagio. Quando si accorse che il signor Shalimar e Barbara Lemont si avvicinavano al loro tavolo, fu quasi contenta di vederli.
Conosci gi la signorina Lemont? chiese Shalimar. Pronunciava le parole ancor pi a fatica di quando erano a tavola, e Caroline ne fu sorpresa: non l'aveva mai visto in quello stato, anche se sapeva che non per questo doveva essere insolito per lui.
S, ci conosciamo, rispose amabilmente il signor Bossart.
Shalimar scost una sedia per Barbara e le sedette accanto, tenendole una mano sotto il tavolo. Non avevo mai conosciuto la signorina Lemont prima d'ora, disse. L'ho conosciuta solo stasera. Bella ragazza, no?
S, molto, ammise Bossart. Barbara aveva un'aria strana, non si capiva se fosse imbarazzata o cercasse di non ridere. Si agit un poco sulla sedia, tentando evidentemente di far sloggiare i tentacoli di Shalimar dal suo ginocchio.
Fa pensare a Monna Lisa, aggiunse Shalimar. Guarda come sorride.
Davvero, Barbara ricordava un po' Monna Lisa, stava pensando Caroline. Lineamenti regolari, capelli lisci castano chiari raccolti dietro le orecchie. Il viso era di una semplicit attraente, ma pareva imporsi uno sforzo continuo per mascherare i propri sentimenti. La tradivano solo gli angoli della bocca, lievemente piegati all'ins. Probabilmente, pens Caroline,  una di quelle donne che sembrano pi belle quando sono felici, e meno belle quando dormono.
Piccola Monna Lisa, ripet Shalimar. Barbara sobbalz, gli sorrise gentilmente e si scost ancora di pi.
Mi andrebbe una birra, disse, con una nota quasi disperata nella voce.
Cerchiamo un cameriere.
Non ce ne sono, disse lei, e la nota disperata si accentu. Sar meglio alzarsi e servirsi da soli.
Vado io, propose con tutta calma Bossart. Anch'io ho il bicchiere quasi vuoto, ormai. And al bar e prese da bere per tutti.
 una bella festa, disse Caroline, a corto di argomenti. Vero?
Molto simpatica, conferm Bossart.
Sono felice di aver incontrato questa ragazza, disse Shalimar. Aveva gli occhi semichiusi, ma non l'aria assonnata; sembrava piuttosto una belva in procinto di balzare sulla preda.  una ragazza intelligente. E anche carina. Sai, mantiene la bambina e la madre con quello che guadagna da noi. Che te ne pare, Art?
Il complimento  diretto ai suoi lauti proventi o alla sua intraprendenza? chiese Bossart.
Alla mia intraprendenza, rispose Barbara.
Vediamo un po', lei lavora per America's Woman, vero?
S. Sono vice-redattrice della rubrica di bellezza. Ero segretaria, ma ho avuto la promozione a Natale.
Ah, s... ora ricordo. Barbara Lemont. Sono molto soddisfatti di lei, ad America's Woman.
Ne sono lieta, disse Barbara.
Ha un futuro davanti a s, mormor il signor Shalimar, chinandosi di lato e sfiorando con un bacio la guancia di Barbara, che lo squadr come se avesse voluto pulirsi la guancia con la mano, ma senza abbandonare il suo sorriso enigmatico.
Quanti anni ha, se non sono indiscreto? chiese il signor Bossart.
Ventuno.
Oh! E quanti ne ha la sua bambina?
Due. Per la prima volta, il sorriso di Barbara si fece caldo, sincero. Li ha compiuti la settimana scorsa.
Non  meraviglioso, Art? bofonchi Shalimar. Mise la mano dietro la nuca di Barbara. Diamoci il bacio di Natale.
Caroline ebbe l'impressione che Barbara rabbrividisse impercettibilmente. In un lungo momento colmo d'imbarazzo, Shalimar si gett su Barbara e la strinse a s per baciarla, muovendo la testa in qua e in l, mentre lei rimaneva con il collo e le spalle cos rigide che sembrava dovessero spezzarsi da un momento all'altro. Caroline guard il signor Bossart, chiedendosi se avrebbe fatto qualcosa; ma questi non pareva sorpreso n infastidito in modo particolare. Probabilmente assiste ogni anno a prodezze del genere, pens disgustata. Lascia che i pezzi grossi si sfoghino un poco,  Natale.
Quando alla fine il signor Shalimar si ritrasse a malincuore da Barbara, la ragazza torn al suo bicchiere di birra come se nulla fosse accaduto. Bevve con gli occhi bassi. Ma intorno alla sua bocca la pelle del viso si era fatta bianca. Il signor Shalimar alz il suo calice e lo vuot d'un fiato. Caroline si rese conto per la prima volta di quanto lo detestasse. In parte perch Shalimar aveva manifestato chiaramente la propria antipatia per lei, il che le avrebbe reso particolarmente difficile lavorare per lui. Tanta diffidenza verso la sua ambizione e le sue capacit non era per sufficiente a farglielo odiare, in altre circostanze avrebbe potuto anzi avere un effetto stimolante. Ma quel senso di rispetto che aveva provato per lui, anche se scarso, stava svanendo rapidamente, e senza quello ormai Shalimar le appariva soltanto uno stupido vecchio porco.
Un altro bicchiere, disse il signor Shalimar. Un altro bicchiere. Si alz lentamente e si diresse al bar. Speriamo che stramazzi a terra, pens Caroline. Sbirci l'orologio, ma erano appena le nove e mezzo, troppo presto per l'appuntamento con Paul, e d'altra parte non aveva nessuna voglia di aspettarlo da sola in un bar.
 lo spirito natalizio che lo fa comportare cos, disse il signor Bossart. Il tono era amabile e scherzoso, ma con un lieve accento di scusa.
Gi, disse Barbara.
Lei passer il Natale con la sua famiglia, naturalmente.
Barbara annu. Stasera, appena torno a casa, finisco di addobbare l'albero.  soprattutto per la bambina. Credo sia abbastanza grande, ormai, per apprezzarlo. E anche per capire che non deve strappare via le decorazioni. Sorrise.
A due anni? osserv il signor Bossart. Deve essere sveglia.
Dovrebbe sentire come parla bene.
Il signor Shalimar torn con due bicchieri colmi. Li mise sul tavolo ma non si sedette. Rimase in piedi di fronte a Barbara, appoggiandosi al bordo del tavolino. Lei mi piace, balbett.  semplice ma  graziosa. Ha un volto ben disegnato. Scommetto che ha anche delle belle gambe. Mi piacciono le gambe delle ragazze. Sono la parte pi importante del corpo di una donna. Sono belle le sue?
Barbara lo guardava senza rispondere.
Bene... controller da me, disse lui; barcollando si mise carponi sul pavimento e si infil sotto il tavolino. Il suo corpo era nascosto dalla tovaglia bianca, ma le gambe, avvolte in calzoni neri e scarpe impeccabilmente lustre, sporgevano alla vista di tutti i presenti. Caroline fissava affascinata quelle gambe e quelle scarpe, senza sapere se ridere o mordersi le unghie. Da sotto il tavolino vennero un sordo grugnito e qualche parola incomprensibile. Poi, lentamente, il viso bruno reso pi scuro dallo sforzo, il signor Shalimar strisci all'indietro da sotto il tavolino e si rimise in piedi.
Lei ha delle bellis-si-me gambe.
Nella sala si lev un rumore che cominci come un sospiro, o un respiro sospeso, e poi rapidamente, quasi non fosse possibile reprimerlo, si tramut in uno scroscio di risate. Se tutti i presenti avevano guardato il signor Shalimar sotto il tavolino - e certo tutti l'avevano visto - avevano anche ascoltato le sue parole. Caroline vide due giovanotti e due ragazze al tavolo accanto scoppiare in risa convulse indicando Shalimar. Quando colsero lo sguardo di lei smisero di ridere e si portarono i bicchieri alla bocca per mascherare i sorrisi. Il signor Shalimar era ignaro di tutto. Sempre in piedi, si sporse sul tavolino verso Barbara, tentando di baciarla. Questa volta lei si scans e gir la testa, per cui lui la manc del tutto, schioccando il bacio in aria.
Il signor Shalimar traball, aggrappandosi alla tovaglia in disordine. Con aria feroce disse: Sgualdrina! e poi di nuovo a voce pi alta: Sgualdrina!
Barbara non poteva alzarsi per andarsene, chiusa com'era tra il signor Shalimar e il signor Bossart, che la stava osservando con un'espressione di sincera costernazione sul volto.
Volevo solo darle un bacio, continu il signor Shalimar, alzando la voce. Cosa credeva che volessi fare, violentarla? La stanza era silenziosa come un paesaggio notturno sotto la neve.
Sgualdrinella, grid Shalimar, sul punto di soffocare.  licenziata. Non si azzardi a rimettere piede in ufficio, luned. Non si azzardi!
Il signor Bossart si alz rapidamente e prese il signor Shalimar per il braccio. Guard Barbara e Caroline come se volesse dire qualcosa, poi si limit a scuotere la testa con impotente disgusto e trascin Shalimar via dalla stanza. Questi era diventato docile, ora che la sua furia improvvisa era scoppiata come un petardo, e si lasci accompagnare lontano dai mormorii scandalizzati che gli echeggiavano intorno.
Barbara fissava davanti a s, gli occhi colmi di lacrime di rabbia. Non preoccuparti, le disse Caroline, circondandole le spalle con un braccio. Non ha nessuna autorit per licenziarti. Non fai nemmeno parte della sua redazione. E poi, il signor Bossart probabilmente gli rider in faccia e ti far un mucchio di scuse.
Barbara si gir a guardarla. Per la prima volta in quella serata i sentimenti le si leggevano chiaramente sul volto: risolutezza, furore e disperazione. Io ho bisogno di questo lavoro, proruppe. Non me lo toglier, dovessi andare dal signor Fabian in persona. Puoi star sicura che Shalimar non riuscir a farmi licenziare. Quel vecchio schifoso!

13.

Barbara Lemont rimase seduta al tavolo dov'era stata umiliata, stringendo i pugni. Quando Shalimar era strisciato sotto il tavolo per guardarle le gambe, avrebbe dovuto subito mollargli un calcio sulla faccia. Si era avvicinato a tal punto che aveva sentito il suo respiro sugli stinchi. Con quel fiato ardente di alcol, era un miracolo se non le aveva fuso le calze di nailon. Peccato che l'idea meravigliosa di prenderlo a calci le fosse venuta troppo tardi. Be', forse aveva ragione l'adagio: Il Cielo protegge le donne che lavorano. Se l'avesse fatto davvero, forse lui avrebbe avuto il diritto di farla licenziare.
Ecco il signor Bossart di ritorno, solo. Le faceva venire in mente un manichino di un negozio di stoffe, o uno di quei modelli che posano per le riviste di moda maschile. Si sedette accanto a lei e giunse le mani come un diacono, fissandosi i pollici quadrati e curati dalla manicure. Si schiar la voce.
Capita sempre qualche incidente anche nelle feste degli uffici pi seri, esord il signor Bossart. La guard e le rivolse un sorriso ammaliatore. Lei ha l'aria di una persona posata, di buonsenso. So che dar alla cosa l'importanza che merita e lascer che in ufficio i pettegolezzi si spengano nel minor tempo possibile, senza aggiungere altra carne al fuoco.
Non faccio mai pettegolezzi, disse Barbara freddamente. Nonostante la sua capacit di controllo, le salirono le lacrime agli occhi. Non c'era nulla che facesse tanto male a una ragazza come sentirsi dare della sgualdrina. Non aveva mai potuto tollerarlo, e sgualdrinella, in un certo senso, era anche peggio.
Sono certo che domani il signor Shalimar non se ne ricorder neppure, riprese Bossart. Se e quando dovesse ricordarselo, ne rimarrebbe molto sconvolto.
Ed  questo che noi non dobbiamo permettere che accada, pens Barbara, ma rest in silenzio.
Il signor Bossart sorrise di nuovo. Lei lo perdoner, vero?
Perch lo difende? chiese Barbara incuriosita.
Gli voglio bene.
Oh!
Via, non dica oh con quel tono, Barbara. Lei  una ragazza gentile, una signora. Anche per lei provo simpatia. Non mi prenderei tanta briga per scusarlo, per cercare di riparare, se la giudicassi una delle tante impiegatucce pronte a fare di un incidente del genere un argomento di chiacchiere per quindici giorni.
Chiedo scusa, li interruppe Caroline Bender alzandosi. Ho un appuntamento. Buonanotte.
Buonanotte, rispose il signor Bossart.
Caroline afferr la borsetta e mand un bacio a Barbara. Poi le mostr il pugno al di sopra del cranio del signor Bossart con una smorfia di finto furore che subito si tramut in un sorriso. Barbara non pot fare a meno di restituirle il sorriso mentre Caroline si allontanava in fretta.
Bene, fece Bossart notando la sua espressione. Vedo che va gi meglio.
Barbara non rispose.
Ora andremo in qualche posto a bere qualcosa e dimenticheremo l'incidente.
Era un invito a uscire con lui. Doveva aver gi invitato Caroline, dal momento che era rimasto con lei tutta la sera, ma questa gli aveva risposto di no perch aveva un altro impegno. Ora, mascherando la cosa come un gesto di riparazione, stava provando lei come secondo violino. Voleva uscire con lui? E perch no? Il signor Bossart era un tipo troppo pretenzioso per tentare di imitare Shalimar, sia pure in tono minore, e poi lei non aveva nessuna voglia di restare ancora l. Gli impiegati seduti agli altri tavoli la stavano osservando, per vedere la piega che avrebbero preso gli avvenimenti.
D'accordo, rispose gentilmente.
Mentre il signor Bossart ritirava i cappotti, Barbara si appoggi stanchissima contro il bancone del guardaroba. Che delusione, quella festa! Non aveva incontrato un'anima, e il signor Shalimar, che l'aveva incuriosita per la sua reputazione e i suoi aneddoti, si era rivelato un vero sporcaccione. L'immagine di lui che correva lungo una fila di ragazze appioppando sculacciate confidenziali con tutta la velocit di cui era capace, come nelle sequenze accelerate delle comiche, le si present alla mente costringendola a ridere suo malgrado.
Bene! Ora sembra un'altra. Il signor Bossart le stava reggendo il soprabito per farglielo infilare. Fece scivolare le braccia nelle maniche. Era un buon diavolo, in fondo, faceva del suo meglio. Tutto sommato, avrebbe potuto in qualsiasi momento sacrificare una vice-redattrice a un direttore editoriale, ma non voleva farlo. Barbara aveva un buon posto, era stata promossa con conseguente aumento; ebbene, si sarebbe comportata sportivamente. Il signor Bossart se ne sarebbe ricordato, quando lei avesse chiesto un altro aumento, il che sarebbe accaduto presto...
La condusse in un piccolo bar abbastanza costoso e dalle luci fioche in una laterale di Madison Avenue. Barbara lo catalog immediatamente tra quei locali che lei e le sue amiche definivano bar da uomini sposati; uno di quei bar, cio, di cui nessuno degli amici del marito o della moglie conosceva l'esistenza, e dove, anche ammesso che capitasse di imbattersi in un conoscente, era troppo buio per essere riconosciuti.
Ci vengo spesso quando mi fermo in citt fino a tardi, disse il signor Bossart.  un posticino tranquillo.
S, rispose Barbara. Si appoggi allo schienale di pelle e sorseggi il suo cocktail. Tre suonatori hawaiiani giravano per il locale, fermandosi a ogni tavolo per eseguire canzoni hawaiiane con strani strumenti che a Barbara ricordavano il frangersi delle onde su una spiaggia tropicale a mezzanotte. Se dalla luna giungesse una musica, pensava, avrebbe un suono come questo.
Ehi! Sidney! chiam sottovoce il signor Bossart, protendendosi in avanti. Barbara alz gli occhi. L'uomo che era passato accanto al loro tavolo si ferm e si volt.
Ehi! Art! Sorrise, il sorriso pi affascinante che Barbara avesse mai visto. Quel genere di sorriso che faceva dimenticare del tutto il resto del volto, tanta era la dolcezza, la spontaneit e la malizia che vi si fondevano. Non che i lineamenti fossero brutti. Anzi, nell'insieme i tratti erano gradevoli e molto giovanili per un uomo dai capelli completamente d'argento. Doveva avere al massimo quarant'anni.
Sei solo? chiese il signor Bossart.
S. Ero entrato a bere qualcosa prima di prendere il treno. Guard Barbara e fece l'atto di allontanarsi verso il bar.
Siediti con noi, disse Bossart, facendogli posto.
Grazie. Sedette accanto a Barbara e le fece omaggio di una nuova versione di quel sorriso, sufficiente a farla raddrizzare sul sedile.
Barbara Lemont, Sidney Carter, disse il signor Bossart.
Lieto di conoscerla.
Piacere, mormor Barbara.
Veniamo ora dall'abbuffata annuale della Fabian, raccont Bossart, come per rassicurare Sidney Carter che Barbara non era una delle sue amichette.
Ah, s? Com' andata?
Molto bene, disse Bossart. Molto bene.
Benissimo, aggiunse Barbara con poco entusiasmo.
Noi abbiamo rinunciato alla festa quest'anno, disse Sidney Carter. Ho scoperto che tutti i miei collaboratori aspettavano quel momento con il mio stesso terrore, perci ho preferito dare a tutti una gratifica pi sostanziosa e l'ho chiusa l. Abbiamo la fortuna di andare tutti molto d'accordo, ma in certe aziende non so proprio come facciano a superare il Natale senza che ci scappi qualche scazzottata.
Barbara rise.
Lei cosa fa alla Fabian? le chiese Sidney Carter.
Oltre a fare a pugni?
Gi.
Sono vice-redattrice della rubrica di bellezza di America's Woman. Da ieri, per la verit.
Questo  il momento per parlarle di Wonderful, disse Bossart.
Wonderful, il profumo? Lo fa lei?
Oh, no. Noi cerchiamo di venderlo, spieg Sidney Carter.  uno dei prodotti che rappresentiamo.
L'Agenzia Sidney Carter, disse Barbara. Ma certo. Ora ricordo.
Sidney finse di annusarle il collo. Lei non lo usa.
Ho una sorpresa per lei, rispose Barbara aprendo la borsetta. Dentro, proprio come ricordava, c'era il flacone di Wonderful che portava sempre con s quando usciva con qualcuno. Ne rimanevano solo poche gocce. Guardi, ho qui il flacone.
Be', chi se l'aspettava? grid Sidney. Oh, ma  quasi finito. Gliene mander una bottiglia da due once la settimana prossima.
Grazie.
Meno male, osserv Sidney, che non ho parlato della nostra rappresentanza di mazze da golf. Probabilmente ne avr qualcuna nascosta nelle maniche del cappotto.
I suonatori vennero a fermarsi al loro tavolo e attaccarono con foga ed entusiasmo Il canto di guerra hawaiiano. Senza sapere perch, Barbara si sent nuovamente di buon umore, si accorse di canticchiare e di battere il tempo con le dita sull'orlo del tavolo. Sidney la guard e fece scivolare in mano al capo dei suonatori un biglietto ripiegato.
Suonate la canzone della birra, disse.
Il capo rise. Gli hawaiiani si guardarono l'un l'altro senza nascondere la loro soddisfazione e attaccarono la canzone pi buffa che Barbara avesse mai ascoltato: Piels is the beer for me, boys, Piels is the beer for me, eseguita a ritmo di jazz e accompagnata dalle voci degli hawaiiani che cantavano le parole con note acutissime.
Suonatela di nuovo, li preg, quando ebbero finito. Per favore!
Sidney fece un cenno ai suonatori. Be', solo un'altra volta, acconsent il suonatore con poco entusiasmo, e ripeterono l'esecuzione.
Potrei ascoltarla tutta la notte, disse Barbara quando ebbero finito e si furono spostati al tavolo accanto.
Be', io no di certo, fece Bossart, fingendo di rabbrividire per l'orrore. Si alz e and in bagno.
Rimasta sola con Sidney Carter, Barbara non sapeva che dire. Si mordeva le labbra. Le cose di cui avrebbe potuto parlare di solito con un corteggiatore o con un ragazzo della sua et non erano adatte a quell'uomo, che di certo era sposato, dirigente d'azienda e avrebbe dovuto prendere con ogni probabilit il treno gi due ore prima. N poteva sforzarsi di dirgli frasi di circostanza come avrebbe fatto con qualsiasi conoscenza di lavoro, perch Sidney Carter aveva una luce maliziosa negli occhi, un sorriso contagioso e in dieci minuti le aveva trasformato la serata da qualcosa di disperato in qualcosa di delizioso.
Potrei fare pubblicit per Wonderful su America's Woman, disse lui. Crede sarebbe una buona idea?
Ma certo.
No, seriamente. Non dica di s perch ci lavora e perch  fuori con uno dei vice-presidenti. Voglio sapere cosa ne pensa come redattrice e come donna.
Era cos imbarazzata che, pur sapendo benissimo di dire una cosa fuori luogo, non riusc a trattenersi. Non sono fuori con il signor Bossart nel senso che intende lei. E non sono una redattrice. Sono solo l'aiuto-redattrice, e non sono neppure una donna nel vero senso della parola: ho ventun anni.
Allora mi risponda tenendo presenti tutte queste cose.
Barbara rest un momento in silenzio. Sinceramente, penso che Wonderful sia troppo caro per le nostre lettrici. Si tratta per la maggior parte di giovani mogli cui capita di rado l'occasione di fare acquisti nei negozi di lusso. Comprano tutto al supermarket o al centro commerciale, e quando fanno spese devono portarsi dietro i bambini, perch hanno solo una donna a ore, se ce l'hanno. Comprano l'acqua di colonia dal droghiere, e solo in determinate occasioni, come a Natale o per un compleanno. Qualche volta il marito regala loro un profumo, ma  pi facile che ricevano la lavatrice a rate, perch ne hanno molto pi bisogno.
Sidney Carter annu. Lei per usa Wonderful. Allora mi parli di lei.
Barbara tacque di nuovo. Che poteva dirgli? Era chiaro che voleva capire se e quanto fosse una consumatrice tipica. Sono una ragazza che lavora, disse alla fine. Questo  il mio primo impiego. Ho frequentato il college ma non ho terminato gli studi, poi ho fatto un corso di segretaria e ho trovato il posto attuale attraverso un'agenzia di collocamento. Non guadagno molto ma mi curo del mio aspetto, in parte per vanit e per sentirmi bene con me stessa, in parte perch questo genere di lavoro lo richiede. Praticamente spenderei fino all'ultimo dollaro in cosmetici e profumi, se nessuno me li regalasse. Non vedo il vantaggio di acquistare essenze da poco prezzo dal momento che devo annusarle io per prima.
Quella boccetta di Wonderful l'ha avuta in regalo?
No. L'ho comprata io. Sorrise. Per questo  cos piccola.
Sidney Carter pos il gomito sul tavolo, appoggi il mento sul pugno chiuso e la osserv a lungo. Che tipo di regali le fanno i ragazzi che la invitano a uscire?
La loro compagnia, disse Barbara. Si rese conto troppo tardi, quando gi le parole le erano sfuggite, di quant'era amaro il suo tono.
Sidney sorrise, ma non col solito sorriso disarmante. Questa volta era totalmente diverso: pieno di comprensione e un po' triste. Non ha mai incontrato qualcuno che le piaccia?
All'improvviso Barbara desider confidarsi con lui, un estraneo.
Volse il capo e si accorse disperata che il signor Bossart stava in piedi all'estremit del bar col braccio attorno alle spalle di un omone dall'aria bovina. Sembrava aver attaccato un bottone di mezz'ora. Oh, detesto questo Sidney Carter, pens. Perch  cos gentile? Mi sta facendo venire una gran voglia di piangere.
Non ancora, gli rispose in tono allegro.
Lei dovrebbe sposarsi, glielo dico io.
Ero sposata.
 divorziata? C'era tanta compassione nel tono di lui che all'istante tutta la scena finale con Mac le riapparve come se fosse successa quella sera. E non quella sera soltanto, ma ogni sera, inesorabilmente, dal momento in cui Mac l'aveva abbandonata.
S.
E vive sola?
Ho una bambina, disse.
Oh... Glielo si leggeva in faccia, ora, quello che stava pensando: povera ragazza, cos giovane, per forza ha pochi soldi, quanto deve sentirsi sola, e che paura deve avere del futuro.
Non ha nessuno che si prenda cura di lei? I suoi genitori?
Io provvedo a mia madre e lei si occupa della bambina. Mio padre  morto quando avevo nove anni. Il mio ex marito ci passa un po' di denaro, naturalmente.
Trover qualcuno che si prender cura di lei.
Quella dichiarazione, fatta da chiunque altro, l'avrebbe insospettita e indotta a chiamare a raccolta tutti i suoi istinti di autodifesa, reali o immaginari. Avrebbe pensato: s, eh? Che bravo paparino! Ma il tono di Sidney era cos evidentemente disinteressato, e nello stesso tempo cos investito dei problemi di lei, che Barbara cap subito a cosa lui si riferisse: un bravo giovane scapolo. Il contrasto tra l'opinione di lui su ci che lei meritava, e quel che invece in realt riceveva, frantum l'ultima barriera di riserbo di cui si era circondata fin da quando aveva fatto ritorno a New York.
No, non lo trover! disse con voce tranquilla, ma quasi sull'orlo delle lacrime.
Lei deve trovare qualcuno che si curi di lei. Cosa c' che non va, in questi benedetti ragazzi?
Sono tutti all'inizio della carriera, proprio come me. Se nei prossimi anni avranno dei bambini, vogliono almeno che siano loro.
Lui scuoteva lentamente la testa, guardandola con occhi addolorati.
Non faccio che chiedermi, riprese Barbara, che ne sar della mia bambina? C'. Ha diritto di essere felice, di avere una casa e un padre. Cosa dovrei fare, dimenticare che esiste? Stasera ero al ballo della Fabian, e c'era un vecchio bastardo che mi aveva preso di mira e ci provava con me.  un uomo molto importante nella casa editrice, e non potevo fargli una scenata davanti agli altri. Colse lo sguardo sorpreso di Sidney e aggiunse in fretta: Oh, no, non era il signor Bossart. Era un altro, non voglio fare nomi. Per tutto il tempo in cui ha cercato di toccarmi le gambe e di baciarmi, facendomi venire il voltastomaco, non ho avuto che un pensiero: che ne sar di mia figlia, se perdo il posto? Mi rendo conto, ora, che ero presa dal panico, che potrei licenziarmi domani stesso e dirne senza reticenze il motivo al nuovo principale, o minacciare uno scandalo e tenermi il posto che ho... ma in quel momento non ragionavo. Non facevo che pensare alla mia bambina. Le si ruppe la voce, e si accorse che le lacrime le sgorgavano dagli occhi, ma ormai non poteva pi trattenersi. E chiss perch, di fronte a Sidney non sentiva affatto di essere una sciocca.
Sono proprio come un uomo, continu. Devo lavorare come un uomo, lottare per il mio posto come un uomo, pensare come un uomo. Ma non voglio essere un uomo, voglio essere una donna... e so anche troppo bene di non esserlo mai, neppure nei miei momenti migliori; sono solo una ragazza con un tale cumulo di responsabilit da dover vivere in un continuo stato di shock.
Sidney si tolse il fazzoletto dal taschino e glielo porse spiegato. Lei si asciug gli occhi, cercando di sorridergli, e si accorse che il rimmel aveva lasciato sul fazzoletto delle striature nere.
Mi dispiace... disse.
Sono lieto che finalmente sia servito a qualcosa. Sta qui solo per ornamento.
Lei  stato molto gentile. Penso che non si aspettasse le cascate del Niagara. Non vanno molto d'accordo con gli hawaiiani, vero?
Erano divertenti, eh?
Mi fa piacere averla conosciuta, disse Barbara in tono sincero.
Non si direbbe. Si  depressa tutto il tempo... Le sorrise, un sorriso incoraggiante.
 stato un sollievo. Per lei dev'essere stata una noia spaventosa, invece.
Non sia sciocca.
 solo perch ho passato una brutta serata, si scus Barbara. Di solito non sono cos. E poi forse ho bevuto un po' troppo.
Barbara...
S?
Non si richiuda di nuovo nel guscio. Quando l'ho vista, questa sera, sulle prime non sono riuscito a capirla bene. Ha un'aria cos giovane, ma c' in lei una certa ritrosia. Non timidezza, direi piuttosto un fondo di amarezza. Ora, naturalmente, mi spiego il perch. Ma non mi piaceva com'era prima, mentre ora mi piace. Lei non deve essere come un uomo, per usare la sua espressione.
Ormai non so pi come essere, rispose Barbara.
Finora ha incontrato dei ragazzi insensibili che non l'hanno capita. Non sar sempre cos.
Lo so, disse Barbara. Ma lo so solo nel mio cervello.
Quando ci si sente depressi, continu Sidney, sembra di essere stati sempre infelici e ci si ricorda solo delle cose negative e deludenti che ci sono successe. Ma quando le cose si mettono ad andare a gonfie vele, all'improvviso il passato non sembra pi tanto brutto.
Lei non pu saperlo!
Sidney rise. Perch? Crede forse che la malinconia sia un'esclusiva dei giovani?
Barbara non pot fare a meno di ridere con lui.
Ah, vedo che ve la spassate, disse il signor Bossart sporgendosi all'improvviso sopra di loro, la grossa figura in tweed indistinta nella penombra della sala. Si cal al suo posto accanto a Barbara. Mi sono perso qualcosa di interessante?
Circa quattromila whisky, rispose Sidney.
Allora vi ho battuti al bar. Sai chi ho incontrato? Il vecchio George. Il miglior giocatore di poker che la New Haven Railroad abbia mai trasportato.
Non ha l'aria di poter giocare una gran partita, stasera, disse Sidney, gettando un'occhiata all'omone dall'aria bovina che ciondolava chino sul bar.
Oh, stasera si fermer in citt. Il signor Bossart diede un'occhiata all'orologio. Be', andiamo via?
S, mormor Barbara a malincuore.
Mentre tutti e tre si dirigevano alla porta, il signor Bossart si volt e alz una mano in direzione del suo amico al bar. I due si scambiarono un cenno di saluto.
Quando Barbara usc in strada l'aria era fredda, la notte buia e limpida, con quell'ingannevole atmosfera frizzante che fa quasi credere di trovarsi in campagna invece che a respirare i fumi della citt. Un taxi avanzava a passo d'uomo per la via laterale: la luce in alto sembrava quasi un addobbo natalizio. Il signor Bossart lo ferm e apr lo sportello.
Lo prenda lei, Barbara, disse. Le batt sulla spalla. Vada a casa tranquilla, ora; buonanotte, e buon Natale.
Barbara non sal in macchina ma si gir a guardarlo.
Barbara e io possiamo servirci dello stesso taxi, fece Sidney disinvolto. Andiamo nella stessa direzione.
Non vai a prendere il treno tu? chiese Bossart.
Un nostro cliente mi aveva invitato a un ricevimento per questa sera. Faccio un salto l e poi prendo il treno del latte, visto che ormai  gi tardi. Si offenderebbe se non ci andassi.
Buonanotte, Sid. Il signor Bossart mise un braccio attorno alle spalle di Sidney Carter e gli strinse la mano. Sempre in gamba.
Anche tu.
Buonanotte, signor Bossart, disse Barbara. Sidney l'aiut a salire sul taxi, che subito si mise in moto. Barbara guard dal finestrino posteriore e vide che il signor Bossart ritornava nel bar. Diede il suo indirizzo al conducente con voce tesa, poi si rivolse a Sidney.
Dove scende lei?
Devo solo accompagnarla a casa e poi andare a prendere il treno. Non potevo permettere che il nostro boy scout di mezza et la mandasse a casa da sola a quest'ora.
Non c' nessun ricevimento?
Che io sappia, no.
Lei  veramente gentile, esclam Barbara. Sa... il signor Bossart non significa assolutamente nulla per me, eppure, quando mi sono voltata un momento fa e ho capito che voleva sbarazzarsi di me per poter tornare dal suo amico giocatore di poker, ci sono rimasta male. Mi  venuto un pensiero: in tutta New York, in questo preciso momento, ci sono persone che stanno cercando di sbarazzarsi di qualcuno che le annoia. In un certo senso,  un pensiero deprimente.
Ma le persone di cui si sono sbarazzati quelli di cui lei parla, probabilmente hanno tirato un sospiro di sollievo ritrovandosi libere. Aveva pensato a quest'aspetto della cosa?
Barbara rimase un momento in silenzio. Ha perfettamente ragione. Infatti, mi sento proprio cos.
Sidney appoggi sul sedile la mano accanto a quella di lei, poi la prese nella sua. Posso?
S. Non si aspettava che il cuore le sobbalzasse a quel modo, quando le prese la mano; in parte era spavento, in parte qualcosa che di colpo riconobbe come eccitazione e desiderio. Tenne le dita rigide tra quelle di lui, e quando Sidney le strinse non ricambi la stretta.
Questo non  un approccio, disse lui tranquillamente.  solo un Braille escogitato da quelli che ci vedono per leggere cose che non si vedono.
Barbara fissava davanti a s il numero del conducente sul cartellino di fronte a loro, leggendone il nome e dimenticandolo un istante dopo. Per tutto il tempo ebbe profonda coscienza della mano di Sidney che aderiva alla sua, sebbene la tenesse leggermente, e le pareva che il braccio le si fosse tramutato in un pesante tronco d'albero. Quando la lasci, il braccio riprese vita; la mano, sola e abbandonata sul sedile di cuoio, si fece di ghiaccio.
Siamo arrivati, disse, desiderando che non fosse cos.
Sidney pag il conducente e la segu fino alla porta. Si ferm sull'ultimo scalino: Andiamo meglio, ora?
S. Grazie.
Sidney guard le finestre del condominio. Quali sono le sue finestre? Si vedono da qui?
Barbara le indic, ritrovando un po' di calore. S, vede quella con l'albero di Natale?
Le luci dell'albero sono accese.  bello per chi ritorna a casa.
Mia madre sta alzata fino a tardi a guardare la televisione.
Sidney contempl ancora un poco le luci. Poi abbass gli occhi su di lei, serio in volto. Se le telefonassi e le chiedessi di venire a cena con me una sera, verrebbe?
La voce di lei suon strana; non pareva pi la sua, ma una voce cui mancasse il respiro. Lei  sposato, vero?
S.
Lo sapeva, l'aveva capito nel momento in cui aveva detto che doveva prendere il treno, nell'attimo in cui si era resa conto che aveva passato i trentacinque anni; eppure, quella conferma che veniva da lui, irrevocabile, la colp come una mazzata. Cerc in fretta qualcosa da dire per nascondere la delusione. Quanti... bambini ha?
Un maschio, di dodici anni.
Oh.
Sidney stava in attesa, osservandola guardingo. Barbara fissava il nodo della cravatta di lui. Non mi chiami, disse. Non glielo dico con rancore, le rivolgo una preghiera: per favore, non lo faccia.
Per questo gliel'ho chiesto, rispose tranquillamente Sidney.
Lei mi piace. Mi piace molto. Ho passato un'ora felice, piacevole questa sera, come non mi capitava da... non ricordo da quanto. Lei sa tutto di me. Sa chi sono... Barbara Lemont, la ragazza che vuole sposarsi di nuovo. Non posso pensare solo a me stessa. Quindi... per favore, non mi telefoni.
D'accordo, disse lui gentilmente.
Rimase l sorridendo mentre lei infilava la chiave nella serratura e apriva la porta. Barbara si ferm un istante a guardarlo prima di entrare. Buonanotte.
Buonanotte, Barbara. Prese fiato come se avesse voluto aggiungere qualcos'altro; poi tacque, si volt e scese i gradini. Lei entr rapidamente in casa e richiuse la porta per non sentire il suono dei passi che svaniva in lontananza.
Vivere in un palazzo senza ascensore  come vivere in un paese, ogni pianerottolo e ogni appartamento hanno suoni e odori propri. L'ascensore, che un tempo funzionava solo a singhiozzo, era stato abbandonato del tutto. Mentre Barbara saliva per raggiungere il suo appartamento, quei segni di vita intima le arrivavano uno alla volta, familiari e tuttavia segreti. I Goldstein, al secondo piano, erano i migliori clienti della drogheria e cucinavano il pollo ogni venerd sera; i Kean, terzo piano sul cortile, avevano otto bambini e lasciavano sempre la porta aperta in modo che i ragazzetti dei vicini potessero andare e venire; gli sposini novelli del pianterreno portavano ogni sera a spasso il barboncino grigio con orgoglioso sussiego, quasi si trattasse del loro primogenito; i due omosessuali anziani tenevano sempre la porta del loro uno-e-mezzo chiusa in faccia al prossimo. Tutti avevano una specie di famiglia, perfino quei due. Tutti avevano qualcuno da cui tornare, con cui stare quando veniva l'ora di chiudere l'uscio e lasciar fuori il resto del mondo. Anche lei aveva una famiglia, ma non quella di cui avrebbe avuto bisogno. Ci sono tanti generi d'affetto, pensava Barbara: l'amore per i genitori, per i figli, per una persona amica, ma nessuno di questi pu sostituire gli altri. Nessuno di questi assomiglia in alcun modo all'amore per un uomo dal quale siamo riamate.
Lei era sola, una piccola figura in un androne deserto circondato da porte chiuse, dietro cui vivevano esseri che si amavano. Ripens a quel che le aveva detto Sidney: quando le cose vanno male si ha l'impressione che siano sempre andate cos. Cos'altro avrebbe potuto dirgli, se non di non telefonarle? Era sposato, viveva con la moglie, non aveva il diritto di frequentare un'altra ragazza. Sarebbe stata una sciocca a dirgli che voleva rivederlo. Il mio indirizzo lo sa, pens. Forse telefoner ugualmente.
Sost sul pianerottolo, esitando prima di imboccare il corridoio che conduceva al suo appartamento; voleva restare sola ancora un istante con l'emozione che l'aveva stordita e le aveva quasi tolto la capacit di pensare.  sposato, si disse.  sposato, ed  l'unico uomo finora incontrato che potrei amare. Potrei amare? Credo d'amarlo gi. Si vive una volta sola. Nella mia vita sono accadute tante cose, eppure non ho vissuto affatto. Per quanto tempo potr continuare cos, piena di rancore, spaventata, sola? Oh, telefonami, Sidney, s, ti prego, telefonami!
Non telefoner. Gli ho detto di non farlo, non lo far.  abbastanza adulto da capire che un no  un no. E sar meglio per me, se non chiamer. Come potrei dirgli un altro no, come potrei tenermi lontana da lui? Un bambino di due mesi scappa forse di casa?
Non mi chiamer mai, pens Barbara, quindi posso pensare a lui quanto voglio. Non si corre nessun rischio ad abbandonarsi ai sogni. Lo amo.  soltanto una cotta, ma  quello che provo. Sento qualcosa. Mi sento viva. Voglio parlargli e guardarlo, e lasciare che mi tenga la mano, e persino... Sapeva cosa succedeva alle ragazze che si innamoravano di un uomo sposato. L'uomo restava con la moglie, e la ragazza allontanava uno alla volta i corteggiatori fino a perderli tutti. S, certo, qualche volta gli uomini divorziavano per sposare una ragazza pi giovane, ma si trattava di caricature: uomini d'affari ricchi e insensati e biondone da quattro soldi. Non era accaduto a nessuno, tra le conoscenze di Barbara. La sua capoufficio, una bella donna di quarant'anni che ne dimostrava trenta, non si era mai sposata. Una volta che lei e Barbara avevano pranzato insieme, e prima si erano concesse un Martini, la capoufficio si era lasciata sfuggire di bocca senza alcun motivo: Non si innamori mai di un uomo sposato. Ora Barbara ne capiva il motivo, e capiva che proprio per quello una donna cos affascinante era rimasta sola. A che serve un amore che termina con l'ultimo treno per i sobborghi, che pu offrire un regalo di Natale solo alla vigilia, perch le vacanze vanno trascorse in famiglia; un amore che lascia sole come prima, perch non si pu telefonare all'uomo amato quando si desidera la sua presenza? Non si illudeva sulle relazioni con uomini sposati, non era una stupida.
Sidney Carter doveva essere sul treno, ormai, e ben presto avrebbe infilato il vialetto della sua casa in campagna. Sarebbe entrato aprendo con la propria chiave. Si sarebbe trovato a casa. Per quanto annoiato - se lo fosse stato - non si sarebbe sentito solo. Sarebbe andato a letto con la moglie e avrebbe dimenticato Barbara. Poteva desiderare Barbara, ma non ne aveva bisogno. Non mi chiamer pi, si disse Barbara. Ma, Dio mio, forse lo far; e se lo fa, so che mi comporter come una maledetta idiota, e non me ne importa nulla.

14.

Il 14 febbraio 1953, giorno di san Valentino, Caroline Bender ricevette da parte di Paul Landis una dozzina di rose rosse dal gambo lungo, accompagnate da un biglietto scherzoso. Mary Agnes Russo ricevette dal fidanzato Bill una scatola a forma di cuore, rossa e ricamata di bianco, piena di cioccolatini. Gregg Adams non sapeva che fosse il giorno di san Valentino perch aveva l'emicrania e stava cercando di riprendersi alla meglio per partecipare ai provini per la parte dell'ingenua in una nuova commedia di Broadway, una parte che richiedeva una ragazza dagli occhi chiari e dal viso freschissimo. Barbara Lemont si ferm, mentre andava in ufficio, a comprare dei biscotti a forma di cuore per la sua Hillary. E April Morrison svenne sul marciapiede, proprio all'angolo di Rockefeller Plaza.
Quando riprese i sensi, si trov sdraiata su una panca in un'agenzia di viaggi. L per l credette di essere morta, sdraiata su una lastra di marmo. Quindi pens che in vita sua non aveva mai avuto una nausea cos forte, e che se tutti quegli sconosciuti non se ne andavano e non la smettevano di fissarla, avrebbe vomitato proprio di fronte a loro.
Si sente meglio, cara? chiese una donna. Aveva il viso bianco e tondo, con tanto rimmel sulle ciglia, e ogni ciglio ben separato dagli altri. April si concentr su quelle ciglia appuntite - quella donna sembrava proprio Betty Boop - fino a che la nausea si calm e pot respirare di nuovo.
Ora va meglio, cara, respiri profondamente. Beva ancora un po' d'acqua.
April si tir su. Devo andare in ufficio, che ora ?
Le nove e venticinque. Beva ancora un po' d'acqua.
No... no. Odio l'acqua. Perch non si era mai accorta che il sapore dell'acqua le dava il voltastomaco? Grazie di essersi presa cura di me. Devo correre in ufficio, ora.
Ma  terribilmente pallida, cara.
Anche lei, avrebbe voluto rispondere April. Si sentiva strana: piena di calore, chiusa in se stessa, con una voglia segreta di ridere. Si sentiva completamente staccata da tutti, dalla donna gentile col bicchiere di carta con l'acqua, dai curiosi che guardavano attraverso le vetrine dell'agenzia di viaggi, da tutti i rumori del traffico della Quinta Strada che ud appena aperta la porta. Grazie, ripet. Sto benissimo ora. Ottimamente.
Mentre l'ascensore la portava al trentacinquesimo piano, April incroci automaticamente le braccia sullo stomaco. Era una sciocchezza, sapeva benissimo che quel che poteva essere dentro di lei aveva la grandezza di una capocchia di spillo! Ma doveva proteggerlo. Era suo.
All'inizio, quando aveva sospettato di essere incinta, era rimasta terrorizzata. Non faceva che correre in bagno, sperando che non fosse vero, tanto che la signorina Farrow aveva cominciato a fare qualche osservazione pungente. Non sapeva neanche lei come le fosse venuta l'idea di pranzare con Barbara e di chiederle (casualmente, molto casualmente, a semplice titolo di curiosit) chi fosse il dottore che curava Hillary. Chiss perch, aveva pensato che, in casi del genere, un pediatra valesse un ginecologo; ma quando era andata a consultarlo, il pediatra l'aveva man-data da un altro medico. Non aveva avuto il coraggio di presentarsi come la signora Key. Qualcuno poteva aver sentito parlare di Dexter, poteva farle domande o riferire. Aveva cercato di inventare un bel nome, raffinato, dal suono matrimoniale, e alla fine le era venuto in mente quello di Mary Agnes, la ragazza pi onesta che conosceva. Aveva detto di chiamarsi signora Russo. Il dottore non aveva alcun motivo per non crederle.
Lei  in stato interessante da circa sei settimane, signora Russo.
Grazie. Le dispiacerebbe dirmi subito l'onorario? Lo pagher finch abbiamo ancora soldi. Aveva fatto una risatina imbarazzata, cos il dottore non si sarebbe offeso di doverne parlare.
Il ginecologo le aveva lanciato un'occhiata penetrante. Si metta d'accordo con la mia infermiera, aveva risposto amabilmente. Eccole una prescrizione per le vitamine, e nell'uscire prenda un appuntamento per il mese prossimo.
Come la faceva facile lui! Torni il mese prossimo, signora Russo, e poi il prossimo, e il prossimo ancora. Non l'avrebbe vista mai pi. La prossima volta cosa avrebbe potuto dire: non sono pi la signora Russo, ma la signora Key? Avrebbe dovuto trovare un altro dottore. Non sarebbe stato difficile. Una volta diventata la signora Key, l'avrebbe chiesto ai suoceri.
Avrebbe voluto dare immediatamente la notizia a Dexter, non poteva aspettare. Ma proprio quella sera Dexter era dovuto andare a un ricevimento in casa di qualcuno, e non poteva certo dirglielo al telefono. Era rimasta sola in casa, a pensare al modo migliore di metterlo al corrente, e si era sentita invadere e riscaldare da una profonda serenit. Chi l'avrebbe creduto? Quella cosa tremenda, quella sciagura, quel terrore, non era poi, tutto sommato, una tragedia cos terribile. Si sentiva quasi orgogliosa di se stessa. Avrebbero avuto un bambino, lei e Dexter, un bambino di Dexter. Era un vincolo d'amore, un legame e, soprattutto, una creatura. Gi pensava al bambino come a una persona, non come a una cosa informe. Sedeva nella poltrona, circondando e vegliando il suo bimbo, e non si sentiva affatto una ragazza-madre; anzi, si sentiva una specie di Madonna. Era un peccato? Doveva aver paura di una simile idea? Ma April provava solo una gran pace e una grande tranquillit. Quella mattina, quando era svenuta di fronte all'ufficio, aveva avuto il suo primo malessere.
Dopo il lavoro si vide con Dexter, a casa di lui. Si sedette sul divano e lasci che le mettesse in mano una bibita ghiacciata; per tutto il tempo non fece che assaporare quell'ultimo istante di segreto assoluto, prima di comunicare la gran notizia. Non immaginava come l'avrebbe accolta Dexter, ma sapeva che si sarebbe preso cura di tutto. Riusciva sempre a dominare la situazione.
Voglio farti sentire il mio nuovo disco, disse Dexter. Senti che roba!
Dexter...
Si volt, gi inginocchiato accanto al grammofono, il disco in mano. Che c'?
Come si chiama?
 un vecchio classico. Bix Beiderbecke. Ho dovuto togliergli due dita di polvere nel retrobottega del negozio, prima di trovarlo.
Avrebbe ascoltato il disco, di tempo ne aveva. Era come assaporare gli ultimi istanti dolci-amari di passione prima di un amplesso. Moriva dalla voglia di dirglielo, ma avrebbe aspettato, perch poteva dirglielo solo una volta e doveva cogliere il momento giusto. Sentiva appena la musica. Le giungeva come attraverso una nebbia, in brani isolati. Sto per avere un bambino, Dexter, sto per avere un bambino.
Ti piace?
Bello, mormor.
Dexter mise un altro disco e and a sedersi accanto a lei appoggiandole la testa sulla spalla. April lo circond con le braccia e gli mise il mento sulla testa, lo sguardo fisso davanti a s. Si sentiva staccata da Dexter. Il suo segreto era l'unica cosa cui riusciva a pensare, la notizia meravigliosa che avrebbe dovuto riempirla di terrore senza riuscirci. Si allontan piano da lui.
Dexter...
Dimmi, tesoro.
Tirati su, per favore.
Perch?
Niente, ma tirati su. Devo dirti una cosa.
Dexter si raddrizz, fissandola con un'espressione che pareva dire: speriamo che non sia una scemenza. Senza rendersene conto, April si spazient, perch non era una scemenza, e la butt fuori d'un fiato: Dexter, ieri sono stata dal dottore e ha detto che sono incinta.
Lui la guard con gli occhi sbarrati, le labbra leggermente schiuse, le mani abbandonate fra le ginocchia. Sembrava un ragazzino spaventato.  sicuro?
Certo.
C' qualche incosciente che ci prova gusto a spaventare il prossimo. Ti ha fatto il test?
Certo.
Dexter rimase in silenzio, continuando a fissarla.
Io... dovevo dirtelo subito, disse April.
Va tutto benissimo, rispose lui, con un tono che le parve piuttosto spaventato. Non preoccuparti.
April voleva che fosse lui a fare la proposta, secondo le convenienze. Non voleva chiedergli: quando ci sposiamo? Aspett, mentre Dexter sedeva l con aria avvilita e preoccupata, muto come un pesce.
Cosa dobbiamo fare, Dexter?
Sta' tranquilla, fece lui. Sta' tranquilla. Sto pensando.
Il bambino arriver soltanto in autunno.
Dexter trasse un profondo respiro che sembr piuttosto un sospiro. Pi presto facciamo e meglio sar, penso. Sei libera per tutto il prossimo weekend?
Il cuore le balz come le volesse volar fuori dalla gola. Lacrime di felicit le salirono agli occhi. Scappiamo insieme, sar una pazzia!
Lui la stava fissando accigliato. Scappare insieme?
Dovremo avvertire la mia famiglia, prima. Sar una grande sorpresa per loro. Ma ho gi parlato di te quando sono andata a casa per Natale, e so che saranno felicissimi.
Non possiamo sposarci, la interruppe Dexter.
Come hai detto?
Che figura faremmo a sposarci ora e avere un bambino di quattro chili in sette mesi e mezzo? Nessuno crederebbe a un parto prematuro.
Digiuner, disse in fretta April. Rischier di morire di fame. Vedrai che nascer piccolissimo. E gi soffriva pensando al suo bambino, che avrebbe patito la fame ancora prima di nascere.
Dexter scosse la testa. Non perderti nel tuo piccolo mondo di sogni, questa  una faccenda seria. Partiremo venerd.
Per dove? A far cosa?
Dexter aveva un tono cos indifferente che si sarebbe detto stesse parlando di un impegno mondano dal quale non potevano esimersi. Per riparare a questo guaio.
April serr le ginocchia e si scost da lui, come se avesse voluto gi farle qualcosa di orribile. Non puoi farlo!
Tesoro... Tesoro... che alternativa abbiamo?
La ragazza si morse le labbra per trattenere le parole, ma doveva dirle, era l'istinto di conservazione. Il lato romantico era sparito, non poteva pi aspettare che fosse lui a proporlo, e gi April si sentiva come se fosse morta. La stanza era molto bianca. Possiamo sposarci.
Sposarci! Come facciamo a sposarci? Vuoi stamparlo su una bandiera e sventolarla in cima a un pennone? Matrimonio riparatore. Cos'hai intenzione di fare, dire a tutti che mandino gli auguri per il compleanno del bambino con sei mesi di ritardo per tutta la vita?
Io voglio il mio bambino, disse April con la voce rotta dal pianto.
Ne avremo degli altri.
Si pu morire per un aborto, bisbigli lei.
Ascoltami, disse Dexter dolcemente, non sentirai neanche dolore.  un luogo pulitissimo, come lo studio di un dottore. Verr io con te.
Come fai a sapere tutte queste cose su... sul covo... di uno che fa aborti clandestini? Ci mandi tutte le tue ragazze? gli inve contro, furente e umiliata.
No. No.
Allora cosa ne sai?
Le so queste cose, si difese lui, lentamente e con voce nitida, cercando di calmarla ma visibilmente offeso.
Hai mai fatto abortire una ragazza, prima d'ora?
No.
Davvero?
Davvero.
Avevi mai... messo incinta una ragazza?
Non mi risulta.
Non ti risulta! April alzava la voce nella sua disperazione. Vorresti dire che qualcuna c' rimasta e non te l'ha detto?
Certe ragazze non lo dicono, rispose tranquillamente.
Ma come possono non dirtelo?
Forse pensano che io non creda sia mio.
Ma che questo  tuo lo sai! proruppe April. Vero?
S.
April si copr il volto con le mani. Oh, Dexter, non parliamo in questo modo, mi fa troppo male. Sembra che stiamo parlando di due estranei. Non  degno di noi. Noi siamo diversi.
Andr tutto bene, cara, promise lui. Siediti e riposati. Ti preparo da bere.
Credi che possa? Non far male al bambino?
Dexter la fiss come se si fosse appena reso conto che era pazza. Be', non vedo che diavolo di differenza possa fare, ormai. And al bar, le prepar un cocktail e glielo port. Ecco, bevi. Ti sentirai meglio.
April tese la mano come se l'avessero ipnotizzata e accett il bicchiere. Lo sent duro e liscio, gelido contro il palmo. Lo guard come se fosse un veleno, se lo port lentamente alle labbra e ne sorseggi il contenuto. Era soltanto scotch e soda. Ma desider che fosse veleno. Desider che fosse cicuta, cos sarebbe morta e non avrebbe dovuto affrontare un altro giorno.
Nelle sue congetture sulla gravidanza di una ragazza non sposata, April non avrebbe mai immaginato l'efficienza o la velocit con la quale forze estranee si sarebbero mobilitate per venirle in aiuto. Met della sua mente si rendeva conto che avrebbe dovuto provare gratitudine: in quella citt gente del tutto sconosciuta si mostrava piena di cuore. La prontezza, dicevano, era importante. Pareva che stessero parlando tutti di una appendice infiammata. Operare, operare in fretta. Quello che conta  arrivare in tempo. Con l'altra met del suo cervello, April si sentiva maltrattata, come se qualcuno stesse per farle violenza; le stavano portando via qualcosa che, secondo la logica, sapeva di non aver diritto di conservare, ma che, secondo il sentimento, sapeva di dover conservare se non voleva che dentro di lei morisse qualcos'altro, ancor pi importante.
Poich non sperava che le concedessero di tenersi il bambino (a meno che non fosse fuggita, e dove poteva andare?), ogni istante le divenne prezioso. Le sembrava di trascorrere gli ultimi giorni con un essere amato che non avrebbe riveduto mai pi. Non avrebbe mai visto quel bimbo, non avrebbe nemmeno saputo se era un maschietto o una bambina. Forse avrebbe potuto essere una persona di talento, utile all'umanit. Ma quei pensieri erano dettati dal sentimento, mentre l'altra parte della sua mente continuava a ripeterle: non apprezzi la tua fortuna. Cos'altro potresti fare? Presto tutto sar passato. Dimenticherai, e sarai grata a Dexter che ha provveduto a tutto.
Era strano che ora, quando non c'erano pi ragioni di temere la gravidanza perch era gi incinta, non sopportasse di essere toccata da Dexter. Sei una vera stupida, le diceva la mente razionale, tutti dicono che questo  il momento migliore per il sesso. L'unico in cui ci si possa abbandonare davvero, senza il pi piccolo timore delle conseguenze. Poi ti dispiacer di non aver tratto vantaggio da questi ultimi giorni. Ma la parte della mente che dominava il suo cuore e la sua vita diceva: sta' lontano da me, Dexter, distruttore.
Dexter era gentile e sembrava avesse persino un po' paura di provare a fare l'amore con lei. Osava solo qualche timido approccio, cosa che non era nelle sue abitudini, e quando lei si mostrava restia rinunciava subito. Non discutevano mai del bambino o del loro appuntamento del fine settimana, eccetto per qualche laconico accenno all'ora e al luogo. Per il resto, lui cercava di essere spiritoso e amabile, cercava di fingere che nulla fosse cambiato. Sarebbe andato a prenderla a casa venerd sera e l'avrebbe accompagnata da un dottore nel New Jersey. Almeno lei sperava che si trattasse di un dottore. Nella sua mente si era creata l'immagine di un ometto rinsecchito in camice bianco, con le unghie lunghe e sudicie. Ad assisterlo ci sarebbe stato un donnone che puzzava di lardo, con la faccia larga e gonfia. Quei due l'avrebbero odiata, pensando che quella ragazza avrebbe finito per combinare un guaio a danno loro, come morire, ad esempio, e che era una sciocca capace solo di cacciarsi nei pasticci. April non osava nemmeno pensare ai genitori. Ogni volta che pensava alla madre, e a come si sarebbe sentita se lei fosse morta misteriosamente, il cuore quasi le si fermava.
Avrebbe voluto andare a casa, tra le braccia di sua madre, confessare tutto ed essere protetta, ma sapeva che era impossibile. La madre non sarebbe mai stata in grado di comprendere quella cosa tremenda, che sarebbe rimasta sospesa sul loro capo per tutta la vita. Non era giusto rovinare l'avvenire di un'intera famiglia... lei si era cacciata in quel guaio da sola, con Dexter, e con Dexter doveva venirne fuori. Se non altro, non l'aveva abbandonata. Di questo bisognava rendergli atto, non si era allontanato neppure un minuto dal suo fianco, da quando gliel'aveva detto.
L'unica persona con cui April si era confidata, oltre Dexter, era Caroline. Non avrebbe mai immaginato quale senso di calore potesse venire dal dispiacere sincero di un'amica, e l'affetto di Caroline era la sola cosa che potesse darle conforto in quella situazione. Caroline non perdeva mai la testa. Cosa posso fare? aveva chiesto ad April. E quando April le aveva raccontato che Dexter aveva gi organizzato tutto per l'aborto, Caroline aveva intuito immediatamente quali sentimenti doveva nutrire in quel momento April verso gli uomini.
Digli di portarti a casa mia a Port Blair per il weekend, le aveva detto. Non puoi rimanere sola in casa dopo un'operazione. Starai da me e ci prenderemo cura di te. Riposerai, mangerai bene e ti terr compagnia. Pu fermarsi anche Dexter, o venirti a prendere domenica sera, se preferisce.
Credi che si offender, chiese April, se gli dico che voglio restare sola con te?
Offendersi? La voce di Caroline era scossa dall'emozione. Offendersi? Che diritto ha lui di sentirsi offeso, qualunque cosa tu dica?
 incredibile, disse April. Lo amo, eppure non sopporto l'idea di restare con lui, dopo. So che direi qualcosa che non va, o la direbbe lui. Mi sento cos strana.
Sembra sciocco dirti che tutto andr bene, sapendo come ti senti, disse Caroline, ma, credimi, andr tutto bene. Tutte le tue amiche ti vogliono bene. Io te ne voglio. A noi sta molto a cuore quello che ti succede. Se c' qualcosa che le tue amiche possono fare per te ora, noi lo faremo.
Lo so, mormor April. Grazie. Per la prima volta in vita sua le parve di aver attraversato un ponte, dal quale non si poteva tornare indietro. Aveva solo ventun anni, ma non era pi in alcun senso una ragazza; non poteva rivolgersi alla famiglia o agli amici di casa per chiedere aiuto, ma soltanto alle coetanee. Senza le sue amiche sarebbe stata sola. E le amiche comprendevano il suo stato d'animo e non si mostravano scandalizzate, ma solo indignate che dovesse soffrire dolori e rischi invece di avere il marito e il bambino che desiderava pi di qualsiasi cosa al mondo. Istintivamente April sapeva che, se ne avesse parlato con Barbara, lei si sarebbe comportata esattamente come Caroline.
Verr a casa con te dopo il lavoro, venerd, e rester finch arriver Dexter, disse Caroline. Berremo qualcosa e ti aiuter preparare le valigie.
Mi spaventa il pensiero di presentarmi ai tuoi. Tuo padre  medico. Credi che quando mi vedr capir che  successo qualcosa?
Caroline rise. Pensi che i medici abbiano lo sguardo a raggi X? Mio padre dar un'occhiata al tuo faccino fresco e si affretter a lasciarci sole perch possiamo ridere insieme dei nostri spasimanti.
S... fece April. Anche il mio farebbe cos... Grazie a Dio. Il mio pap...
Venerd April non riusc praticamente a lavorare. Tent con pi impegno del solito di concentrarsi sul lavoro da battere a macchina, ma continuava a pensare quanto fosse sciocco stare tanto attenta a non fare errori quando probabilmente luned mattina la signorina Farrow avrebbe dovuto procurarsi una nuova segretaria. Quelle lettere, il lavoro che stava facendo, assunsero improvvisamente un grande peso, come se lei fosse gi morta e le stesse guardando da una dolorosa lontananza, come la Emily di Piccola citt. Voleva fare un segno da qualche parte, lasciare qualcosa; seguendo un impulso, prese dalla borsetta il fazzolettino con le iniziali e lo cacci dentro il tampone assorbente. Luned l'avrebbero trovato. Ma quando si fecero le cinque, e fu il momento di precipitarsi fuori dall'ufficio per correre all'ascensore, April, che aveva gi raggiunto la porta del salone, torn indietro, prese il fazzolettino dal tampone e lo rimise nella borsetta. Non voleva che una cosa sua rimanesse sola e incustodita, se lei non fosse stata l a difenderla; nemmeno un fazzolettino con le iniziali.
Il percorso dall'ufficio all'appartamento di April era breve, ma Caroline insistette per accompagnarla in taxi e pagare la corsa. Di sopra, April si sedette sulla poltrona e fiss il mobilio della stanza, senza vederlo. Caroline stava prendendo in fretta un po' di biancheria e una camicia da notte dal cassettone e intanto cercava la valigia di April. Aveva comprato una bottiglia di gin.
Con lo scotch non ci si sbronza abbastanza, dichiar. Dove tieni il succo d'arancia? Ne hai?
Non lo so.
Scendo un momento a comprarlo. Stai qui. Non muoverti.
Dove dovrei andare? chiese April con un gesto sconsolato.
Caroline torn dopo pochi minuti con il succo d'arancia acquistato in drogheria. Questo  il punch speciale Harvard Weekend, disse allegramente, mescolando in un pentolino trovato sul fornello. Non senti nemmeno il sapore del gin, e poi... bum!
April fece un pallido sorriso.
Non immagini nemmeno quante ragazze innocenti siano state sedotte con questo punch, continu Caroline. Non avrai bisogno dell'anestesia.
Non me la faranno nemmeno!
Be', intanto te la faccio io. Ci pensa la zia Caroline. Bevi questo, mia piccola bambina innocente.
April sorseggi il punch, cacciando a fatica il liquido dolciastro gi per la gola che sentiva contratta. Anche in quel momento, pur sapendo che tutto era deciso e ormai quasi alla fine, le venne il pensiero che il succo d'arancia facesse bene alle donne incinte. Si chiese se un condannato, mentre consumava l'ultimo pasto in attesa di finire sulla sedia elettrica, si sarebbe astenuto dal dolce perch era a dieta. Io s, pens. Ma gi, io sono una stupida.
Suonarono alla porta e April sobbalz. Caroline and ad aprire. Ciao, Dexter, disse cordialmente, come se fosse venuto a prendere April per portarla al cinema.
Com'era disinvolto, Dexter, com'era corretto. Sorrise e chiese a Caroline come stava. April si domand se fosse urtato dalla presenza dell'amica. Caroline gli stava spiegando come raggiungere Port Blair dalla Merritt Parkway e lui annuiva premurosamente.
Forse arriveremo un po' tardi, disse. Certo, parecchio dopo la cena.
La festa, pens April con amarezza, potrebbe durare pi a lungo di quanto pensiamo. Aveva le mani sudate e il cuore le martellava per il terrore. Forse, pens, perder il bambino in questo momento e ci risparmieremo tanto disturbo.
Dexter aiut April a infilarsi il cappotto e le prese la valigia. Quando la ragazza si avvi gi per le scale fu Caroline, non Dexter, a sorreggerla. In tutto quel periodo, April non si era mai sentita tanto vicina a scoppiare in lacrime.
Uscirono nell'oscurit del tardo pomeriggio invernale. Le strade erano illuminate dai lampioni e c'era un gruppetto di ragazzini del vicinato all'angolo del marciapiede. Davanti a questo, proprio di fronte allo stabile di April, c'era una lunga Cadillac nera e lucida, una limousine con due file di sedili dietro e un sedile anteriore isolato per l'autista. Al loro avvicinarsi, l'autista scese dalla macchina e tenne aperta la portiera posteriore. Era un ometto piccolo e asciutto, con una uniforme grigiastra e stivali di cuoio; sembrava un fattorino della Western Union. Dexter gli porse la valigia di April e frug nell'interno della macchina, estraendone un enorme mazzo di rose rosse avvolte in carta verde da fioraio.
Per te, disse, mettendo i fiori tra le braccia di April.
Di chi  questa macchina? mormor April.
L'ho noleggiata. Si va? Tese la mano a Caroline. Arrivederci, Caroline. Ti accompagnerei alla stazione ma abbiamo un appuntamento e non possiamo arrivare in ritardo. Ci vediamo stasera.
D'accordo, disse Caroline. Baci April sulla guancia. A pi tardi. Sembri una diva dopo una prima, con quei fiori.
Non lasciarmi, avrebbe voluto dire April, invece sorrise. Arrivederci. Lasci che Dexter l'aiutasse a salire in macchina mentre l'autista teneva aperto lo sportello. Non era mai salita in una macchina del genere, e nonostante l'agitazione per ci che le sarebbe successo stava quasi ritrovando un po' di buon umore. Il gin con il succo d'arancia che Caroline le aveva fatto bere le dava una certa ebbrezza; le rose tra le sue braccia erano fresche e vellutate e spandevano un profumo delizioso. Dexter prese posto accanto a lei e accese una sigaretta.
Andiamo, Fred, disse.
Nel bracciolo del sedile posteriore c'era un pannello per controllare a distanza l'accensione della radio. Dexter sintonizz una stazione che trasmetteva una musica soft. Mentre la limousine si inoltrava per le vie piene di traffico, April not che molta gente si voltava a guardarli, e quando si fermarono a un semaforo si accorse che quelli delle macchine accanto si giravano per vedere chi stesse in quella sontuosa vettura. Forse la credevano davvero una stella, con quelle rose, l'autista, e Dexter che appariva cos bello e raffinato accanto a lei, col cappotto nero a doppio petto e la sigaretta all'angolo della bocca. Con un po' di fantasia, April poteva convincersi che stavano andando davvero a un ricevimento in campagna.
Ti piace? le chiese Dexter sorridendo.
Sono addirittura sbalordita.
Ho un'altra cosa, disse lui. Nella tasca del cappotto aveva una fiaschetta d'argento. Svit il coperchio, che si tramut in un bicchierino. Bourbon di qualit.
Ho appena bevuto il gin.
Non importa. Non  il miscuglio che fa male,  la quantit. Bevi.
Lei prese il bicchierino e ingoi il contenuto in un sorso, come fosse una medicina, deglutendo di nuovo per tenerlo gi. Rabbrivid e si sent meglio. Erano sullo stradone, ora, diretti verso il New Jersey, e la macchina procedeva veloce oscillando dolcemente. Dai finestrini aperti entrava l'odore di zolfo delle fabbriche sparse tra le piatte distese del New Jersey. April prov un senso di nausea, si sporse dal finestrino e all'improvviso la lunghissima limousine con loro due dentro e l'autista in livrea e quel fascio di rose e la musica in sottofondo e la fiaschetta di bourbon, tutto questo non ebbe pi nulla di affascinante; le sembr solo ridicolo. Erano due individui stupidi e terrorizzati che si affrettavano attraverso una landa maleodorante per assistere all'uccisione dell'amore. La gente noleggiava vetture come quella per andare ai matrimoni e ai funerali. Era mai stata noleggiata una macchina cos per andare ad abortire? Secondo ogni diritto, lei ora avrebbe dovuto andare a sposarsi, e invece correva con molta probabilit al proprio funerale. Guard Dexter. Si chiese se l'avesse mai amata.
Dexter stava bevendo con calma il bourbon, direttamente dalla fiaschetta. Forse ne aveva bisogno quanto lei per rilassare i nervi. Forse non era ancora troppo tardi. Dexter...
Che c'?
Potremmo sposarci di nascosto nel New Jersey e poi dire a tutti che ci siamo sposati un mese e mezzo fa. Non verrebbero mai a sapere nulla. Ma in fondo ai suoi pensieri, April sapeva che era una debole scusa, pi che altro un modo per provare se Dexter l'amasse davvero. Dexter?
 assurdo, disse Dexter. E lo sai benissimo. Nessuno ci crederebbe. La gente riderebbe di noi.
Non riderebbe una volta che fossimo sposati. Quando ci si sposa davvero la gente non ride.
Non discutiamone pi, tesoro,  tutto combinato.
April si torse le mani, cacciandosi le unghie nella pelle senza provare alcun dolore. Tutto stava crollando, tutto, e presto non avrebbe pi potuto credere neppure alle promesse di lui per il futuro. L'aveva tradita una volta, non poteva forse tradirla di nuovo in seguito? Hai detto che potremo avere altri bambini, quando saremo sposati... disse. Per a volte le donne che abortiscono non possono pi avere figli. Ma anche questa, lo sapeva, era soltanto una scusa, un appiglio per vedere se restava ancora qualche promessa cui credere, o se il matrimonio, l'amore e la sicurezza della vita appartenevano a un passato svanito misteriosamente.
Andr tutto benissimo, disse Dexter con una nota di impazienza nella voce. Te l'ho detto. Avvit il tappo alla fiaschetta e la rimise nella tasca del cappotto. April gli guardava le mani, senza quasi riconoscerle. Erano le mani di un estraneo. Lui la fiss con un'espressione incredibilmente serena e ingenua. Possiamo sposarci a primavera, se vuoi, disse.
Il cuore le balz in gola. A poco a poco le torn il calore, sciogliendo in lei quel gelo di morte e riportandola alla vita. S che lo voglio, rispose, e poi con vero trasporto: Oh, eccome se lo voglio! Gli si attacc al braccio con tutt'e due le mani e Dexter si abbass e la baci. Le luci della citt correvano incontro alla macchina, tremolanti, circondate da un alone, e non cos spaventose, in fin dei conti.
Il luogo dove Dexter accompagn April non era lo studio di un medico nel senso convenzionale della parola; a prima vista sembrava una semplice porta sistemata tra una fila di depositi nella parte commerciale della citt. Se uno non l'avesse cercata di proposito, gli sarebbe sfuggita di certo. Accanto, sul muro, c'era una targhetta di ottone, annerita dal tempo e appena leggibile, con la scritta: DR. THOMAS, MEDICO CHIRURGO. Dietro la porta, una rampa di scale s'inerpicava verso l'alto, ripida come una scala a pioli. Le scale e le pareti erano dipinte di verde pisello. In cima si apriva un corridoio che conduceva a una porta chiusa. Dexter suon il campanello.
Un congegno ronz all'interno con uno scatto; Dexter spinse la porta e fece entrare April. Nella piccola sala d'aspetto sedevano in silenzio alcune persone. April non si aspettava di trovare altra gente, aveva creduto che sarebbero stati soli, e rimase talmente sorpresa vedendo quelle persone che per poco non fugg via di corsa. C'era una donna anziana, rinsecchita ed evidentemente troppo vecchia per avere problemi di gravidanza, seduta tranquillamente con le mani in grembo. Aveva una grossa protuberanza su un lato del collo. C'era una ragazza grassoccia e poco pulita sui diciannove anni, con occhi gonfi e narici arrossate, che giocherellava con la cinghia della borsetta di plastica, accanto a un ragazzotto poco pi grande di lei, stretto in un abito marrone di poco prezzo. Quella ragazza sembrava ad April proprio una che avesse bisogno di un aborto. Tutti e tre alzarono gli occhi sentendo entrare April e Dexter, li osservarono, poi abbassarono di nuovo lo sguardo. April sprofond le mani prive di anelli nelle tasche del cappotto.
La stanza era arredata con mobili rivestiti e logori, dai colori che ricordavano ad April le parole grigio sporco e color pulce. Foderine di merletto proteggevano i braccioli del divano e delle poltroncine, bench la tappezzeria fosse troppo lisa perch quella precauzione servisse a qualcosa. Ma l'ambiente sembrava molto pulito. Sopra un tavolino accanto al divano si ammucchiavano alcune riviste in pessime condizioni. April non osava toccarle per timore di prendere una malattia. Sedette sul divano accanto a Dexter e si slacci l'ultimo bottone del cappotto.
Vuoi toglierlo? mormor lui gentilmente.
No, grazie.
Proprio di fronte a lei, sulla parete opposta, c'era un disegno ad acquerello incorniciato: rappresentava un irsuto cane da pastore che un ragazzetto abbracciava forte intorno al collo. Sotto il disegno, in piccole lettere rosse scritte su una bandierina bianca, si leggevano le parole: Il miglior amico dell'uomo. Quella dicitura, chiss perch, divert April, che sorrise e vi fiss lo sguardo, leggendola e rileggendola per trovare conforto. Se il dottore teneva in mostra un quadretto del genere non poteva essere proprio un orco.
Dall'altra stanza usc un'infermiera. Indossava un'uniforme linda e inamidata, con grosse scarpe bianche, e aveva i capelli raccolti in una rete e il viso freddo e marcato. April la squadr da capo a piedi, mentre la donna attraversava la stanza con un piccolo innaffiatoio azzurro in mano e andava a bagnare una pianta collocata su un tavolino davanti alla finestra. La stanza affacciava sulla strada, ma i vetri non venivano lavati da molto tempo ed erano sostenuti da una rete metallica, per cui non si poteva vedere all'esterno. L'infermiera fin di innaffiare la pianta e spar nell'altra stanza. Ad April parve una dimostrazione di insensibilit, dal momento che i pazienti che tremavano l fuori meritavano molta pi attenzione di una pianta. Guard l'orologio. Le sei e mezzo. Si rese conto con un certo imbarazzo, perch le sembrava fuori luogo, di avere fame.
Cerc di pensare a un argomento qualsiasi per conversare con Dexter. Lui stava leggendo una rivista. Stava leggendo una rivista! Vedeva i suoi occhi spostarsi da un lato all'altro della pagina mentre seguiva le righe. Come faceva a essere cos tranquillo? L'infermiera apparve di nuovo e fece un breve cenno ad April. Pu entrare, disse.
April tocc il braccio di Dexter, che alz gli occhi dalla rivista e le sorrise. Vai, bisbigli. Se vuoi lasciare qui il cappotto te lo guardo io.
April si fece scivolare via il cappotto e lo lasci cadere sul divano. Gli altri pazienti in attesa le lanciarono uno sguardo mentre, terrorizzata, attraversava la stanza. Dall'espressione dei volti cap che il loro unico sentimento era una vaga gelosia verso di lei che, ultima arrivata, entrava dal dottore per prima, mentre loro dovevano aspettare e ritardare la cena.
Cosa strana, in seguito April ricordava appena quanto era avvenuto nello studio del dottore. Durante il viaggio avrebbe voluto descriverlo a Dexter, ma tutto ci che riusc a dirgli fu che aveva sentito male, e neppure di questo si ricordava con chiarezza. Il dottore era proprio come lei aveva immaginato, tranne che le unghie non erano affatto lunghe e sudicie ma ben tagliate e pulite. L'infermiera le aveva dato un sedativo da prendere con un bicchiere d'acqua. Tra le pillole, il bourbon e il gin che aveva bevuto - senza contare il terrore che la paralizzava, e gli occhi che aveva tenuto ben chiusi durante tutta l'operazione - l'esperienza le sembrava un sogno indistinto. Quando si era vestita per andar via il dottore le aveva dato sei bustine diverse di pillole colorate. Servivano per darle forza e calma, per fermare l'emorragia e farla dormire; ma appena le ebbe spiegato l'azione di ciascuna, gi se n'era dimenticata del tutto. Le aveva scritto su ogni busta quante ne doveva prendere al giorno, ed era tutto ci che April sapeva.
Tanto era il senso di sollievo che quasi non bad al percorso in macchina per Port Blair. Il dottore le era piaciuto, era gentile, e le dispiaceva di non aver offerto qualche rosa all'infermiera. Si sentiva la lingua gonfia. Le sembrava che non fosse successo niente, aveva solo un leggerissimo senso di malessere, e doveva ripetersi che non avrebbe pi avuto il suo bimbo. Forse avevano commesso un errore, e il bambino c'era ancora. Aveva letto un fatto del genere, una volta, in una rivista femminile. Si augurava che il dottore le avesse tolto il figlio. Non poteva tollerare l'idea che l'avesse solo danneggiato, e lasciato dov'era col rischio che crescesse deforme. Quando era venuta via, il dottore le aveva detto: Sar tutto come prima. Sapeva cosa significava. Voleva dire: dimentica. Tutto questo non  mai accaduto. Domani dimenticherai. Domani starai bene.
Quando imboccarono il viale della casa di Caroline, le luci sopra la porta d'ingresso erano accese. Caroline usc dalla casa non appena sent la macchina. Scrut ansiosamente il volto di April nel buio e guard Dexter con aria interrogativa. Sar meglio metterla a letto, disse Dexter.
Ho mandato i miei genitori al cinema, spieg Caroline.
April apr la bocca per dire qualcosa ma non emise alcun suono. Si sentiva drogata. Quanto sarebbe stato divertente, quanto li avrebbe lasciati di stucco, se avesse chiesto come nulla fosse successo: Ah, e che film sono andati a vedere? Ma non poteva parlare, era troppo stanca. Sent una sensazione di sollevamento quando Dexter la prese in braccio. Le pareva di andare in altalena, mentre lui saliva le scale. Chiuse gli occhi, ud dei passi e un mormorio di voci, poi la freschezza di un guanciale. Ah... tent di dire, e che film sono andati a vedere? Ma quel pensiero le oscill intorno in un grande arco che poi la inghiott.
April dorm profondamente fino alle otto del mattino, si rigir nel letto, e fu rapita in un sogno. C'era un bambino di tre anni, con un vestitino di tela celeste, biondo come lei ma con la faccia e gli occhi di Dexter, che trotterellava lungo la sponda del laghetto di Central Park, quello dove i bambini facevano navigare le loro barchette quando il tempo era bello. Il bimbo seguiva la sua barca, saltando e correndo, e April si vedeva in piedi l vicino, accanto a una panchina del parco. Nel sogno sapeva che quel bimbo era suo, e gli sorrideva amorevolmente. All'improvviso, qualcosa la costringeva con forza a spingere il bambino nel lago; sentiva contro le mani la consistenza del corpicino. Lui non protestava, la guardava meravigliato come se intuisse il tradimento. Era lei che protestava, piangendo e gridando con le lacrime che le scorrevano lungo le guance, spingendolo senza riguardo nell'acqua, incapace di trattenersi. Il bimbo precipitava con un volo leggero. Bastava guardarlo attraverso il fango azzurrognolo e l'acqua nera per capire che era morto. Ma era lei che si sentiva soffocare per i polmoni pieni d'acqua, era lei che lottava per respirare, sentendo contro le mani, anche in quel momento, la forma del piccolo corpo innocente.
Si svegli piangendo, e rimase sdraiata a piangere per molto tempo, senza sapere esattamente perch. L'ho ucciso, l'ho ucciso, l'ho ucciso, odio Dexter, mormorava tra s, pur sapendo che era stato soltanto un sogno. E se fosse stata una visione? Sarebbe stato proprio cos, il suo bambino, se fosse vissuto?
Rimase immersa nel dormiveglia fino a mezzogiorno passato, quando Caroline venne ad aprire le tende e a portarle un bicchiere di succo d'arancia. In quelle poche ore aveva fatto un sogno dopo l'altro, tutti orrendi, e ogni volta si svegliava in lacrime, terrorizzata. In ogni sogno il figlio era un maschio, e mai un neonato, ma un bimbo di tre o quattro anni. April fin per convincersi che in quei sogni ci fosse qualcosa di soprannaturale; forse le portavano l'unica fuggevole immagine del suo bambino svanito per sempre.
Hai dormito bene? chiese Caroline.
Non ho fatto che sognare.
Non mi stupisce, osserv Caroline. Hai avuto una giornata dura ieri. In questo weekend ti riposerai. Quali pillole devi prendere? Stava versando le pillole sul palmo di April, contandole, preoccupandosi di tutto come un'infermiera. Credi di farcela a scendere per il pranzo?
Devo lavarmi la faccia.
Ho gi disfatto la tua valigia, ieri sera. I vestiti sono nell'armadio, lo spazzolino e le altre cose sul lavandino. Gli asciugamani bianchi sono per te.
April scese dal letto e si ferm davanti allo specchio. Aveva la faccia pallida, gli occhi cerchiati di nero. Sembrava anemica. Forse aveva perso molto sangue. Non gliene importava nulla.
Se ti senti svenire o che so io, dammi una voce. Io sono qui fuori.
Grazie, fece April.
Quando si fu lavata, vestita e pettinata, si sent completamente prosciugata. Si muoveva come un automa, e aveva l'impressione che le fosse accaduto qualcosa di molto triste, di inutile, di inevitabile, ma non sapeva esattamente che cosa. Era come se si fosse strappata dalla mente una grossa colpa segreta, ma l'impronta fosse rimasta e indugiasse, in attesa di crescere e di ridiventare lo spaventoso pensiero iniziale. Non voglio pi pensarci per oggi, si disse con fermezza.
La madre di Caroline era in sala da pranzo, intenta a disporre delle foglie in una fruttiera posta al centro della tavola. Aveva gi conosciuto April, un giorno, a New York. Ciao, April, disse cordialmente.
Buongiorno, signora Bender. Come sta?
Oh, benissimo.
Erano in quattro a tavola, Caroline, April e i genitori di Caroline. Il fratellino di Caroline era in visita da amici. La cameriera di colore port le scodelle di brodo. Il dottor Bender mangiava in silenzio, osservando le donne con uno sguardo divertito. Sembrava sapesse benissimo di essere in minoranza, condannato ad ascoltare pettegolezzi durante tutto il pasto, ma fosse ben deciso a prendere la cosa con filosofia e persino a divertircisi. April non osava incontrarne lo sguardo. Si chiedeva se avesse notato quant'era pallida.
Ho visto Kitty, oggi, disse la signora Bender a Caroline. Ha i suoi guai, poveretta.
Perch? domand Caroline imburrando un panino.
Hai presente suo figlio, il maggiore, quello che si  appena diplomato a Princeton? La signora Bender si rivolse ad April in tono di scusa. Abbi pazienza se parliamo di persone che non conosci, ma mia figlia non la vedo quasi mai, da quando lavora e vive da sola. Quando ci onora di una visita, ho cos tante cose da raccontarle.
Si figuri, disse April.
Scusami, intervenne Caroline. Poi, rivolta alla cameriera: April beve latte.
Vorrei che anche tu bevessi latte, disse la signora Bender, invece di tutti quei Martini.
Oh, mamma! rise Caroline.
 per questo che April ha quei bei denti, insistette la signora Bender.
Io non bevo mai latte, pens April, lanciando un'occhiata a Caroline. Solo oggi perch sto male. Se lo sapesse!
Va bene, fece Caroline, va bene. Berr anch'io un po' di latte.
Buon per te, sentenzi la madre, servendosi dal piatto di roastbeef freddo che la domestica le presentava. Dicevo, povera Kitty. Sai che il figlio doveva iscriversi al corso di medicina. Era stato ammesso in ben tre istituti. Ma durante l'estate si  impegolato con una ragazza, una di quelle che non si fermano di fronte a niente pur di ottenere ci che vogliono. Fa l'indossatrice in un negozio di abbigliamento, ma non  bella. Non so come mai l'abbiano presa, forse perch ha una figura proporzionata. Trova un ragazzo che ha pi denaro di quanto ne pu spendere, con un avvenire meraviglioso, bello e simpatico. Dovresti vederla la ragazza, dura come il ferro. Naturalmente si  innamorata dei soldi, perch per il compleanno lui le ha regalato una stola di visone. Ti immagini? L'hanno capito tutti che c'era qualcosa sotto.
April tagli il roastbeef a pezzettini e cerc di ingoiarne uno, ma le rimase in gola.
Be', Kitty continua a sperare e fa finta di non vedere quello che sta succedendo. Come fai a importi su un ragazzo di ventun anni? Credimi, Kitty ha pianto in segreto tutte le sue lacrime. Un bel giorno si scopre che la ragazza  rimasta incinta, e ora lui sta per sposarla.
Il dottor Bender alz lo sguardo in cui brillava una luce maliziosa. Se  rimasta incinta da sola, come se non sbaglio hai lasciato intendere, mi piacerebbe conoscerla. Sarebbe un affascinante argomento per un articolo.
Hai capito benissimo quello che voglio dire, ribatt la signora Bender. Queste ragazze sanno come accalappiare un uomo. Non venirmi a dire che, volendo, non avrebbe saputo evitarlo. Si guard intorno. April, cara, tu non mangi niente. Vuoi un po' di mostarda sulla carne?
No, grazie, mormor April.
 un ottimo roastbeef. L'abbiamo cucinato ieri sera. Peccato che tu non sia arrivata in tempo per la cena.
Dispiace anche a me, disse April. La sua voce si sentiva a stento.
Be', insomma, continu allegramente la signora, la ragazza  nei guai da due mesi e...
Mamma, la interruppe Caroline con una punta di impazienza, stiamo per pubblicare un libro bellissimo; ti piacerebbe molto. Cercher di rubarne una copia appena sar pronto e te lo porter la prossima volta che vengo.
Buona idea, approv la signora. Probabilmente dovrai venire tra una decina di giorni per andare al matrimonio, cos vedrai la sposa gongolante e quel povero fesso. Scosse la testa. Sai, si legge dappertutto che queste cose capitano di continuo, ma se per caso succede a una persona che conosci  una tale sorpresa... Peccato, un bravo ragazzo come quello, con un futuro davanti a s. Ora il suo nome sar macchiato per tutta la vita.
Non fare la melodrammatica, mamma, la interruppe Caroline bruscamente. Si rivolse ad April. Mia madre  seccatissima perch aveva pensato a quel ragazzo come a un eventuale genero.
Oh, Caroline, protest la madre.
April vedeva la stanza danzare in onde colorate. Fiss il piatto. Dal roastbeef era uscito cos tanto sangue lungo il taglio che sent lo stomaco rivoltarsi. In fondo alla gola avvertiva come un principio di lacrime.
Bene, concluse allegra la signora Bender. Non parliamo pi di queste cose orribili. Rallegriamoci che non capitino pi spesso, per lo meno tra gente che conosciamo. Sorrise ad April. Tu non mangi niente, April. Ora capisco perch sei cos magra. Tu e anche Caroline. Voi due state cercando di morire di fame.
Non sarebbe una cattiva idea, pensava April. Sorrise debolmente alla signora e si concentr sul piatto, sforzandosi di mangiare, di non sentire il suono di quella voce allegra e insensibile, le parole che diceva, le sentenze moraleggianti, l'interessamento ipocrita per il dolore dell'amica, l'aria scandalizzata. Si chiese se ormai quelle cose l'avrebbero urtata cos per tutta la vita.

15.

La fine dell'inverno  un periodo morto per gli attori, a New York. I lavori della stagione sono gi stati lanciati, i pochi ancora da lanciare sono gi stati assegnati,  troppo presto per la formazione di compagnie estive e non restano che la televisione e la radio. Gregg Adams era tra i pochi fortunati. Trovava abbastanza lavoro per vivere; nulla che servisse a imporla all'attenzione del pubblico, ma almeno non era costretta a trovarsi un lavoro da cameriera o impiegata, come avevano dovuto fare tante sue amiche. Recit in uno spot pubblicitario per la televisione, e ogni volta che veniva trasmesso lei riceveva un assegno. Aveva inoltre due particine in un programma radiofonico del mattino. Ci bastava a pagare l'affitto e il telefono; e poich non spendeva molti soldi per mangiare, e David Wilder Savage la portava fuori a cena quattro, cinque volte la settimana, riusciva a sbarcare il lunario. Durante il giorno andava in cerca di lavoro o dormiva, e le sere in cui restava sola andava al Downey, nella zona dei teatri, o al Maxie's Bar, vicino al Giardino d'Inverno, in cerca di qualche amico per bere un caff e fare quattro chiacchiere; dopo la mezzanotte cominciava a guardarsi attorno, sperando di veder arrivare David Wilder Savage.
A volte lo vedeva entrare nel locale con altra gente e subito provava uno strano formicolio, un senso di malessere, e si sentiva mancare il respiro. La conversazione dei giovani attori seduti al suo tavolo svaniva, le giungeva come in un dormiveglia. Si alzava e passava accanto al tavolo dove stava David Wilder Savage, in modo che lui la vedesse. Allora David si mostrava compiaciuto e sorpreso, e la invitava a sedersi. Sembrava non accorgersi affatto che quegli incontri erano tutt'altro che casuali, e anche se lo capiva non lo dava a vedere.
Gregg lo conosceva da molto tempo, ormai, ma non lo aveva ancora compreso a fondo. Era convinta che la amasse. Tuttavia erano giunti a questo punto, che lei soffriva, mentre David sembrava perfettamente contento. Cosa poteva fare per smuovere le acque? Le veniva in mente un proverbio cinese: Ci vogliono sei anni per farsi un amico e sei minuti per perderlo. Forse era troppo cinico. Ma perch nessuno, neppure i cinesi con la loro antica saggezza, aveva inventato un proverbio per spiegare come si trasforma un amante affettuoso in un uomo che non possa pi fare a meno di te? Ogni mese, quando era sicura di non essere rimasta incinta, rivolgeva una piccola preghiera di ringraziamento; poi, sapendo di essere di nuovo salva, si abbandonava a un lieve senso di delusione che le affiorava dal subconscio. Forse ci voleva qualcosa di drastico per costringere David ad agire; qualcosa che richiedesse una decisione immediata, che gli facesse capire quanto lei gli fosse cara. Ma Gregg sapeva che una ragazza doveva badare a se stessa, e continuava a prendere precauzioni per non concepire, per non turbare l'equilibrio del loro rapporto, anche se, dentro, provava un'alternanza di calore e di brividi.
Stava lavorando alle tendine per la cucina di David Wilder Savage, finalmente. A dire il vero non sapeva cucire molto bene e non si era mai curata di rifare un orlo quando poteva bastare una spilla di sicurezza; ma ora pazientemente orlava tende di un tessuto costosissimo, il cui prezzo avrebbe potuto consentirle di girare in taxi per una settimana. Chi si cuciva pi le tendine, al giorno d'oggi? Ma c'era qualcosa di simbolico in quel gesto, che avrebbe forse potuto conquistare l'animo dell'uomo che lei desiderava disperatamente sposare. Era un gesto cos all'antica, cos fuori luogo per loro due e per i loro amici! Fin le tende in un giorno di marzo, poco prima del debutto di un lavoro di David che doveva avvenire fuori citt. Decise di aspettare e di conservarle come sorpresa per quando lui si fosse liberato dalla tensione del debutto, delle recensioni e delle eventuali revisioni da apportare. Quando David la invit ad accompagnarlo a Boston per la prima, dopo averla avvertita che avrebbe avuto pochissimo tempo da dedicarle se fosse andata con lui, mise in valigia l'abito delle grandi occasioni, un paio di pantaloni per l'attesa in prima fila durante le prove, e anche le tendine. Guardarle la faceva stare bene, come se fosse davvero una moglie che doveva sbrigare i lavori domestici. C'era da ridere, in fondo, a pensare che il suo appartamentino era cos trascurato e lei intanto non vedeva l'ora di mettersi all'opera per sistemare quello di David, ma Gregg se ne infischiava del proprio appartamento. Era un posto per andarci a dormire, per cambiarsi e ricevere le telefonate, nient'altro.
Arrivarono a Boston con un tempaccio freddo che minacciava neve. C'erano lastre di ghiaccio sui viali dei giardini pubblici, e il cielo era plumbeo e nero perfino a mezzogiorno. Gregg non era mai stata a Boston, e la citt le si present in una serie d'impressioni: la vista di una statua dalla finestra dell'albergo, l'interno del teatro (uguale a quello di ogni altro teatro), le guglie di un chiosco nella metropolitana, un paio di scarpe scamosciate spaventosamente verdi in una vetrina davanti alla quale passava tutti i giorni per andare dall'albergo al teatro. Ma, soprattutto, Boston segn un periodo di dolorosa sorpresa, di ansiosa lettura di giornali del mattino e di riviste che le diedero subito la sensazione di non trovarsi in una terra conosciuta ma in un paese abitato da ottentotti.
Le recensioni erano condiscendenti. Non c'erano lodi per la prima donna, ma piet per il suo destino di personaggio. Era talmente incredibile che, se non fosse stato per il titolo del dramma e per i nomi degli interpreti e del produttore, Gregg avrebbe creduto che le critiche si riferissero a un altro lavoro. Tuttavia doveva ammettere che quel copione non l'aveva mai convinta; ma aveva pensato che, se David Wilder Savage l'aveva scelto, doveva senz'altro avere meriti teatrali che andavano oltre la sua comprensione. A parte il dramma di Gordon McKay, questo era il primo insuccesso di David. Gregg odiava gi i suoi amici di New York per quello che potevano dire, per le insinuazioni che avrebbero fatto. Se Tony si permetteva di farle un sorrisetto ironico, gli avrebbe dato uno schiaffo. La verit era che tutti avevano il diritto di commettere un errore, e nel caso di David Wilder Savage l'anomalia era che l'errore fosse giunto cos tardi.
La rappresentazione venne sospesa momentaneamente a Boston. Non c'era motivo di tentare a New York. La mattina in cui erano uscite le recensioni, David si era infilato il soprabito, aveva lasciato l'albergo e non era pi tornato per otto ore. Gregg non sapeva che fare. Tormentata dall'immagine dell'alta figura di lui che errava come un fantasma vendicatore tra le nebbie grigie di Boston, se lo figurava mentre si ubriacava in un bar e finiva sotto le ruote di un autobus, rimanendo ucciso: non sapeva se restare in albergo accanto al telefono o girovagare da un bar all'altro in cerca di David. Ogni minuto contava per dieci, un'ora pareva un'eternit. Alla fine lasci un biglietto in camera e un messaggio al portiere, e usc nella giornata gelida. Il nevischio si era trasformato in un'acquerugiola che dava una sensazione di fresco al viso, e il freddo le faceva dolere le dita offrendole almeno qualcosa a cui pensare. Doveva aver camminato a lungo, scrutando nelle prime tenebre, senza sapere dove andare e senza riuscire a restare ferma in nessun luogo. Se lo vedeva venire incontro, e si vedeva crollare nelle sue braccia con un pianto isterico di sollievo. Non temeva tanto quello che poteva capitare a lui, perch lo sapeva di cattivo umore ma non disperato, quanto il terrore di restare sola. Odiava Boston come non aveva mai odiato nessun altro posto.
Alla fine and in teatro ed entr dalla porta degli attori. Forse era destino che dovesse sempre trovarlo l, e si chiese perch non ci avesse pensato prima. Doveva essere seduto proprio nel mezzo della buca dell'orchestra, solo, perduto nei suoi pensieri, le lunghe gambe appoggiate sul sedile davanti, il collo contro lo schienale della poltrona. Ma il teatro era completamente vuoto, buio e silenzioso, con un tanfo di tappezzeria polverosa. Eppure era cos sicura di trovarlo l: in quel momento cap che era inutile tentare di indovinarne i pensieri. Era troppo lontano da lei, la sua esistenza era un mondo a parte. All'improvviso Gregg percep la propria vita e i propri pensieri come privi di qualsiasi importanza.
Quando torn in albergo, esausta, David era l con il regista dello spettacolo; chiacchieravano al bar, splendidamente illuminato. Non si scorgeva in lui alcun cambiamento. Gli corse incontro, gli sedette accanto e ansim: Dove sei stato?
Lui la guard con un'espressione leggermente infastidita. Vuoi un caff? le chiese gentilmente, sebbene avesse dovuto interrompere una frase a met per chiederglielo.
Dove sei stato? Dove sei stato?
Ivan e io siamo seduti qui da un'ora a parlare. Ora stai zitta e ascolta, se vuoi rimanere.
Gregg si pass le mani nei capelli per scuoterne via i ghiaccioli, poi si chin a scrutarlo in volto per vedere se avesse gli occhi iniettati di sangue o fosse in qualche modo cambiato.
 tutta bagnata, disse Ivan. Sembra la piccola Nell. Era un omone dalla faccia grossa e rubiconda, con una voce piuttosto acuta per uno della sua mole.
Farai bene a prendere un caff caldo, disse David, scaldandole le mani nelle proprie. La guard incuriosito perch Gregg appariva chiaramente fuori di s e tutta fradicia, ma non le chiese nulla e fece cenno alla cameriera di portare un altro caff.
Stavamo discutendo se sia possibile o meno salvare la nostra povera commedia, disse Ivan. Sul tavolo davanti a lui c'erano parecchi fogli di carta, scritti a mano in una calligrafia minuta.
Gregg lo guard: era cordiale, gentile, ma lei avrebbe desiderato che se ne andasse: un desiderio tanto forte che Gregg sperava fosse sufficiente a farlo sparire sul serio, come per incanto. Si rivolse a David, stringendogli le mani calde nelle sue, gelate. Stai bene?
S.
Non sapevo pi cosa pensare. Perch non mi hai detto dove saresti andato?
Bevi il caff, disse lui amabilmente. Prese la zuccheriera e gliela mise vicino alla tazza. Ne parliamo pi tardi, una volta finita questa discussione.
Gregg bevve il caff, ascoltando le voci dei due uomini senza sentire una parola. David sapeva quanto tenesse a lui, l'aveva invitata ad accompagnarlo a Boston e ora, nel momento in cui aveva bisogno di lei, la sfuggiva. Perch non era tornato da lei per farsi consolare, perch non le aveva detto qualcosa? Eccolo l, calmo come sempre; cercava di salvare un lavoro che non meritava di essere salvato, escludendola completamente. Non le aveva chiesto n conforto n incoraggiamento, l'aveva semplicemente ignorata. Perch le aveva chiesto di accompagnarlo, se poi doveva ignorarla cos? Non gli era amica solo quando le cose andavano bene. Anzi, avrebbe benedetto l'occasione che le avesse consentito di fargli vedere quanto coraggio sapeva dimostrare nei momenti cattivi. Forse poteva essere questa l'occasione che aspettava: confortarlo quando lui ne aveva bisogno, sostenerlo quando era lei la pi forte.
Ivan si era alzato, le sorrideva. Arrivederci, disse. Ci vediamo in treno.
Arrivederci. Era cos contenta di vederlo andar via che riusciva persino a mostrarsi cordiale. Appena se ne fu andato, si rivolse a David. Vuoi rimettere in scena il lavoro?
Non stavi ascoltando? chiese lui, piuttosto sorpreso.
Naturalmente, ment lei. Si guard le mani. Erano calde, ora, e molto rosse. Sai che farei qualunque cosa per te. Per questo sono qui. Ma pare che tu non te ne renda conto.
David le accarezz dolcemente i capelli. Lo so.
Voglio aiutarti, disse lei.
E lo fai.
Mi chiedo come.
Lui si alz e lasci dei soldi sul tavolo. Dobbiamo fare le valigie, ora, prendiamo il treno delle cinque. Devo vedere una persona, prima, poi ti raggiungo di sopra.
Per favore, lasciami venire con te.
Star via solo mezz'ora. Mi faresti la cortesia di prepararmi la valigia?
Lasciami venire con te, ti prego. Mi sei mancato cos tanto quando sei sparito.
Non c' ragione che tu venga a prendere freddo, replic lui sempre con garbo e dolcezza, come se stesse parlando con una bambina di cinque anni. Torno subito.
Da chi vai?
David sembr di colpo stanchissimo, come se all'improvviso dovesse arrendersi alla fatica di essere rimasto in piedi tutta la notte. E va bene, ammise tranquillamente. Non devo andare da nessuno. Voglio solo fare quattro passi intorno all'isolato. Sai cosa hanno significato per me ieri sera e stamattina. Voglio fare quattro passi e pensare a quello che devo fare.
Gregg gli prese la mano. Camminer con te e non dir una parola.
David liber la mano dalla stretta. Hai detto che volevi aiutarmi.
Infatti.
Allora lasciami solo per un poco. A volte, il pi gran favore che si pu fare a una persona  di lasciarla sola.
Torna subito, raccomand Gregg, con la voce un po' tremante che cercava di sembrare allegra.
David le scompigli i capelli, come aveva fatto la prima volta che avevano fatto l'amore, quando l'aveva lasciata per rispondere al telefono, e usc dal bar. Il gesto affettuoso la tranquillizz del tutto; cap che non era arrabbiato con lei, ma cap anche che non sarebbe riuscita a rimanere da sola in una stanza d'albergo, sia pure per mezz'ora, ripensando a quel gesto e sentendosi soffocare tra quelle pareti estranee. Afferr la borsetta e usc dal bar dietro di lui, senza neanche abbottonarsi il cappotto.
Lo vide in fondo al marciapiede, che camminava in fretta, le mani affondate nelle tasche, il bavero rialzato. Si affrett lungo il muro, nascondendosi dietro un'auto ferma quando lui svolt, per non farsi vedere. David procedeva senza una direzione precisa, camminava senza meta. La colp il pensiero strano, assurdo, che forse doveva davvero trovarsi con qualcuno, ed era un po' in anticipo. Oddio, pens Gregg, oddio. La vista di David a pochi passi da lei la rassicur: finch poteva averlo davanti agli occhi tutto sarebbe stato a posto. Faceva in modo che non si accorgesse di essere seguito, ma sperava quasi che, voltandosi, la vedesse e le consentisse di camminargli accanto.
David entr nel giardino pubblico e rallent il passo, bighellonando lungo i vialetti incrostati di ghiaccio. Il giardino era deserto, in quel gelido pomeriggio. Gli alberi sembravano strisce nere contro il cielo grigio e le case scure; file di alberi, file di case, tutte cose estranee per lei e senza importanza, quasi inesistenti. L'unica cosa al mondo era quell'uomo che stava seguendo di nascosto, cercando di non perderlo di vista perch rappresentava il calore, la vita e la gioia perfino in quello squallido, solitario sfondo del parco. Lo segu non per mezz'ora, ma per un'ora. Alla fine David torn verso l'albergo, e un attimo dopo che era entrato nell'atrio Gregg scivol dentro. Attese che l'ascensore fosse giunto di sopra, poi corse a premere il pulsante.
David era nella sua stanza, attigua a quella di lei, intento a preparare la valigia. Ciao, fece Gregg. Lui non rispose; stava ripiegando la vestaglia, e lo faceva con malagrazia.
Gregg gli and vicino e gli tolse la vestaglia dalle mani. Lascia. Faccio io.
Abbiamo perso il treno, disse lui. Prenderemo quello delle sei.
Lo so. Perch ci hai messo tanto?
David si volt a guardarla. Non gli aveva mai visto un'espressione cos assente. Stavo aspettando che ti stancassi di seguirmi e rinunciassi.
Cosa poteva dire? La spavalderia era l'unico appiglio. Come fai a saperlo? gli chiese con un sorrisetto nervoso.
Mi sono girato almeno due volte e ti ho vista. Non saresti un buon investigatore. Le parole erano abbastanza cordiali, ma il tono era distante e forzato.
Non ti ho disturbato, disse lei.
Mi hai disturbato eccome, ribatt lui.
Perch? Perch?
Senti... cominci David. Sospir. Se voglio restare solo, solo, e ti chiedo di lasciarmi solo, non puoi rispettare i miei desideri? Io ti lascerei sola all'istante, se me lo chiedessi.
Ma non te l'ho mai chiesto. Non mi piace stare da sola.
Gli altri devono essere per forza come te? chiese lui, sempre calmo.
No, certo. Ma volevo solo stare con te.
Tu stai sempre con me. Starai con me cinque ore sul treno. Credi di riuscire ad andare da sola in camera tua per fare la valigia, o devo accompagnarti tenendoti per mano?
Mi dispiace. Non sapevo di farti arrabbiare.
Lo sapevi, disse lui. Lo sapevi perch te l'ho detto. Ma sembra che non te ne importi. Se tu stessi recitando una parte in una commedia, credi che io rimarrei fra le quinte per tutta la rappresentazione mandandoti baci, bisbigliando e gettandoti bigliettini ripiegati?
Non fare dell'ironia.
Te lo spiego per l'ultima volta, disse lui parlando lentamente, come se fosse davvero troppo stanco. Ci sono momenti in cui una persona vuole stare sola, per pensare, o anche per non pensare affatto. Forse io sono peggiore di tanti altri, forse ho bisogno di stare solo pi spesso. Ma se  cos, non c' niente da fare e voglio che tu cerchi di capirmi. Se non ci riesci, allora credo che dovremmo smettere di vederci.
Le sue parole erano come un coltello che le strappava la carne, implacabile, freddo e terrificante. No, disse Gregg. No! Dobbiamo continuare a vederci.
David si lasci cadere sul bordo del letto, proprio sul mucchio di roba da ripiegare. Come sono stanco, mormor.
Gregg gli fu vicino in un attimo e gli sedette accanto, mettendogli le braccia attorno al collo. Dobbiamo continuare a vederci, ripet. Assolutamente! Ti lascer solo, te lo prometto.
David non la respinse, n si scost; rimase seduto con gli occhi chiusi, lasciando che lei gli si aggrappasse. Alla fine parl tranquillamente, con voce quasi priva di espressione. Comincia subito, disse.
In treno, per tutto il viaggio da Boston a New York, David Wilder Savage dorm, la testa contro lo schienale del sedile, il volto grigio per la tensione e la stanchezza. Gregg cerc di riposare ma senza riuscirci. Era cos stanca che ogni minima cosa le sembrava dovesse ridurla in frantumi, e nulla avrebbe potuto rimetterla insieme, neppure dodici ore di sonno procurate da un sonnifero. L'inizio della loro relazione sembrava molto lontano, quasi fosse accaduto ad altri. Di giorno in giorno, ormai, tutto diventava pi difficile, come in un matrimonio, quando la luna di miele  finita e non c' pi niente che possa sostituire l'incanto perduto. Sul principio, la novit l'aveva resa disinvolta e cauta; era riuscita a conservare un certo senso dell'umorismo e a tenere David allegro anche se era pi preoccupata di quanto lui immaginasse. Ma ora ogni parola, ogni occhiata, ogni gesto approfondivano la piaga che portava nel cuore. Perfino i propri gesti durante l'estate, i suoi arrivederci affettuosi e disinvolti quando ripartiva per raggiungere la compagnia teatrale, le sembravano i gesti di un'estranea felice. Il peggio era che non si poteva tornare indietro, n cambiare le cose. Lei era fatta cos, e aveva trasformato la loro relazione in un legame difficile e vacillante. Lo sapeva, ma era impotente a porvi rimedio, tutto quello che diceva e faceva era sbagliato, e a ogni errore il suo bisogno di perdono aumentava, finch le sembr di vivere in un continuo incubo. Non era pi colpa sua, n di David. Era una beffa, un atroce scherzo del destino. Lei voleva solo amare ed essere amata.
Mentre salivano la scala nel gelo della Grand Central Station, Gregg si sent pi calma. Stavano tornando a casa e tutto sarebbe andato meglio. Chiacchieravano del pi e del meno, si sorridevano. Quando ebbero lasciato le valigie a casa di lui, David l'accompagn a cena in un piccolo ristorante: una trattoria a prezzi modici, frequentata soprattutto da universitari della Ivy League e dalle loro compagne, con le tovaglie rosse a scacchi e cibi che davano il mal di testa prima ancora d'aver finito di mangiare. Non c'erano liquori, solo vino e birra. Era un posto dove nessuno poteva riconoscere David Wilder Savage e fargli domande su come era andata la commedia o, peggio, sapendo com'era andata, cercare di mostrargli simpatia, sincera o finta. Erano le undici di sera; oltre al cameriere dall'aspetto di uno gnomo, che andava e veniva dalla cucina portando i piatti e masticando di nascosto, non c'erano che loro due nella sala.
Sono contenta di essere di nuovo a New York, disse Gregg.
Anch'io.
Dovremmo mandare a prendere una bottiglia. Credi abbiano qualcuno che possa andare a comprarci dell'alcol?
Il cameriere sta cercando di finire la sua cena e di andarsene a casa, disse David. Berremo qualcosa a casa mia.
Speriamo che non stia mangiando la nostra.
David sorrise. Erano di nuovo insieme, due persone isolate che osservavano e criticavano il prossimo; osservazioni di poca importanza e neppure molto spiritose, ma essenziali perch costituivano un legame. Nel qual caso, continu Gregg, vorrei che avesse un'aria meno disgustata.
Che ora ?
Cinque minuti a mezzanotte. Gregg mise il tovagliolo sotto la tazza, perch un po' di caff si era versato nel piattino. Vorrei che le persone si sentissero sicure l'una dell'altra, capisci cosa voglio dire? Che non fossero costrette a indovinare sempre quello che passa nel cervello del prossimo.
Spero che questa filosofia da quattro soldi non ti venga dagli spaghetti indigesti, osserv David in tono scherzoso. Devi essere stanca.
Non mi riferivo agli altri. Parlavo di noi.
Sarebbe noioso, non ti pare?
Per me no.
No... ripet lui sovrappensiero. Per te no.
Cosa vuoi dire?
Stavo solo ripetendo quello che hai detto.
La cosa che pi conta, al mondo,  comunicare, aggiunse Gregg con disperazione. Per questo abbiamo la parola: per confortarci l'un l'altro, per divertirci insieme, per chiedere aiuto.
E raccontarci storie noiose e stupide, e ingannarci a vicenda, continu David sorridendo. Hai dimenticato una quantit di cose.
Be', tanto vale ignorarle perch mi riferivo a qualcos'altro.
Benissimo.
Perch non mi dici mai che mi ami?
Era venuta fuori, finalmente, l'accusa, il problema assillante. Si guardarono un attimo in silenzio attraverso il tavolo, Gregg tesa e angosciata, piena di ribellione ma al tempo stesso di sollievo, David piuttosto triste.
Perch non  la risposta alla domanda che mi fai, disse.
In che senso?
La studentessa nell'automobile ferma chiede: Mi ami? e il ragazzo che  con lei dice: S. Ma lei intende dire: Mi rispetterai? e quello che intende lui : Voglio venire a letto con te. Il bambino chiede alla mamma se lo ama, ma intende dire: Mi proteggerai? Sei contenta di me? Tu mi chiedi se ti amo ma quello che vuoi sapere  se ti dar tutto me stesso, se dimenticher per te la mia vita e, peggio ancora, se ti lascer fare altrettanto con me. Ecco perch non ti rispondo mai: ti amo, ma non nel modo che vorresti, n potrei mai farlo.
Gregg lo fiss un attimo, interdetta. Ogni cosa che le aveva detto pass rapida nella sua mente come un foglio perforato per pianola meccanica e si ferm solo a quel ti amo. Mi ami, bisbigli. Mi ami.
Hai ascoltato il resto?
Hai detto che mi ami.
David sospir e scosse il capo. Dio mi aiuti, devo amarti, disse.
Gregg si alz, gli si accost e lo baci, l nel ristorante, le braccia strette al collo di lui, gli occhi pieni di lacrime. Questa  l'ultima battuta, disse, poi cala il sipario, e l'orchestra comincia a suonare, e il pubblico scatta in piedi come tirato da un filo, e scoppia in un uragano di applausi!
E poi tutti se ne vanno, fece lui, e si fermano al Nedick. Si alz, si liber dalle braccia di lei, le mise con un gesto affettuoso il cappotto sulle spalle.
Oh, perch sei cos cinico? chiese Gregg stringendoglisi al braccio, posandogli la testa sulla spalla, i biondi capelli sparsi. Mentre uscivano dal ristorante passarono davanti a uno specchio antico appeso alla parete accanto al guardaroba. Gregg si ferm. Guarda: siamo noi due.
Sembri una sirena mentre afferra un marinaio che annega, disse David Wilder Savage.
Appena entrarono in casa, David mise subito un disco sul grammofono, come faceva sempre, e accese il fuoco nel caminetto. Gregg gett il cappotto su una sedia e si tolse le scarpe. A piedi scalzi corse al divano e si sedette, il mento appoggiato alle ginocchia, le braccia intorno alle ginocchia, mentre con gli occhi seguiva ogni movimento di lui. Ho un regalo per te, disse con aria sognante. Te lo dar pi tardi.
Davvero? fece lui divertito.
Non  quello che pensi.  un regalo vero. Una cosa.
Bene, farai meglio a darmela presto perch sono stanco morto e ho intenzione di metterti su un taxi e andare a letto.
Tutta l'allegria se n'era andata, Gregg cominciava gi a tremare.  il mio regalo e te lo dar quando mi andr di farlo, disse offesa.
Scusami, tesoro. Ci terrei molto ad averlo. Dov'?
Se una persona ti fa un regalo, non puoi buttarla fuori dalla porta, dopo.
Allora dammelo domani, quando non saremo pi cos stanchi.
Non lo vuoi?
No, se questo deve metterti di cattivo umore.
Se voglio farti un regalo devi prenderlo, che ti piaccia o no.
Allora dammi questo benedetto coso!
Non mi ami? La sua voce era quella di una bambina, la sent risuonare nella stanza come se appartenesse a un'altra persona, e ci la rese ancora pi timorosa, perch la risposta sarebbe stata per lei e per nessun altro.
Che diavolo c'entra un regalo col fatto che io ti ami o no?
C'entra moltissimo.
Gregg, non ho intenzione di assecondare i tuoi capricci, stasera.
Che c'entra se mi ami o meno con l'assecondare i miei capricci?
David chiuse gli occhi. Sono stanco.
Mi ami?
...S.
Allora perch non posso fermarmi tutta la notte?
Resta tutta la notte. Resta tutta la notte.
Perch non mi hai mai lasciato restare qui, le altre sere?
Mi pare che ci sia uno spazzolino da denti nuovo nell'armadietto dei medicinali. Ripiano in alto.
Lo so, fece Gregg.
C' una camicia da notte nell'ultimo cassetto dell'armadio, continu lui. Ma immagino che saprai anche questo.
No, non c'. Non l'ho mai vis... S'interruppe quando si accorse di come lui la fissava. Be'...
Puoi usare la giacca di un mio pigiama se vuoi indossare qualcosa a letto, ora che fa freddo.
Non importa. Oh, ci sono tante piccole cose che non sappiamo l'uno dell'altro. Sto male se penso a tutte le piccole cose che abbiamo trascurato. Lo abbracci. Perch non mi hai mai permesso di restare tutta la notte?
Sei rimasta tre giorni interi quest'estate.
Non  la stessa cosa. Ero venuta a trovarti.
C' molta differenza, eh?
Perch sei cos cinico?
E comunque qualche volta sei rimasta tutta la notte, me lo ricordo. Quest'estate, quando venivi gi con la macchina.
E ci mancava pure! disse Gregg indignata. Con tutta la strada che mi ero fatta!
Oddio, fece lui. Che differenza c'? Resta tutta la notte, non restare tutta la notte, ma smettila di farne un problema.
Ci sono costretta, ribatt lei. Tu sei molto strano.
S, ammise lui. Sono strano.
Lo fiss un momento, in parte arrabbiata, in parte spaventata. Ricordava quello che le aveva detto Tony tanto tempo prima, a proposito di David Wilder Savage e Gordon McKay... Nessuno sa con certezza se fossero innamorati l'uno dell'altro. E lui sembrava cos restio ad amarla. Strano... strano... Forse era strano, ma non in quel senso. Se anche fosse stato vero, non aveva paura di affrontare la realt: aveva abbastanza esperienza, e Dio solo sapeva se non aveva conosciuto uomini che poi si erano rivelati diversi da quello che lei credeva. Ma sapeva che, nel caso di David Wilder Savage, non era vero. Ne avrebbe sentito parlare anche da altri, perch sembrava che tutti fossero al corrente dei particolari scandalosi, quando si trattava di una celebrit; e David Wilder Savage, fra la gente che viveva per il teatro, era una celebrit.
Be', non te ne vantare tanto, disse freddamente.
Sono davvero strano, continu lui, a tollerare il tuo modo di fare. Ti appiccichi, mi soffochi, pretendi, non ti sforzi di capire. Non pensi mai che io sia infelice, soltanto tu sei infelice. Mi segui, frughi nei miei cassetti, sei gelosa dei miei amici. Ti apposti nei bar per trovarmi... oh, non credere che non sappia anche questo. Solo perch ti invito a sederti al mio tavolo, non significa che io non sappia perch sei l.
Ho il diritto di starci.
S.
Allora perch ti arrabbi? grid Gregg. Credevo che mi amassi.
Non sono arrabbiato, disse lui calmissimo. Mi dispiace per te.
Perch?
Perch hai bisogno di qualcuno che ti ami per queste cose, che se ne commuova; non di uno che le trova sempre pi difficili da perdonare.
Il dolore che sent nel petto era pi forte di quello che aveva mai provato quando era sola. Rispose superando il dolore, e comp quello sforzo soltanto perch tacere l'avrebbe fatta soffrire ancora di pi. Devi perdonarmi perch ti amo?
L'amore che puoi darmi tu non  quello di cui ho bisogno, disse lui. Le sorrise, sfiorandole una guancia con la punta delle dita. Siamo due persone un po' nevrotiche, le cui nevrosi non si completano a vicenda. Vieni, andiamo a dormire. Tutto sembrer pi chiaro domattina.
Dormire? Credi che riuscirei a dormire?
Ti do un po' di latte caldo e un sonnifero. Va bene cos? Ne prendo uno anch'io. Perderemo coscienza insieme.
Non siamo mai insieme, disse lei. Si copr il viso con le mani, le spalle rigide, aspettando che andasse a consolarla. Non lo fece. Lo sent uscire dalla stanza e subito lo cerc, presa dal panico; ma un istante dopo lo vide tornare con una boccetta che pos sul tavolino. Qual  l'amore di cui hai bisogno? chiese Gregg.
David stava ancora sorridendo. Un amore lieve, come nelle canzoni.
No, seriamente.
Sono serissimo.
Cos'era mai un amore lieve? Nella mente di Gregg si form l'immagine di una ragazza dai capelli di stoppa e senza volto, che si sarebbe accontentata di trascorrere l'esistenza alla periferia della vita di David Wilder Savage, ammirandolo, aspettando che lui si accorgesse della sua presenza; il genere di ragazza che alle persone come Gregg faceva una gran pena. E tuttavia sarebbe stata la ragazza pi fortunata del mondo, perch David Wilder Savage l'avrebbe coccolata, e anche lontano avrebbe avuto a cuore la felicit di lei. Vado a scaldare il latte, disse lui. E si avvi verso la cucina. La cucina senza tende. Doveva dargliele adesso, le tendine? Cos gli avrebbe dimostrato che era una ragazza gentile, di quelle che stanno tutte le sere in casa a cucire. Gregg balz in piedi e corse alla valigia, spargendo a terra abiti e scarpe nella fretta di tirar fuori quello che cercava.
And in cucina nascondendo le tende dietro la schiena. David aveva preparato due tazze sulla tavola mentre sul fornello si stava scaldando un pentolino col latte. Sorpresa, disse Gregg.
Reggeva le tende davanti a s e lui le guardava con espressione compiaciuta e leggermente perplessa. Mettiamole subito a posto, disse Gregg.
Tendine?
S.
Oh, sono bellissime, tesoro.
Le ho fatte io.
Tu!
E, di colpo, Gregg si rese conto che David sarebbe stato altrettanto soddisfatto se gli avesse regalato un disco nuovo o una bottiglia di vino. Le tendine non rappresentavano nulla di particolare per lui, proprio nulla, e non potevano cambiare lei o ci che lei rappresentava per lui, proprio come il fatto d'imparare a mangiare col cucchiaio non trasforma una scimmietta in un bambino. Ripieg con cura le tende e le mise sul tavolo di cucina. Le appenderemo domani, disse, sforzandosi di non far tremare la voce e sorridendo come un automa.
Sei stata molto carina, tesoro, a prenderti tutto quel disturbo.
Non sospetti neanche alla lontana quanto io sia casalinga, gli rispose in tono gaio, e fugg nel salotto.
La luce del fuoco le scottava il viso, la sentiva bruciare sulle palpebre. La boccetta delle pillole era vermiglia in quel chiarore, con gli orli rossi. Poteva prenderle tutte, ingoiarle come fossero aspirina, e raggomitolarsi per sempre su quel divano prima ancora che lui avesse finito di scaldare il latte. David avrebbe creduto che dormisse, e non avrebbe voluto disturbarla. Avrebbe posato adagio la tazza di latte sul tavolino e preso la bottiglietta del sonnifero. In quel momento si sarebbe accorto che era vuota. Sarebbe rimasto addolorato, sconvolto, l'avrebbe scossa e sarebbe corso a telefonare all'ospedale. Per tutto il percorso fino all'ospedale le sarebbe rimasto accanto nell'ambulanza, come i familiari delle vittime che Gregg aveva visto tante volte seduti accanto alla barella nelle ambulanze che sfrecciavano a sirene spiegate. Si sarebbe chiesto cosa sarebbe accaduto se l'avesse perduta. Avrebbe voluto sapere perch si era uccisa. Lei non avrebbe mai pi dovuto ripetergli quanto era infelice.
Sent il leggero rumore delle tazze posate sul tavolino. Possiamo dormire per ventiquattr'ore, disse David.
Era stata solo un'assurda fantasia. Sapeva che non avrebbe mai tentato il suicidio. La gente che vuole uccidersi davvero si spara, o si butta sotto un treno, non prende pillole di sonnifero sapendo gi che c' qualcuno vicino che arriver in tempo. Le pillole erano un piccolo trucco da donna, un espediente da amante delusa. Non era un gesto coraggioso. Vivere era un gesto coraggioso. Gregg prov una sensazione stranissima, come se qualcuno le avesse restituito la vita. Non valeva granch, ma era sua. Visto che non sarebbe morta, avrebbe almeno vissuto come le piaceva, qualunque cosa ci potesse significare. Si chiese se avesse mai agito di propria volont, o solo perch non aveva potuto fare diversamente, come il suicida attratto irresistibilmente gi dalla piattaforma verso il treno.
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FINE Parte1.